Dieci anni… senza andare fuori tempo. Intervista ai Newdress

Hanno scelto una data ben precisa, i Newdress, per pubblicare il loro nuovo album a cinque anni di distanza dal precedente Legàmi di luce. Il 18 maggio è infatti l’anniversario della morte di Ian Curtis, lo storico frontman dei Joy Division, band amata da ogni fan e discendente della new wave che si rispetti. E la band bresciana è cresciuta a pane e new wave – ma, come vedremo, non solo. Falso negativo è il titolo di un nuovo lavoro che racchiude brani inediti che aggiornano una formula ancorata al post-punk con suoni più vividi e atmosfere meno didascaliche e riverenti, con tre ripescaggi dal recente passato. A dieci anni dalla formazione del gruppo, e in occasione dell’uscita del nuovo singolo Hedone corredato da un video che vi mostriamo in anteprima, abbiamo raggiunto il batterista Jordan Vianello che ci ha raccontato la genesi del disco, la storia della formazione e i suoi progetti per il futuro.

Com’è iniziata la storia dei Newdress? Come vi siete conosciuti, innanzitutto?

Sembrerà strano, ma la genesi dei Newdress trova le sue radici ancora nel secolo scorso. Era il 1995, Stefano (Marzoli, voce e synth, ndr) ed io eravamo due ragazzini sui banchi di scuola e ci conoscemmo in occasione di una festa d’istituto. Marzoli era un “primino”, io in terza superiore: insieme fondammo i Transea, formazione nella quale suonammo fino al 2000 – anno in cui nacquero i Noir, band di chiara matrice dark-wave che ha calcato centinaia di palchi fino al 2007, anno di formazione dei Newdress. In questi dieci anni sono gravitati attorno a noi diversi musicisti, fino ad arrivare all’attuale formazione – che definirei “perfetta” – con Andrea Zagna al basso e Matteo Frigoli alla chitarra. Siamo una piccola famiglia, oltre che una band, e non cambieremmo una virgola di quello che abbiamo costruito insieme.

Come mai avete scelto di intitolare il disco Falso negativo?

Crediamo che il titolo sia una componente molto importante per la riuscita di un disco, per veicolarlo e per il suo appeal, di conseguenza dopo la stesura dei testi abbiamo fatto un brainstorming per deciderlo. I testi parlano per lo più di malattie e dipendenze mentali, frutto della frenesia dei nostri tempi che per superficialità e fretta ti portano ad accettare il risultato erroneo di un test e l’ipotesi sulla quale esso è stato condotto. In statistica questo processo è detto “falso negativo”, e ha creato una generazione di malati immaginari.

Cosa simboleggiano i tulipani nell’artwork? Chi è l’autore della copertina?

Falso Negativo non è solo musica e parole, ma anche un disco di toni e contrasti, radiografie e patologie, cinema e fotografia a partire dall’artwork creato con le fotografie di Renzo Bertasi, fotografo gardesano, nate da uno studio che fece negli anni 80, sui fiori e le loro strutture fissati su pellicola uso raggi-X e stampate a contatto su carta baritata ai sali d’argento. Le radiografie si sposano perfettamente con il mood del disco: il bianco e il nero, gli opposti, le decisioni e i cambiamenti estremi. Diagnosticare le moderne patologie sociali consapevoli di non avere la cura giusta.

Sono trascorsi cinque anni dall’uscita di Legàmi di luce. Nel mentre è uscito un EP, Novanta, che conferma il vostro legame tanto con il rock alternativo quanto con chi ha portato avanti in Italia la new wave (pensiamo a Garbo, che proprio di recente ha ristampato i suoi primi due album). Cosa resta oggi dell’esperienza delle cover con gli ospiti? Un omaggio che conclude una vostra fase o un inizio di una nuova serie di contaminazioni e collaborazioni?

Le esperienze e le collaborazioni nate in questi anni, a partire dal nostro primo LP Legàmi di luce che ci vide al fianco di Andy dei Bluvertigo e di Lele Battista, fino ad Omar Pedrini, Garbo e Luca Urbani in Novanta, omaggio alla rigogliosa scena italiana di quegli anni, hanno arricchito il nostro imprinting tecnico e compositivo. Ne abbiamo fatto tesoro e lo abbiamo riversato in questo ultimo album, prodotto per scelta in totale autonomia. Sì, perché volenti o nolenti queste collaborazioni ti portano a perdere la tua natura più intima, più sincera… Quando lavori con uno o più produttori artistici è normale, sono scelte e rischi consapevoli; per Falso Negativo l’approccio creativo è stato molto differente, abbiamo scritto e composto da soli tutte le canzoni dando vita al nostra album più oscuro.

