Ettore Giuradei:”Cerco nella musica un po’ di sollievo”

Una dimensione intima, assolutamente personale, quasi confessionale sembra avvolgere i brani editi e inediti, come a volerli rivestire di un’aura siderale, in una sorta di viaggio spazio temporale dove l’uomo Ettore Giuradei sembra diventare particella, in una corsa verso l’immortalità. O forse, più semplicemente, in uno stato di sospensione. Ecco cosa trasmette Lucertola, il nuovo album in uscita il 25 ottobre per Freecom/UMA Records, recensito su SA da Luigi Lupo. Abbiamo incontrato l’autore per un’intervista in collaborazione con AstarteAgency.

Da dove proviene la dimensione intimista di questo lavoro?

Mi piace la tua analisi, in qualche modo hai detto tutto. Ho quasi 40 anni. Posso dire d’avere fatto 10 anni di vita rock’n’roll. Avremo fatto 700/800 concerti. Dal barettino al grande festival. Quasi sempre si finiva in festa, grande festa! In questo momento ho bisogno di provare altro: lucidità, studio, metodo, radicamento. Ho bisogno di regole, mie, personali. Siamo la prima generazione che ha chiaro il fatto che forse non riuscirà ad attraversare il suo momento storico. Ho bisogno di coltivare un mio centro, inossidabile. Giusto o sbagliato che sia, è questo il momento, non voglio farmi travolgere dalla pazzia, generale. Siamo dissanguati, feriti, disorientati…nel frattempo provo a cercare un po’ di sollievo, nella musica, e capire se in giro c’è gente che ha i miei stessi bisogni.

Hai ripreso in mano la tua carriera solista con questo nuovo album, senza tuo fratello Marco, con cui hai collaborato diversi anni. Come mai questa scelta?

Un po’ non lo so e un po’ perchè mi ero messo in testa di suonare da solo. Questa volta non avevo voglia di condividere per forza con lui alcune scelte. Volevo fare dei pezzi chitarra e voce e far tornare il fuoco su di me, Ettore Giuradei, cantautore. Fare di testa mia. C’era qualcosa, nel suonare da solo, che mi faceva sentire più a contatto con quello che ero, con quello che sono. Non avevo bisogno di altro. Volevo un groove ipnotico slegato da certe strutture, senza batteria, per certi sensi difficile, che ti chiede ascolto, un pò di pazienza, un pò di immersione. Marco è un rockettaro! Vorrebbe riempire gli stadi. Quando ho inciso il disco avrei voluto fare solo concerti da camera.

Cosa ti ha portato l’esperienza con i Dunk?

Mi ha portato tanta fiducia. Essere apprezzato da musicisti come Luca e Carmelo è stato importante. Stare con loro è stato importante. Io e mio fratello siamo sempre stati manager di noi stessi, nei nostri progetti, ci occupavamo di tutti gli aspetti della produzione. Loro sono musicisti al 100% fanno solo quello, non si preoccupano troppo del contorno. Suonano e basta. Questo è lo stimolo che m’han lasciato i Dunk. Suona, concentrati su quello che ti piace fare, fallo seriamente, con metodo. Al resto, qualcuno ci penserà.

Giacomo Papetti e Fidel Fogaroli hanno ascoltato i brani contenuti in Lucertola una sola volta, poi hanno semplicemente suonato questo disco. E’ andata proprio così?

Forse 2 ma sì, è andata proprio così. Giuro. Prima di coinvolgere Giacomo e Fidel avevo fatto due step di pre-produzione intervallate da un paio di concerti in solo, in situazioni totalmente acustiche. Son stati due concerti molto difficili, molto stimolanti, non avevo mai suonato ufficialmente da solo. Quando ho deciso di incidere il disco volevo qualcosa in più e non ci volevo pensare troppo. Le canzoni c’erano tutte, complete di musica e testo, avevano solo bisogno di qualcosa che non sapevo. La chitarra e la voce dovevano rimanere davanti ma volevo due persone pronte ad immergersi con me, nel mio trip e vedere cosa poteva succedere. Conosco Giacomo come musicista e l’idea di mettere un basso come il suo, con tutte le sue sfumature e con quel suono quasi da elettrica mi ispirava. Blodio (Paolo Fappani) e Ronnie Amighetti mi hanno consigliato Fidel per fare il resto. Li abbiamo convocati, gli ho suonato i  pezzi, ci siamo confrontati e abbiamo deciso di buttarci in una due giorni in cui cogliere l’intensità del  momento.

C’è effettivamente molto del periodo berlinese di Bowie e molto delle atmosfere eteree di Twin Peaks in questo disco. Come si è svolto il lavoro in studio con Paolo Fappani, il tuo produttore?

Blodio è stato molto bravo. Di fatto facevamo 2/3 tracce senza che nessuno dicesse niente, poi lui interveniva dando ad ognuno piccole indicazioni e quindi facevamo la traccia buona. Si è creato da subito un ottimo spirito di collaborazione. È come se avessimo suonato in 4. In quei 2 giorni è uscito il 70% dell’arrangiamento. Visto il risultato gli ho dato carta bianca sul resto della produzione e tutte le idee che s’è inventato mi sono piaciute. A parte un pezzo che ho preferito tenere più fedele alla versione più “pura”. Ne approfitto per aggiungere che è stato fondamentale registrare a casa Molloy, cullati da Luca Borsetti, che ci preparava il pranzo in una cornice di estrema tranquillità.

Alcune tracce sono nuove, altre sono ben note al tuo pubblico, come Strega. Ma sono riarrangiate in una chiave inedita e inusuale per chi ti conosce. Il risultato è estremamente particolare, e stacca in modo decisivo con l’esperienza più “rock” con i Dunk. È l’inizio di un nuovo percorso?

Non lo so. Mi limito a dire che è una cosa che mi andava di fare, da un pò. Un disco d’immersione, da ascoltare. Visto che nel momento in cui mi hanno proposto di registrare avevo solo 4 brani nuovi ho pensato di aggiungere 5 brani vecchi, ognuno tratto dai precedenti 5 album di cui sono stato l’autore e di suonarli così, in questa nuova veste. Ho scelto i brani con un testo “perfetto”, per me, ovviamente. Diciamo che più che l’inizio di un nuovo percorso vuol fare il punto su quello che è stato. Nei dischi precedenti c’è sempre stato un coinvolgimento attivo da parte di tutti i musicisti, tanto che ognuno di loro ha condizionato in modo determinante l’arrangiamento di ogni pezzo (con riff, code, sfumature) ma in sala prove sono sempre arrivato con i pezzi pronti – con musica e parole – anche con i Dunk.

17 Ottobre 2019
17 Ottobre 2019
Leggi tutto
Precedente
DICE arriva in Italia. “Siamo la cura al virus del secondary ticketing” Ettore Giuradei:”Cerco nella musica un po’ di sollievo” - DICE arriva in Italia. “Siamo la cura al virus del secondary ticketing”
Successivo
Intervista. I flussi di coscienza di Black Snake Moan Black Snake Moan - Intervista. I flussi di coscienza di Black Snake Moan

artista

album

Altre notizie suggerite