Canto universale dell’anti-Pocahontas

Rispetto ai colleghi Neil Young, Leonard Cohen e Joni Michell Buffy Sainte-Marie giunse per prima al traguardo della pubblicazione discografica e la sua voce, strumento potente e particolarissimo, si dimostrò da subito capace di maturità fuori dal comune. La sua caratura è stata a lungo sminuita a causa di un sabotaggio voluto negli Usa dall’allora presidente Lyndon Johnson, il quale fece terra bruciata attorno agli artisti militanti nel Red Power, il Movimento per i Diritti Civili degli Indiani d’America. Quella musica ricca di estro e poesia venne epurata dalle stazioni radiofoniche e i dischi di Buffy, guarda caso, non furono disponibili nei negozi per un lungo e vergognoso periodo. Purtroppo per qualsiasi strategia repressiva, si può insabbiare un talento ma non annullarlo: oggi la Sainte-Marie è attiva più che mai nella salvaguardia del patrimonio culturale, storico e tradizionale degli indiani del Nord America e la sua opera ha subìto la rivalutazione che molti appassionati di musica “senza frontiere” auspicavano da tempo.

Beverly Sainte-Marie nasce il 20 febbraio 1941 nella riserva degli indiani Piapot, nella Qu’Appelle Valley (Saskatchewan, Canada). Bambina, viene adottata da una famiglia del Massachussets e trascorre l’adolescenza nel Maine. Le doti musicali si manifestano precocemente: non ha ancora terminato il college (conseguirà un Diploma in Belle Arti e uno in Filosofie Orientali) e le sue canzoni sono già motivo di un fitto passaparola. Inizia così un’intensa attività live che la porterà a esibirsi armata di sola chitarra nelle riserve, nei teatri e nei festival di tutto il Canada e gli States. Nel ’64, forte della speranza che “i tempi stanno cambiando” l’etichetta Vanguard pubblica l’opera prima It’s My Way. Si tratta di un manifesto impegnato e acustico, forte di pezzi inseriti nella tradizione di folk appalachiano e blues. Now That The Buffalo’s Gone in apertura prende subito di petto il problema degli indiani nativi: “Quando una guerra tra nazioni è perduta, gli sconfitti, è noto, ne pagano le conseguenze. Ma quando i tedeschi caddero per mano vostra, rispettabili signore e signori, non li privaste della dignità né della loro terra. Cosa avete fatto invece a queste persone?”. Le linee melodiche sono elementari, l’accompagnamento funzionale e mai ricercato eppure, o proprio per questo, episodi quali Ananais vibrano di un’intensità paragonabile alla migliore Odetta. Co’dine (ripresa, tra i tanti, dai Quicksilver Messenger Service) condanna con baritonale fermezza vizi e abusi capaci di ridurre l’uomo in catene. Nel tradizionale Cripple Creek Buffy suona il mouthbow, lo strumento a corde più antico del mondo. Da segnalare inoltre Universal Soldier, cavallo di battaglia consegnato a Donovan che, con un’interpretazione buona per grandi e piccini, saprà farne canzone di protesta tra le più celebri di sempre. All’indomani dall’uscita del suo d’esordio la cantautrice, a soli 24 anni, si sarà esibita in Europa, Asia e Australia, venendo presentata come una tra le promesse più originali emerse dal Greenwich Village. Billboard Magazine si pronuncia: “Migliore Rivelazione del ’64”. Many A Mile (Vanguard, ’65) prosegue con inflessioni interpretative gospel amplificando un pathos simile allo Shawn Phillips di I’m A Loner. La strappalacrime Until It’s Time For You To Go si dimostrerà il pezzo più noto dell’intero catalogo, vantando negli anni decine di prestigiose interpretazioni, da Elvis Presley a Janis Joplin e passando per Barbra Streisand, Neil Diamond e Paul Anka.

