Temporali

Fenomenologia di Gianni Morandi, il campione digitale di Facebook

Cos’hanno in comune un’attivista digitale, una funzionaria del maggiore sindacato italiano, un cineasta esploratore del sottobosco palermitano, una hipsterissima trentenne veneta, il presidente di un’associazione di lobbying politico, uno scrittore di storie di Topolino e una mia compagna delle elementari (di cui non so nulla da allora)? Sembrerebbe una sala d’aspetto, eppure hanno come comune denominatore un’azione digitale: tutti loro hanno messo “like” alla fan page di Gianni Morandi su Facebook. Non solo: ognuno di essi si è esposto in prima persona, commentando le uscite pubbliche del cantante – al di là dei like ai singoli post di Morandi, tutto sommato un fenomeno trascurabile, o meglio, connaturato al principio d’imitazione presentissimo sul social network.

Di cosa parla la pagina? Della vita del campione del pop italiano. Un’impeccabile strategia digitale basata sulla regolarità, vale a dire una foto al giorno, un brevissimo racconto di cosa faccio oggi – io, Gianni Morandi – generalmente calato nella quotidianità più normale, benché si parli di Gianni Morandi, che prepara i fagiolini ma anche che suona la chitarra e va in televisione. Altro tratto determinante: Gianni è bolognese, vive nell’immediata provincia di Bologna e ogni elemento che chiama in causa la sua città è dichiarazione di lontananza dai centri del potere massmediatico – dal dibattito esclusivamente cittadino sul Bologna Calcio ai viaggi a Milano o a Roma per andare in RAI. Uno di noi. Risultato: totale coesione dei fan della pagina, che non fatichiamo a pensare parte di una comunità.

I social media analyst conoscono bene la regola dell’1%. Di una community online, 90 persone su 100 sono completamente passive, seguono qualcosa di ciò che avviene su una pagina, o un gruppo, ma sostanzialmente non sono reattivi o proattivi. Il dieci per cento è più partecipe, fino ad arrivare a quell’uno su cento che ci mette la faccia digitale. Commentare, laddove poi tutti sanno che Gianni risponde – e quindi un commento è un potenziale thread, vuol dire essere in prima persona un “fan”.

Come può essere accaduto? Sono le canzoni intramontabili di Gianni Morandi a godere di questa frizzantissima onda lunga? Forse, ma la cosa è imponderabile. Se lo ammettiamo, chiudiamo qui l’analisi. Ma a noi piace l’idea di scavare ancora un poco, per tentare la strada di una fenomenologia di Gianni Morandi, il digital champion.

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I media di massa italiani, così come quelli sociali, sono arene perfette per guardare al pop, le tendenze, e capire quanto ancora valga oggi il modello dentro il quale “vengono provocati desideri studiati sulla falsariga delle […] tendenze” già in atto (riprendendo più o meno alla lettera le prime mosse della Fenomenologia di Mike Bongiorno che Umberto Eco scrisse nel 1961). Sono luoghi dove avviene la conferma: dove si delibera giorno per giorno il vero mito, quello della quotidianità.

La vera differenza è che i media sociali sono per manifesta intenzione inclusivi, non si basano sulla distanza, ma sull’avvicinamento. Mike Bongiorno era nel 1961 l’icona della mediocrità; leggendario – talmente leggendario da diventare introvabile – lo scambio con cui liquidò John Cage dopo l’esecuzione di Water Walk, che suppergiù alla lettera diceva “Torni a trovarci, ma lasci a casa la sua musica” (basta guardare qui per capire che quella reazione non era l’unica possibile, nel mainstream of communication). Gianni non è come Mike Bongiorno, attua una strategia raffinata per creare “engagement”: non sfotte chi è fuori dal pop – cosa che Bongiorno faceva per difendere sé in una levata di scudi condivisa dall’audience. Quando riceve una critica, ridimensiona l’interlocutore con grande rispetto, sapendo che ci sarà chi lo difenderà. Oggi si compie un giro in più di vite e avviene una cosa abbastanza poco ordinaria, che si compie quando le persone prendono parola per l’icona stessa, rispondono per lui, nella trafila dei commenti dei post su Facebook di Gianni Morandi.

Questa è una caratteristica importante del pubblico del pop italiano. Siamo una rivista di musica, di critica musicale, e guardare al digital champion serve appunto a tenere il polso del presente della musica mainstream – servirà poi a capire meglio il cantautorato che anela a essa. Ecco dunque alcune caratteristiche del pop italiano, filtrate dalla pagina Facebook di Gianni Morandi, il campione digitale.

