Düsseldorf beat

Düsseldorf città del romanticismo. Düsseldorf sede della Staatliche Kunstakademie. Düsseldorf culla di Joseph Beuys. Düsseldorf, quindi, madre dell’arte concettuale. Düsseldorf che accoglie, dal 1965 al 1971, gli Spirits Of Sound di Wolfgang Fluer, Wolfgang Riechmann e Michael Rother. Ai posteri nessuna incisione, ma ognuno degli effettivi sarà ingranaggio del poi noto Krautrock.

Cosi come il futuro Tangerine Dream Edgar Froese si dilettava in classici rhythm and blues e Holger Czukay, tra una lezione e l’altra alla corte di Stockhausen, suonava musica per balere, anche il natio di Amburgo Rother, all’epoca, era lungi dall’essere il sonico metronomo che verrà, e parimenti i colleghi Fluer e  Riechmann non era altro che un  giovincello infatuato di Beatles e Stones che rifletteva nei Sos il desiderio di emulare il caschetto di George Harrison e/o il braccio sinistro di Hendrix.

Ma quello stato – vale a dire il rifarsi a tutti i costi a “certi modelli” – portò il chitarrista nella condizione di creare un qualcosa che schivasse l’ovvio e immergersi nell’ignoto. Fu cosi che nel 1971, durante il servizio civile nell’ospedale psichiatrico di Neuss e coi Spirits Of Sound oramai archiviati (Wolfgang Fluer lo ritroveremo più avanti in seno ai Kraftwerk di Autobahn mentre Wolfgang Riechmann, dopo l’ingresso nei Streetmark di Eileen e un disco solista, Wunderbar, verrà brutalmente assassinato senza ragione alcuna nel 1978 da due balordi ubriachi), Rother incontra un amico, anch’egli chitarrista, che lo convince ad unirsi a delle session di un gruppo che, dopo aver rilasciato un pastiche noise ante litteram, Tone Float, quando ancora si chiamavano Organisation, stava cercando di assemblare del materiale per il nuovo parto, il secondo e sempre con Conny Plank ai comandi, sotto l’effige Kraftwerk.

Il pretesto fu quello di incidere musica per un’ipotetica colonna sonora e le prove, con Ralf Hütter e un tale Charly Weib alla batteria mentre Florian Schneider e Klaus Dinger monitoravano dalle retrovie, convinsero così tanto gli interessati che tempo qualche battuta e un gioco di sguardi che la compagine si ritrovò nelle persone di Schneider, Dinger e lo stesso Rother (Ralf Hütter stranamente latitava…) a girare per feste, spettacoli televisivi (memorabile la performance tra coni spartitraffico al Beat Club) e concerti, sovente in compagnia dei Can, dove la furia percussiva dei Kraftwerk appariva come qualcosa di estatico, nervoso (“era come guidare un onda violentissima, c’era un che di magico” dirà poi Rother) e primitivo che rapiva gli stessi ed il pubblico. Una catarsi ipnotica gestita dall’intesa creatasi tra la chitarra del fu Spirits Of Sound (ormai sempre più vicina all’idea di Monk Time, il classico dei germanici acquisiti Monks) e il drumming forsennatamente monotematico di Ginger che quasi oscurava l’operato Schneider.

Un nervosismo che però si rifletteva anche nei rapporti interpersonali tra i tre, specie tra Dinger e Schneider; cosicché, quando la questione Kraftwerk cominciava ad assumere i connotati del duopolio – Schneider più il ritrovato Hütter – e le nuove sedute di registrazione non ricreavano la magia del palco le strade si divisero e Rother e Dinger convinsero Conny Plank a seguirli nel progetto Neu!.

Neu(!)en pop music

Detto questo, sembrerebbe che nella Germania dell’epoca non stesse succedendo che questo (anche se solo questo potrebbe bastare e avanzare…) mentre invece Düsseldorf era solo uno dei tanti centri teutonici che, alla pari di Inghilterra e Italia, muoveva sul proprio territorio un genere, il rock progressivo, che dalle pagine del Melody Maker diventò Krautrock: Berlino che tra il 1970 al 1972 raccoglie gli esordi di  Tangerine Dream, Klaus Schulze, Kluster, Agitation Free e Ash Ra Tempel; Monaco che presenta nel giro di pochi mesi, tra il 1969 e 1970, le opere prime di Embryo, Popol Vuh, Guru Guru e del collettivo Amon Düül I / II; Colonia teatro nel 1969 di Monster Movie dei Can e, appunto, Düsseldorf che nel solo 1970 vede gli Organization tramutarsi in Kraftwerk.

I Neu! quindi nascono ufficialmente nel momento in cui Florian Schneider capisce che la macchina ipnotica allestita in quello primo scorcio di 1971 insieme a Rother e Dinger non è affare di sua pertinenza. E poi come gestire, una volta rientrato Hütter nei ranghi, quattro teste oltremodo pensanti sotto lo stesso cielo? Una scissione benedetta nonché necessaria che permetterà ad una storia di sdoppiarsi in due, avvincenti storie di proporzioni epiche.

