Finding Bibio

Nel ventennale dell’etichetta UK per eccellenza, la mitica Warp, il suo nome ha scosso cuori e anime. E se di lui i lettori di SA sanno già praticamente tutto, valeva la pena di sentirlo su alcune faccende riguardanti le continue oscillazioni tra Boards Of Canada, voglie vintage e suoni caldi dell’elettronica now on.

Ma poi, il futuro preconizzato da Blade Runner fuori techno e dentro old fashioned è quello di ora? Tornare ad albione dopo un giro per le vecchie americhe dell’anima possibile che parta dal metal?

che ne pensi di raccontarci un po’ dei tuoi ascolti di primo pelo? Non ti vergognare, quiddentro siamo tutti metallari…

Allora getto la maschera subito: Heavy metal. Iron Maiden, Metallica, Pantera, Slayer, Sepultura, Megadeth… e tutta quella merda là.

Immagino che l’idillio onanista del metal non sia durato oltre una certa soglia…

Già, a 15 anni ho lasciato perdere il metal, stava diventando una cosa a due dimensioni, per teenager e senza inventiva. Ho cominciato così a aprire la mente a musica più sperimentale con una palette sonora maggiormente diversificata. Prima ho scoperto il jazz e un po’ più tardi la musica elettronica.

Immagino tu sia veramente lusingato d’essere entrato nel roster warp. Che ne pensi dell’evoluzione che quest’etichetta ha avuto negli ultimi anni e di tutta questa voglia di “suonato”?

Penso che la label si stia solo espandendo. Non mi interessano molto queste dispute immaginarie tra guitar based music vs elettronica; preferisco pensare alla Warp come scouter di artisti differenti ma ugualmente interessanti. Sarebbe stato limitante fermarsi a musiche già ampiamente etichettabili…

Dei dischi della Warp etichettabile dei ’90 quale ti ricordi con più affetto?

Era il 1996. Un amico mi ha passato On di Aphex Twin. Sono andato fuori di testa.

Nell’album citi molti stereotipi country/folk inglesi. Molte di queste sonorità ci fanno pensare a Nick Drake. Che ruolo gioca la melanconia nelle tue canzoni?

Non sono d’accordo con l’avvicinamento agli stereotipi inglesi. Penso che Ambivalence Avenue suoni per metà (se non più) americano e per metà inglese, e sono solo a proposito di influenze. Se avessi voluto farlo puramente con sonorità inglesi non avrebbe avuto un mix di suoni americani, brasiliani, cubani, francesi, indiani, inglesi, scozzesi e irlandesi. Sono stato molto influenzato da artisti provenienti da tutti questi Paesi. Tuttavia, a proposito di Nick Drake, lo amo come amo la sua ‘englishness’. Fin da giovanissimo sono attratto dalla musica melanconica. D’altro canto la melanconia può essere troppo diretta, troppo adolescenziale, lamentosa e zuccherosa. Mano a mano che si matura, anche la melancolia cresce. Bisogna essere furbi nel nasconderla dietro alle sonorità positive. La melanconia di Nick Drake è misteriosa, profonda, quieta e ben distribuita.

Pochi anni fa folktronica era sinonimo di sonorità noiose, cut and paste di guitar glitch. Il mercato indie si è saturato con quelle proposte e dopo poco nessuno voleva più sentirle. Qualcosa è cambiato nel 2000. Tu e gli Years avete fatto un lavoro di recupero di quei suoni, ma non suonate vecchi per niente…

Non ho mai voluto essere catalogato come musicista di folktronica. Non mi piace quel termine e non mi piace nemmeno la definizione IDM, nè apprezzo l’uso del termine glitch per definire un genere. La mia musica non è folktronica. E’ solo un’etichetta che la gente aggiunge alla mia produzione, solo perché ha chitarre e suoni elettronici. Folktronica suggerisce un ibrido che non ha senso. L’idea che sta sotto a questa orribile definizione è che la musica guitar based e l’elettronica siano in qualche modo opposti quando gli strumenti musicali sono solo mezzi per produrre suono/musica. Mi piacerebbe vedere Ambivalence Avenue nello scaffale rock/pop.

