Dirtyphonics. Play Hard. Live Hard.

English interview follows…

Sono in quattro, Pho, Playte, Capskod e Pitch-In, e hanno le idee chiare su cosa significhi energia live. Dal 2006 ad oggi si son guadagnati la fama di bestie da palco, ma hanno anche precise teorie soniche da rappresentare in studio. Soprattutto ora che sono entrati a far parte della Dim Mak di Steve Aoki, dove la visibilità non scarseggia e gli stimoli a dar qualcosa in più evidentemente fioccano: i due pezzi pubblicati l’anno scorso sono già proiettati verso una facile presa da dj-set, Tarantino con la sua posa electro house semplice da ballare e Oakwood, già più ambiziosa, lanciata con grinta verso l’aggressione nu dubstep. E l’album Dirty è già in dirittura d’arrivo, uscirà nel 2013 e metterà in atto le diverse modalità di gioco del quartetto parigino.

Il punto di partenza, eppure, è stata la più comune delle infatuazioni giovanili hardcore, ossia la drum’n’bass: il pezzo con cui son balzati in testa alle classifiche di settore è stato French Fuck, anno 2008, una di quelle scorribande senza troppi scrupoli e con quel certo gusto distorto che non guasta, uscita in coppia insieme a Bonus Level, pezzo ancora più veloce e riempito di inserti 8bit a pioggia (lunga vita a DJ Aphrodite). Poi tutta una serie di pezzi tagliati per pubblico e compilation di genere (Quarks, Teleportation, Glow) e qualche strappo alla regola che approcciava dimensioni diverse (due lavori interessanti con la vocalist Tali, la dnb-virata-pop di The Secret e il dubstep sporco di Lost In The Game, più un altro paio di avvicinamenti in salsa drop con Vandals e Lottery). Fino ad arrivare ad oggi, alla rete di remix che gira intorno a personaggi tendenzialmente estremi (Skrillex, Krewella, Nero, Bloody Beetroots, persino Marilyn Manson) e alla capitalizzazione della loro attitudine da performer.

Se volete vederli dal vivo, dovrete essere la notte di Halloween al Viper Theatre di Firenze, per la serata che vedrà susseguirsi alla consolle anche un personaggio di culto come Crystal Distortion e due gruppi che l’Italia dovrebbe ormai conoscere bene, Numa Crew e Wobble Lovers. I Dirtyphonics ci metterano la loro energia e le loro compentenze tecniche, che vanno oltre le abilità tecniche necessarie al dj-set. L’intervista dà già un’idea chiara della loro coscienza artistica e dello spirito irriverente che si portan dietro. Vale come antipasto, i veri giochi andrano in scena mercoledì 31 Ottobre.

Ciao ragazzi, benvenuti su SA Magazine quindi diteci, siete in procinto di mandare in visibilio il pubblico di Firenze con drum’n’bass e hard electro?

Yeah, sicuramente! Siam molto eccitati all’idea di venire a suonare i nostri nuovi pezzi e dar vista al solito party da paura. Preparatevi…

Come definereste le vostre performance live? Siete in quattro, tutti sul palco, dietro la consolle e sempre con un MC che pompa il pubblico. Insomma, non è il solito dj-set, vero?

Ahah, sono due anni ormai che non abbiamo un vero MC, ormai siam noi stessi a metterci al microfono. A Firenze sarà dj-set, ma fidatevi, ci sarà lo stesso quantitativo di Dirty!

Avete cominciato producendo hit drum’nbass ma recentemente vi state buttando su qualcosa di differente e su Dim Mak state tirando fuori qualcosa più vicino al dubstep e alla electro house. È un po’ il vostro modo di unirvi alla nuova scena hardcore?

Siamo andati di crossover fin dall’inizio. Sì, nel nuovo album ci saranno un sacco di cose e di generi differenti, tante influenze che volevamo esplorare da sempre. Drum’n’bass ovvio, ma anche dubstep, electro, ecc. Il formato album ci ha dato l’opportunità di farlo.
L’evoluzione è la base di ogni cosa…

Adesso fate parte del gruppo di Steve Aoki. Come state affrontando questa nuova sfida? State prendendo ispirazione da lui?

