Sciarade musicali

Nome strano, Camusi. Di ortopediche somiglianze e misconosciuti rinoceronti africani. Di neanche tanto vaghe sciarade (ca)musicali. Nome caldo a fronte della freddezza lancinante che quell’oltrejazz che ne è fuggevole cifra stilistica sembra spandere.

Camusi è due identità separate ma interconnesse: Stefano Giust e Patrizia Oliva a.k.a. Madame P. L’uno è il gestore in splendida, autarchica solitudine – a volte al limite della autocastrazione – del “progetto” Setola Di Maiale: (non)etichetta di musiche non convenzionali, laboratorio di ricerca in divenire sul corpo mai così vivo della sperimentazione jazz, avant e impro, punto di incontro/scontro tra microrealtà sonore in costante mutamento/fermento. L’altra è camaleontica sperimentatrice elettronica e vocale, prime-mover della scena musicale con le Allun, instancabile performer musicale, agitatrice culturale della viva provincia italiana, vedi l’esperienza dell’ormai ex Lab12.

Il primo è ritmo, pulsazione. Elemento cardine nel suo battere atipico e homemade, da intendersi come autodidatta e del quotidiano. La seconda è voce + electronics, è la classicità di Mina + la ferinità di Diamanda Galas, è canto abbacinante e crudo. Due anime somiglianti, gemelle, mosse da una sperimentale affinità elettiva al tempo stesso innegabile e carsica; sfociata, cioè, in progetti spesso agli antipodi.

I due si sfiorano, bazzicano gli stessi posti, compongono con lo stesso giro di musicisti, ma non riescono a toccarsi. “[…] abbiamo spesso bazzicato in tanti anni gli stessi ambienti, gli stessi posti dove fare concerti […] ma senza incontrarci mai!” – conferma Stefano – “Abbiamo un gran numero di amici musicisti in comune. Siamo presenti entrambi in compilation in cui figurano nostri brani e alla fine doveva essere scontato incontrarci di persona, vista la reciproca stima che abbiamo l’uno dell’altra. E così è stato!” La corrispondenza di amorosi sensi musicali tra i due è troppo evidente per non concretizzarsi in un fluttuare armonioso tra reminiscenze jazz e rock, slanci da contemporanea e grumi di elettronica. Segno di un profondo e immediato legame empatico. “L’empatia è stata immediata fin dalle prime mail che ci siamo scambiati per abbozzare questa collaborazione; poi finalmente ci siamo incontrati di persona a Milano alla Scighera, dove suonavo in trio con Gianni Gebbia e Xabier Iriondo: il giorno seguente avevo dayoff con quel tour ed avevamo così organizzato di registrare il disco nel suo magico spazio, il Lab12. Certo non è stato facile riuscire a beccarci visti i tanti impegni concertistici di Madame P, è stata una perfetta sincronia di tempi”.

Camusi incuriosisce sin dal nome. Nome particolare, atipico nel panorama musicale. Una sciarada di nome…caMUSIcaMUSIca…appropriato alla scomposizione del corpo musicale messa in atto dai due: una specie di re-incastro di frammenti sonori tra i più diversi… “Il nome Camusi deriva dal fatto che sia Patrizia Oliva sia io abbiamo un naso che non va all’insù, cioè alla francese, ma è schiacciato verso il basso…questo naso particolare si chiama camuso, però a differenza di me e per fortuna di Patrizia, lei lo ha piccolino…Comunque il nome lo abbiamo scelto anche in virtù di quello che dici, ci piace moltissimo questo gioco di parole… camusicamusicamusicamusica… Infine esiste un rinoceronte che si chiama Camuso, ecco perché è diventato un po’ la nostra icona…”. Musica che va all’ingiù, insomma. Come i nasi dei protagonisti. Che guarda al sotteso, rimesta nel nascosto. Che indaga e cerca radici. Che pone e fa porre domande. E lo fa sfruttando la sintassi dell’improvvisazione. Tutto nell’esordio è infatti free improvisation, tanto da divenire una sorta di cadavre exquis messo in musica…“Il disco è totalmente improvvisato, senza alcun piano preliminare. E’ il risultato di una unica registrazione di un’ora e mezza, da cui abbiamo successivamente estrapolato tutti i brani. Il bravo Andrea Marutti ha poi fatto l’editing. Camusi è un duo di improvvisazione e anche dal vivo la musica che suoniamo è totalmente improvvisata, anche se qualche piccolo richiamo al disco qualche volta lo facciamo, ma sempre reinterpretandolo in chiave improvvisativi”.