Ci sono molti samples soul nell’album, o meglio soul tagliato con l’attitudine hip-hop…

C’è un solo cut soul, solo uno. Tutto il resto è materiale suonato. Per esempio, volevo che Jealous Of Roses avesse un piglio soul/disco anni ’70, eppure non mi sono basato sui samples. Ho suonato e cantato tutte le parti da solo e poi le ho prodotte in modo che suonassero old. Ho molta più soddisfazione nel lavorare così piuttosto che basandomi sul campionamento dei dischi. Mi piace anche rompere la nozione della musica registrata oggi come un risultato di strumenti moderni. Essere moderni vuol dire includere la considerazione di suoni e stili che vengono dal passato.

Anche i Boards Of Canada amano questa estetica che si lega alla scienza del breakbeat. Quanto importante è il loop?

Non ho una posizione filosofica in merito ai loop. Quando li creo non li penso in modo contestuale o concettuale. Li creo e basta. Gli uomini sono naturalmente coinvolti nei loop e nella ripetizione. Certe persone sono più ossessionate dai loop che altre. Amo sia la ripetizione che la diversità. Un mix tra le due in un pezzo musicale può essere ancora meglio.

Il legame tra te e Nathan Fake è ovvio. Lo conosci? Cosa pensi del suo ultimo EP? E più in generale dell’idea di portare la techno nelle tue tracce?

Non lo conosco affatto e non ho niente in contrario nel portare la techno nelle mie tracce. Penso di averlo già fatto, per esempio, in Sugarette inoltre mi piace la cassa in 4, come anche variare il battito delle tracce con cambi di tempo insoliti. La varietà è il pepe della vita. Odio gli intelletualoidi che dicono che il 4 è prevedibile e stupido. Sono prevedibili e stupidi loro! Non c’è niente di male in un sound dancey.

…eppure l’approccio da cameretta alla musica è sicuramente differente di quello in pista

La musica dance è più orientata al corpo. spesso è più semplice nella struttura ed è meno concettuale, solitamente contiene meno astrazioni. Nella musica da letto ti ci puoi perdere, puoi esplorarne lo spazio e i contesti, sentirci di più i dettagli. Penso che il test con la musica dance sia suonarla e vedere se ti fa venir voglia di ballare. Eppoi diciamocelo:  non c’è nessuna ragione per non ascoltare dance a casa.

…secondo te il dubstep è più roba da casa o da club?

Penso che la musica da home listening sia creata per far risaltare i livelli bassi, i suoni secchi e acustici e la fedeltà sonora. Ho ascoltato del dubstep che suonava cheap e secco sull’hi-fi, ma se lo suonavi in un locale con un buon riverbero e su un amplificatore massiccio suonava da dio. Se fosse stato più dettagliato e testurizzato avrebbe suonato meglio a casa, ma ci sarebbe stata una perdita nel suono da club.

Veniamo all’album e al processo di ideazione dei brani. Quand’è che una composizione ti soddisfa? Sei un tipo che parte dall’insieme o dai particolari del sound?

Davvero non sono un musicista che riesce a ottenere subito quello che vuole dalla musica. In teoria puoi fare dozzine di versioni della stessa traccia, creare atmosfere che ti portano anche molto oltre il punto di partenza. Solitamente rimango colpito da una texture e dopodiché lavoro a quella fino a che non mi ritengo soddisfatto. Non sono proprio quel tipo di musicista che ha il pezzo in testa e poi lo realizza tale e quale. Premesso questo, nell’album le canzoni che mi sono piaciute di più sono proprio quelle dove il risultato finale assomiglia a un flusso, come fare il surf sulle onde, quando le idee generano continuamente nuove idee ecc…

Mi par già di capire che per Bibio distogliere la mente dalla musica e dalle possibilità di creare strategie differenti sia come una droga…

Sono certamente ossessionato da quello che faccio e sto cercando di controllare questo aspetto. Pensa che pure in vacanza mentre passeggio e dovrei rilassarmi ha come quest’urgenza di catturare brusii e rumori di fondo. E’ più forte di me. Inizio a fantasticare sui layer e appena ho un laptop mi metto a aggiungere strati su strati di suono.

Ma tutta questa libertà non ti fa venire voglia di avere qualcuno attorno a rovinarti la festa?

Non escludo di lavorare con altri musicisti nel futuro, specie per i live a cui sto pensando insistentemente in questo periodo. Lavorare da una sola prospettiva può essere controproducente, specie alla lunga. Eppure odio l’idea di diventare quel megalomaniaco che impone le proprie idee. Avere session man e cose del genere. E’ molto difficile instaurare la magia necessaria per lavorare bene assieme. Questa probabilmente la vera ragione per cui suono da solo. Ancora non ho trovato nessuno con il quale instaurare la giusta connessione.