La Danza della Realtà. Intervista ai Pumarosa

E se Dio parlasse attraverso la mia bocca
quale sarebbe il suo messaggio?

È questa una delle domande che si pone Alejandro Jodorowsky nel corso della sua biografia (adattata anche al grande schermo) La Danza Della Realtà, racconto di vita in cui esoterismo, religione, magia e vissuto si intrecciano in una linea continua e inquietante. Tratti assimilabili in toto ai Pumarosa, una delle rivelazioni di questo 2017 in dirittura d’arrivo. Prima con il loro Ep omonimo e poi con l’album d’esordio The Witch, i giovani britannici hanno meritato gli apprezzamenti e l’entusiasmo dei fan. Suoneranno a Milano il 10 dicembre e saranno in Italia per complessive quattro date, tre delle quali in apertura ai Depeche Mode, sorte toccata già agli Algiers di cui abbiamo parlato altrettanto bene nel corso dell’anno. Abbiamo avuto il piacere di intrattenerci con la cantante e artista visiva Isabel Muñoz-Newsome, mente acuta e attitudine curiosa verso qualsiasi input ma allo stesso tempo ansiosa di descrivere nel dettaglio quello che le sta passando per la testa. Una chiacchierata fitta che apre una breccia sullo sciamanico sound dei Pumarosa e ci fa vedere oltre l’alchemica magia che la band riesce a creare. Insomma, come prendere la realtà e farla danzare in un equilibrio precario, assioma ben descritto dal filosofo cileno nel suo libro, quando scrive: «The worst grotesque situations: believing one knows oneself […]». «C’è un mio amico che va matto per Jodorowksy», mi racconta Isabel, «mi sta pressando per farmi leggere proprio La Danza Della Realtà ma al momento sono troppo indietro con le letture! Però è fantastico sapere che qualcuno pensi a questo collegamento».

…beh c’è un po’ tutto quello che si trova nei Pumarosa: esoterismo, religione, magia…

Assolutamente sì! E poi non sono cristiana, la Gran Bretagna è un gran bel punto interrogativo in questo senso, però sono molto attratta dal rituale della religione, non dall’organizzazione religiosa. La musica è il posto dove un rituale si consuma di volta in volta.

Tutto questo mi fa pensare a una citazione di Oscar Wilde che dice in sostanza che la via del paradosso è quella della verità e che quest’ultima bisogna metterla in equilibrio su una corda per apprezzarne la veridicità…

Sì, credo che quella che consideriamo realtà sia una sorta di manufatto costruito. A volte la prendo per quello che è, altre volte ho bisogno di andare oltre, capire quello che succede davvero. Lo fai a tuo rischio e pericolo, è come avere un flash. In un attimo tutto assume un significato diverso: tremendo e magnifico allo stesso tempo. È come quando provi a scrivere con la sinistra, quando lo fai con la destra (se non sei mancino ovviamente) è naturale, una prassi consolidata e accettata per quella che è. Cambiare mano significa re-imparare da zero, come se tornassi bambino.

C’è un disco o un artista che vi ha trovato tutti d’accordo e vi ha fatto venire la voglia di metter su la band?

In realtà credo che ognuno ne abbia più di uno. I miei personalmente sono sicuramente Patti Smith con Horses (Oh mio Dio!). Poi, ricordo di essermi follemente innamorata delle prime cose che ho ascoltato di Iggy Pop e stessa cosa vale per i Radiohead. Cerco di non ascoltarli più come prima per non farmi condizionare troppo!

Hai citato artisti che comunque non sono strettamente legati agli anni ottanta, eppure il vostro sound sa molto di 80s…

E non sei la prima persona a farcelo notare! Non so come sia possibile, sicuramente ci sono gruppi come Smiths Joy Division, anche se sono più 70s che 80s, che ho amato e amo tutt’ora. Forse è quel romanticismo degli anni ottanta che è affine al nostro gusto.

…gli anni ottanta si sono impossessati di te nel sonno!

[ride, ndSA] sì! Sarà stata la radio accesa mentre dormivo nella culla!

Devo confessarti che Priestess è uno dei brani che sto consumando sin dalla sua uscita. Credo sia il vostro identikit e mi affascina il fatto che il video sia in netta contrapposizione col contenuto del testo: scene di vita normale controbilanciate da una canzone che parla di streghe e della danza intesa come inquieto atto esoterico.

Esatto, volevo che ci fosse più umanità nel video. Ci siamo io e mia sorella che balliamo, non volevo che fosse una cosa hollywoodiana con modelle uscite fuori da cinque ore di make-up. Vedo mia sorella ballare sulla musica, perdere il controllo ed è fantastico. È tutto molto umano.

Rimanendo su questo brano, credo che una delle sue caratteristiche più evidenti sia l’utilizzo quasi sciamanico delle parole. Quel ritornello dove «you dance» è ripetuto quasi all’infinito, da un lato spinge al movimento, e dall’altro, se chiudi gli occhi, ha quasi il potere di proiettare davanti a te qualcuno che sta danzando…

Oh fantastico! È meraviglioso perché è proprio l’idea che avevo mentre scrivevo il testo. Tratto i testi come se fossero poesie, parto dalle rime…

Da dove prendi l’ispirazione?

Beh da tutto: leggo tanto …libri, giornali. Assorbo informazioni dalle notizie di cronaca così come dalle conversazioni. The Witch è un disco dal forte carattere femminile e sicuramente questo è derivato da discorsi fatti con amici o conoscenti e da situazioni vissute in prima persona o riportatemi in un secondo momento.

Tra l’altro credo che sia fondamentale soprattutto in questo periodo la presenza di album dal carattere così fortemente femminile, penso a St. Vincent e Björk per citare due casi molto recenti. Con l’uragano Weinstein in corso, queste opere ricoprono un ruolo ancora più importante…

Proprio così. Per fortuna l’attenzione dei mass media è stata rivolta a questa triste faccia nascosta di Hollywood; ovviamente ogni caso è una storia a sé, ma la cosa importante è che quando avvengono le ingiustizie il piano privato, quello coperto da brillantini e fuochi d’artificio, diventi pubblico e si mostri in tutta la sua volgare e squallida realtà. La gente dev’essere tanto coraggiosa da avviare questo processo.

Tornando a voi, sarete a breve in Italia e aprirete per i Depeche Mode. Una grande occasione…

Assolutamente sì, è incredibile avere questa opportunità, suonare in posti grandi e fare il nostro show in apertura a una band del genere!

La strega ha fatto la magia!

Sì!

Cosa farete invece nel futuro immediato?

La grande novità sarà ritrovarci in una stanza e perderci nel flusso della musica. Forse torneremo in Calabria…

Come in Calabria? Io vengo da lì!

Oh! Pensa che Priestess l’abbiamo registrata proprio lì!

E io che pensavo che fosse stata registrata in qualche fredda landa desolata…

Eccola la verità che sta in bilico, accidenti mi devo segnare il titolo del libro!