In Little Wheel Spin And Spin (Vanguard, ’66) la faccenda si complica già dalla titletrack, alimentata dall’ipnotica iterazione di struttura e ritornello ossessivi. Forte di una pregiata line up folk-rock, l’opera si snoda tra ballate tradizionali e vocalizzi che prendono dal soprano di Joan Baez pur gestendo con facilità anche i registri più bassi. Fire & Fleet & Candlelight (Vanguard, ‘67) contiene omaggi trascurabili alla Mitchell, canzonette e bizzarrie (Lyke Wake Dirge su musica di Benjamin Britten s’accosta a Tim Buckley che, nello stesso anno, aprirà mente e cuore ai primi viaggi stellari con Goodbye And Hallo). Le sorprese continuano: I’m Gonna Be A Country Girl Again (Vanguard, ’68) gabba la summer of love immergendosi nel mondo apparentemente reazionario del country.

Lo step successivo spiazza anche i fan più lungimiranti: Illuminations (Vanguard, ’69) chiude il decennio all’insegna della sperimentazione. Le illuminazioni di Buffy sono evocazioni religiose per sintetizzatore Buchla e formazione rock. God Is Alive, Magic Is Afoot (testo tratto dal romanzo Beautiful losers di Cohen), The Vampire, The Angel impastano un dark folk con il proverbiale vibrato della Sainte-Marie, qui spinto alle estreme conseguenze e divenuto così un belato di ardua definizione. La base lo-fi di Adam anticipa il feeling rock di Pj Harvey. Guess Who I Saw You In Paris è quiete europea prima della tempesta conclusiva Poppies, che precede le allucinazioni esistenziali del Buckley di Starsailor. A questo punto Buffy sposa il compositore/produttore Jack Nitzsche, dal quale avrà un figlio: Dakota Starblanket Wolfchild. In She Used To Wanna Be A Ballerina (Vanguard, ’71) la co-produzione di Nitzsche plasma un prodotto in bilico tra la fluidità di Leon Russell e il tributo all’american roots music di Elton John, periodo Tumbleweed Connection.

In Moonshot (Vanguard, ’72) la titletrack vale tutto il disco. Scritta dopo un incontro con gli studenti di una scuola cattolica che non riuscivano a concepire una spiritualità antecedente all’Antico Testamento, la canzone è tra le migliori dell’intero catalogo e il testo una commovente digressione nei territori di metafisica e teologia. Quite Place (Vanguard, ’73) trascorre bucolico senza infamia e senza lode. Native North-American Child (Vanguard, ’74) è concept sugli indiani del Nord America con reinterpretazioni e due pregevoli inediti: Way Way Way e il richiamo etnico Isketayo Sewow. Buffy (MCA, ‘74) segna un cambio d’etichetta e un’inutile virata verso il pop da classifica. Changing Woman (MCA, ’75) e Sweet America (ABC, ’76) non aggiungono nulla a quanto già cantato. Dal ’76 all’81 Buffy sarà nel cast della trasmissione televisiva per bambini Sesame Street assieme al figlio, per parlare alle nuove generazioni dei nativi americani e affrontare temi scabrosi per il tempo (fu tra le prime a mostrare in tivù l’operazione di allattamento al seno).

Nell’82 Up Where We Belong (scritta col marito e Will Jennings e interpretata da Joe Cocker e Jennifer Warnes) vince l’Academy Award come miglior canzone dell’anno. Nel frattempo il suo attivismo sociale non viene meno: fonda il progetto Nihewan Foundation’s Cradleboard Teaching per la salvaguardia del patrimonio culturale e tradizionale dei nativi americani, continua a esibirsi nelle riserve e viene nominata rappresentante del Canada per l’Unesco. Nel ’93 inaugura l’International Year Of Indigenous Peoples. È anche tra i primi artisti a cimentarsi nella manipolazione digitale di immagini con un programma per Macintosh, realizzando una serie di opere visive invero assai discutibili. Nel ’91 torna alla musica registrando direttamente nel suo Mac Coincidence And Likely Stories (Capitol): pop levigato da arrangiamenti tipici delle ballate da classifica fine ’80, commovente in Fallen Angels, Goodnight e The Big Ones Get Away. Up Where We Belong (Emi, ’96) riarrangia episodi passati con mestiere e poco altro. Nel 2004 esce Live At Carnegie Hall (Vanguard), del 1969, a riaffermare l’importanza di una voce tra le più originali che la musica popolare abbia mai vantato.

