KK Null. I Canti del Caos Cosmico

«Analog: metal junks, trumpet, and plus digital: synthesizer, electronic percussion». Questi gli strumenti che Kazuyuki Kishino ha utilizzato per generare il caos cosmico di Oxygen Flesh (Neurot, 2008). Un disco simile a molti altri tra gli oltre cento pubblicati dal leader degli Zeni Geva in più di venti anni di carriera. Eppure un disco diverso dagli altri. Che pare triturare, con una tecnica simile per certi versi a quella del sodale Merzbow, tutta una serie di suoni che hanno contrassegnato gli anni ’90 in contesti di elettronica e musica da ballo (hardcore, drum’n’bass, gabber), per poi inglobarli in un pastiche sonoro minaccioso ed ostile.

Dopo che tutta una serie di musiche estreme che hanno segnato nel bene e nel male gli ottanta e i novanta si è sedimentata nella sua sterminata memoria sonora, Kazuyuki Kishino ripropone questa eredità – conscia od inconscia: qui poco importa – alle generazioni estreme dei 2000. Chiaramente riaggiornata all’oggi ma con quel tocco vintage che è peculiarità dell’artista. C’è tanto mestiere, in Oxygen Flesh, che è album interamente composto da pezzi improvvisati e che invece pare essere un disco studiato sin nei minimi particolari, dotato di una forma compiuta e persino riconducibile ad un’ipotesi, per quanto distorta, di canzone rumorosa. Di anni, da quel lontano 1981 che vedeva il giovane chitarrista esibirsi nei club più disastrati di Tokyo in improvvisazioni allo strumento appena iniziato a strimpellare, ne sono passati tanti.

Le esperienze di Absolut Null Punkt (progetto facente capo alle teste pensanti di Kishino e Seijiro Murayama, batterista dei Fushitsusha di Keiji Haino, «a chemistry of inspiration and improvisation», come li definisce Kishino) e, soprattutto, di Zeni Geva, hanno marchiato a fuoco l’apprendistato punk del giapponese. Ma sono state le collaborazioni con il gotha della sperimentazione internazionale a delineare la figura del KK Null solista, il manipolatore di suoni e rumori, quasi l’alter-ego di Merzbow nella propensione, tutta nipponica, a fagocitare generi, stili, tendenze e tecniche. Ma anche il musicista a tutto tondo dall’appeal quasi europeo per cipiglio e attitudine al sodalizio artistico, il cultore delle arti visive e applicate, al servizio delle quali si presta volentieri, il citazionista colto e imprevedibile. John Zorn, Steve Albini, Boredoms, Seiichi Yamamoto, Jim O’Rourke, Merzbow, Fred Frith, James Plotkin, Keiji Haino, Otomo Yoshihide, Jon Rose, Atau Tanaka, Zbigniew Karkowski, Z’EV, Alexei Borisov. Noisegate, Philip Samartzis, Ovo, Sonic Youth, Mike Patton: questi alcuni dei compagni di iconoclastia che hanno intravisto nella caparbia ars destruendi del giapponese qualcosa di più che un futile gioco al massacro.

A proprio agio sia con i rumoristi puri (esemplare l’album a quattro mani con Merzbow Deus Irae, del 1993), che con quelli accademici (Where We Exist con Fred Frith; la recente collaborazione con Chris Watson e Z’ev), è pur sempre a contatto con il corpo morto del rock che il rumore di Kishino sortisce gli effetti migliori. Dell’amore incestuoso tra i mastri di rumore KK Null e Steve Albini si dirà analizzando la storia di Zeni Geva; ma quando ai due si unisce l’altro sperimentatore sonoro Jim O’Rourke e il forsennato Darin Gray, già bassista di Dazzling Killmen, lo spettro sonico si allarga a dismisura. Non solo noise-rock catatonico, ma anche vuoti post-rock e dilatazioni ossessivamente ambientali. Yona-Kit, unico lascito discografico in coproduzione Skin Graft/Nux Organization, si pone più sull’onda lunga di Brise-Glase che dei feroci assalti di Big Black/Zeni Geva. La straniante patina altra, però, è sempre ben presente grazie al cantato di Null e alle asperità lunari di pezzi come Slice Of Life.

Abbiamo fatto al giapponese qualche domanda in occasione dell’uscita di Oxygen Flesh.

Le tracce di Oxygen Flash hanno avuto una gestazione lunga due anni. Come mai?

In realtà ho iniziato a lavorarci su nel 2006, e ho completato il master solo nell’estate del 2007, quando l’ho mandato alla Neurot. Non so perché ci abbiano messo più di un anno per pubblicare il disco.


Che tipo di strumenti hai utilizzato per comporre Oxygen Flash?

Mi sono servito sia di strumentazione analogica (bidoni di metallo, tromba), sia di dispositivi digitali (sintetizzatore, percussioni elettroniche).

L’approccio alla scrittura di quelle tracce è stata di tipo improvvisativo?

Sì, tutto il materiale che ascolti in Oxygen Flash è frutto di improvvisazione.

Com’è avvenuto il passaggio, se ce n’è stato uno consapevole, dalla musica punk di Ybo2, Absolut Null Punkt e Zeni Geva alla musica elettronica? Quanto un tipo di esperienza ha influito sull’altra?

Non vedo nessuna relazione specifica tra KK Null e Zeni Geva. Ho iniziato la mia carriera di musicista improvvisando con una chitarra ed una pedaliera con numerosi effetti. In seguito i miei interessi si sono spostati gradualmente verso la musica elettronica ed il suono dei sintetizzatori. Ho iniziato così ad utilizzare samples in aggiunta agli effetti che estraevo dalla mia chitarra. E’ stato all’inizio dei 2000, credo…

Cosa è lecito aspettarsi dal futuro di Zeni Geva?

Gli Zeni Geva torneranno a farsi sentire molto presto. Il primo cd, Maximum Money Monster è stato ristampato dall’etichetta inglese Cold Spring all’inizio del 2008 ed il nostro secondo batterista, Tatsuya Yoshida (dei Ruins) è tornato a far parte della band. Abbiamo così deciso di imbarcarci in una tournee europea nell’aprile del 2009. Suoneremo inoltre al Sergey Kuriokhin International Festival di San Pietroburgo, il 24 aprile e al Beyond The Pale Festival (rassegna curata dai Neurosis all’interno del Roadburn Festival di Tilburg) il 25 aprile.

Cosa suoni sul palco, quando ti esibisci da solista?

Ovviamente è una situazione completamente differente dai live con Zeni Geva. Di solito, quando suono da solo, preparo in precedenza delle basi nel mio studio, e poi suono sintetizzatori e kaosspads su o con esse dal vivo.
 

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