Fontana di fuoco. Intervista a Francesco Cavaliere sul progetto Doro Bengala
Fuochi d'artificio magico

Doro Bengala emette i primi scoppiettii nel 2008. Il nome proviene da una pratica bengalese di trattamento delle fiamme inventata da Subhash Chandra Doro, alla fine del XIX secolo. O così almeno dichiarano i diretti interessati – sottolineando che niente di più è dato sapere (chi sia la signora Doro e in cosa consista la pratica). Uno dei rari casi in cui neanche un motore di ricerca può aiutare. L’unica indicazione è un misterioso virgolettato proveniente dalla descrizione di Fontana di fuoco, performance che avrà luogo giovedì 4 aprile 2019, presso la fontana del Parco della Montagnola, a Bologna, all’interno di Live Arts Week VIII: «nascosti dietro lo sfibrarsi del demone fiammeggiante, il loro mondo era quello di arrampicarsi sugli alberi per appiccare scintille e spaventare il passante. Le fronde arboree venivano decorate meticolosamente con delle strisce d’argento che, mosse dal vento, si alzavano a sottolineare i richiami delle ance tagliate nel bambù».

Doro Bengala nasce dalla polvere pirica e dal suo potenziale cromatico (la chiamano polvere nera ma contiene tutti i colori e le luci, in potenza). Non è «un gruppo elettroacustico, una death metal band infojata con gli spiriti rinascenti del bengala». La prima (e poi unica per quasi dieci anni) manifestazione su supporto è stata una cassetta pubblicata dalla Presto!? di Lorenzo Senni (altra parabola poco manualistica nel mondo dell’elettroacustica), 250 copie nel gennaio 2010. Poi, qualche epifania e oggi il ritorno, con una sostanziale novità. Doro Bengala unisce due musicisti molto diversi tra loro, Francesco Cavaliere e Simone Trabucchi. Il primo, alla fine del primo decennio dei Duemila, era impegnato a trattare le vibrazioni superficiali dei diffusori acustici come luogo di origine percussiva, animandoli di una vita quasi animale. Il secondo, già fondatore della Hundebiss e metà di Invernomuto (insieme a un altro Simone, Bertuzzi), usciva a nome Dracula Lewis, con cui aveva pubblicato da poco Vernasca, Valhalla, ambient noise in cui echeggiano gli albori della musica per feedback (seconda uscita Hundebiss, dopo l’esordio con il botto a nome Olivetty – i due vinili harsh di Claudio Rocchetti e Riccardo Benassi). Entrambi sarebbero poi approdati ad altri stili. Trabucchi avrebbe aperto alle gemmazioni più accessibili, quasi electro, di Use Your Illu$ion$ e ospitato, presso Hundebiss, figure di rilevanza del mondo ipnagogico (avremmo detto poi), fino a confluire in Still. Cavaliere si sarebbe concentrato su “racconti sonori”, escursioni narrative landolfiane sonorizzate, come nel recente e folgorante mini-ciclo di Gancio Cielo.

Il realismo magico di Cavaliere, lunare ma corporeo, finisce fitto fitto ma fuori dal linguaggio nella pratica pirotecnica di Doro Bengala. Abbiamo scambiato qualche breve considerazione proprio con Francesco, cogliendo l’occasione del passaggio di Doro Bengala a Bologna per Gianni Peng, pseudonimo del consueto e imperdibile appuntamento primaverile con le live arts organizzato da Xing: un palinsesto di arti performative che si svolgerà nei due weekend lunghi della prima metà di aprile (dal 4 al 6 e dall’11 al 13, qui il programma completo). Per questa manifestazione di Doro Bengala, al duo si aggiungerà un altro esperto di fuochi d’artificio, Enrico Malatesta, percussionista, improvvisatore radicale, da poco impegnato con una versione per percussioni del ciclo Occam di Éliane Radigue. Enrico affianca l’attività live a una ricerca molto attenta attorno all’ascolto consapevole, che si sviluppa anche in laboratori, cicli di conferenze, spazi di confronto. La sua quotidianità l’ha portato a confrontarsi con il mondo dei fuochi d’artificio e da qualche anno ha avviato una riflessione sul mondo pirotecnico e il suo rapporto con le arti performative e le pratiche d’ascolto, che si chiama proprio Il cielo è il mio palcoscenico.