 

L’intervista

Buffy, è mai stato valido il verso di Wilde: “Ogni uomo uccide la cosa che ama”?

Macché, è una bidonata!

Quand’eri agli inizi cosa chiedevi alla vita?

M’interessava solo fare musica, arte, ballare, ridere assieme a Dio e starmene in compagnia degli animali. Tutti i miei sogni si sono realizzati: vivo in mezzo al nulla nel verde delle montagne con le mie capre, cavalli, gatti e uccelli d’ogni sorta.

Rammarichi?

Siamo ancora circondati da un gran numero di scuole militari (West Point, Annapolis, Air Force Academy, Army College of War, Royal Military Academy) e non è mai stata ventilata l’ipotesi di una scuola di pace funzionante tanto quanto quelle sopra citate.

Oggi quali sono le tue ambizioni?

Proprio ieri ho terminato il nuovo album! Nove canzoni inedite e un ipnotico remake di Little Wheel Spin & Spin. È il terzo album col mio coproduttore e chitarrista Chris Birkett. Ci piace lavorare insieme; l’ho invitato nel mio studio alle Hawaii per qualche settimana e abbiamo sperimentato un approccio più coinvolgente ed efficiente dal punto di vista artistico: io e lui, da soli, a suonare la maggior parte degli strumenti. Per il resto ci siamo avvalsi di qualche aiuto esterno in fase di sovraincisione, come nel caso di Randy Bachman e del mio vecchio amico Taj Mahal. L’album respira un’atmosfera tribale ben amalgamata con un feeling up-tempo e pezzi quasi house/dance. Ci sono alcune canzoni d’amore sul genere Up Where We Belong, una bizzarria rockabilly alla Elvis, una versione nativa americana di America the Beautiful e alcuni brani piuttosto insoliti. Decisamente il mio lavoro preferito. Ora si tratta di contrattare la distribuzione e tutto il resto. È la prima volta che un artista spedisce un intero album “via modem” direttamente alla casa discografica la quale, va detto, ci ha concesso massima autonomia. È stato necessario il coraggio di Nigel Grainge e Chris Hill della londinese Ensign Records, che hanno accettato a scatola chiusa il materiale inviatogli.

Come può un artista fondere realtà e fantasia vivendo con serenità il proprio quotidiano?

È proprio ciò che faccio. Vivendo in una fattoria tra le montagne ho pace in abbondanza. Attraverso l’arte e la musica esprimo la mia realtà mescolandola con la fantasia: questa si chiama “creatività”. Non siamo forse fatti a immagine del Creatore? Lui sì che è il “creativo” per eccellenza! Per chi non ha mai rinnegato questo dono che abbiamo fin dall’infanzia è una capacità naturale.

Cos’è dio per te?

Credo senza riserve in un’entità estranea a qualsiasi nome; qualche volta la chiamo Spirito Santo, Creatore, Pachemama o Madre Generatrice ma nessun nome riesce a descrivere la gioia che il rivolgermi a essa mi procura. Riscoprire il disegno di questa entità nella natura fa si che la veda in ogni suo essere.

Ti persuade l’idea di una nuova vita dopo la morte?

Credo che il mondo successivo sia diametralmente opposto a questo, tanto quanto la vita lo è dalla non-vita nella tomba. Sarà come venire promossi al successivo anno scolastico e porteremo con noi solo i valori che hanno un peso effettivo. A questo proposito sappi che amo rileggere il Libro di Urantia.

Nessuna guerra può dirsi necessaria?

È una reazione immatura tra squadre di sbruffoni in competizione. Per alcuni rappresenta un motivo di guadagno e ci danno dentro e noi stiamo buoni buoni anche quando le teste di legno della politica parlano della necessità della guerra per risolvere i conflitti senza menzionare altre alternative. Prima o poi ne usciremo definitivamente ma per il momento è troppo invitante per questi miliardari sguazzarci dentro o lasciare che sia. E nessun cittadino che si ribelli con qualche azione costruttiva!

