Anna Calvi

Intervista ad Anna Calvi: “Bowie, Buckley e gli occhi di mia madre”

Ho contattato Anna Calvi mentre il mondo intero è soggiogato dal Coronavirus e, come molti di noi, è confinata dentro la sua abitazione. Questo mi ha però aiutato a discutere con lei di molte cose: la sua carriera, il music business, il suo modo di comporre, i gusti che ha in fatto di cinema e musica, i dischi che sta ascoltando ora… Ci siamo concentrati naturalmente anche su Hunted, la sua ultima fatica discografica. Ho scoperto così un essere umano delicato e un po’ provato da tutto quello che sta accadendo, ma anche una artista davvero entusiasta e molto positiva verso il futuro.

Non posso iniziare questa intervista senza prima chiederti: come stai? Questo periodo è sempre più strano, il mondo sta cadendo in un vero e proprio incubo e le nostre vite stanno cambiando completamente, in un modo che prima non potevamo nemmeno immaginare. Come stai affrontando questa situazione?

Mi trovo in un appartamento relativamente piccolo senza un giardino e questi giorni di isolamento sono abbastanza difficili. Vivo con la mia compagna e sono felice della nostra relazione, perciò trascorrere tutto questo tempo insieme è molto positivo per me. Deve essere difficile per chi ha una vita familiare problematica.

So che hai dovuto, inevitabilmente, rimandare il tuo tour americano e le altre esibizioni live. Come pensi che un artista dovrebbe reagire e, forse, fare la differenza in questo momento così difficile?

Ritengo debba esserci una accettazione di quello che sta succedendo, non è il momento per suonare dal vivo. Dobbiamo solo essere pazienti. Non vorrei mai mettere la mia band, la crew e il pubblico in nessun tipo di pericolo… è la cosa più importante adesso. Ma mi piace immaginare il futuro, quando non ci sarà più il virus. Sia come spettatori che come performer vivremo una accresciuta, autentica e viscerale esperienza nello stare assieme. Qualcosa che non abbiamo mai provato prima. È incredibilmente emozionante per me. Penso però che questo sia un momento difficile per quei musicisti che stanno per pubblicare un disco. Dopo anni nei quali hanno meticolosamente pianificato la propria produzione. Non deve essere facile restare in questa specie di limbo. Una cosa positiva che sta emergendo è però il sentimento di solidarietà tra gli artisti, e anche tra gli artisti e i loro sostenitori. È come se ci stessimo occupando gli uni degli altri.

Hunted è uscito poche settimane fa e ho molto apprezzato il modo in cui hai riproposto sette tracce da Hunter, il tuo precedente disco. I duetti sono semplicemente brillanti e la veste grezza delle canzoni dimostra quanto solida sia la qualità delle tue composizioni. È stato più difficile scegliere i cantanti per le collaborazioni oppure la nuova veste da dare alle canzoni? Il duetto con Charlotte Gainsbourg per me è magnifico e totalmente inaspettato. Quando, e perché, le hai proposto di unirsi a te su Eden?

Sono contenta che ti piaccia! Non è stato difficile scegliere in realtà, perché sentivo che alcune canzoni semplicemente sembravano appartenere ad alcuni cantanti. Quando per la prima volta scrissi Eden, era intitolato Melancholia, in riferimento al film di Lars Von Trier, nel quale Charlotte Gainsbourg recitava. Perciò Charlotte era nella mia mente sin dal principio. Lei incarna questa canzone nella sua raffinata bellezza e forza: la forza che ti porta a concederti di amare davvero per la prima volta.

Alcune delle tue canzoni, in particolar modo quelle che si possono considerare delle eteree ballate, è come se mi catapultassero in una dimensione diversa. Sto pensando proprio a Eden, ma anche ad entrambe le versioni di The Swimming Pool. Riesci a controllare il tuo metodo di composizione o magari tutto rimane ad un certo livello di “incoscienza”?

La cosa strana del songwriting è che non so davvero come funzioni… puoi stare lì a canticchiare senza uno scopo quando improvvisamente questa minuscola scintilla di magia emerge in te, e cerchi solo di catturarla, prima che scompaia. Questo significa per me comporre. Amo particolarmente scrivere canzoni lente, di atmosfera… ne sto componendo parecchie al momento. Penso che il mio prossimo album ne sarà zeppo.

Il tuo debutto discografico è stato una vera epifania e personalmente amo anche One Breath. È stato una notevole riaffermazione del tuo talento e adoro i diversi stati d’animo che esprimono le canzoni in esso contenute. Musicalmente parlando, Hunter è un altro ottimo disco e penso che incarni una chiave di volta per la tua carriera. Un vero e proprio “manifesto” attraverso il quale ti sei mostrata al mondo sotto una luce nuova e più potente. Sei soddisfatta di come è stato recepito in generale dalle persone, e in particolare dai tuoi fan?

Direi di sì, apprezzo specialmente il modo nel quale le persone sono molto più aperte con me di quanto non lo fossero state prima. Amo sentire la vita degli altri in questo modo. Sento che essermi aperta di più nei miei testi e in quello che mi interessa ha incoraggiato le persone a condividere maggiormente con me. Il fatto è che solitamente non mi piace parlare di me stessa – sono più una… ascoltatrice, nella vita. Perciò sono sempre interessata a quello che provano gli altri!

Nel 2014, dopo che ti ho incontrata a Verona, ho creato un sito interamente dedicato a te. È anche un modo per archiviare la tua produzione e mettere in luce la tua creatività. In esso c’è una discografia completa, una gallery con molte delle tue sessioni fotografiche e almeno una pagina dedicata a tutti i tuoi progetti, dalla colonna sonora per Peaky Blinders alle tue collaborazioni per esempio con Marianne Faithfull o Jeff Goldblum. Sei ancora una giovane artista ma in un decennio di attività discografica hai fatto tantissimo e anche consolidato considerevolmente il tuo nome sulla scena musicale. Di cosa vai più fiera?