È stato un percorso a ritroso. Di solito prima si lavora in solitudine e fatta esperienza si alza il livello cercando di sondare nuove idee, collaborando con altri musicisti e produttori, ma grazie alla fiducia conquistata sul campo con il primo Ep MODErne Tessiture Sonore siamo riusciti a entrare in contatto con gli artisti che noi veneravamo da tempo, e lavorare con loro è stato un sogno che si è avverato.

Il futuro non so cosa ci riserverà. Di certo non ci poniamo limiti – i social hanno abbattuto le distanze e ci piacerebbe molto una collaborazione internazionale… intanto ho chiesto l’amicizia a Paul Banks (risate).

Di Falso negativo colpisce in particolare la cura degli arrangiamenti, la robustezza dell’impianto melodico e della sezione ritmica. Un suono elegante e internazionale, in cui però la chitarra se ne sta spesso in disparte. Il lavoro è una vostra produzione: ci raccontate come sono state scritte e registrate le canzoni? Realizzate parecchi demo?

Le sessioni creative e di registrazione nascono tutte nel nostro quartier generale, il nostro rifugio, la nostra caverna – uno studio ricavato nelle stanze di un fatiscente cascinale immerso nella fiorente campagna bresciana. Se lasci la porta aperta sono numerosi gli animaletti che ti vengono ad ascoltare: i fan più affezionati sono i porcospini, che danno il nome al posto, il Porcupine Studio.

L’approccio alla composizione è stato naturale: abbiamo messo sul piatto tutte le soluzioni a noi più consone, quelle più genuine, più semplici, che ci vengono meglio senza orpelli e abbellimenti, suonando basso, chitarra, batteria e pianoforte, creando sessioni di accordi, armonie e ritmiche da poter arrangiare per poi fissarle in diversi provini. Ne abbiamo scelti sei e abbiamo iniziato a produrli. In contemporanea è iniziata la stesura dei testi e delle melodie del canto, in ultimo ma non meno importante per la nostra musica è stato l’inserimento dell’elettronica che, finalmente, in questo disco trova i suoi spazi e la giusta presenza donando al sound appunto quell’internazionalità di cui parlavi. “Il più è fatto”, abbiamo pensato. “Ora dobbiamo solo registrarli!” (risata).

Ci siamo attrezzati a dovere, abbiamo trasformato il nostro QG nel Porcupine Studio e nel corso del 2016 abbiamo registrato tutte le sessioni di strumenti. Il lavoro è stato completato mixandolo al Frequenze Studio di Monza insieme a Jim Ravasio.

Quali sono le scelte compiute in studio di registrazione di cui andate più fieri? Siete affascinati dai synth vintage o la vostra strumentazione è orgogliosamente moderna?

In questo disco abbiamo messo l’esperienza e le doti di un ottimo fonico/produttore come Ravasio al nostro servizio, imponendo la nostra storia con un briciolo di arroganza, poiché spesso ci siamo fatti contaminare dallo studio in cui siamo andati – ti senti a casa di altri e non riesci a far valere le tue scelte artistiche. Pertanto siamo fieri di aver messo “in bella” il lavoro fatto in tanti mesi di sala prove, infatti i brani sono rimasti quasi immutati. Il lavoro di Jim è stato imprescindibile.

Il vintage è sempre affascinante e interessante da utilizzare, ma con i tempi e i modi di lavorare dal vivo soprattutto per band di fascia media non è conveniente, poiché si possono creare problemi di affidabilità. In passato c’era la volontà di portare dal vivo sintetizzatori e altri strumenti usati in studio al fine di dare quel tocco analogico anche nei concerti… Purtroppo oggi il gioco non vale la candela.

Al momento dal vivo controlliamo tutte le sequenze da un Mac per lasciare libertà a Stefano di cantare ed esprimersi meglio sul palco, ma in futuro se le condizioni live saranno sempre più di un certo livello non escludiamo di riportare qualche sintetizzatore. In studio per il disco abbiamo usato un Roland SH101 soprattutto per i bass synth, un Siel Orchestra per gli archi, un Novation Laptop per gli arpeggiatori e un Korg Micro X per pad ecc. Abbiamo sfruttato anche le potenzialità di Alchemy di Logic, che riesce a dare suoni che si mescolano bene con il nostro sound.

