Cartoline dalla realtà virtuale: intervista al collettivo SPIME.IM

Autore di uno degli esordi più promettenti e stranianti di questo 2019, il collettivo multimediale SPIME.IM raccoglie al suo interno quattro illustri torinesi, attivi in campi differenti della conoscenza umana, dalla musica ai visual, passando per l’innovazione tecnologica e il creative-coding: alla base del progetto c’è infatti il guanto REMIDI T8 sviluppato dalla start-up creata da Marco Casolati (ovviamente membro di SPIME.IM), che permette di creare e modificare suoni e immagini senza l’ausilio di alcuno strumento specifico. Il primo frutto arrivato dall’esperienza di SPIME.IM è stata la performance a/v Exaland, un viaggio all’interno di una psichedelica realtà virtuale fatta di paesaggi generati al momento e alterazioni provocate dall’uomo, anche e soprattutto attraverso l’uso del suono e delle sue frequenze. La realizzazione di un vero e proprio album, intitolato Exaland e realizzato a partire dai suoni che nell’installazione contribuivano a modificare i panorami virtuali, appare un approdo naturale e persino inevitabile per il collettivo sabaudo (che al suo interno annovera anche Gabriele Ottino e Davide Tomat, già noti per le precedenti esperienze come N.A.M.B. e soprattutto Niagara).

Del disco – e di tutto quello che gli gravita intorno – abbiamo parlato proprio con i quattro componenti di SPIME.IM: i già citati Davide, Gabriele e Marco e il designer e artista digitale Stefano Maccarelli.

Voi quattro avete background differenti, mi piacerebbe quindi che ci raccontaste come vi siete incontrati e come avete deciso di avviare questa nuova avventura…

DAVIDE: È stato un incontro trasversale. Già ai tempi del disco Don’t Take It Personally dei Niagara si era pensato con Stefano di creare uno show live a/v con paesaggi auto-generativi. La cosa non era andata in porto, ma si è concretizzata successivamente con il disco Hyperocean e con la creazione del mondo HYPERLAND, che era perfetto per il concept del disco. Nel mentre Marco Casolati, che stava sperimentando il controller Remidi, ci ha chiesto se volevamo provare a scrivere un pezzo con i primi prototipi di guanto. L’idea ci è piaciuta e abbiamo realizzato un brano Airarp, a cui è seguito un video promozionale. È capitato di vedersi tutti insieme noi quattro più volte ed è venuto spontaneo immaginare un progetto audio-video in cui far confluire la nostra elettronica più spontanea e sperimentale, il controller Remidi e il creative-coding di Stefano: un progetto che si spingesse liberamente nell’esplorazione delle infinite possibilità espressive che la tecnologia ci offre.

Hai citato i Niagara e l’ultimo vostro lavoro, Hyperocean: nonostante anche in quel caso gli spunti concettuali fossero numerosi e rilevanti, i Niagara mantenevano una struttura e riferimenti pop e ancora legati alla forma canzone. Quali sono invece gli stimoli (intellettuali, ambientali, personali, teorici) che vi hanno portato alla creazione del creativo SPIME.IM e alla realizzazione di Exaland nelle sue varie componenti?

DAVIDE: Personalmente ho sempre fatto un po’ fatica ad esprimermi liberamente all’interno della struttura pop della forma canzone. Quello che mi ha sempre interessato del pop invece è la freschezza e l’immediatezza comunicativa che spesso è difficile da trovare nella sperimentazione fine a se stessa. Per Niagara ci eravamo figurati un progetto in cui forma pop e sperimentazione sonora confluissero liberamente per perdersi uno dentro l’altro. Ma sempre con Niagara abbiamo realizzato nel tempo che quell’obbiettivo forse l’abbiamo raggiunto solo quando siamo riusciti a sperimentare ed esprimerci liberamente. SPIME.IM alla fine è questo. Musicalmente è molto libero e diretto, in questo senso mi sento quasi di dire che è molto pop perché fresco e schietto. Un elemento fondamentale nella creazione del disco Exaland è stato comunque l’utilizzo di Remidi. Tutte le tracce sono state registrate in presa diretta utilizzando solo ed esclusivamente quel controller che ha decisamente condizionato e, allo stesso tempo, liberato il nostro modo di creare suono. Remidi in fase compositiva ci ha anche portati ad uno switch mentale che ci ha fatto abbandonare il massimalismo dei Niagara per abbracciare un pensiero più minimale nella creazione delle nuove tracce. Viste le notevoli, ma non infinite, possibilità del fare musica con un guanto, i nostri cervelli hanno finalmente iniziato a pensare: “un elemento sonoro non fa la differenza, se mettendolo o togliendolo il risultato uditivo non cambia sostanzialmente, allora via, cestinare, non serve”. Spero di portarmi dietro questo pensiero anche in futuro indipendentemente dagli strumenti che userò.

