“Come Svanire Completamente”, Alessandro Baronciani ci racconta la sua nuova creatura

Alessandro Baronciani ci è riuscito di nuovo. A far cosa vi state chiedendo? Facile, a sorprenderci. Lo aveva fatto la scorsa estate con La Distanza (Bao Publishing), bellissimo on the road scritto a quattro mani con Lorenzo Arciullo (meglio conosciuto come Colapesce) e accompagnato dalla serie di concerti disegnati. Prima ancora con Le ragazze nello studio di Munari, Quando tutto diventò blu e con I quit girls. Per non parlare delle primissime autoproduzioni inviate per posta ai “suoi” fan sparsi in giro per l’Italia, quando ancora di lui si sapeva ben poco. Va da sé quindi che Baronciani appaia come una ciminiera che sbuffa nuvole di idee, imprevedibili e inafferrabili. Un artista dalle mille sfaccettature: un fumettista prestato al punk, un punk prestato al fumetto. Un miscuglio di influenze e stili che lo ha reso, e che tutt’ora continua a renderlo, uno dei più interessanti rappresentanti della nona arte nostrana.

A quasi un anno dalla pubblicazione de La Distanza, nelle scorse settimane il fumettista pesarese ha annunciato l’uscita di un nuovo progetto, Come Svanire Completamente: un fumetto che non è un fumetto, neppure un libro, ma una storia (di cui non si conoscono ancora i dettagli) sparpagliata dentro una scatola colma di libricini, mappe e cartoline da montare e smontare a proprio piacimento. Un progetto ambizioso che fa completamente affidamento sul crowdfunding e in particolare sulla formula dell’«adesso o mai più» (l’opera sarà infatti disponibile solo per coloro che la preordineranno sul sito web dedicato, per poi svanire dal “mercato”), quindi sulla fiducia del proprio pubblico, e che apre nuovi orizzonti per quella che è l’autoproduzione editoriale. Di tutto questo, ma non solo, abbiamo avuto modo di parlare con lo stesso artista, il quale, senza sbottonarsi troppo, ci ha raccontato la sua ambiziosa e “stravagante” nuova idea.

Intervista

Alessandro, prima di tutto ci racconti l’idea e la natura che stanno alla base di questo tuo nuovo progetto, che non è un libro, non è un fumetto vero e proprio, ma sono tante cose insieme (addirittura verrebbe da definirlo una sorta di puzzle!)?

Mi viene in mente il personaggio di Peter Stillman in Città di Vetro di Auster, che dice che un ombrello rotto pieno di buchi non dovrebbe più chiamarsi ombrello, ma in un altro modo. È buffo pensare che questo libro ancora non esiste e già dà problemi a etichettarlo. Quindi togliamoci subito dai dubbi: diciamo che è una storia a fumetti fatta a pezzi e messa in una scatola a forma di libro. Se vuoi una etichetta più corta, allora posso dire Libro-game come quelli di Lupo Solitario. Perché, come ben saprai, i libri e i giochi sono una cosa molto seria.

Per certi versi si può dire che hai voluto destrutturare il concetto di fumetto e graphic novel come siamo comunemente portati a intenderlo. Quanta sperimentazione c’è dietro?

Quando ho cominciato a spedire i miei fumetti per posta, cercando di raccogliere intorno a me più persone possibili in giro per l’Italia, un lettore con cui mi scrivevo spesso mi parlò di questa casa editrice stranissima, Mcsweeney, e di un numero di una rivista come una busta da lettera ma molto grande che conteneva tanti racconti dentro altrettante buste da lettera. Ho provato a cercare questa rivista in tutte le librerie di Milano e di Bologna, e sono sicuro di averla cercata anche su internet, che non era internet di oggi, non si facevano acquisti con la carta di credito (e comunque non avevo la carta di credito), i modem correvano a 56k e la Adsl non assomigliava ad una malattia ma al codice di classificazione dei libri. E comunque non trovai niente. Alle volte penso di essermi inventato tutto. Una specie di leggenda urbana che si tramanda tra designer, art director e grafici. La cosa mi aveva colpito e sono sempre rimasto affascinato da questo tipo di libro “introduttivo”. Dalle prime autoproduzioni al libro su Munari (Le ragazze nello studio di Munari) ho sempre pensato a questo libro in scatola. Ci è voluto Ratigher con il suo metodo, che mi ha fatto pensare: si può fare.

