Coming from a place of feeling

Sono totalmente fuori fase, dice, scendendo dal taxi. Non le facevo da parecchio le interviste promozionali. E a sentirla è come fosse una cosa del tutto nuova. Beth, che per tutti i Novanta è stata al centro di una scena, non è più abituata alle luci della ribalta. La sua figura alta e magra si muove elegante, e nonostante sul viso le si intraveda una certa stanchezza e tensione, il sorriso non tarda ad arrivare. Mi piace molto vedere la gente che passa qui di fronte, dice fissando la strada, mentre ordina caffé e brioche. Lo sguardo è quello di una donna serena, realizzata. Ma non sempre le cose sono come sembrano e Beth, parlandoci del nuovo disco Sugaring Season, ci rivela che i momenti difficili non sono mancati.

Sono passati sei anni dall’ultima volta che abbiamo ascoltato un tuo disco. Hai sempre preso tuttto il tempo necessario, ma stavolta era in qualche modo diverso, come se questo disco potesse alla fine non arrivare mai. Sbaglio?

Gli ultimi anni sono stati un periodo molto difficile della mia vita, specialmente dopo che il mio ultimo album, Comfort of Strangers, è uscito. E’ stato un periodo duro e sono diventata molto solitaria dopo che mia figlia è nata. Ho speso troppo tempo da sola, e ho perso un sacco di fiducia in me stessa. L’ultimo disco non è andato cosi bene e parte dell’insuccesso era dovuto al fatto che ero rimasta incinta, proprio al momento della pubblicazione dell’album e non ho avuto il supporto necessario, per molte ragioni, e nemmono la possibilità di portarlo in giro come avrei voluto. Ma adesso le cose sono cambiate, il mio entusiamo è tornato.

Qualche ragione particolare per cui tu abbia scelto Tucker Martine invece di Jim O’Rourke, che aveva prodotto il precedente?

Conoscevo il suo lavoro fatto con la moglie Laura Veirs per il disco Carbon Glacier, che mi è piaciuto molto, dopo di che ci siamo tenuti in contatto. L’ho incontrato ad inizio anno, quando mio marito (Sam Amidon, ndr) ha suonato con Laura e ci siamo tenuti in contatto.

Una delle caratteristiche del disco è sicuramente il tuo allontanamento dai suoni elettronici che caratterizzavano i tuoi primi album. È questa la musica che hai sempre voluto fare?

Quello che per me è stato importante più di ogni altra cosa per questo disco era registrare sul momento, live, portarlo direttamente su nastro e non tornarci troppo su, quindi ho dovuto escludere certi suoni. Non è che ho per sempre voltato le spalle alla musica elettronica, ma per adesso sono più interessata a quello che sto facendo al momento.

L’album, in un certo senso, suona come un classico. Era questa la tua intenzione?

Si, molto. Ho basato il mio lavoro sui classici, come ad esempio First Take di Roberta Flack (1969), e credo che Sugaring Season sia anche la continuazione del mio disco precedente, Comfort Of Strangers, diciamo che appartengono alla stessa vena. Amo Joni Mitchell, amo Nick Drake, Neil Young. Tutta questa gente mi ha influenzato in maniere differenti.

Ascoltavo Stolen Car (da Central Reservation, 1999) l’altro giorno. È quasi una canzone pop, mentre queste sembrano avere una direzione totalmente differente.

Non penso a molto quando scrivo una canzone, se non alla canzone stessa. Prendo le distanze dal preoccuparmi di quale tipo di musica sto facendo, a che genere appartiene…non ho necessariamente il controllo su quello che faccio, perchè è tutto molto istintivo, molte volte basato su sensazioni che svaniscono in fretta…non è mai un processo ragionato. Non arrivo mai ad una canzone dal pensiero, piuttosto dall’emozione del momento. E’ tutto molto istintivo.

Credo che le emozioni siano uno dei punti di forza dell’album. Da dove arrivano?

Ho avuto due bambini, negli ultimi tempi. Quando hai dei figli succede che l’artificio se ne va, tende ad scomparire. Quello che rimane, almeno per me, è il materiale grezzo, la materia prima. Credo che scrivendo, col passare degli anni, io sia diventata più onesta. Sono sempre meno timida o imbarazzata, scrivere è sicuramente diventato un processo molto naturale.

Parliamo del primo singolo, Megpie. Ha un video interessante, girato nel deserto?

Si, abbiamo girato il video in un deserto ai piedi delle rocky mountains, in Colorado. Veramente un bellissimo posto, ma nessuno sa perchè ci sia un deserto li. Forse un lago, o qualcosa del genere, ma nessuno sa con precisione. La cosa mi affascinava molto, cosi abbiamo deciso di aggiungere questi effetti di pellicola in decadimento e il risultato era piaciuto un po a tutti.

Poi c’è Call Me The Breeze, che ha un sapore vintage e decisamente country.

Rob Burger è venuto fuori con la parte di tastiere, in effetti avevano un suono molto vintage e la cosa ci piaceva. Registravamo tutti insieme, nella stessa stanza. La band non aveva mai sentito alcuna demo delle canzoni, perchè non ce ne erano. Ci siamo trovati una volta in studio e abbiamo comnciato a suonarle…pensa che Candles è stata la primissima versione, prima ancora delle prove. Era prioprio come la senti adesso su disco. Per me era molto importante veramente cogliere il momento, l’attimo in cui quelle canzoni venivano interpretate.

Quali erano gli obiettivi che ti eri prefissata per questo disco?

I miei obiettivi erano raggiungere un songwriting solido e forte, essere apprezzata come songwriter. Ma anche come cantante. Ma soprattutto ho cercato di fare un bel disco nel senso pieno del termine, perchè ovviamente ci tengo molto che alla gente piaccia il disco. In molti modi ho scritto questo disco per me stessa, veramente, ed è stato per me un grande successo registrarlo e pubblicarlo.

Ho dato un’occhiata al tuo live schedule e non ho visto nessun concerto in Italia. Possiamo aspettarcene qualcuno?

Abbiamo una serie di concerti in UK ma per il resto ancora niente, mi dispiace! Vorrei davvero venire a suonare in Italia. L’ultima volta era stata Milano, ma non ricordo precisamente quando. Da quando ho avuto figli, ho una memoria terribile, è diventato un po un problema.

Piani per il futuro, ce ne sono già?

Intendo continuare a scrivere, ovviamente. E’ una cosa che mi tiene viva, che devo fare quasi giornalmente, per cui penso che prima o poi salterà fuori un nuovo album.