Intervista ai Clark Nova

The Poser, l’ep con cui li abbiamo conosciuti, ci fece ben sperare. Visti dal vivo, ci sembrarono qualcosa di travolgente. So Young, il recentissimo album d’esordio, ci ha impressionati per la straordinaria intensità. Insomma, i Clark Nova sembrano l’ennesima bella promessa da tenere d’occhio. E’ il caso di saperne di più.

Facciamo così: presentatevi.

Siamo una band varesina, di Olgiate Olona e Busto Arsizio per la precisione. Attualmente siamo un quartetto: Stefano (voce), Alessandro (chitarre), Davide (basso) e Giovanni (batteria). Nasciamo nell’agosto 1995, durante una vacanza nei Paesi Baschi, a Nord della Spagna. Lì vengono scritte le primissime canzoni e arrangiate le prime idee, cariche di entusiasmi di diverso genere: rock, garage, wave, dark, psichedelica… A ottobre iniziamo l’avventura e attacchiamo la spina nella prima sala prove, dagli amici Ed Gein. Ognuno di noi suonava già da qualche anno in gruppi blues e garage rock, sempre nel varesotto. Con i Clark Nova sono ormai undici anni di bei ricordi e tanta voglia di continuare. Per altre info vi invitiamo a guardare il nostro sito ufficiale.

Dovendo sintetizzare al massimo, direi che fate della new wave psichedelica. Voi che ne dite?

Diciamo che è vero. Ci riconosciamo molto nelle influenze post degli anni 80.

Quanto siete soddisfatti dell’album d’esordio?

Da zero a dieci? Dieci più! Ci piace riascoltarlo. Siamo soddisfatti e le buone recensioni ci stanno davvero esaltando.

Che esperienza è stata inciderlo?

Fantastica e faticosa. Credo che gli amici Andrea Cajelli e Marco Sessa della Sauna, ad un certo punto, dopo un anno abbondante di sedute e mixaggi vari, desiderassero farci scomparire dentro il baule di una grossa auto giù nel lago di Comabbio, di fronte allo studio (posto stupendo e misterioso, da vedere!). Siamo stati a ritoccare e a perfezionare al limite del parossismo. Ma ci siamo divertiti e questo ti mette addosso la voglia di farne subito un altro. Il materiale c’è!

Quali errori cercherete di non ripetere col secondo album?

Forse la fretta di chiudere certi brani. Lasciarli un po’ in sospeso e riprenderli a mente sgombra aiuta a migliorarli. Il tempo in studio è da usare bene e a lungo, a costo di spendere un po’ di più. E’ il massimo della creatività, superiore alle prove settimanali, perché ti da la possibilità di tagliare, correggere, sperimentare, aggiungere e togliere…Se So Young ha voluto un anno, il secondo disco ne vorrà due. Indovina quanto ci vorrà per il terzo?

Recensendo So Young ho sparato un bel po’ di nomi, dai Sonic Youth agli Air, dai Kyuss agli Echo and the Bunnymen, dai Gun Club agli Spacemen 3… I vostri punti di riferimento sono effettivamente molteplici o potete darmi coordinate più nette?

Ci vanno benissimo. Anzi, grazie! E’ un piacere che hai citato alcune tra le nostre band preferite di sempre. Significa che quello che volevamo in qualche modo “ringraziare” ed evocare ha raggiunto lo scopo di farsi capire. Aggiungerei Barrett, Stooges, Jesus and Mary Chain, Stone Roses e Morlocks per completare un quadro di artisti da portare sull’isola deserta.

Con Diagonal 461, Barcelona avete messo in piedi un ibrido forsennato: blues, elettronica, jazz… E’ il mio pezzo preferito, quello che più mi ha sorpreso. Dobbiamo considerarlo un indizio per il futuro o solo una delle vostre sfaccettature?

Grazie davvero. Piace molto anche a noi per via di quelle trombe commoventi di Fabio Bonarota e il micidiale lavoro di sampler, campionati dalla batteria originale, che ha fatto Cajelli. L’effetto è straniante, melodico e potente, come volevamo. Difficile proseguire su quella strada: dovremmo diventare un quintetto con i fiati. Chissà…

Sono palpabili anche influenze extra musicali, a partire dal vostro nome…

Clark Nova era la macchina da scrivere partorita dalla fantasia di W. Burroughs ne Il pasto nudo. E poi il film di Cronenberg che apre uno squarcio sul nostro genere preferito: horror, fantastico, b-movie e affini. Abbiamo fatto intere serate, da ragazzi (fino a ieri) a raccontarci gli ultimi libri o film visti, esagerando nei particolari macabri per convincere gli altri! Nei Clark Nova c’è un po’ di questo, ma non solo.