Come spieghi la reazione distaccata del pubblico a Illuminations?

Era troppo precoce per i tempi. Piacque agli studenti d’arte e di musica elettronica ma fu uno choc per quelli che mi stimavano come cantautrice folk. Sono sempre stata motivata dalla curiosità e l’elettronica fu uno dei tanti espedienti per saggiare nuovi linguaggi così come il mouthbow o lo studio di musiche tribali. L’utilizzo di quelle apparecchiature mi ha insegnato molto ma riuscivo a utilizzarle compiutamente solo nelle colonne sonore dei film, cosa che di tanto in tanto mi capitò di fare negli anni successivi.

Jack Nitzsche: un artista di grande talento. Cosa vuoi ricordare invece dell’uomo?

La persona più problematica che abbia mai conosciuto. Nonostante questo era anche molto divertente e dotato di un estremo talento creativo; le colonne sonore che ha composto per certi film sono indimenticabili.

Il country è spesso associato ad ascoltatori dalla mentalità piuttosto chiusa, talvolta persino razzista, eppure ti ci sei buttata senza alcuna titubanza.

Mai avuto pregiudizi da questo punto di vista: ogni genere ha i suoi fan e i suoi fanatici. Ho scritto un sacco di roba country e mi andava semplicemente di registrarla. A Chet Atkins piacquero molto i miei primi tre album e mi invitò a Nashville per registrare con Floyd Cramer, Junior Husky, Charlie McCoy, Grady Deal e altri suoi amici. Com’era lungimirante, Chet: mi mise in contatto con cantautori e musicisti tipo Kris Kristofferson, Mickey Newberry, Norbert Putnam; condividemmo della musica eccezionale e dei momenti divertentissimi. Gli sarò sempre grata per questo. L’esperienza più divertente della mia carriera è stata registrare con Norbert e la sua band, gli Area Code 615 ai Quadraphonic Studios.

Non trovi che sia un aspetto imprescindibile della nostra natura temere il diverso?

Credo sia uno strascico del nostro comportamento primitivo. Lentamente ma inesorabilmente finiremo col disfarcene, man mano che procederà l’evoluzione. In alcune persone è un atteggiamento più radicato che in altre, non è né un male né un bene. Talvolta si riesce a venirne a capo semplicemente col passare degli anni.

Qual è oggi la condizione dei nativi americani?

Di cambiamenti ce ne sono stati a non finire, troppi per elencarli in questa sede. Basti pensare che nei primi Anni ’60 la maggior parte degli indiani che vivevano nelle riserve o in certe aree urbane avevano quasi smarrito il senso della propria identità. Erano stati sconfitti sul piano legale e per loro le opportunità di usufruire di un’istruzione adeguata sembravano un miraggio. Tra i nativi americani si contavano pochissimi avvocati o gente famosa perciò erano tagliati fuori dai grandi poteri che regolano le nostre vite. Negli ultimi quarant’anni grazie a un’instancabile lavoro alla radice del problema, che abbiamo portato avanti su tutti i fronti possibili, siamo riusciti a riscattare la nostra condizione nel mondo dell’arte, dell’istruzione, della sanità e in tanti altri. Adesso nelle regioni popolate dagli indiani diplomi e lauree non sono più una novità.

Chissà perché la maggior parte dei figli di musicisti hanno pessimi gusti musicali. Che ascolta tuo figlio Dakota?

Suona la tastiera in alcune band locali. Per lo più fanno musica propria, con un feeling orientato verso il reggae e sonorità hawaiane.

L’Eterno Ritorno di Nietzsche: una delle interpretazioni formulate a questo proposito ritiene che l’uomo sia incapace di imparare dagli errori della Storia e sia dunque condannato a ripeterli infinitamente.

