It’s only rock and roll. Intervista ai Vaccines

In un pomeriggio insolitamente assolato di Londra, il telefono squilla mentre sto lavando i piatti. Justin Young dei Vaccines mi chiama con dieci minuti di anticipo. «Meglio!», penso io… e mi tuffo nella retorica tutta british del weather-talk. «Tempo, magnifico!», faccio, «sono appena rientrato da tre giorni del Kent e, pensa tu, ho beccato un po’ di sole…». «Qui a Cambridge è orribile», risponde lapidario lui. Forse l’ho fatto ingelosire. I Vaccines hanno da qualche giorno pubblicato Combat Sports, il loro quarto album, che li svincola dalla retorica indie-rock, per immetterli definitivamente nella traiettoria “rock da classifica”. Per farlo, sono dovuti passare da un album rivelazione (What did you expect from the Vaccines?), uno di conferma (Come of Age) e uno di sperimentazione più assoluta (English Graffiti). A un primo ascolto, Combat Sports sembra essere il definitivo ritorno al suono muscolare e chitarristico dei primi due album, ma, diffidate dalle sirene, il nuovo album è un’intelligente proposta rock per il pubblico generalista.

«Non riuscivamo a suonare English Graffiti dal vivo», mi confessa Justin di primo acchito, «per cui abbiamo cercato di fare un album che rappresentasse anche la nostra versione live». Parliamo di live, perché la band, che da poco ha visto l’ingresso di due nuovi membri (Tim Lanham alla batteria e Yoann Intonti alle tastiere), si trova a Cambridge, da cui inizierà il tour che la porterà in giro per i club e i festival di tutto il mondo. Cosa dobbiamo aspettarci? «Un misto di vecchio e nuovo» dice compiaciuto, «anche se siamo molto impazienti di presentare i nuovi brani. Per ora ce ne sono cinque o sei in scaletta». Non troppi quindi, il giusto per compiacere tanto i nuovi quanto i fan di vecchia data. «Meglio i festival o i concerti singoli?» gli chiedo, giusto per fare un po’ di polemica. «Non saprei, c’è un’enorme differenza… C’è qualcosa di speciale nel suonare per i tuoi fan soltanto… però è interessante la dimensione del festival, nella quale non stai lì a recitare il sermone ai fedeli, ma devi conquistarti la folla…». E siccome di polemica non ne abbiamo mai abbastanza, gli faccio: «Immagino che tu sia stato un abituè dei festival da giovane…». Con mia sorpresa, Justin mi rivela come non gli sia mai capitato di andare a un festival negli anni della gioventù, e che, quindi, può parlare solo della sua esperienza stando dall’altra parte del palco. Ma parliamo dell’album.

A cosa dobbiamo il titolo? Ci hai tenuta nascosta la tua passione per la boxe?

No, per niente… L’album doveva chiamarsi Your Love Is My Favourite Band, ma, pian piano, il titolo ha cominciato a suonare non appropriato per il sound di un album che era ordinato, sudato, muscolare. I testi, poi, nella mia mente, hanno cominciato a creare questa idea di un incontro di boxe… e ho pensato che avesse un che di poetico…[Dopo aver tentato di dirgli la verità sulla retorica della boxe, usata nel rock and roll fin dall’alba dei tempi, preferisco tacere e procedere con le domande. L’utilizzo del topos della boxe, per dovere di cronaca, è un archetipo che affonda le radici in Elvis, passando per Bob Dylan e Morrissey e arrivando a Mark Kozelek/Sun Kil Moon. Justin è certamente al corrente di questi antecedenti, ma preferiamo non tirarli in ballo, NdSA].

Immagina di essere un fan della prima ora dei Vaccines. All’indomani di English Graffiti, che tipo di album ti aspetteresti? Sperimentale o originario?

Quando è uscito English Graffiti non sapevamo come i fan avrebbero reagito. Non sapevamo nemmeno come noi avremmo reagito. Stavamo cercando di capire cosa fare, non ci aspettavamo certo che le persone ci dicessero se l’album era abbastanza heavy o fast. Stavamo cercando di capire dove volevamo andare, e forse non l’abbiamo capito. Per cui, volenti o nolenti, penso che ogni nuovo album sia una sorta di reazione all’album precedente. Sei sempre lì a chiederti: come ti ha fatto sentire quell’album? Come ha fatto sentire altre persone? Cosa abbiamo ottenuto dal punto di vista personale, creativo, commerciale? È semplicemente impossibile non avere una reazione. Non credo che Combat Sports sia molto distante da English Graffiti, ma ammetto che possa suonare più gradevole. Detto questo, non lo potevamo sapere all’epoca di English Graffiti e, anzi, per fare Combat Sports abbiamo avuto bisogno di English Graffiti.

Si tratta di un’evoluzione dei Vaccines, più che di una rivoluzione, quindi…

Esattamente.

E per quanto riguarda i nuovi membri? Come si sono inseriti nel processo creativo?

