Il regno nascosto di Tara

La domanda viene quasi spontanea. Di Tara Burke si conoscono l’interesse per la musica medievale e la passione per Hildegard Von Bingen… ma sotto la doccia, la musicista di Philadelphia non canta mai qualcosa di più ‘Pop’? “Beh… per quanto riguarda Hildegard, vorrei dire che mi sento influenzata da lei più come persona, che come musicista. Nel senso che condivido con lei gli stessi interessi a proposito delle piante e della spiritualità. Poi dipende dal momento… sotto la doccia posso ritrovarmi a cantare di tutto. Dagli Zeppelin alla classica…”.

Tara Burke è una ragazza austera e introversa, una di quelle che sta con la testa rivolta verso le nuvole, ma con i piedi ben piantati per terra e si dà il caso che sia anche uno dei nomi più celebri della scena psichedelica di Philadelphia. Non è come se fosse l’ennesima hippie fuori tempo massimo. Non è Devendra Banhart, non è una Cocorosie. Lei è Fursaxa, il parto più pregiato uscito fuori dal decennio deputato al free folk e alla psichedelia lo-fi in cdr. Un curriculum ormai nutrito di esperienze e prodotti di alto livello, a partire dai vecchi UN, collettivo con tanto di pubblicazione su Siltbreeze che condivideva con Marcia Bassett, fino all’ultimo disco, Mycorrhizae Realm, in uscita per ATP Festival con un titolo, come da prassi, bizzarro e surreale.

Una rapida visita a Wikipedia sgombra il campo dai misteri. La mycorrhizea è un processo biologico esistente in natura, che si viene a creare quando un fungo entra in simbiosi con una pianta. Una neppure tanto velata associazione con gli eventi che hanno portato alla creazione del nuovo lavoro, lasciando da parte l’approccio in gran parte solipsista che l’aveva contraddistinta fino ad ora: “Mi piace registrare su un quattro tracce, ma questa volta avevo in mente di utilizzare diversi strati di voci e altri strumenti, così uno studio era una soluzione più appropriata. Ma volevo fare anche qualcosa di diverso e Greg mi aveva già chiesto se ero interessata a registrare all’Hexham Head. Il suo studio è uno dei pochi posti che abbia mai preso in considerazione per registrare, anche perché avevo bisogno di qualcuno che fosse paziente e mi lasciasse registrare, anche sopra quanto avevo già fatto, ricreandolo”.

L’approccio di un disco come Mycorrhizae Realm sta soprattutto nel suo ritorno alle origini dopo essere cascati in quel buco nero che risponde al nome di Kobold Moon. Lavoro dal taglio avanguardista e radicale, quasi completamente deputato alla voce, con cui un paio di anni orsono Tara inaugurava la propria Sylph Records: “Ho registrato la maggior parte di Kobold Moon su un quattro tracce, a casa dei miei genitori in Florida, e nonostante la Florida spesso venga definito come lo ‘stato del sole’ è stato come una sorta di periodo ‘nero’ nella mia vita. Penso che quando ascolti quel disco puoi avvertire questa cosa, o almeno per me è così. In quel caso avevo anche l’idea di pubblicare un cd che fosse quasi esclusivamente deputato alle parti vocali, dal momento che la voce è sempre stato l’elemento che più mi ha attratto nella musica”.

La voce è l’elemento caratterizzante di Fursaxa. Non è un caso se lei è l’unica o quasi che abbia saputo muoversi in territori che vanno molto oltre quelli abitualmente battuti dal resto della compagnia free folk. Il suo tratto caratteristico è una conoscenza enciclopedica delle cadenze e delle inflessioni vocali, attinta in larga parte alla tradizione degli stornelli e dei madrigali medievali, unita ad una presa di coscienza sempre maggiore del proprio approccio al canto, che l’ha vista diventare sempre più sicura di sé, man mano che la discografia cresceva: “Ho sviluppato il mio modo di cantare ascoltando musica e cantando da sola. Ascolto una grande varietà di musica, ma in generale sono stata influenzata dalle vocalist donne. Le cantanti british folk come Sandy Danny, Jacqui McShee e Maddy Prior sono state molto importanti per me. Altre che mi vengono ora in mente sono Yoko Ono, Christina Carter e Nico. Ultimamente ho ascoltato un sacco di musica che è stata composta durante il periodo rinascimentale e mi sento particolarmente connessa a quel modo di cantare…” .

A proposito degli ultimi lavori le idee quindi sono molto chiare. Non sembrerebbe corretto dire che uno è l’antitesi dell’altro, ma i dischi lavorano facilmente come reazione a quanto detto in precedenza. Tanto Kobold Moon viveva come espressione solitaria e senza compromessi, tanto Mycorrhizae Realm ritorna sui propri passi, ritornando sulla terra del free folk e innestando una serie di contributi altrui, che sono poi il vero tratto distintivo del lavoro: “Credo che possiamo riassumere il tutto dicendo che Kobold Moon aveva un sentimento più solitario, mentre Mycorrhizae Realm ha più un approccio più comunitario. E con questo disco avevo sia voglia di dedicarmi alle parti vocali quanto proprio di sperimentare con altri suoni e strumenti”. Non a caso il tratto specifico di questo lavoro sono le aperture melodiche a presa rapida del tutto inedite in un disco di Fursaxa, giostrate anche grazie all’ausilio dall’arpa di Helena Espvall e con l’intervento aggiuntivo di Mary Latimore. Due nomi, con cui Tara aveva in passato condiviso l’esperienza del Valerie Project, orchestrata manco a dirlo da Greg Weeks in persona.

Quindi si rimane sempre nell’ambito di un discorso tutto interno, ristretto ad un poco nutrito numero di amici, che sono poi quelli della vecchia guardia di Philadelphia: “E’ stato molto bello lavorare con loro. Greg ha avuto delle grandi idee e aveva già in mente tutti questi arrangiamenti per archi. Helena ha poi aggiunto il suo tocco sentito e soffice. E Mary ha co-scritto con me due canzoni (Charlote e Well Of Tuhala)”. Il risultato finale è il lavoro più facilmente decodificabile di Fursaxa, ma senza retrocedere sul già detto o sulla sciatteria melodica. Il territorio di elezione è sempre quello del free folk incantato ed acido, ma l’apporto strumentale e la produzione di Greg Weeks regalano nuovi angoli ad una musica, strumentalmente mai così profonda come ora. Va da sé che non c’era altro modo possibile per Tara di tirarsi via dai sinistri rintocchi avantgarde del precedente Kobold Moon e quindi da un inquietante eremo che sapeva di senza ritorno.

22 Marzo 2010
22 Marzo 2010
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