La gente impara sia dalla propria storia che dalla storia “collettiva”. Ho analizzato attentamente il pensiero di Nietzsche durante gli studi universitari ma non si presta a flessibilità: è limitato, cinico, talvolta persino immaturo e in ultima analisi non così acuto come molti credono. Quando ci evolveremo come “specie” capiremo quanto siano obsolete le sue parole. Ironia della sorte ho conosciuto molto bene un suo pronipote.

Cosa ti ha ferito maggiormente quand’eri bambina?

La mancanza di rispetto, le umiliazioni e gli insulti da parte degli uomini e dei ragazzi.

La Creatività può durare una vita intera?

Non è sempre così? La mia mi sta a fianco giorno e notte da quando avevo 3 anni, senza mai lasciarmi. È tutto quello che so, è un fatto naturale.

Il nuovo millennio ci permetterà di condurre una vita semplice?

Una vita semplice è sempre possibile ma dipende dalle scelte e dalla volontà del singolo. La mia giornata trascorre accudendo i miei animali e i miei familiari. Certo, magari per accedere ai capricci della città ho comunque bisogno di prendere un aereo per spostarmi. Ma ciò che scelgo, in assoluto, è la semplicità. Mi sento fortunata ad aver inteso la bellezza di Madre Natura quand’ero ragazza, prima che la trasformassero in un motivo di speculazione immobiliare.

Innegabile, specialmente durante i ’60, una proficua connessione tra droghe e creatività…

Le droghe, come tante altre esperienze, alla fine non fanno che intaccare le nostre percezioni. Odio l’alcol, gli oppiacei, mi piace invece l’erba e altre sostanze psichedeliche. Detesto però tutto ciò che viene trattato chimicamente (coca, metamfetamina ecc.), so bene ciò che è particolarmente dannoso per la mia psiche. Mi fa ancora un certo che quando vengo a contatto con persone che si abbandonano agli eccessi del vino, della birra o cose così.

La tua debolezza più spiccata?

Sopportare le paure dei bambini.

Le risposte alle grandi questioni nazionali e internazionali stanno nelle mani della politica?

No. Le risposte sono nelle nostre mani, nelle nostre menti, nei nostri cuori e nelle scelte che facciamo ogni giorno. Ricordi Universal Soldier? Cantavo: “Gli ordini non gli provengono più dai piani alti ma da lui stesso, da me e da te. Non lo vedete? Altrimenti non metteremo mai fine alla Guerra”.

A un artista è consentito ignorare i fatti dell’attualità?

Dipende, molti lo fanno. Il mio nuovo album contiene canzoni che parlano di eroi, indiani, soldati, mercenari, contesti ambientali, cupidigia ma pure di amore, pace, balli e di tante altre cose che ci fanno sorridere e ci ricordano semplicemente la bellezza della vita.

L’istruzione scolastica è una buona opportunità per… cosa?

Quando mi iscrissi all’università essa rappresentava la possibilità per accedere alla conoscenza, condividere esperienze differenti, prepararsi per il viaggio in un mondo senza frontiere e formulare nuove idee. Oggi troppo spesso significa soltanto ritirare buoni pasto e sperare di trovare poi lavoro in qualche azienda.

Qual è l’aspetto più straordinario dell’essere un artista?

Elaborare nuove idee. Là dove c’è musica, immagini, parole o qualsiasi altra forma, il lampo dell’idea, prima di essere esternato, è innanzitutto un vero e proprio miracolo. In un secondo momento è meraviglioso poter lavorare su di esso e renderlo tangibile sotto forma di canzone, poesia o dipinto. Poi magari altri artisti amano quello che hai composto e vogliono replicarlo a modo loro perciò si prendono la briga di impararlo, interpretarlo e proporlo al pubblico e tornare a renderlo un successo. Bellissimo!

1 Gennaio 2007
1 Gennaio 2007
Leggi tutto
Precedente
Viva gli eccentrici NEU! - Viva gli eccentrici
Successivo
Amorevole disadattata Frida Hyvönen - Amorevole disadattata

Altre notizie suggerite