“The hardest working woman in show business” si racconta: intervista a Martha High

Trent’anni passati al fianco del leggendario James Brown, nelle vesti di corista innanzitutto oltre che di braccio destro a tutti gli effetti, nonché una carriera solistica di tutto rispetto che l’ha portata ad esibirsi ininterrottamente in giro per il mondo, e tante, tante collaborazioni prestigiose: Martha High ha dedicato una vita intera al soul ed al funk ai più alti livelli. Il suo nuovo progetto discografico la vede spalleggiata dai giapponesi Osaka Monaurail in un sentito omaggio alle cantanti che come lei hanno fatto parte della famosa “James Brown Revue”, The Funky Divas appunto. All’interno di questo Tribute To My Soul Sisters, canzoni rese famose da Lyn Collins, Anna King, Tammi Terrell e Vicki Anderson oltre a un rilettura di This Is My Story, il più grosso successo ottenuto dalla cantante assieme al gruppo vocale The Jewels nella seconda metà degli anni 60. In occasione dell’uscita di questo eccezionale album – pubblicato dall’italianissima Record Kicks – e dell’imminente data milanese, prevista per sabato 25 novembre, al Biko Club di Milano, l’abbiamo raggiunta per porle alcune domande.

Prima di tutto vorrei dirti quanto siamo onorati e felici di poterti intervistare. Per cominciare vorrei chiederti di raccontarci dei tuoi inizi di cantante, di come hai scoperto il tuo talento ad esempio, o della tue esperienze con il gruppo vocale delle Jewels e come cantante solista…

Ho realizzato di essere una cantante intorno ai sei o sette anni. Ero solita cantare in giro per casa ma mio fratello si lamentava del rumore che facevo. Mia madre mi difendeva dicendogli che il mio non era rumore ma canto. Durante il periodo della high school ho incontrato tre ragazze con le quali si è instaurata una buona amicizia, eravamo tutte conscie del fatto di avere una bella voce ed è per questo che abbiamo deciso di fondare un gruppo per prendere parte ai vari talent show che si tenevano nelle altre scuole. E così siamo venute a conoscere alcuni talent scout che ci hanno presentato al famoso cantante Bo Diddley. Non avevamo ancora un nome così Bo ce ne dette uno: The Bodettes!

Abbiamo continuato ad orbitargli intorno per molto tempo, continuando a provare ma senza avere mai la possibilità di esibirci assieme a lui. A Bo comunque piacevamo. Fu lui a presentarmi alle Four Jewels, che come noi usavano il suo studio come sala prove. Una delle loro cantanti stava lasciando il gruppo e così mi proposero un audizione che sembrò andare bene, ed è cosi che sono diventata il “quarto gioiello”. Lo sono rimasta fino a che un altra delle cantanti se ne andò, il che ci fece diventare semplicemente The Jewels, e finalmente incontrammo James Brown. Per un paio di anni siamo rimasti con lui, e sotto la sua guida abbiamo registrato sia canzoni sue che altre uscite a nome The Jewels, la più famosa della quali è This Is My Story.

La tua carriera a fianco di James Brown è il motivo principale per cui molti appassionati di musica in giro per il mondo ti conoscono. Ci puoi raccontare qualcosa a proposito di lui? Ad esempio, era veramente un band leader così esigente come si racconta?

Era esigente con la sua band perché era il primo a lavorare sodo sul palco. Ci faceva provare e riprovare continuamente perché voleva che fossimo la migliore band in circolazione. La cosa non mi ha mai sorpreso: è con l’esercizio continuo che si raggiunge la perfezione. Ho scritto un libro intitolato He’s a Funny Cat Ms. High: My 32 Years Singing With James Brown (Edizioni Paperback 2017, ndSA) in cui racconto tutto riguardo agli anni passati cantando e viaggiando con lui.

Hai anche registrato un album, il tuo primo come cantante solista, per la favolosa Salsoul Records. Come è stato per te far parte per un po’ dell’ondata disco?

A dire la verità è stata un esperienza che mi ha spezzato il cuore. Sono molto orgogliosa di quell’album ma purtroppo ai tempi si perse in un periodo di transizione tra la fase disco ed un movimento di rivalutazione del funk e delle live band. Ebbi anche la possibilità di promuoverlo esibendomi in alcune discoteche ma non fu abbastanza.

Nei primi anni 2000 hai iniziato una nuova avventura musicale collaborando con un altro musicista straordinario, il sassofonista Maceo Parker. Ci racconteresti qualcosa in merito?

