High time, windy sounds

Fay Davis-Jeffers (voce, piano, chitarra, kalimba), Rob Doran (basso, voce, chitarra, electronics) e Butchy Fuego (batteria, voce, percussioni, electronics/programming) non sono sempre stati Pit Er Pat.Pit Er Pat è nome rubato all’artista di chicago Jim Nutt – classe 1938, pittore, membro dei Chicago Imagists e responsabile del cosiddetto movimento ‘Hair Who’ – in particolare i tre trovano queste tre paroline scritte dietro un dipinto del citato pittore.

Il gruppo, all’inizio, aveva un altro nome. Erano i Blackbirds e, ai tre futuri Pit Et Pat, s’aggiungeva un chitarrista e cantante solista. Quale backing band di questo cantautore il gruppo non durò molto. Il bel tomo decise di veleggiare verso la Grande Mela newyorkese e di assaporare una nuova carriera in solitaria, abbandonando i Nostri proprio prima di una serie di date live. I superstiti fecero di necessità virtù. E cambiati gli assetti interni, modificate le finalità espressive della musica proposta, decisero di non sciogliersi. Nacquero così i Pit er Pat: Our first show in Chicago with the current line-up was at the Empty Bottle in the late summer of 2002. We opened for The Eternals and Abiline. We also played the first show at The Open End Gallery space in 2002, and that’s where our last show in Chicago was held. The shows at Open End are all ages, and we really like that, since the crowds are more energetic. Open End is one of the few places left in Chicago where you can see an all-ages show.

Fay, Rob e Butchy hanno adesso un sound che, sebbene meno scatenato su disco rispetto alle esibizioni in concerto, è una miscela potenzialmente esplosiva di Massive Attack, Portishead, Bijork (la voce da bambolina nordica della vocalist), Blonde Redhead e Tortoise. Il nu-jazz lambisce i bordi esterni di questo post-rock raffinato e millimetricamente calibrato nei dettagli sonori. Il medesimo che si riscontra poi nell’esordio su disco dei Pit Er Pat, il 12’ The Babies Are Tired/Lullaby (Baros, 2004) e, a seguire, l’Emergency EP (Overcoat Recordings, e su vinile silk-screened per la Mythologies). The One Dot, tratta dal secondo dei menzionati dischi, è uno strumentale rappresentativo dei primi Pit Er Pat. Ritmicamente frastagliato, teso nella drammaturgia asciutta. Mentre il white jazz si fa largo in Too Many, dominata ancora dal piano elettrico e dal sax. I tre ragazzi son però eclettici: vivono intensamente la scena arty della Windy City. Rob, ad esempio, dipinge non male (www. robdoran.blogspot.com e www.bucketridergallery. com), Fay si cimenta in drawings, objects, clothing, eggs, and spaces, Butchy registrerà negli anni un cd per la Pickled Egg e lavorerà come engineer per il suo personale studio di registrazione (Top Cat, son passati di lì These Are Powers, Hecuba, Soft Circle) e tutti son strumentisti richiesti attorno e non da pochi (ecco la sfilza degli strumenti ‘esotici’ suonati da ciascuno: electric kalimba, bobo balaphone, Burmese temple gongs, agogo bells, anandolohori, cuica, timbale, conga, bongos, vibraslap, shakers, bells, chimes, claps e melodica…).

Altre etichette pubblicano i primi vagiti discografici della band, fra cui la Born And Raised e la Sugar Disks. Poche le date del combo fuori Chicago, ma certamente significative quelle tenute in combutta coi Tortoise agli inizi del 2004 nel Midwest: allacciano così una fratellanza stilistica e iniziano l’importante amicizia con John McEntire. La svolta arriva però col primo full lenght. Shakey (Thrill Jockey, 2005) – registrato in soli 6 giorni presso la Key Club Recording Company, sul lago Michigan, e mixato in altri 5 presso i Soma Studio di Griffin Rodriguez – parte con Bird, qualcosa a metà fra Tortoise, Blonde Redhead e Bijork. Gli arrangiamenti, così sofisticati ed incalzanti, son frutto dell’amico Jon Widman che "aggiusta" anche il tiro delle basi registrate live dai Pit Er Pat e le manipola in studio. Il resto del disco (Uh-Oh) segue questa falsa riga. Intanto la band partecipa anche al secondo volume, su dvd, di Burn To Shine. Altro passo in avanti, l’.ep. 3-D Message (Thrill Jockey) cui farà seguto, sempre nel 2006, il secondo disco lungo: Pyramids (Thrill Jockey).

Da più parti descritto quale a frantic exercise in cryptic pop, l’e.p. in questione stocca 4 pezzi in soli 15 minuti. Stavolta l’intreccio armonico si articola notevolmente, complice la mano astuta, sempre presso i Soma Studios, di McEntire. Le strane assonanze poi fra Tortoise e Blonde Redhead straripano nell’opener di Pyramids, Brain Monster, che sfiora talmente tanto l’esecuzione leziosa da poter essere quasi definita progressive. Time Monster, che richiama per enfasi minimal-percussiva i Pram del 1993, sfoggia anche un testo fatalista: Time doesn’t care / makes no decisions / they have already been made. / It just moves round the circle / as it always has and always will. / Reminding you in it’s stableness / of your own temporality/ your brief life / your dying/ the world didn’t notice you lived at all.

E’ un primo approdo maturo. La vocalità di Fay sempre più prossima a quelle bambinesche di Rosie Cuckston (Pram) e Kazu Makino (Blonde Redhead). Il tema essenziale dell’album è, come da titolo, quello delle piramidi, la cui simbologia è in vari modi omaggiata dal gruppo all’interno del booklet. Finito il cimento in studio, ricomincia l’attività live. Stavolta i Pit Et Pat attraversano l’oceano e finiscono in Europa, al fianco di Sam Prekop, Menomena e Need New Body.

Il 2007 è l’anno di Cover EP (Thrill Jokey), che è esattamente quello che il titolo dice (brani ripresi da Sade, Yoko Ono…) e serve a celebrare il tour US dei Nostri a supporto dei Fiery Furnaces. Piccole soddisfazioni che la band si toglie. E una in particolare, bizzarra assai, se la leva anche il batterista, andando a suonare a New York con i Boredoms per l’evento 77 Drummers. High Time è cosa dei nostri giorni. Registrato presso il Top Cat di Fuego, l’album porta a definitiva perfezione la ricetta stilistica, eclettica e raffinata, ottenuta negli anni dal gruppo. Sempre più proteso verso dimensioni ‘corali’ del sound d’assieme, da vera orchestra del post-rock melodico e jazzato quale in effetti è.

10 Novembre 2008
10 Novembre 2008
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