All’ascolto però ogni singolo suono lega con il successivo come fosse stato pianificato nei minimi dettagli, cesellato di fino con ore e ore di minuziosa attenzione. Sia esso una suggestione orientale, del trip-hop scarnificato o delle reiterazioni minimal-esoteriche. A prevalere nelle composizioni è però un retrogusto jazzato. Nella libertà delle strutture, nell’inesistenza e superamento degli schemi, nell’uso apparentemente atipico delle ritmiche di Stefano, soprattutto. Ma è jazz come ipotetico e lontanissimo punto di partenza verso tutta una serie di suoni/composizioni che sfiorano territori da contemporanea, noise-sound, impro-rock libero, ambient ultra-terrena… verrebbe da chiedersi quale sia il retroterra che sottende all’universo Camusi… “Trattandosi di musica di improvvisazione, emerge il lavoro e l’orientamento di ciascuno di noi: il nostro modo di suonare insieme rispecchia del tutto la nostra estetica individuale, che nel progetto Camusi viene messa a confronto l’una con l’altra, è una sommatoria di idee e sensibilità. Certamente sono molti i punti e le passioni che abbiamo in comune; in generale direi la musica sperimentale ed una infinità di musiche e musicisti che è inutile ricordare ora, la lista sarebbe lunghissima”.

Camusi tenta, perciò, di staccarsi dai contesti storicizzati e convenzionali. E produce una musica senza tempo e fuori dallo spazio (“Personalmente non amo però le definizioni “jazz” o “rock”, sono due termini che possono aiutare nella discussione, ma sono anche musiche morte, storicizzate, relegate al passato, anche se glorioso e bello”) che la fa divenire al tempo stesso universale e originale, totale e personalissima. Ma è anche una musica che ponendosi al nuovo, non può prescindere da riflessioni oltre-musicali. Polemicamente socio-musicali, forse, ma sicuramente frutto di una maturità e una riflessione globale sulla attualità nella cui visione “tutti gli strumenti, siano essi voce, elettronica e batteria appunto, hanno pari dignità, sono sullo stesso piano, è vera democrazia strumentale, duettano, ma anche si possono muovere su piani differenti, arricchendo la musica di sovrapposizioni non scontate, ed è proprio in queste circostanze che la musica si fa più difficile per l’ascoltatore”.

Quella di Giust & Madame P è insomma una musica orgogliosamente pretenziosa, poiché all’ascoltatore richiede, anzi pretende, attenzione, non i soliti anestetizzati ascolti. Prevede un coinvolgimento totale e profondo: “Il mio modo di suonare non è “da accompagnamento” come spesso ancora oggi qualcuno crede pensando alla batteria come strumento… e tanto meno Patrizia canta parole e basta…” Si ha durante l’ascolto l’impressione che la Camusica sia qualcosa di talmente espanso e globale che non può che essere la pre-musica, quella primigenia e archetipica che contiene in nuce tutte le musiche possibili e rimanda a ambiti extramusicali, visivi o performativi…. Stefano conferma che questa non è poi solo una impressione: “Quello che dici [..] ha a che fare con una estetica tipicamente contemporanea: a differenza delle avanguardie del ‘900 che erano incentrate in un’ottica di totale innovazione e di rifiuto dei canoni che l’hanno preceduta, le musiche contemporanee hanno oggi un interesse molto più ampio che riguarda l’utilizzo di molteplici linguaggi e altre estetiche extramusicali […] suggestioni visive, azioni performative, il teatro, la danza, l’arte visiva”.

L’unico ragionevole cassetto dove inserire questa musica palindroma e caleidoscopica sarebbe perciò l’ur-jazz, oppure, come suggerisce il Giust, … “il posto giusto per riporre il disco di Camusi è quello in basso con l’etichetta strappata dove forse, ancora si può leggere, “musica contemporanea”, e dove anche si trovano gli altri dischi di Madame P e Stefano Giust…”.

Un cassetto che ogni appassionato di musiche non convenzionali dovrebbe aprire, rovistarci dentro ed esplorare l’infinito universo camusiano.

1 Gennaio 2008
1 Gennaio 2008
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