Vorrei adesso concentrarmi proprio sul controller Remidi T8: potete spiegare anche a chi è a digiuno di nozioni tecniche cos’è, come funziona, come è stato utilizzato per creare le musiche contenute in Exaland? Perché, anche guardando il live-video che abbiamo ospitato su Sentireascoltare, si ha l’impressione di un processo particolare, quasi surreale, con i vostri movimenti che generano proprio i suoni che si stanno ascoltando…

MARCO: Remidi nasce proprio dall’idea di creare uno strumento che potesse tradurre i movimenti della persona in musica. Abbiamo sviluppato il prodotto tra Torino ed Austin (in Texas) e lanciato una campagna di crowdfunding che, oltre a darci i fondi necessari, ha convalidato il mercato degli strumenti indossabili. Abbiamo avuto la fortuna di collaborare con artisti come Davide, Gabriele e Stefano che ci hanno fornito preziosi feedback nelle fasi finali di sviluppo del prodotto e soprattutto hanno mostrato, a noi in primis, le potenzialità del Remidi T8. Il progetto SPIME.IM è la massima espressione del prodotto in quanto audio e video sono interamente controllati da Remidi: i sensori di pressione combinati al sensore di movimento danno all’artista la possibilità “dipingere” la realtà digitale e distorta di Exaland, quasi ipnotizzando il pubblico e accompagnandolo in un viaggio sensoriale lisergico e mutevole.

A proposito della realtà di Exaland: quale rapporto intercorre tra la performance a/v e il disco? Che cosa vi ha spinto a mettervi in gioco anche nel campo musicale sacrificando una parte importante del progetto?

GABRIELE: Probabilmente SPIME.IM è uno dei progetti potenzialmente più prolifici di sempre, sarebbe quindi molto stupido ed egoistico da parte nostra non pensare ad un contenitore che potesse collezionare tutta la musica che produciamo. Questo credo sia uno degli effetti del transmediale, che fino a pochi anni fa era un concetto immacolato che si riferiva più a una sorta di tecnica mista che a una vera transmedialità. Ora un progetto a/v come Exaland diventa un’uscita discografica. Se ne scompongono le parti: la musica che durante i live genera i paesaggi viene suddivisa in singole tracce (tutte intitolate Exaland con a seguire un numero romano per differenziarle), mentre un frame catturato dal visual viene utilizzato come cover dell’album e altri elementi ancora, sempre del visual, diventeranno parte di videoclip. Tutto sotto il cappello della label svizzera OUS, un’etichetta discografica creata da artisti di cui ormai possiamo vantarci di essere amici, che tratta direttamente e indirettamente opere musicali con una forte componente visuale e concettuale. Non direi quindi che la parte visuale venga sacrificata, anzi, piuttosto riverberata.