Falso negativo è uscito il 18 maggio, una data indimenticabile per gli appassionati di new wave. Cosa significa essere una band italiana e avere questi modelli? Chi è il vostro “fan tipo”?

Già… (sospiri). Il 18 maggio, come non ricordare questa data… nel 1980 Ian Curtis, leader dei Joy Division, si tolse la vita lasciandoci un vuoto che anche noi, nel nostro piccolo, cerchiamo di colmare. Constatare che nonostante siano passati tanti anni ci sia ancora molto da scrivere e l’interesse per la new wave non sia affatto scemato (anzi, sta tornando di moda anche in ambito italiano) ci conforta, questo a ulteriore dimostrazione del fatto che l’ispirazione e l’impulso creativo nato a quei tempi è stato veramente forte e ancora attuale. I nostri fan sono amanti del genere, ma anche persone lontane dal mondo della new wave grazie al fatto che le nostre composizioni sono in primis canzoni ricche di storie e situazioni in cui tutti possono calarsi. Inoltre, i testi in italiano arrivano a un pubblico ampio e di natura diversa. Abbiamo fan ovunque e i nostri dischi vengono acquistati in tutta Italia, alcuni sono darkettoni, altri waver, altri ancora casalinghe o padri di famiglia. Tutti con un denominatore comune, ovvero la passione per la musica.

Parliamo dei temi che incontriamo nelle sei nuove canzoni del disco. C’è un testo, per esempio, che riguarda lo stalking (Messaggio criminale)…

Falso Negativo è un’istantanea che fissa nel tempo i moderni disturbi di personalità, raccontati ma non risolti in didascaliche canzoni. Messaggio criminale è sicuramente il testo più esplicito, una storia di stalking a lieto fine, ma altri temi prendono spazio fra le canzoni: Attico narcotico narra di dipendenze, dei pregi e dei difetti che esse generano negli individui. La società moderna è frenetica, ricca d’impulsi e le nostre giornate sono così colme di cose da fare che non riusciamo nemmeno a staccare la testa un minuto, la mente è sempre iperattiva, i pensieri si accavallano, rumori interiori non ci lasciano tregua. A volte si può esserne sopraffatti e ritrovarsi inermi, schiacciati, fermi con la testa fra le mani, senza muover dito… tutto attorno si muove ma tu resti fermo nella tua Santa Indolenza. Non ci resta che trovare da soli la soluzione, cercare il modo di essere sereni e appagati della nostra vita. In Hedone, il nostro nuovo singolo, vi suggeriamo di farlo cercando la bellezza, il piacere delle piccole cose quotidiane senza porsi limiti di sorta. “La ricerca del piacere è il mio partito, l’edonismo il suo vestito”.

Se sono ben salde le radici delle vostre canzoni (basso à-la Peter Hook, depechemodismi periodo Music for the Masses), qui si nota una spiccata tendenza a un suono più attuale. Santa Indolenza mi ha ricordato gli Editors. Cosa ascoltano i Newdress oggi? Da cosa si fanno influenzare, pescando tra band e artisti degli ultimi dieci anni?

Siamo stati fortunati quando negli anni ’00 scaturì una ripresa dei canoni new ‘indie’ wave proclamata da gruppi come Interpol, Editors, Horrors, Franz Ferdinand, Bloc Party, Killers e Strokes. Anche per quanto riguarda il presente ci sono dei gruppi davvero validi, come i romantici Cigarettes After Sex, i Moderat, Drab Majesty e gli XX. Senza dimenticare che i New Order hanno sfornato nel 2015 un disco che detta legge in materia e potrebbe essere stato scritto dalle nuove generazioni, e invece è frutto del lavoro di 60enni “evergreen”. Music Complete era in rotazione continua durante le registrazioni di Falso negativo. Per il resto, i nostri ascolti sono di natura variegata e privi di pregiudizi e la ricerca di nuova musica è costante e fondamentale per noi. Confrontarsi aiuta a capirsi.

Chi proprio non può mancare in una vostra playlist? Una delle bonus track che concludono il disco è una cover dei Sound, Contact the Fact. In quale occasione è stata registrata?