Sul palco ci mettete molta fisicità, non siete di quelli che fanno le statue dark. La dimensione live è quella che più vi rappresenta?

Cerchiamo l’approccio potente. Cerchiamo di spingere i suoni, saturare le valvole, muovere tanta aria dai coni. Deve sentirsi più dal palco che dall’impianto. Quella live è semplicemente una dimensione diversa dallo studio: si suona diversamente, si arrangia qualcosa alle esigenze del palco, pur rispettando la scrittura del pezzo.

Considerate un po’ questo scenario: il file sharing vince la guerra, crolla il mercato dei cd, il musicista torna ad essere essenzialmente uno che di professione fa musica live. Come la vedete?

Credo che ci siamo quasi… ti rispondiamo fra qualche settimana. Mi auguro di no ovviamente, però i cd costano troppo. Forse sarebbe una grande rinascita per la musica: meno già sentito. Più esecuzioni uniche e irripetibili. Anche se poi mancherebbe tutto: un gruppo senza dischi “non esiste”. E’ come pensare uno scrittore che non lascia libri… Impossibile che crolli tutto comunque. Diciamo che si trasformerà in qualcosa d’altro.

Guardando alle new releases, credete che il rock goda (ancora) di buona salute? Seguite qualcosa (band, genere o etichette) in particolare?

Credo che il rock sia sempre giovane. Non credo che le band commerciali lo danneggino, anzi. Il rock nasce proprio in questa direzione. Ben vengano dunque. Benevolenza per tutti. Seguiamo molte uscite ed etichette, soprattutto indipendenti, ma senza eccedere nel cannibalismo.

Non vi sembra che la rielaborazione – da sempre metodo e sostanza del rock – abbia lasciato il posto ad un’emulazione piuttosto calcolata, fine a se stessa (da The Strokes a Interpol passando per Franz Ferdinand) e quindi sterile? O sono i soliti piagnistei da muffoso?

Mi piacciono gli Stokes e gli Interpol ma non suonerei il loro genere. Non abbiamo quella vena melodica. I primi album delle due band citate sono comunque da avere! L’emulazione poi, è vecchia come la terra. Paul Auster lo spiega genialmente nei racconti della Trilogia di New York: siamo sempre in scia di qualcosa/qualcuno. Nessun dolore e nessun pianto dunque. Tanto i capostipiti si riconoscono e restano immortali. Poi ognuno è libero di divertirsi ad “emularli”, a provare a scrivere e suonare come loro.

La vostra visione delle cose sembra piuttosto cupa, e non si fa fatica a capire perché. Pensate che le vostre canzoni debbano rappresentare o intervenire in qualche modo sulla realtà di chi ascolta? Sto cercando di rendermi conto quanto siete “impegnati”…

Siamo sempre pronti a cambiare idea, purché tante cose là fuori cambino un po’. Ognuno di noi ci prova, eticamente, a suo modo. Non è il caso qui di seminar lodi. Tutti devono tentare la strada del miglioramento sociale. Senza schierarsi subito sulle posizioni politiche forti e intransigenti, altrimenti cessa il dialogo. La nostre canzoni evadono l’intransigenza con un bel po’ di ironia, senza la pretesa di fare musica impegnata. Forse non ne saremmo capaci.

Avete alle spalle un bel po’ di concerti, quindi di contatti con locali, promoter, altri musicisti… Che impressione vi fa la “scena”? E’ un’occasione per parlare bene o male di qualcuno o qualcosa. Fate pure.

Ci è sempre piaciuto dedicarci con impegno alle “serate”. Ne deve valere la pena però: palco e impianto onesti, buona gestione del locale e un ragionevole rimborso spese in linea di massima, che preveda un guadagno proporzionato alla band che siamo, senza pretendere cifre che oggi, tanto, non ci pagherebbero mai. Abbiamo sempre lasciato buoni ricordi perché è importante comportarsi seriamente con le band amiche che suonano con te e con i proprietari e i promoter dei locali. Altre volte abbiamo suonato felici e gratis! In amicizia. E’ accaduto di tutto. Però, dove vieni trattato male o con sufficienza spocchiosa è giusto anche non tornare più, neanche a bere una birra.

L’ultima domanda in genere è quella dei progetti futuri… Invece, spariamola grossa: cosa sognano, i Clark Nova?

Suonare in tutta Europa e in Giappone.