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Quanto Come Svanire Completamente è legato alla tua ultima opera co-firmata con Colapesce, La Distanza? A vedere le prime immagini pare che ci siano elementi in comune: il mare, il viaggio, i rapporti di coppia. Ci racconti quanto ti ha influenzato la tua ultima “avventura” artistica e da dove hai tratto nuove ispirazioni?

In realtà non ci sono molti elementi in comune. Come Svanire Completamente è una storia per certi modi “fantastica”, sia nel contenuto, sia nel modo di lettura che devi ricostruire partendo a caso da una storia. Non è un libro “on the road”, non ci si sposta molto e non c’è un rapporto di coppia, o meglio c’è ma non è così importante. È una storia letta a caso su internet o un film guardato a pezzi su YouTube, dove hanno sbagliato a fare la playlist. È la documentazione di una storia che potresti trovare in una casa abbandonata. Un libro di geografia senza i nomi delle città. L’elemento comune – non solo ne La Distanza, ma anche in tutti i miei altri libri – forse è il mare. Non me ne vogliate gente di montagna, ma sono nato al mare, e a partire dalla vacanza e arrivando al dove abitare, per me l’orizzonte deve essere piatto. Quando sono depresso, quando compio gli anni, quando mi bacio con una ragazza devo aver davanti questo limite. Perché il mare è un confine. Un confine che arrotondo. Che separa ma non è netto. Tant’è che le navi che arrivano al porto dall’orizzonte si cominciano a vedere spuntare da sotto il mare. Prima vedendo le vele e poi il vascello.

Spostandoci invece sul metodo di pubblicazione, come mai hai optato per l’autoproduzione? Avrai sicuramente proposto ad alcune case editrici il tuo progetto. Quale è stata la loro reazione? Perché non se la sono sentita di scommetterci su?

Tutta la pre-produzione è stata fatta prima di andare in casa editrice. Volevo sapere se era fattibile, o comunque avere una idea di quanto sarebbe costato, per non cadere dalle nuvole ai primi problemi di realizzazione. Quindi mi sono munito di telefono e google map e ho cominciato a contattare amici che stampano, tipografie e scatolifici, da quelli più vicini a me fino a quelli più lontani. Poi, a conti fatti e preventivi alla mano, semplicemente ho scoperto che questo libro, nei canali normali della distribuzione e dell’editoria, sarebbe costato il triplo di quello a cui posso venderlo io con questo sistema. Conveniva? Non conveniva? Ci ho pensato tanto. La mia era una idea complicata e dalla difficile gestione, impossibile per un sistema mainstream fatto di ottimizzazioni e rientri di budget. Come Svanire Completamente sarà un libro in cui stamparlo, tornare in pari e guadagnarci saranno tre cose separate che non comunicano tra loro, come un uomo, una donna e un amante. Sarà complicato, e infatti è per questo che ho pensato fin dall’inizio che il sistema di Ratigher fosse il modo migliore, ma poi non mi bastava più. Non potevo vendere soltanto il libro, con tutti i problemi di realizzazione. Dovevo dare diverse possibilità e più ore per l’acquisto. E poi non volevo che fosse un libro di sfida solo contro il sistema. Volevo un libro che già da creare fosse una sfida. Così ho cominciato a fare un po’ di modifiche e ho aperto un sito apposta per il lancio del libro. Con la benedizione di Ratigher, of course. Ci tenevo. Siamo amici e suonavamo insieme, e una volta abbiamo fatto Milano – Roma, dal MiAmi al Crack, in macchina, e un’auto ci è passata a fianco e hanno detto che Fo aveva vinto il premio Nobel.

Che poi l’autoproduzione ti avvicina ancora di più al tuo pubblico, tant’è che per ogni copia acquistata è prevista una dedica speciale. Viene da dire che questo “umanizza” l’artista e l’opera in sé. Non credi?

