Giro di vite

La musica ha la capacità di prendersi il proprio spazio, di sottolineare un attimo, di farsi firma per un evento, un pensiero, finanche per un’opinione. La buona musica può addirittura trascendere e farsi memoria. Come Haruki Murakami che cita i Beatles in Tokyo Blues e le diverse Penny Lane, Julia, Nowhere Man più che siglare semplicemente uno stacco, un passaggio, un dialogo, si fanno sostanza stessa del libro. Canzoni che diventano memorie. Quelle di Memories For The Unseen hanno lo stesso spirito confidenziale, riservato, intimo del sussurro notturno degli amanti, delle lettere sporche dal fronte, di una carezza inaspettata. E’ il Giro di Vite secondo i Mimes Of Wine, la loro Spoon River, forte di un romanticismo in alcune parti lunare e sinistro, in altre solare ed aspro. In definitiva uno spirito molto “rock”, come dovrebbe essere il rock nel 2012: tagliente, colto, pieno di una passionalità che si è persa da tempo.

Come fosse una medium che parla per i suoi fantasmi, Laura Loriga si incarica di trasmettere ai posteri le opinioni degli invisibili: «l’ album raccoglie le storie di dodici voci che ritornano per parlare a qualcuno di importante, per riaprire un momento del passato, legate da un’idea piuttosto variegata di ritorno. A volte è l’immagine di un ricordo ad essere descritta, a volte le immagini vengono inventate per dare concretezza a quello che viene detto e chiesto. In tutti i brani, chi parla tramite la mia voce, lo fa sempre dal retro della scena (per tre volte sono personaggi vivi solo nei libri), ma si tratta sempre di una presenza centrale, che guarda da molto tempo ciò di cui è parte silenziosa, mossa da un desiderio di essere infine, vista. Si tratta di dialoghi tra fantasmi veri, di battaglie, preghiere, scherzi e amori, dietro ai quali a volte mi nascondo anche io stessa.» Memories For The Unseen, secondo disco firmato Mimes Of Wine ha il carattere intimo del diario personale, enfatizzando sotto questo aspetto l’intimismo pianistico di Apocalypse Sets In.

Eppure, se il merito di Laura Loriga fosse stato solo quello di buttar giù un abile secondo capitolo, non avremmo avuto una collezione di canzoni così coesa e dinamica, marchiata da quell’umore agrodolce che è ormai un trademark. Sottolineato da un parterre strumentale assai più ricco, Memories For The Unseen è la testimonianza di una musicista che si conquista il proprio spazio e diventa cosciente delle proprie capacità: «L’approccio in sé è rimasto lo stesso, ma crescendo e cambiando i miei ascolti e le esperienze fatte nei due anni che mi separano dal primo disco, i risultati si sono sicuramente a loro volta trasformati. Ho semplificato i brani per concentrarmi di più sullo sviluppare idee definite, e il concetto che li unisce mi ha guidato nel dare ad ognuno di essi il suo posto e il suo colore». In questo senso, più di una mano arriva dai musicisti che gravitano attorno alla sigla Mimes Of Wine fin dall’inizio e dal rodaggio dal vivo: «In realtà i live del disco scorso sono stati fatti con musicisti diversi e molte variazioni di formazione. Questa volta la band che ha registrato sarà anche quella al mio fianco sul palco. Tutti i suoi componenti hanno influito moltissimo sugli arrangiamenti e il suono finale dell’album: Stefano Michelotti, Luca Guglielmino, Matteo Zucconi, Riccardo Frisari, Helen Belangie. Altre due persone, il cui contributo è stato fondamentale, sono Adam Moseley (con cui ho lavorato sul mix e il master a Los Angeles) e Enzo Cimino. Quest’ultimo si è preso cura delle registrazioni e ha colto in pieno le idee che avevamo in mente per il risultato finale».

La vicenda si fa poi del tutto personale. Laura ha ormai una capacità di scrittura autonoma, individuale. Le canzoni dei Mimes Of Wine hanno un respiro e uno sviluppo sufficientemente caratteristici per svincolarsi, di volta in volta, dai variegati riferimenti della stampa. Paragoni che vanno dai più ovvi come Tori Amos, Lisa Germano e PJ Harvey a quelli più strambi come Dead Can Dance e Diamanda Galas. Interrogata sulle possibili assonanze della propria musica, Laura non si fa pregare: «E’ buffo perchè quasi mai chi fa confronti cita le cose che ascolto di più, ma è anche interessante e un buon segno, perchè altrimenti vorrebbe dire che sono una seria vittima di che quello a cui accenni, il problema di creare cose simili a quello che si sente. Quando capita di sentire l’eco di qualcosa, credo che stia a noi decidere se crediamo di poterlo fare nostro o se è meglio lasciar perdere. Mi piace molto Lisa Germano e il suo modo di scrivere sincero e forte, come mi piacciono la maggior parte degli artisti prodotti da Michael Gira e Young God Records. Non ascolto Tori Amos da moltissimi anni perciò non so dire ora se mi si sia vicina o meno, ma rimane sicuramente un complimento».

I Mimes Of Wine, complice anche il tour con i Giardini di Mirò, sono destinati a marchiare a fuoco questo strano autunno 2012, che non sa decidersi se diluire i postumi di un’estate torrida o flirtare timoroso con il minaccioso inverno all’orizzonte