Mi sento così fortunata a ricevere dei supporter così intelligenti e appassionati alla mia musica. Ricordo il nostro incontro! Le cose delle quali sono più orgogliosa… sono imparare ancora a cantare, perché questo mi ha cambiato la vita. Sono estremamente fiera di aver collaborato con Marianne Faithfull. È un’artista così meravigliosa (subito dopo l’intervista abbiamo saputo del suo ricovero per Coronavirus, le mandiamo un abbraccio: rimettiti presto Marianne!, ndSA). Sono poi orgogliosa del progetto The Sandman perché è stato qualcosa di totalmente differente da quello che ho fatto prima: dovetti accettare ancora prima di comprendere come potessi davvero portare a termine una così enorme sfida. Lo stesso è successo per Peaky Blinders. Ho invece dei ricordi particolarmente nitidi del mio primo disco. Sono soddisfatta di One Breath, perché lo realizzai nel mezzo di un momento molto difficile della mia vita, da un punto di vista personale. Non so come ho fatto a superarlo, e quel disco ne è una sorta di testimonianza. Infine sono fiera di Hunter perché ho dovuto essere coraggiosa, aprire davvero me stessa e fare un salto.

Sono un grande fan di David Bowie e Jeff Buckley e so che questi due artisti sono una vera passione anche per te. Più di una volta hai inciso o ti sei esibita con delle loro cover molto interessanti… Quanto significano per te questi due artisti? Penso seriamente che il modo nel quale suoni la chitarra derivi direttamente da Jeff. E David… beh, era semplicemente un mostro di talento! Inciderai ancora alcune delle loro canzoni?

Jeff Buckley ha cambiato la mia vita. Mi ha fatto desiderare di essere una cantante, ha definito il mio modo di suonare la chitarra e il mio sound, e continua a ricordarmi costantemente la purezza dell’espressione più selvaggia della musica. Mi annoia quando le persone mi paragonano a PJ Harvey, perché trovo la cosa un po’ sterile. Sono anche felice e orgogliosa di dire che Jeff ha avuto una enorme influenza su di me. Lo dico nello stesso modo di come sono fiera nell’avere gli occhi di mia madre. È una parte di me e la adoro. Per quanto riguarda David Bowie, ha avuto meno influenza diretta sul mio sound, ma sono cresciuta con lui e ancora mi sconvolge il fatto che qualcuno abbia potuto realizzare così tante fantastiche canzoni! Come è possibile?!* Mi piacerebbe fare altre cover, soprattutto di Jeff. Quando ho chiesto dei consigli su Instagram, sono stata felice di vedere quante persone mi hanno suggerito le cover da eseguire. Ora ho un’ampia gamma dalla quale poter scegliere!

* È interessante notare come il cantante folk-rock e attore Johnny Flynn, con il quale Anna ha collaborato live e in studio, abbia impersonato David Bowie nell’imminente film Stardust.

Quali sono le tue abitudini come ascoltatrice? Sei una collezionista?

Possiedo tutti i vinili di mio papà ma da quando siamo in isolamento sto ascoltando anche i CD. Ho uno stereo in cucina e preparo da mangiare ascoltando i CD di Mina e Maria Callas. C’è qualcosa di speciale nel possedere fisicamente questa produzione musicale, anche se in CD e non in vinile. È come se Spotify rendesse la musica e il lavoro dei musicisti come qualcosa di usa-e-getta.

Vorrei suggerirti un libro, un film e un disco che penso potrebbero piacerti: Merri Cyr – 25 YEARS OF GRACELuca Guadagnino – A BIGGER SPLASHGavin FridaySHAG TOBACCOPotresti fare altrettanto per me?

Oh sì, Merri Cyr ha fatto di certo le migliori foto a Jeff Buckley. Mi piacerebbe vedere questo libro. Amo anche io A Bigger Splash! È un grande film. Prometto di ascoltare Gavin Friday! L’altra sera ho visto il film Portrait of a Lady on Fire e l’ho adorato. È molto particolare. Tornando a Buckley, hai sentito che Hal Willner* è morto per Coronavirus? Mi ha molto intristito questa cosa. L’ho incontrato una volta ed è stato adorabile. È stato fondamentale per la carriera di Jeff. Così, per onorare la sua memoria sto trascorrendo la giornata ascoltando i dischi che ha prodotto. Conosci Margaret O’Hara? Al momento mi piace davvero molto questa sua esibizioneSto anche ascoltando The Hissing of Summer Lawns di Joni Mitchell. The Jungle Line è una canzone pazzesca. Suona come se fosse stata realizzata ieri. È un album abbastanza arduo ma adoro ascoltarlo e immaginare come la sua etichetta sia rimasta inorridita quando l’ha sentito! Amo gli artisti che escono completamente dagli schemi con i loro dischi senza preoccuparsene.

* Hal Willner è stato un grande produttore americano che ha collaborato con dozzine di incredibili musicisti come Iggy Pop, Debbie Harry, Paul McCartney, Michael Stipe, Nick Cave, Lou Reed… per dischi, eventi, colonne sonore e progetti televisivi. Aveva il talento di combinare diversi generi musicali e coinvolgere diversissimi artisti realizzando progetti unici. Lanciò la carriera di Jeff Buckley con il tributo live Greetings from Tim Buckley (1991). Willner è morto il 7 aprile 2020.

L’intervista appare in una forma più estesa e con foto inedite sul sito Anna Calvi Unofficial Fansite © 2020, per il quale è stata inizialmente realizzata. Foto © Simon, © Adriano Russo.