The Golden Girl. Intervista a Joan Wasser
The Golden Girl

Joan Wasser risplende in ogni senso. E’ sin troppo facile accostare la copertina dell’ultimo album, The Classic, che la ritrae ricoperta d’oro alla Goldfinger, al periodo positivo che la quarantenne artista americana conosciuta come Joan As Police Woman sta attualmente vivendo. Periodo in ripresa evidenziato già dal penultimo lavoro, The Deep Field, pubblicato nel 2011, nel quale i musicisti non a caso sono i medesimi di oggi e in cui era già palese la virata più decisa verso sonorità soul e solari, a dispetto delle tormentate torch song del passato.

Arrivata alla tappa importante del quarto album in carriera, Joan As Police Woman si libera dei fantasmi tormentati del passato (due dolorose scomparse come quelle della madre e del compagno Jeff Buckley hanno lasciato pesantemente il segno), per riscoprirsi finalmente libera e serena, nel pieno delle sue possibilità espressive. The Classic esplora allora fino in fondo la sua voglia di intimità e gioia di vivere, con in più il bagaglio portato dall’esperienza, alla ricerca di personali e perfette classic songs. Con la discrezione e l’understatement che la caratterizzano da sempre.

Un tour acclamato in corso, che l’ha portata poco tempo fa anche in Italia , ci fornisce l’occasione per ripercorrere con lei presente e passato, parlando del nuovo disco e di molto altro.

Ciao Joan, come è nato The Classic e chi ha collaborato con te?

L’album parte da dove mi ero fermata. In The Classic sono presenti infatti tutti i musicisti che avevano suonato nel precedente The Deep Field, me compresa (vale a dire Tyler Wood, Parker Kindred, Oren Bloedov, Steven Bernstein, Briggan Krauss, Doug Wielseman, Nathan Larson, Joseph Arthur, Toshi Reagon, Michele Zayla, Stephanie Mckay) con in più Reggie Watts (nel rap finale di Holy City e al beatboxing della title track), che ho avuto la fortuna di poter avere come guest.

A proposito, come è stata questa collaborazione con il comedian americano Reggie Watts?

Volevo qualcuno che cantasse a quel modo alla fine di Holy City e che facesse il beatboxing su The Classic, e volevo proprio Reggie; un amico comune ci ha messi in contatto, ci siamo incontrati in un coffee shop, ha ascoltato i pezzi, ha tolto le cuffie e mi ha detto subito:”Quando registriamo?”. I sogni si realizzano.

Il soul è stato quasi sempre presente nei tuoi album, questa volta però in modo più marcato, una vera e propria dichiarazione d’amore. Come è avvenuta questa scelta stilistica?

Questa musica è venuta naturalmente sin dal disco precedente, non avevo di certo in progetto di fare un altro album soul, il tutto è fluito naturalmente senza sforzo ed eccoci qua.

Perché hai scelto questo titolo? Quali sono i “classici” per te?

Beh, con un nome come Joan As Police Woman, dovevo avere un titolo altrettanto coraggioso per l’album! In effetti, The Classic calzava bene come titolo, più di qualsiasi altro. Nella title track, canto al mio amore: “Tu sei l’archetipo, sei il classico”, confessando in modo grandioso il mio amore per una creatura così fantastica. Sono sempre alla ricerca della canzone perfetta, del classico. Continuerò a cercare la mia personale Tears Of A Clown o Isn’t She Lovely.

Nel finale della canzone fai uno spell di CLASSIC… come Aretha Franklin aveva fatto in RESPECT…

Già! Nel pezzo ci sono molti riferimenti a pezzi rock and roll e soul, come You’re All I Need To Get By di Marvin Gaye e Tammi Terrell, Rock and Roll Is Here To Stay di Danny and The Juniors… Io ho aggiunto le mie parole: “…and this song we’ve been singing, feels like it’s always been sung”, “questa canzone che abbiamo cantato, sembra essere cantata da sempre…”

Quali sono state le tue principali ispirazioni soul?

Tante… Stevie Wonder, Nina Simone, Al Green, Sly and the Family Stone, Ann Peebles, Dusty Springfield, Marvin Gaye, Betty Davis, Curtis Mayfield.

I generi che hai attraversato, classica, rock, punk, new wave e poi soul: quali sono i punti di contatto secondo te?

Amo tutta la musica che è legata alle emozioni, mi fa sentire viva e porta sensibilità nella mia vita.

Tornando all’album, Holy City è ispirata alla tua visita a Gerusalemme, ci puoi dire di più?

Ho fatto un concerto a Tel Aviv e sono rimasta lì per una settimana; mentre visitavo la Città Vecchia a Gerusalemme, sono stata al Muro del Pianto e ho visto la gente in estasi. Estasi che per mia formazione non posso riferire alla religione, ma posso accostare alla musica e all’amore. La canzone parla di trovare un amore che è come la Città Santa, il mio Dio è l’amore.