DAVIDE: Più che come un sacrificio della parte musicale, l’abbiamo vissuta come una potenzialità finalmente espressa. Negli anni io e Gabriele ci siamo spesso trovati a fantasticare sul concetto di opera completa, ci siamo sempre sentiti un po’ stretti nell’idea di album, con un determinato numero di tracce, un artwork e dei videoclip. Fin dai Niagara abbiamo sempre ragionato sull’idea di girare anche un film dell’album o di girare un film per poi creare la colonna sonora, ma ci era capitato di farlo soltanto nelle nostre teste. Fantasticavamo sull’idea di mettere in scena un live che includesse più discipline, ma non sempre è automatico trasformare un’idea in realtà e non serve spiegarne i motivi. Con SPIME.IM (e anche con altri progetti a cui stiamo lavorando negli ultimi tempi, che condensano discipline diverse, come per esempio l’installazione a/v RETROAZIONE del collettivo Superbudda) in qualche modo ci siamo avvicinati a quell’idea.

Il concetto di Spime viene da Bruce Sterling, uno dei padri del cyber-punk, e rimanda alla possibilità di tracciare un oggetto durante tutta la sua esistenza (dunque anche di rintracciarlo): voi lo ponete quasi in antitesi con l’essere (ontologicamente inteso) e con la sua particolarità di occupare uno spazio e un tempo precisi, nel tentativo di sviluppare un dualismo tra virtuale e reale. Oltre a Sterling, quali sono gli spunti che vi hanno portato a queste riflessioni?

DAVIDE: Siamo in un momento di grande cambiamento, confusione e possibilità. La grande sensazione in questo momento storico è che, caduta ogni certezza, nulla abbia più senso, tranne ciò che ha senso per te, e questa cosa se presa nel verso giusto può essere molto divertente. Le teorie scientifiche cambiano continuamente, gruppi di ricerca sposano teorie molto complesse e le inseguono per decenni per vedere se poi sono dimostrabili. Ultimamente mi ha affascinato il concetto di entanglement quantistico (fenomeno quantistico che può essere descritto solo come sovrapposizione di più sistemi e la misura di un sistema determina simultaneamente il valore anche per gli altri che si trovano spazialmente separati) e quello della coscienza universale. Sono due teorie che ribaltano completamente il nostro modo di pensare e percepire ciò che ci circonda. Si staccano totalmente dalla nostra percezione del reale, danno finalmente un valore e un peso a tutto ciò che ci circonda, ricordandoci che tutto è connesso, che siamo evidentemente parte di qualcosa di più importante e grande, e ci portano in una dimensione immaginifica, virtuale.

Per quanto la vostra indagine si indirizzi verso un discorso artistico (fruizione passiva vs interazione), mi pare che apra le porte anche ad altri campi del sapere: questa possibilità di influire sull’universo di Exaland rimanda in maniera indiretta all’attività umana nel mondo reale, all’indelebile impronta che l’essere umano sta lasciando sul pianeta. È un salto concettuale eccessivo o è qualcosa a cui avete pensato anche voi? E, in caso, vorrei che provaste a spiegare quali sono le vostre sensazioni, i vostri pensieri a riguardo…

DAVIDE: Come non pensarci. Anche volendo nascondere la testa sotto la sabbia; tutto ciò che ti circonda influisce sul tuo modo di pensare e sentire le cose e quindi di esprimerti. Spesso non capisco se la vita sia semplicemente una continua scoperta di ciò che già esiste o invece una continua invenzione di ciò che ancora non esiste, oppure ancora l’invenzione di ciò che ci distruggerà. È indubbio che l’essere umano abbia un grande peso all’interno del nostro pianeta madre, quella creatura che ogni giorno ci ospita. È evidente, lo stiamo dimostrando, e non in modo positivo. È il classico comportamento di questo strano essere, dotato di un ego tragicamente più grande del cuore e del cervello, che non si rende conto di ciò che lo circonda, che pensa unicamente al suo triste e piccolo spazio vitale ignorando la concatenazione e l’importanza di ogni singola azione in quella stretta tessitura universale che è la vita. Siamo off-time, c’è bisogno di un grosso colpo di coda di consapevolezza ed empatia.


