Fiction, inchieste, documentari: viaggio all’interno del fenomeno podcast

La magia della radio continua ad affascinare gli italiani. Le ultime statistiche diffuse ad inizio ottobre dal Rapporto sulla comunicazione del Censis certificano come il mezzo di comunicazione più antico sia il secondo più seguito dagli italiani dopo la televisione. L’utenza complessiva raggiunge l’82% e il momento della giornata preferito per l’ascolto è, ancora una volta, rappresentato dalla fascia oraria mattutina, specialmente quando si è alla guida. Insomma, il cosiddetto drive time, ovvero il lasso di tempo in cui i programmi radiofonici orientano i loro contenuti verso chi è alla guida. Pertanto l’autoradio ricopre il primo posto (70%) tra gli strumenti tramite cui ci si collega alla radio, seguita da un Web che conta un’utenza del 18,6%, dato in costante crescita rispetto agli anni passati. 

Ed è nell’ampio mondo della rete che si gioca la sfida del settore radiofonico. Anche perchè gli italiani sono sempre più connessi: il 73,7% – stando sempre ai dati recentemente forniti dal Censis – utilizzano il web frequentemente segnando una crescita pari a +28.4%. Le radio naturalmente, di fronte all’esplosione della rete e dei social network, non sono state a guardare. Ormai tutti i principali network italiani, dalle emittenti Rai a Rtl 102.5 passando per Radio Deejay, permettono l’ascolto sul web e su app mobile e danno la possibilità di recuperare le puntate on demand, semplicemente tramite un player sulla pagina web o scaricando la trasmissione per poterne fruirne anche sul cellulare o su I-pod in modalità off-line. Un’offerta di contenuti improntata sul trasporto crossmediale della radio sul web che ormai coinvolge anche le emittenti più piccole, le care e vecchie radio locali, nonché naturalmente le web-radio. 

C’è una frontiera, però, che in Italia viene raramente esplorata, al momento forse ignorata, ovvero quella dei podcast, format radiofonici che, per la stragrande maggioranza dei casi, non passano per le onde radio ma sono ideati per il web, ascoltabili solamente su internet e che, a livello contenutistico, spaziano dall’intrattenimento alla divulgazione musicale, passando per la fiction e il documentario. Negli Stati Uniti si registra un vero e proprio boom: i 10 podcast più seguiti registrano mediamente 1 milione di download. BuzzFeed, in un articolo dedicato, ha elencato i 22 podcast che nel 2017 «ti rendono una persona migliore». E se ne trovano davvero di tutti i tipi. 

Figurano, per esempio, Code Switch, dedicato ai temi della razza e della cultura, il fantastico (per i musicofili incalliti) Song Exploder, in cui Hrishikesh Hirway, compositore americano, chiede a un musicista di sviscerare il processo compositivo di un brano dall’ideazione alla pubblicazione finale. A raccontare la genesi di pezzi storici sono stati artisti del calibro di Björk, Iggy Pop, MGMT, Weezer, The Postal Service, Ghostface Killah, Wilco, Spoon e gli U2. Dalle finalità divulgative anche Lexicon Valley, che vede all’opera il professore di linguistica John McWhorter, senza dimenticare Hardcore History di Dan Carlin, dove si discute, quasi come in un forum, su temi ed eventi storici; il podcast conta numeri d’ascolto impressionanti essendo diventato un appuntamento immancabile per gli internauti d’oltreoceano. Ma non sono solo temi d’attualità o culturali, esplorati nel formato dei talk-show o dell’intervista, a tenere banco nella podsfera, l’ambiente magmatico dei podcast.

 

Ricopre un ruolo fondamentale anche la narrazione finzionale a puntate, proprio nel periodo storico in cui Netflix e le piattaforme di streaming ci rendono “drogati” di serie tv portandoci a infinite serate di bingewatching. Si sa, puntata dopo puntata, la nostra curiosità cresce e non riusciamo a interrompere la visione e a rinunciare al play sulla puntata successiva. Accade lo stesso con i seguaci di Welcome to Night Vale, scritto da Joseph Fink e Jeffrey Cranor e attivo dal 2012: il racconto esce dalla voce di Cecil Baldwin, che veste i panni dello speaker della radio dell’omonima cittadina immaginaria, intento a narrare le vicende surreali e grottesche del paesino. Tra mostruosi bibliotecari, carcasse di animali che piovono dal cielo e una misteriosa anziana senza volto, Night Vale potrà sicuramente affascinare gli amanti di Twin Peaks per personaggi, atmosfera e contenuti narrativi. Ma i fan del capolavoro seriale di Lynch apprezzerebbero anche Serial, un podcast radiofonico che narra la storia di un omicidio avvenuto nel 1999 e delle indagini di un giornalista che cerca di fare chiarezza sulle sorti di un presunto colpevole incarcerato. Una trama tra thriller e poliziesco costruita portando linguaggi, tempi e strutture della tv nell’universo radiofonico con un’unica grande, fondamentale differenza: non c’è nulla da guardare, solo da ascoltare. Accade anche, però, il percorso inverso, che porta da una costruzione destinata all’ascolto a una orientata  alla visione, come è accaduto con Lone, pluripremiato podcast di cui è stato annunciato nei giorni scorsi l’adattamento nel formato serie tv, in distribuzione via Amazon Prime Video. Stessa sorte ha subito This American Life, un istituzione nel mondo dei podcast americani. E sono i numeri a dirlo: due milioni e mezzo di ascoltatori scaricano settimanalmente il podcast, altrettanti lo ascoltano in radio. 