Chi compra il libro crede nel progetto e diventa un sostenitore. In un certo senso ha condiviso lo spirito di sfida del libro. Un po’ come quelle trasmissioni americane dove fanno piangere le persone costruendogli una casa nuova in una settimana, spostando un camion gigantesco; in cui comprano rottami d’auto d’epoca da far diventare macchine nuove fiammanti; dove aprono i container e dentro ci trovano sempre un carrarmato o dell’oro nascosto in un cassetto in un armadio. Ecco, io guardo sempre questi programmi e li trovo tutti incredibili, resto incollato davanti alla televisione. Penso sempre che non ce la faranno mai, e invece poi comunque arrivano al traguardo. Gli americani la chiamano challenge. Mi piace pensare che chi compra il libro accetti questa challenge insieme a me, questo spirito di sfida. Chi compra il libro non vede l’ora che spostino questo camion gigantesco posizionato davanti alla sua cassetta delle poste. Per questo dico che chi sostiene il progetto diventa il mio editore e il suo nome sarà scritto all’interno del libro come se fosse il logo della casa editrice. Un logo di una casa editrice lunghissimo.

Facciamo un giochino: se ti chiedessi di indicarmi un libro, una canzone e un film per orientarmi su quello che sarà Come Svanire Completamente quali mi citeresti (naturalmente per ognuno dei tre ci dovresti spiegare perché e svelare qualcosa di inedito)?

Ho libri a cui mi sono ispirato, ma non posso spifferarti tutto adesso. Un libro, tra l’altro, è di un’autore molto famoso di inizio Novecento che non è mai stato tradotto in italiano. Hanno costruito anche delle statue per i suoi personaggi. La canzone a cui mi sono inspirato e che ti citerei ovviamente è quella dei Radiohead [How To Disappear Completely, ndSA]. Da cui ho preso il titolo del libro. Quando uscì Kid A i Radiohead cambiarono completamente approccio nei confronti del “mondo” disco. Disco nel senso di LP, di album. La comunicazione aveva qualcosa di magico. Ho ancora una cartella dentro qualche hard-disk con tutti i Blips scaricati da internet. All’epoca non c’era YouTube, c’erano solo i siti con gli indirizzi delle band. Nessun clip per questo disco, soltanto mini-episodi, blip, brevi interruzioni simili a spot pubblicitari con un po’ di musica presa in prestito dalle canzoni. Tutte immagini oniriche, spesso no-sense, con orsi, incendi, montagne in 3D primitive, cubi che volano, anatre che fanno a pezzi uomini di riso. Sembrava di trovarsi di fronte alla Famosa invasione degli Orsi Bianchi in Sicilia di Dino Buzzati destrutturata e modernizzata. Tutto tranciato. Tutto da ricomporre.

 

sirena

Quindi il titolo How To Disappear Completely viene veramente dalla canzone dei Radiohead (caspita, visti i tempi, viene da pensare che sia stato tutto studiato a tavolino!!)? A questo punto ci racconti la sua vera origine?

Un giorno una ragazza che mi piaceva mi spedì una canzone per posta elettronica. Era il testo di questa canzone. Lei mi piaceva, ma stava con un altro. Ovviamente io non ho mai pensato che l’altro fosse un mio problema. Però lei mi chiedeva di scomparire veramente, e aveva trovato anche un modo troppo carino per dirmelo, per cui ho pensato che forse era lei che voleva scomparire completamente perché non riusciva a prendere una decisione. All’epoca stavo già pensando a questa storia nella scatola, e il titolo della canzone è rimasto a girarmi nella testa. Le cose rimangono sempre in giro per la testa. Bisogna farle andare da qualche parte. Si mischiano e poi finisce che si mettono sempre insieme. Le idee. E comunque studio sempre tutto a tavolino. In piedi non si possono scrivere le idee.

La tua passione per la musica penso che ormai sia nota. A quali festival ti possiamo incontrare quest’estate? Avete in programma altre date con Colapesce? Sei al lavoro su qualcosa di nuovo con gli Altro?

Gli Altro sono in stand-by, come gli elettrodomestici spenti con la lucina rossa accesa di notte. I Tante Anna faranno uscire un disco intero, mentre il sette pollici split con Havah è finalmente uscito per To Lose La Track. Con Lorenzo – che in questo momento è impegnato nel tour con Alfio Antico (a proposito, avete ascoltato che discodellamadonna è?) – faremo dieci date con il Concerto Disegnato questa estate. Abbiamo iniziato a maggio, e poi le prossime saranno a metà giugno. Poche date ma in posti fantastici e all’aperto. Quando abbiamo finito il tour a gennaio hanno continuato ad arrivarci tantissime richieste; ci sembrava bello ritornare di nuovo in giro.

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