Nell’album si respira un senso di serenità, anche musicale, come se finalmente i fantasmi del passato fossero distanti…. Come mi sembra di cogliere dal testo di Witness, pieno di consapevolezza e risveglio, dalla title track, da Good Together in cui dici di non voler essere nostalgica per qualcosa che non è mai stato, dal bel video di The Classic girato a NY con tutti i contributors… Serenità che mi ha ricordato molto le atmosfere di Stevie Wonder…

Che bel complimento, grazie! Mi sforzo di scrivere canzoni aperte ma non leggere, Stevie Wonder infatti è bravissimo nel fare questo: creare canzoni che parlano di gioia e dolore restando positivo. E’ questo il senso di essere più maturi no? Immaginare come vivere in un modo più sereno senza perdere il passato, ma integrandolo in una sorta di saggezza giocosa, una danza.

Nella cover dell’album risplendi. Mi ha ricordato un immaginario alla Ziggy Stardust…

Wow, sono una grande fan di David Bowie, questo è certo, ma in questo caso non mi sono riferita consciamente a Ziggy, onestamente mi piaceva moltissimo l’idea della cover dorata.

Hai iniziato da piccola a suonare uno strumento, nello specifico il violino, e poi hai studiato musica classica: come sei arrivata, poi, al rock e al punk?

Sono sempre stata interessata alla musica, non solo la classica. Rock, art rock, punk e new wave mi sono sempre piaciuti e non ho mai pensato fossero poi così differenti dalla musica classica.

Hai suonato con tanti musicisti: come sei arrivata a un certo punto alla carriera solista?

Mi piace suonare in gruppo, collaborare con gli altri, ma quando ho capito che ero in grado di scrivere le mie canzoni e ho iniziato ad abituarmi alla mia voce e alla fine a farmela piacere, la carriera solista è stata una scelta naturale.

Ho sempre pensato che il nome scelto per il tuo gruppo fosse fantastico, e quando poi ho scoperto da dove provenisse, beh… sono una fan di Angie Dickinson e la sua serie TV Police Woman, ricordo di averla vista negli anni ’80 qui in Italia (trasmessa con il titolo Pepper Anderson Agente speciale). C’è tutto un immaginario di protagoniste forti femminili riferito agli anni ’70 di TV e cinema che è stato poi mitizzato…

Police Woman è stata il primo film TV con protagonista una donna; Angie Dickinson aveva 40 anni quando ha iniziato a girare la serie, nessuna era più in gamba di lei!

Di recente hai partecipato alla riedizione dell’album degli Afterhours, Hai paura del buio, Remastered & Reloaded, uscito proprio nello stesso periodo del tuo disco, rifacendo la canzone Senza finestra. Ci puoi dire come è avvenuto l’incontro e come ti sei trovata a lavorare con Manuel Agnelli e con il gruppo?

Abbiamo un’amica comune che ha fatto in modo, conoscendo entrambi e la nostra musica, che ci incontrassimo e lavorassimo insieme. Mi sono fidata di lei e del suo istinto, è stata un’esperienza molto positiva lavorare con Manuel, gli sono grata per aver apprezzato subito le mie idee e siamo arrivati a fare il pezzo senza sforzo. Tutte le collaborazioni dovrebbero essere come questa!

C’è il fortunato tour che ti sta portando in giro per il mondo… ho visto un video promozionale al piano della tua esibizione al Café Trussardi a Milano dello scorso febbraio, veramente incantevole. Sono canzoni che sembrano nate per essere suonate in solitaria, prima che con la band…

Ho la band più fantastica di sempre: Parker Kindred alla batteria, Eric Lane a tastiere, keys, sax tenore Matt Whyte alla chitarra, e io al canto, chitarra, keys e violino, abbiamo creato nuovi arrangiamenti per i live, mi sto divertendo moltissimo.

Il divertimento si sente, traspare un senso di riconquistata armonia, per un ritorno colmo di grinta e raffinatezza, una rivisitazione di un genere adattato alle sue corde, mai sopra le righe, ma con tanta anima. Bentornata Police Woman.

21 Aprile 2014

Hello Joan, can you tell me about your new album The Classic? Who worked with you on it?

These are the folks that went into the making of The Classic. Joan Wasser- songwriter, co-producer, vocals, strings, guitar, wurlitzer, clavinet, juno, percussion, backup vocals, Tyler Wood- co-producer, engineer, moog, organ, clavinet, juno, percussion, trumpet, programming, backup vocals Parker Kindred- drums, percussion, backup vocals. Reggie Watts- riffing on the outro of Holy City and beat boxing on The Classic. Nathan Larson- backup vocals, Joseph Arthur- backup vocals,Toshi Reagon- backup vocals, Michele Zayla- backup vocals, Stephanie Mckay- backup vocals, Oren Bloedow- guitar, Steven Bernstein- trumpet, Briggan Krauss- bari, alto sax, Doug Wieselman- bari, tenor sax, I had all these musicians play on my previous album, The Deep Field, all but Reggie Watts, who I was lucky enough to have guest star on this album.