Sicuramente non mancherebbero le hit degli anni 80 che hanno fatto la storia, dai sopra citati New Order ai Duran Duran, ma anche i Pet Shop Boys, i Soft Cell e gli Ultravox(!). Sono quelle canzoni che, anche se non conosci l’autore, hai sicuramente già sentito… è un po’ la peculiarità di quella decade, estremamente innovativa ma alla portata di tutti, anche al giorno d’oggi. Non possiamo trascurare altri gruppi a noi cari come i Cure, Siouxsie and the Banshees, i Bauhaus, gli Smiths, ma più che una playlist diventerebbe una discografia completa!

Contact the Fact ci è praticamente piovuta addosso. Darkitalia ci ha chiesto di partecipare a Silent Age, compilation tributo ai compianti The Sound in occasione del 35° anniversario del loro manifesto From The Lions Mouth. Abbiamo semplicemente accettato di far parte del progetto scegliendo però di dare un approccio molto personale al brano rispetto all’originale: tanta elettronica e cassa dritta.

Siete una band indipendente ma con una cura maniacale per ogni aspetto del vostro lavoro. Come vivete il ritorno del pubblico al supporto fisico, alla musica da “toccare” dopo anni in cui ci hanno raccontato che il “liquido” avrebbe soppiantato tutto? Investireste ancora nell’album come insieme di storie unite da un concept?

Assolutamente sì, abbiamo sempre dato un concept ai nostri dischi. Ci viene naturale ma per farlo tutto deve collimare; curiamo ogni elemento, dalla musica ai contenuti, dalla grafica alla comunicazione. Ci fa molto piacere che ti sia accorto di questo aspetto, perché dedichiamo davvero tantissimo tempo ad ogni dettaglio e fra l’altro vedrete cosa abbiamo architettato per i live: un led light show autonomo e sincronizzato con tutto il concerto, una sorta di quinto elemento sul palco! Ed è proprio nei concerti che le band come la nostra vengono a contatto con il pubblico che può acquistare dischi: ben venga, quindi, il ritorno al fisico senza dimenticare che il digitale ci ha dato la possibilità di fruire di quasi tutta la musica creata ad oggi, mettendoci a disposizione cataloghi e meraviglie infiniti con un click.

Avete scelto di chiudere il nuovo Falso negativo con tre bonus track. Due sono autografe, e provengono da EP precedenti. Come mai questa scelta?

La risposta è davvero semplice, e forse banale. “In questo inverno” e “Contact the Fact” erano release solamente digitali e abbiamo quindi voluto stamparle, “Sorride a tutti” è invece l’inedito di Novanta e ci piaceva proporlo come filo conduttore verso il nuovo album.

Avete già progetti per il prossimo futuro? La vostra musica è molto evocativa, avete mai pensato di comporre per il cinema? Vi affascinano le serie TV?

Per ora ci interessa far conoscere il più possibile Falso Negativo, poi si vedrà. Vogliamo concentrarci sul presente. Comporre per il cinema? Ci lusinga ma non ci abbiamo mai pensato, potrebbe essere un’idea interessante. Le serie Tv e gli anime ci appassionano molto, anche perché ormai sono diventate dei veri e propri film da grande schermo a livelli di effetti speciali, trame ecc. Pensiamo che ci sarà sempre più spazio per le serie e meno per il cinema d’autore, perché le masse sono più eccitate all’idea di incollarsi davanti al piccolo schermo per lungo tempo, poiché con la frenesia moderna a volte si desidera solo un divano infinito e un altrettanto infinito film. Un po’ lobotomizzante come idea, ma realista.

Presto vi vedremo sul palco con i Sigue Sigue Sputnik… come nasce questo incontro? Quando saranno previsti altri vostri concerti in tutta Italia?

La possibilità di suonare con i Sigue Sigue Sputnik nasce grazie alla partnership che abbiamo stretto con Darkitalia che, nel corso del prossimo anno, ci supporterà nella programmazione dei concerti. Il 3 ottobre è partito da Brescia il Falso Tour che ci porterà a suonare per ben tre volte a Milano, poi andremo a Monza, Mantova, Torino, Crema, Forlì, Piacenza, Bergamo e per concluderlo torneremo a Brescia in dicembre prima di ripartire per un mini tour a Berlino nei primi mesi dell’anno nuovo. Le date sono in aggiornamento e potete trovarle nei nostri spazi web: il sito ufficiale e la pagina Facebook.

16 ottobre 2017
16 ottobre 2017
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