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1- La cosa davvero notevole della pagina è la capacità di chi la gestisce di controllare i toni. Come fa Gianni a non procurarsi flame? Ha scoperto la formula magica? È proprio qui il punto, la domanda a monte: c’è una formula dietro? Ci sono alcuni segnali che danno questa opzione come percorribile. C’è estrema regolarità nel modo in cui Gianni risponde ai propri fan, sia che siano adoranti o che mettano in dubbio qualcosa. In primo luogo il saluto: ogni risposta, dentro le centinaia di commenti, si conclude con “un bacio” per lei, “un abbraccio” per lui. Gianni accetta e ringrazia per qualsiasi commento, lasciando l’avversario disarmato. Il vero buonismo italiano è fatto di saper incastrare l’avversario con il sorriso, verrebbe da dire. Eppure è una cosa a cui non si è più abituati, in tempi di schiamazzi e assenza di argomentazione. Questa è la strategia principale con cui Gianni acquista consensi: non accettare mai al alzare la voce, per restituire al pop italiano la peculiarità di sfamarsi di belle parole e pensieri stereotipati in detti, facendo buon viso a cattivo gioco. Un giorno Salvatore dice: “Gianni, non fai ridere. Fattene una ragione”. Gianni risponde: “Salvatore, me n’ero accorto, per questo mi sono messo a cantare. Un abbraccio”.

2- Il 15 settembre Gianni parla di musica, disattendendo – sembra – la regola della quotidianità. Riporta la richiesta di una signora che corre con lui, che gli ha chiesto perché il digital champion non canta mai una data canzone – poco conosciuta ai più. Il post è un video con Gianni che canta con la sua chitarra una canzone non esattamente orecchiabile. Sembrerebbe perfetto, per un fan: avere l’idolo che canta come se fosse al cospetto di sua moglie, in salotto e senza amplificazione. Ma, appunto, la canzone non fa parte della serie di hit popolari più famose del cantante, e nei commenti il discorso presto svia. Gianni apre un confronto ma dissemina piccole trappole per costruire vie di fuga dal discorso musicale. La signora “corre con me”. Il mainstream pop ha bisogno di questo, non solo è transmediale per definizione – ma ha bisogno di alimentare il proprio pubblico al di fuori del discorso musicale. L’illusione di vicinanza di un social network crea un canale di distrazione funzionale.

3- Il 14 ottobre 2014 si parla di nuovo di musica. Gianni dice: “Prima di Natale, la Sony Music pubblicherà una raccolta con le venti canzoni più importanti e significative della mia carriera. C’è anche un brano nuovo. È stata fatta una scelta provvisoria ma non so se è la migliore. Avete voglia di darmi una mano? Quali sono le dieci canzoni che non devono assolutamente mancare?”: è impossibile analizzare le risposte – in neanche due ore arrivano 11400 like e 3500 commenti. È inevitabile, forse, che la scelta dei fan ricada sui classici: Occhi di ragazza, C’era un ragazzo, In ginocchio da te, Non son degno di te, Anna, Bella signora. In realtà, più che inevitabile questa opzione, era poco probabile, ma non impossibile, che i più – dei fan – patteggiassero per canzoni sconosciute, nella copiosa produzione di Gianni Morandi. Questo dipende di certo dal fatto che la musica nel mainstream pop è riconoscibile, riconosciuta, non smuove ma conferma, attende alle aspettative che crea. C’è un codice ripetibile dietro ai post della pagina Facebook di Gianni Morandi proprio perché non si crei sorpresa, ma conferma. La musica nel nostro pop non è importante. Vogliamo entrare nella carne. E la musica deve essere riconoscibile perché non deve distrarre dall’uomo. Non deve distrarre, punto.

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4- In semiotica un tempo si diceva che ci sono tante “intenzioni” dentro un testo – verbale, scritto, anche musicale. C’è l’intentio operis, l’intentio auctoris, l’intentio lectoris. La prima è quella che conta, da un punto di vista interpretativo. Se cerco di interpretare un’opera pensando a quello che pensava l’autore quando l’ha creata, ci perdo la testa. Se mi baso solo su quello che il lettore – o fruitore – coglie dell’opera stessa, non sono comunque sulla buona strada. Al di là di quello che dice l’autore della propria opera, è quella che parla per lui, nel bene e nel male. Gianni ci dimostra l’ipotesi contraria, dove tutto si schiaccia sull’intentio auctoris. Anche il lettore, quando diventa fan, si fa portavoce dell’intentio auctoris. Si fa portavoce del suo hero, grazie al fatto che l’effetto di senso – di presenza dell’uomo dietro al cantante – porta appunto davanti a noi la persona, non la musica. L’uomo è talmente simile a me che posso rispondere per lui, nei commenti della pagina dove del resto è lui stesso a rispondere. Il pop abbassa l’importanza dell’opera in sé, senza l’autore dietro l’angolo, e soprattutto il suo pubblico (vedi l’argomentazione per la quale se tanta gente ascolta i Beatles, questi ultimi stanno cambiando la storia della musica). È davvero quest’ultimo che conta, e Gianni ha trovato il trucco di farlo coincidere con sé.

Gianni, così come Mike, in definitiva il pop hero dice ai suoi adoratori: “voi siete Dio, restate immoti”.