Prodotto dalla Chicago Public Media a partire dal 1995 e trasmesso su numerose frequenze radiofoniche americane, il format, che abbina elementi di giornalismo e talk-show a racconti di non fiction, è sbarcato in TV grazie a Showtime. E’ presentato dall’ormai iconico Ira Glass e viene descritto come l’esplorazione di un singolo tema o argomento mediante la giustapposizione di una narrazione in prima persona e racconti strambi, bizzarri e ironici. Ed è proprio in questo connubio di elementi, che definiremmo infotainment, il segreto del podcast che, dalla sua nascita, ha fatto incetta di premi conquistando anche il mondo del cinema. Nel 2008, tra i tanti registi colpiti dalle storie raccontate da TAL, Spike Lee acquistò i diritti cinematografici delle memorie di Ronald Mallett, narrate in un appuntamento del podcast. La stessa Glass, basandosi sul 361° episodio che narrava le vicende di un aspirante comico, lavorò nel 2012 con il regista e attore Mike Birbiglia alla pellicola Sleepwalk with me, premiata nell’edizione di quell’anno del Sundance Film Festival. E vi ricordate di Futurama? La commedia di animazione sci-fi di Matt Groening ha pubblicato, lo scorso settembre, una puntata in formato podcast audio. Tutto il cast della nota serie, cancellata dalla TV nel 2013, si è seduto davanti al microfono di uno studio ovattato per curare un episodio completamente sonoro. 

In Italia, però, la pratica del radiodramma, della fiction e dello sceneggiato radiofonici, nonostante una grande tradizione che vede ancora il nostro paese ospitare il Prix (concorso internazionale dedicato ai programmi di qualità, nato nel 1948 solo in ambito radiofonico) sembra essersi fermata a causa delle difficoltà per i produttori di pareggiare i conti tra costi d’investimento e ricavi in termini di pubblicità e seguito del pubblico. Il formato podcast per il web, però, potrebbe risvegliare le menti dei creativi e dare spazio, grazie alla libertà offerta dal web, a giovani sceneggiatori e recitatori. Qualcosa si è mosso nel 2015 quando Sergio Ferrentino, fondatore di Radio Popolare e uno degli autori della trasmissione Caterpillar (in onda su Radio 2), ha fondato Autorevole, un progetto curato da Fonderia Mercury per riportare in auge gli scrittori di radiodrammi e concepire opere audiodrammatiche per il web. Tra queste, figura Radiogiallo di Carlo Lucarelli, già firma nel 2004 dell’opera radiofonica Radio Bellablù, un racconto tra ricostruzione storica ed elementi romanzeschi, che fa leva sull’esperienza dell’autore in ambito sia giornalistico che letterario. 

Al momento la pratica podcast sta lentamente cominciando ad attecchire dalle nostre parti soltanto nel settore dell’informazione, pur essendo lontani dai numeri di ascolti e di revenue che si toccano oltreoceano. Se sfogliamo l’elenco dei podcast più scaricati su iTunes, saltano all’occhio nomi come Risciò o Da Costa a Costa, nomi forse meno noti ai più rispetto a programmi come Il Ruggito del Coniglio, Alta Voce o La Zanzara di Cruciani, che altro non sono che diretta emanazione di quanto andato in onda in FM rispettivamente su Radio 2, Radio 3 e Radio 24. 

Ascolta “S1E02. Il Sogno Cinese” su Spreaker. Risciò, che parla di Cina dal punto di vista politico e culturale con Giada Messetti e Simone Pieranni, è un podcast redatto e curato da Piano P, una piattaforma di podcast giornalistici professionali in italiano. «Siamo giornalisti – si legge sul sito internet ufficiale – da oltre trent’anni e ci è sempre piaciuto raccontare storie. Dopo averlo fatto su quotidiani e magazine, abbiamo trovato nei podcast – trasmissioni radiofoniche diffuse attraverso Internet, che si possono scaricare e ascoltare in mobilità con un lettore di Mp3 o con un computer – uno straordinario strumento per continuare a scoprire e a descrivere la realtà che ci circonda». Piano P produce anche Da Costa a costa, viaggio nell’America delle elezioni presidenziali, un podcast e una newsletter di Francesco Costa, vicedirettore de ilPost.it. Sempre in tema politico ma con un taglio più filosofico, è spuntato nei giorni scorsi sul neonato webzine NOT, Crobuzon, curato dal giornalista e scrittore Valerio Mattioli, che, nella prima e intrigante puntata ha parlato di rossobrunismo, incontro tra principi e movimenti di destra e ideali storicamente legati alla sinistra. A carattere scientifico è invece Scientificast, che su iTunes si presenta come «il primo podcast indipendente a tema scientifico in Italia» e che dal 2012 ha attivato anche un’associazione culturale. 

Si tratta comunque di esperienze dal seguito minoritario rispetto a quanto visto negli Stati Uniti, e concentrate sull’approfondimento giornalistico o sull’inchiesta. Mancano, però, narrazioni sonore nell’ambito della fiction, sulla scorta di un Serial, che permettano di avvicinarsi a una trama con la stessa passione con cui ci si innamora di una serie TV. E che soprattutto porterebbero a riscoprire sul web le potenzialità del linguaggio radiofonico, di quel mezzo cieco ma affascinante che tutti conosciamo.

2 novembre 2017
2 novembre 2017
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