Attorno a Doro Bengala, date queste informazioni, ci sono dunque luci scoppiettanti, lampi accecanti, il fumo originato dagli scoppi. Cose che si capiscono e cose che non si capiscono. Una penultima coordinata, per aumentare di un ordine di grandezza la curiosità, è l’incontro con Bob Caselli, popolare negozio milanese di “fuochi d’artificio e spettacoli pirotecnici”, fornitore di materia pirica ma anche di immaginario, con le patafisiche descrizioni delle evoluzioni della sua mercanzia in cielo. Un contatto con le pratiche e i saperi di bottega che mostra ancora una volta il fascino della musica non convenzionale per il mondo articolatissimo dei suoni che non nascono per essere ascoltati come tali.  

Infine, una banalità: il fuoco non è certo un elemento scarico di connotazioni, così come non lo sono i derivati, che già fecero il loro ingresso a Live Arts Week sotto forma di fumogeni, nella performance del trio VA AA LRVasco Alves, Adam Asnan e Louie Rice. Era il 2015, anno in cui anche lo stesso Cavaliere portò a Gianni Peng Squame Mosaico. Lo sguardo sulla pirotecnica non può comunque distogliere l’attenzione dall’elemento rituale, data poi l’esplicita collocazione geografica del nome del progetto. «Esplosione e suono, area fenomenica che irretisce e affascina artisti, musicisti, architetti, scenografi, piromani e religiosi che, mossi da moltitudini di motivazioni sociali, vocazioni personali o di committenza, si appropriano del potere persuasivo del fuoco e divengono artefici e spettatori di un’esperienza comunitaria. Il fuoco aumenta l’intensità, la proiezione e lo spazio di influenza della celebrazione, la quale assume, attraverso lo spettacolo effimero che avviene nel palcoscenico pirotecnico, forma memorabile». Una forma, siamo del tutto d’accordo, che resta in memoria.

Come nasce Doro Bengala? E perché o come rinasce oggi?

Nasce come desiderio di trovare un luogo nostro, un palcoscenico diverso… Alla fine ci siamo arrampicati sugli alberi e ci è piaciuto. Nella quotidianità resta la voglia di reinserirsi in dinamiche che non ci appartengono ma che ci dipingono la faccia di risate, corse e denti aguzzi.

Chi è Subhash Chandra Doro? In cosa consiste la (sua) pratica a cui vi ispirate?

A questo, sai, non posso proprio rispondere.

Mi ha sempre colpito della cultura vedica una cosa: mai costruiti templi o edifici di qualunque tipo a supporto dei rituali sacri. Niente di fisico, solo procedure di fuoco, finite le quali, nessuna traccia. Qualcosa da dichiarare in proposito?

Oggi esistono dei controllori automatici in cui inserire un oggetto, l’offerta che vuoi bruciare. La macchina lo scansiona e ti dice se puoi farlo o no.

Poi c’è Bob Caselli, «che diede loro la nuova polvere. Quella che tutt’oggi conservano in minuscole scatoline intarsiate con i loro nomi». È finzione o realtà?

In parte verità, in parte finzione. Di vero c’è che Bob e il suo negozio erano e rimangono il luogo dove andare per prelevare le nostre scintille, il solo arrivarci e decidere di andare è qualcosa. Le scatoline ci sono, ma sono di cartone e contengono i resti di alcuni fuochi, i nostri preferiti. Purtroppo non intarsiate e decorate, non ancora.

La novità di questa manifestazione di Doro Bengala è la presenza di Enrico Malatesta. Anche lui ha una grande affinità coi fuochi –  nel suo “Il cielo è il nostro palcoscenico” cita proprio Bob Caselli: «Spettacolo di scie verdi con stelle multiflash rosso, scie argento con multiflash rosso, scie rosse con multiflash bianco». Da cosa nasce la collaborazione?

Ci sembrava la cosa più naturale da fare. Doro Bengala è sempre stata un’entità aperta. Poi come dicevi, Bob ha fatto il resto. “Il cielo è il nostro palcoscenico” è uno slogan, murale e adesivo ologrammato scoperto proprio nel suo negozio. D’altronde anche Malatesta, lo dice bene il nome, è un fuochista ed esperto pirotecnico dall’orecchio acuto.

Cosa succederà a Live Arts Week? Cos’è Fontana di fuoco?

Non ti posso anticipare troppo, ma le cascate d’acqua una volta vive stillanti diverranno scintillanti. Come se a morra cinese si aggiungesse fuoco e acqua.

Avete in programma nuove uscite, dopo quella presso Presto!? del 2010?

Sì, ne abbiamo una pronta, e si intitola Doro Bengala nelle terre Phoné-diá-Mantide_Verso_il_corpo_fuoco.

26 Marzo 2019
26 Marzo 2019
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