Maceo ed io eravamo amici dai tempi della Mr. Brown band. Quando mi accorsi di essere pronta per lasciare Brown decisi di continuare a fare esperienza collaborando con qualcun altro. Cominciai a chiedere ripetutamente a Maceo di lavorare con lui, ma inizialmente, pensando che non avrei mai lasciato James, non mi prese sul serio. Si sbagliava naturalmente e finalmente mi diede l’ok. Lavorare con lui per i sedici anni successivi è stata un’esperienza estremamente positiva. Mi ha messa in condizione di camminare con le mie gambe, ho cominciato a scrivere e registrare le mie canzoni e mi ha incoraggiato a iniziare una carriera solista. Mi ha teso la mano quando avevo bisogno di rendermi indipendente. Che persona meravigliosa che è. Lo amo e gli sarò sempre grata.

Oltre a questo, nel corso degli anni sei stata accompagnata da tanti musicisti di grande talento. Chi ricordi con più piacere e perché?

Ho avuto il piacere di lavorare con eccellenti musicisti sia in Europa che negli States. Grandi gruppi come i Shaolin Temple Defenders, gli Speedometers, The Italian Royale Family, The Original JB’S, Tony Match & the Soul Cookers e gli 0saka Monaural. Li ricordo tutti con affetto perché è stato un onore lavorare con delle band che amano quello che fai e credono in te. Questo è il segreto di una grande collaborazione musicale. Con ognuna di quelle band ho registrato un album, oltre ad esserci stata in tour. Inoltre mi piace ricordare la mia collaborazione con Omar, con il quale ho anche registrato una canzone.

Più in particolare, ci racconteresti qualcosa del tuo incontro con gli Osaka Monaural?

Li ho incontrati durante gli ultimi anni della mia collaborazione con James Brown mentre accompagnavano dal vivo Marva Whitney. Venni invitata nelle vesti di ospite in un concerto a Parigi. Successivamente ci incontrammo di tanto in tanto sia in Giappone che in Europa. Ryo, il loro band leader assieme a DJ Pari, si è tenuto in contatto per tutto il tempo fino a quando si sono decisi a mi hanno chiesto di fare qualcosa assieme, ed io ho accettato volentieri.

Gli Osaka Monaural ti fanno da spalla nel nuovo Tribute To My Soul Sisters, un album che hai voluto dedicare alle tue colleghe Lyn Collins, Tammi Terrell, Vicki Anderson e Anna King. Che ricordi hai di queste regine del soul e più in generale di quell’intera generazione di voci femminili?

Come puoi immaginare, gran bei ricordi. Anche se non ho cantato assieme a tutte loro sono sempre stata una grande fan di Anna King, Tammi Terrell, Yvonne Fair. Le ho viste sul palco assieme a Mr. Brown nel famoso Howard Theater. E’ un onore per me poter omaggiare queste dive. Lynn Collins e Marva Whitney sono state come delle sorelle per me. Il nostro legame era cosi forte, non ci sono dubbi. Ancora oggi io e Vicki Anderson Byrd siamo legate come allora e lo saremo sempre. Non posso nemmeno immaginare di non poterle essere vicino. Per me è come una sorella maggiore, nello spirito. Questa è la ragione per cui mi sento così onorata di cantare i loro successi e poterglieli dedicare. Alcune persone non se le ricordano ma altre sì. Solitamente si tornano ad ascoltare i vecchi classici interpretati dai cantanti uomini ma anche quelle dive avevano qualcosa da dire.

Oggigiorno le aspiranti cantati trovano il modo di iniziare una carriera partecipando a talent shows televisivi o caricando video su internet. Che ne pensi di questo tipo di evoluzione?

Beh, è così che vanno le cose oggi. È anche grazie ad internet che riescono ad avere quello che è necessario per farsi strada. Alcune riescono a farsi notare, altre no. Credo che questo abbia anche a che fare con la possibilità di diventare un fenomeno virale o no, con tutte quelle tag. Ad ogni modo, le cose sono cambiate e non sono certo io a giudicare. Lasciamo che sia così.

Ti ho chiesto questo di proposito visto che sei anche insegnante di canto. Mi piacerebbe sapere come ti senti in questo ruolo, passando la tua conoscenza ed esperienza alle generazioni più giovani.

Mi sembra una cosa naturale. È un onore per me poter contribuire allo sviluppo musicale delle nuove generazioni.

Promuoverai questo album con un tour che ti porterà ad esibirti anche in Italia. Quali sono i tuoi programmi per il resto del 2017 e per l’inizio del prossimo anno?

Per tutto novembre e fino al 2 di dicembre sarò in tour in Europa. Il resto del mese lo trascorrerò con familiari ed amici. Ci sono in programma anche un paio di appuntamenti per promuovere il mio libro. La prima parte del prossimo anno prevede ancora concerti ed inoltre l’allestimento di mostre di miei disegni e dipinti. Inizierò anche a lavorare ad altri progetti musicali per i quali sono già molto entusiasta.

20 Novembre 2017
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