What about the collaboration with Reggie Watts?

I wanted someone to riff over the end of Holy City… and to beat-box on The Classic…. And I wanted Reggie. I had a mutual friend introduce us, we met at a coffee shop, he listened to the tracks, took off the headphones and said “so when do we record?” Dreams do come true.

 Soul music is almost always present in your albums, but this time, more emphatically, a true declaration of love. Where did this stylistic choice spring from?

It was the music that naturally came out of me since the last album. I didn’t have some grand plan to make more of a soul album, I just let my influences ring more freely and openly.

Why the title The Classic? What are the “classics” for you?

Well, with a name like Joan As Police Woman, you’ve got to have a bold name!

But really, it fit the record for me better than any other title. In the song, The Classic, I sing to my lover- “You’re the archetype, you’re the classic”- grandiosely professing my love for such a perfect creature. I am always on the search for the perfect song, the classic song. I will continue to search for my own “Tears of a Clown” or “Isn’t She Lovely”.

At the end of the title track you spell out the name of the song, like Aretha Franklin did with RESPECT…

Yep. The whole song references rock and roll and soul songs. “… you’re all I need to get by” by Marvin and Tammi, “rock and roll is here to stay” by Danny and the Juniors, I sing my own lyrics – “And this song we’ve been singing, feels like it’s always been sung”

Who were your main inspirations in soul music? 

Stevie Wonder, Nina Simone, Al Green, Sly and the Family Stone, Ann Peebles, Dusty Springfield, Marvin Gaye, Betty Davis, Curtis Mayfield

The music you’ve crossed, classical, rock, punk, new wave and soul music: what do they have in common in your opinion?

I love any music that feels committed to it’s emotional content. It all makes us feel and moves us to bring more feeling into our own lives.

Going back to the album, Holy City is inspired by your visit to Jerusalem, can you tell me more?

I played a show in Tel Aviv and stayed on for a week. While visiting the Old City in Jerusalem, I visited the Western Wall and experienced people in ecstatic fits. While I could not relate to the religious content, I could certainly relate to those states of mind in regards to music and to love. I wrote the song about finding a love that felt like it was the Holy City. God Is Love in my book.

In the album there is a sense of serenity, even music, as if the ghosts of the past were finally laid to rest… from the lyrics of Witness, The Classic, Good Together (when you say “Don’t want to be nostalgic, for something that never was”…) and from the nice video of The Classic shot in NY with all the contributors… Serenity that reminded me very much of a Stevie Wonder feeling…

What a compliment. I strive to write songs that feel open and up but free from fluff. Stevie is incredible at doing this- making a song that includes all the joy and sorrow of life but remains positive. That’s the point of spending more time here- right? To figure out how to navigate life in an easier manner without losing the past, but integrating it into a playful wisdom, a dance. 

On the cover of the album you shine, it reminded me of Ziggy Stardust…

Cool. I’m a huge Bowie fan, that’s for sure, but I wasn’t consciously referencing Ziggy. I honestly just love gold. 

You started as a child to play the violin, and then you studied classical music… then how did you come to rock and punk?

I was interested in music in general, not just classical music. Rock, art rock, punk and new wave suited my tastes and didn’t feel all that different from classical music. 

You have played with many musicians. How did the solo career come about?

I love playing in bands, I love collaborating with others but when I realized I could write songs and began getting used to hearing and eventually liking my own voice, the solo career just happened naturally. 

I always thought that the name you choose for your band was great, and then when I found out where it came from…well, great! I am a fan of Angie Dickinson, I remember seeing the TV series Police Woman here in Italy in the 80s…there were so many strong women in the 70’s in TV and movies that were then legendary…

Police Woman was the first drama starring a woman; Angie was 40 when the series started. No one more bad-ass than her.

You were involved recently in the re-released of the Afterhours’ album Hai paura del buio, released in this period, remaking the song Senza finestra. Can you tell me how you met and how did you get to work with Manuel Agnelli and with the Italian band?

We had a mutual friend who knows both of us and our music very well who wanted us to meet and work together. I trusted her that if she thought we should work together, then we should. It was an incredibly positive experience working with Manuel- I was thankful that he liked my ideas right off the bat and we created the track effortlessly. All collaborations should be like that one!

I saw a video of your performance at the Café Trussardi on the piano in Milan last February, really lovely. Who will you play live with? These are songs that seeem born to be played solo, and then with the band…

I’ve got the most slamming band of my life-Parker Kindred- drums, vocals, Eric Lane- moog bass, keys, tenor sax, vocals, Matt Whyte- guitar, percussion, vocals, and me on the lead vocals, guitar, keys and violin. We created all new arrangements for your listening pleasure.

21 Aprile 2014
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