È fantastico, amiamo la famiglia Dim Mak. Abbiamo conosciuto Steve in tour e ci siamo subito uniti a lui e alla sua crew. Non facciamo lo stesso tipo di musica ma condividiamo la stessa energia sul palco e la stessa sete musicale.

Lavoro in studio, remix, live… cosa preferiscono i Dirtyphonics?

Tutto! Far musica (che sia tua o che sia un remix) è tutto un grande processo, divertente in ogni aspetto. Il culmine è quando suoni quella musica al pubblico.
Davvero, ci piace ogni fase di ciò che facciamo. Stiamo sempre insieme e ci divertiamo in ogni situazione. Adesso stiamo portando a termine l’album, pianificando il tour mondiale che seguirà, lavorando sullo stage design, riaprendo il merchandising store, tutto nello stesso momento…
Work hard, play hard, live hard!

La drum’n’bass morirà mai? Ormai stiamo andando per i vent’anni di vitalità…

Non è già morta? Ma sì, ora la chiamano “fast dubstep” 😉

Secondo voi, qual è lo stile/trend/artista che rappresenta meglio i dance party di quest’anno? Voglio dire, se guardiamo alla top100 pubblicata da poco da DJ Mag, sembra quasi che sia tutto in mano dei soliti Van Bureen & co., ma è davvero così? Viviamo in un mondo trance, o la realtà è differente?

Ormai ci son così tanti artisti e tipi di pubblico che non è più una questione di singoli generi… È questo il bello delle scene festival di oggi, ci sono tanti modi di immaginare e percepire la musica. Sì, DJ Mag fa la top100 delle realtà più popolari in fondo, ma la scena sta sbocciando e ogni giorno vengon fuori nuove cose. È molto salutare e tutti ci ispiriamo a vicenda.

 

English interview

Hi guys, welcome to SA Magazine.
So tell us, are you going to make people go crazy with drum’n’bass and hard electro in Florence?

Yeah of course! We are very excited to come and play our new music and party crazy as usual with the crowd. Be prepared…

How do you define your live performances? You are four, all on stage, behind the consolle and always with the MC that pumps up the crowd. It’s not an usual dj-set, isn’t it?

Haha, we haven’t had an MC for two years, we jump on the mic ourselves now and we’re playing a DJset in Florence but you can be sure there will be the same amount of DIRTY!

Your productions started as drum’n’bass hits, but recently you are making something different and on Dim Mak you are doing something nearer to dubstep and electro house. Is it your way to join the new hardcore scene?

Since the first day we’ve been cross over. Yes there will be a lot of different things and genres on the album, influences we’ve always wanted to explore: Drum and bass obviously and also dubstep, electro, etc. The album format gave us the opportunity to do it.
Evolution is what life is all about…

Now you are part of Steve Aoki label. How are you dealing with this challenge? Are you taking inspiration from him?

It’s awesome, we love the Dim Mak family. We’ve met Steve on tour and clicked right away with him and his whole crew. We don’t do the same kind of music but we share the same energy on stage and the same thirst for music.

Work in studio, remixes, live dates… what Dirtyphonics prefere to do?

All of them!! It’s one big process and fun to make music (whether it’s your own or a remix) and then play it to the crowd.
We really enjoy all the aspects of what we do. We spend all our time together and have fun no matter what. We’re currently finishing our debut album, planning the world tour that goes with it, developing a stage design, reopening our merch store and lots of other things at the same time…
Work hard, play hard, live hard!

Will drum’n’bass never die? Now it’s going towards their 20 years…

Isn’t it dead? Oh yeah, they call it “fast dubstep” now 😉

In your opinion, which style/trend/artist best represents the dance party of these years? I mean, if we look to the recently published DJ Mag top 100 we should deduce that all is always in the hand of Van Bureen & co., but is it really so?

Are we in a trance world, or the reality is different? The are so many artists and the crowd is so open minded that it’s not about one genre anymore… That’s what s great about today’s festival scene, so many more way to envision and feel the music. Yes, DJ Mag makes a top 100 of the most popular acts but the scene is blooming and new things happen everyday. It’s healthy and we all inspire each other.

 

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