Electronic Renaissance. Intervista ai Belle And Sebastian

La band di Glasgow, a cinque anni di distanza dal precedente Write About Love, ha registrato e mixato Girls in Peacetime Want to Dance ad Atlanta, presso i Maze Studios, sotto la supervisione di Ben H. Allen III (conosciuto per i lavori con Gnarls Barkley, Animal Collective, Raury, per citare alcuni nomi), che ne ha curato l’intera produzione. Il disco è stato registrato in circa sei settimane, e la decisione della band di lavorare con Allen è la conferma di una virata stilistica, una vera e propria reincarnazione ispirata da una nuova visione e passione nei confronti della disco music da parte di Stuart Murdoch e compagni. La band negli ultimi anni ha ascoltato vintage techno e ha introdotto elementi di party–dance nelle sue canzoni (o meglio, nella visione dell’arte, racconti di anime sensibili che vivono in un mondo un pò ammaccato).

Intervistiamo Chris Beans Geddes, tastierista della band, in autunno. L’ultimo nostro incontro risale ad una collaborazione musicale in occasione del party di Halloween nel 2011 al Rocket Club di Milano, un bel set con vinili e rarità di scuola Motown anni ’50 e ’60. Timido e composto nel suo maglioncino Fred Perry, ma con gli occhi brillanti ed entusiasta di presentarmi il nuovo album, il Nostro esordisce dicendo di prepararmi psicologicamente perché i Belle and Sebastian non sono più i cantastorie di una volta. In effetti l’ascolto dell’album in anteprima mi ha lasciata piacevolmente sorpresa.

Belle and Sebastian Nobody's Empire

Cosa significa il titolo dell’album Girls in Peacetime Want to Dance? Non si scrive più d’amore ma nei testi si parla di politica?

No, no, affatto. Per la band parlare di politica vorrebbe dire creare un album estremamente noioso. Il punto è che siamo diventati molto più sensibili al mondo lì fuori, siamo diventati adulti. Nei testi raccontiamo piuttosto la vita di personaggi e il modo in cui questi personaggi sono influenzati dalla politica. In realtà il titolo dell’album è ispirato dalla copertina che Stuart Murdoch ha scelto come artwork, e non vuole caratterizzare il contenuto delle canzoni. Non ha un significato preciso, piuttosto descrive la foto di copertina, che mostra un ragazzo e una ragazza metà umani e metà robot, in una specie di scenario del tardo dopoguerra, ultimi anni ’40. L’impressione è che essi siano stati feriti durante il conflitto, e la loro parziale trasformazione in robot li proietta in un futuro immaginario. Anche se nella traccia di apertura dell’album, Allie, si parla dei bombardamenti in Medio Oriente, le altre canzoni non fanno riferimento alla politica. Nobody’s Empire parla di Stuart, della sua sindrome di stanchezza cronica e, come buona parte dei testi, è autobiografica, quindi niente impegno sociale come molti potrebbero pensare.

Siete diventati adulti quindi sono cambiati anche i vostri gusti musicali? Profetica la vostra Electric Renaissance, canzone contenuta nel Tigermilk uscito nel 1996?

La band negli ultimi anni ha ascoltato molta vintage techno di Detroit, il maestro Giorgio Moroder, abbiamo introdotto elementi di party-dance. La canzone Enter Sylvia Plath, oltre a parlare di una splendida anima sensibile che naviga in un mondo che non va, si colloca metafisicamente in discoteca! Personalmente sono stato molto ispirato dai Goblin, dal prog rock, dall’elettronica. La canzone Party Line è davvero incredibile, ti apre gli occhi. Nei primi secondi sembra di ascoltare il pezzo fuori da un club, come quando ci si mette in coda per entrare, e poi diventa più vicino, potente, le porte si spalancano ed entri nel dancefloor.

Belle and Sebastian - The Party Line

Avete ascoltato a lungo Get Lucky?

(Ride, ndSA) Certo, chi mai potrebbe nascondere di essere un Pharelliano di questi tempi?

Avete paura che il vostro pubblico old school, cresciuto a pane e Sarah Records, possa storcere il naso stavolta?

La nostra svolta è tanto naturale quanto necessaria; fa parte di un processo di crescita che coinvolge la vita di tutti gli artisti. Ci aspettiamo entusiasmo dai nostri fans più attenti e speriamo di arrivare ad un pubblico fino ad ora molto lontano dalla nostra idea di arte. Le collaborazioni con i giovani talenti della musica, nel nostro nuovo disco, non mancano, vedi ad esempio quella con Dee Dee delle Dum Dum Girls nel duetto Play for Today. Dee Dee aveva fatto un provino per interpretare la protagonista del film God Help The Girl un po’ di tempo fa. Non so se l’hai visto, il film è un musical scritto e diretto da Stuart Murdoch nel 2014, che trae ispirazione dal suo progetto musicale omonimo, al quale hanno partecipato moltissime cantanti dalle scena indie rock femminile. Durante la registrazione del nuovo disco Stuart era ancora molto preso da questo progetto.

Quali sono le tue aspettative per questo disco?

«Belle & Sebastian are not everyone’s cup of tea». Abbiamo aspettative molto alte; Girls in Peacime Want to Dance sicuramente farà nuovi proseliti, e per noi è uno dei punti di arrivo più riusciti. Ci abbiamo messo entusiasmo, estrema sperimentazione, e certamente grazie ad Allen e al suo preziosissimo lavoro, l’album ha una sua identità sonora, così forte che si stacca dai nostri precedenti dischi. Forse abbiamo aspettato troppo tempo, chi lo sa, o forse è proprio questo il momento giusto per mostrare al pubblico un altro aspetto della nostra personalità. Non vedo l’ora che inizi il tour, sarà proprio una discoteca ambulante.

19 Gennaio 2015
19 Gennaio 2015
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