Il 40% del personale in sala prove è nuovo, quindi per forza di cose i loro interessi, i loro ascolti, il loro approccio sono entrati nel processo creativo dei Vaccines. Tim e Yoann sono entrambi incredibilmente talentuosi e l’album non sarebbe stato lo stesso senza di loro. Come al solito, io porto i brani in sala e tutti insieme ci lavoriamo. Per Combat Sports ci siamo immaginati con un piede nel passato e uno nel futuro…[Off the records #1: come detto in sede di recensione, l’album ha in effetti questa caratteristica di essere una nuova forma del sound-Vaccines, che non ha paura di suonare perfino troppo pop. Detto questo, ci sono brani che, come gli dico subito dopo, non sfigurerebbero nella classica Indie Anthem Playlist di Spotify. Il mio preferito è Put It On A T-Shirt, NdSA].

C’è un brano a cui sei particolarmente legato?

[La risposta non poteva che essere] Your Love Is My Favourite Band [il brano più radio friendly del disco, NdSA] mi piace particolarmente per il testo perché, in fondo, siamo sempre alla ricerca di nuovi modi di dire a qualcuno l’amore che proviamo. Mi piace Young American, ma devo dire tutte le canzoni dell’album…

A proposito di Young American: in diversi episodi, viene fuori un Justin Young se possibile ancora più crooner, ancora più cavernoso e fascinoso. Si dice che tu abbia ascoltato parecchio Leonard Cohen. Confermi?

Ebbene sì. Amo follemente il suo modo di scrivere, il suo modo di cambiare una parola e dare un significato completamente diverso a una frase. Ti dirò di più: prima di innamorarmi così a fondo di Cohen, non avevo mai prestato abbastanza attenzione ai testi. Adesso, con questo album, i testi sono tornati a essere fondamentali e Cohen ha aiutato fortemente la mia scrittura.

Ci sono altri riferimenti degni di nota per Combat Sports?

Abbiamo ascoltato parecchio power pop perché ci è sembrato una versione primordiale e intelligente di punk rock in cui le chitarre sono colloquiali, le melodie sono liriche e i testi sono molto emozionali. Abbiamo ascoltato band come Cars e Big Star e altre formazioni in cui puoi riconoscere un minimo di te stesso [Penso di aver riscaldato Justin abbastanza, quindi è tempo di sfoderare la mia 500 million domanda. Ci giro intorno prima, come un leone alla sua preda, NdSA]

Ti ricordi la sensazione che hai provato nel sentire una vostra canzone suonata per la prima volta in radio?

Sì, era nel programma di Zane Lowe (BBC Radio 1) ed ero in vacanza in Grecia. Mi sono collegato a internet per ascoltarlo ed è stata una sensazione fantastica. E lo è ancora. Quando senti una tua canzone alla radio o anche solo quando la suoni dal vivo, ti porta dritto al momento in cui l’hai scritta, alla tua cameretta o a qualsiasi posto tu abbia scritto il brano.

Scrivi mai i tuoi brani pensando di scriverli per farli suonare in radio?

Nooooo, no davvero… Whoaaaaa, actually [vieni a me…], actually, actually… Quando una canzone comincia a prendere forma ho nella testa questa voce che mi fa immaginare cosa penserà la gente, se qualche band ne farà una cover [immagino sia valido anche il dj remix, ndSA], se sarà suonata in radio. In effetti, c’è tutto questo processo nella mia mente quando una canzone prende vita. Definetely [Off the records #2: la titubanza iniziale mi fa pensare che nessuno prima d’ora gli avesse mai posto questa domanda, che, se vogliamo, è un po’ il cuore di tutta la retorica dei Vaccines, i quali, ora più che mai, hanno la consapevolezza di avere i mezzi giusti per cavalcare il mercato. Ma mi va di stemperare l’atmosfera…]

The Arctic Monkeys, Kim Kardashian, Theresa May. Chi ti porti a letto, chi ti sposi, chi cerchi di evitare?

[ride, ndSA] Troppo facile questa! Mi porto a letto Kim Kardashian, mi sposo gli Arctic Monkeys e tento di evitare a ogni costo Theresa May.

Mea culpa. Te l’ho fatta troppo facile. Provo con questa: in che stato di salute pensi che si trovi il rock and roll in questo momento?

Magnifico. Certo, non ha la stessa rilevanza culturale dell’hip hop, del pop o persino della dance, e magari non ha lo stesso impatto che avuto in epoche passate, ma è parte del gioco. Il rock and roll, così come il punk rock, è uno stato mentale, non è un genere, e penso che, finché si adatterà ai cambiamenti e continuerà a combattere, sarà sempre nei paraggi.

 

11 aprile 2018
11 aprile 2018
Leggi tutto
Precedente
Flow #79 – Il mare d’inverno Flow #79 – Il mare d’inverno
Successivo
Flow #80 – Tutti in carrozza Flow #80 – Tutti in carrozza

recensione

recensione

recensione

artista

Altre notizie suggerite