Un altro spunto interessante riguardo al concetto di Spime è anche l’idea di sorveglianza: la possibilità di tracciare un oggetto durante tutta la sua esistenza, pare anticipare quasi l’attuale iper-connessione (device, social-network, ecc…) che ci riguarda tutti. L’idea di un grande fratello corporativo capace di spiarci/catalogarci quotidianamente è un tema portante del cyber-punk ed è un aspetto su cui vi siete soffermati anche voi…

DAVIDE: È ovviamente un’idea spaventosa, soprattutto quando la fiducia verso chi ti rappresenta ai piani alti è ai minimi storici come adesso in Italia e non solo.

GABRIELE: Il dot im che nel nome del progetto segue Spime ci ha offerto un modo diretto per raccontare in parte il mondo dell’iper-connettività in cui siamo immersi. Im nel nome ha funzione di I AM e può essere considerata sia come affermazione, sia come quesito cruciale. Quello che facciamo noi è semplicemente aprirci alla contemporaneità e giocare con gli elementi che la compongono. L’idea di un grande fratello corporativo che ci spia non è fantascienza purtroppo. Siamo catalogati così come lo sono i nostri gusti, ed i nostri consigli per gli acquisti gestiti da algoritmi sono sempre più precisi. La trama del film che stiamo vivendo è sempre più degna di un 1984 orwelliano.
La possibile emancipazione passa attraverso l’autocoscienza che dovrebbe trasformarci da oggetti strumentalizzati dal potere dominante in soggetti che sanno come utilizzare uno strumento estremamente potente.

Per chiudere questa intervista davvero ricca di concetti impegnativi vorrei farvi una domanda riguardo alla copertina di Exaland: sopra Gabriele diceva che è un frame tratto dai visual, quindi vorrei sapere come mai avete scelto questo frammento in particolare e qual è stato il processo che vi ha portato a questa scelta…

STEFANO: Per spiegare il progetto visual di Exaland dobbiamo tornare un po’ indietro a HYPERLAND, che è anche il primo progetto sul quale abbiamo lavorato assieme io e i Niagara. HYPERLAND è il progetto visual che ho realizzato per il live di Hyperocean: tecnicamente è un sistema di generazione di paesaggi interattivo, audio-reattivo e in tempo reale, possibile grazie ad un software programmato ad hoc, usando tecniche mutuate dalla progettazione di videogiochi. C’è però l’utilizzo del protocollo MIDI e l’analisi della musica, per cui, anziché avere i classici controller/joypad, le azioni sono controllate da analisi audio e messaggi MIDI tra i vari software ed i dispositivi. HYPERLAND era un mondo immaginario formato da scenari surreali, molto somiglianti al mondo terrestre. La vita al suo interno era immobile nel tempo, nonostante si muovesse nello spazio. Volevamo creare una dimensione sospesa per mostrare un mondo alternativo in un frammento di tempo indefinibile. Con Exaland abbiamo voluto estremizzare i concetti alla base di HYPERLAND per cui, oltre a frammentare il tempo, abbiamo anche frammentato lo spazio, le prospettive, la percezione. Exaland è un mondo diverso: esiste, anche tecnicamente, grazie alla forzatura di errori di rendering nella scheda grafica e all’utilizzo di bad practices. I paesaggi sono inconsistenti, a volte appare il codice del software che crea il paesaggio (metafora di rivelazione divina, di creazione), le variazioni nel tempo lasciano delle tracce nello spazio, lo spostamento nello spazio crea dei glitch nel tempo. Il suono, che è spostamento d’aria, condiziona l’andamento del tempo, la luce, ecc… I riferimenti con il mondo reale si perdono totalmente man mano che la performance procede. E per me la riflessione non è tanto sull’impatto che la vita ha sull’universo, ma più sulla percezione che abbiamo a riguardo (senza trarre alcuna conclusione, senza alcuna protesta, senza alcun giudizio). Ho cercato di mostrare la vita e la nostra presenza nell’universo, semplicemente in quanto coscienza e percezione di quello che abbiamo attorno. La copertina del disco è un rendering in alta qualità di un angolo del mondo di Exaland. Praticamente è una cartolina da Exaland, una foto delle vacanze.

12 Giugno 2019
12 Giugno 2019
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