The Downtempo King

Avere l’opportunità di sentire un proprio eroe non capita tutti i giorni. James Braddell è uno dei pochi personaggi che mi hanno segnato musicalmente. Nel periodo in cui tutti restavano allibiti per lo spopolare del grunge, dell’indie rock alternativo o del metal, pochi si filavano la Ninja Tune dei maghi del sampling Coldcut (oggi guardacaso festeggia pure il suo ventesimo anniversario). Caposcuola di un sentire il ritmo più slow della techno e dell’acid – che di lì a poco avrebbe bruciato milioni di giovanissimi neuroni – l’etichetta col ninja che lancia i vinili come stellette agli esordi era un affare prettamente londinese.

Senza internet, si leggeva della crew di personaggi che si drogavano di samples d’antan in qualche fanzine esclusiva o in qualche catalogo di distribuzioni underground d’importazione UK. Del personaggio Funki Porcini si sapeva ancora meno. Con quel nome che non capivi bene se lo dovevi scrivere proprio così, all’italiana. Uno che nella musica ci ha sempre messo tonnellate di umorismo e savoir faire stiloso. Sorprendentemente, per qualche scherzo del destino, la sua King Ashabanapal è stata inclusa nella riduzione cinematografica di Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Un film e un libro che alimentavano le fantasie dei tardoadolescenti del 1997. Io ero uno di quelli. Parte anche da quella folgorazione il microculto che oggi sono lieto di sentire via mail intervistando quel personaggio che se ne fotteva delle mode e faceva del dub elettronico mescolato a influenze jungle, tagliato con bordate che oggi sentiamo nei territori wonky.

La storia nasce per caso. In uno dei soliti check che si fanno svogliatamente, a fine mese, quando il giornale sta andando in stampa e si è più rilassati sotto gli occhi capita il sito di Funki Porcini. Ci campeggiano ben due album nuovi di zecca: uno uscito in sola distribuzione sul sito/blog personale (Plod) e l’altro in stampa sulla fedele Ninja Tune confermata per maggio (On). In realtà “provengono entrambi dallo stesso corpus che ho scritto in questi ultimi anni”, sottolinea lui “Avrei voluto pubblicarli in un unico lavoro, ma alla Ninja hanno selezionato solo metà delle tracce, così ho pensato di pubblicare le altre su un canale indipendente”.

Gli album sono le due facce di una medaglia targata Novanta. On è un concentrato di relax basato sugli strumenti live (e dunque senza campionamento). Moog che ti sparano il blues jazz di Moon River, l’attualizzazione con i teen wonky visionari (This Aint The Way To Live) e il bordone di un piano distante che ricorda i mitici Ambient Works di Aphex. Plod è l’altra faccia: le atmosfere da IDM warp tagliata con lo sporco della old school di crate digging in trip sampledelico (Carbide), fumi di assenzio, sigari ed erba. La malinconia della campagna inglese, quelle atmosfere da end of the party lisergico (Bed To Be).

E’ la nostalgia per quei ‘90 in cui tutto poteva succedere quella che si riflette nella mente sonica del britannico (“Oggi c’è più musica a disposizione, ma influisce meno nella cultura. Le radio e le TV sono diventate un mezzo per fare soldi, e non promuovono la cultura”) e non senza una punta di ottimismo e speranza (“Penso che lo stato in cui siamo sia comunque di transizione tra ventesimo e ventunesimo secolo. Ci aspettano ancora novità eccitanti”), James del resto è uno che si gode un meritato riposo dopo anni passatti a viaggiare in lungo e in largo.

A 19 anni è fuggito dall’Inghilterra per atterrare a Los Angeles. Ha trascorso poi il suo bildungsroman tra San Francisco e New York per approdare pure in Italia. Tornato in patria, in un luogo top secret, si limita a dirci che è un paesino sperduto in campagna “in the middle of England”. E la parentesi romana? “Ho vissuto dieci anni a Roma e non ho mai dimenticato molti aspetti della cultura italiana. Ho parlato con Morricone una volta a Testaccio. C’erano poche persone e l’ambiente era molto intimo, ma se n’è uscito con una quantità di merda egotistica che l’ho lasciato perdere. Piero Umiliani è molto più interessante, sia come sperimentatore che come persona: aveva più sense of humour ed era più modesto nell’approccio. Un vero genio”.

James ha quella consapevolezza di sé e un poco di rassegnazione. Fa le cose in piccolo ma come più gli piace “il più della gente coinvolta nel panorama culturale vive a Londra. Non mi piace lavorare a distanza, preferisco il faccia a faccia. Ultimamente ho lavorato con lo scrittore e regista Tony Grisoni. Abbiamo lavorato su due suoi film e mi è piaciuto molto”. Tra i nuovi progetti anche uno show “che sarà pronto in pochi mesi, un evento multimediale”. Alla prossima.

11 Maggio 2010
11 Maggio 2010
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