Mentre il duo Kraftwerk si rinchiude nei Star Musik Studio di Amburgo (anche se con la testa già erano dalle parti di “Kling-Klang”) in compagnia del fido Conny Plank, questi – sdoppiandosi come se non di più la storia stessa – aiuta i Neu! per il debutto che vedrà la luce nel 1972 sotto l’egida della Brain Records. La front cover esibiva il moniker del gruppo leggermente obliquo, sottolineato e seguito da un imperante punto esclamativo. Niente di più semplice e diretto quanto il contenuto – registrato in quattro notti per via degli elevati prezzi degli studi nelle ore diurne – che snocciola sei episodi nati prevalentemente sul momento e forti di una doppietta, i dieci minuti a testa di Hallogallo e Negativland, che inventa – o legittima, visti i primissimi Kraftwerk –  il cosiddetto motorik, ovvero quel 4/4 monotono in costante divenire che nelle mani di Rother e Ginger e grazie all’airplay del fan John Peel farà dei Neu! la cosa nuova del nascente panorama teutonico e non solo. Non fanno che seguirsi/inseguirsi la chitarra dell’uno e la batteria dell’altro, senza particolari artifici ma anzi, data la precarietà economica, col fiato sul collo del dover registrare tutto nel breve tempo possibile; eppure baciati dall’estro geniale di fare della semplicità un’arte.

Radicalmente opposti come di solito in alchimie simili, i due Neu! furono l’antefatto con qualche anno di anticipo della querelle Tom Verlaine/Richard Hell, laddove il primo, il Rother della situazione, poco si addiceva all’irruenza naif del secondo che come Dinger ebbe poi modo di sfogarsi diversamente. Ma mancò, ai newyorkesi, un mediatore come Plank che oltre ad essere un professionista esemplare permise una compatibilità altrimenti utopica altrove.

Intanto il successo del disco fu talmente fulmineo che i Nostri, sospinti anche dal clamore dei media per la faccenda krautrock, tornarono subito in studio per un singolo, Super/Neuschnee, di discreta notorietà ma utile di lì a venire. Neu! 2 dell’anno dopo, il cui artwork stavolta vedeva un due roseo stagliato sul solito e obliquo moniker, citava le intuizioni del debutto (vedi il motorik di Für Immer) smussandone l’acre retrogusto. Un minuzioso lavoro in studio che bruciò quasi tutte le risorse, sia tempistiche che economiche, per le sole tracce del lato A. Ed ecco che un Dinger perso per perso e punzecchiato da chissà chi o cosa decide di manipolare l’anzidetto singolo, via un registratore a cassetta o ruotando a mano le bobine del  master, alter(n)andone la natura tanto che Neuschnee la si ascolta sia normale che a 78 giri, Super varia dall’origine ai 16 sino ai 78 e Hallo Excentrico! nasconde una Für Immer giocata dal Nostro mentre si corre contro il tempo.

L’operazione non piacque né ai critici né al pubblico che si sentì preso in giro, ma, mutatis mutandis, necessità chiamava virtù e Dinger – che ritornando sull’argomento qualche anno fa disse che l’operazione non era poi tanto dissimile dai vari remix che oggigiorno accompagnano questa o quella canzone – ottimizzò come meglio poteva una situazione, a posteriori, tragicomica.
Soluzione che però alterò il già precario equilibrio tra i due, che come le migliori coppie decisero una ragionevole pausa di riflessione con l’uno a studiare il futuro progetto La Düsseldorf  e l’altro in viaggio alla volta di Hessen…

Musik von…

Ad attenderlo i colleghi di label Cluster, in stand-by da due anni dopo il rilascio di quel Cluster II contenente una Im Süden che tanto piacque a Rother. Stimati da quest’ultimo, Hans-Joachim Roedelius e Dieter Moebius furono più volte ipotizzati come possibile rinforzo alle date live dei Neu!, ma per una serie di ragioni non se ne fece mai nulla. Oltretutto si dividevano lo stesso produttore, Conny Plank, e dopo qualche improvvisazione in studio il progetto Harmonia nacque e si consumò lì, nell’incantevole scenario di Weserbergland.

Musik Von Harmonia si inaugura nella pachidermica Watussi il cui andazzo, preconizzante una versione lo-fi dei futuri Cluster, si smembra subito dopo nell’ambient isolazionista di Sehr Kosmisch. Il mantra zingaro Sonnenschein, il motorik di Dino e Veterano (che sembra uno scherzetto figlio del dissacrante Neu!2) e le stranianti melodie di Ahoi! e Hausmusik saranno un toccasana sia per i rigenerati Roedelius e Moebius che per certa intellighenzia art-rock anglosassone (vedasi Brian Eno, ascoltasi Ahoi! e dicasi Apollo) che da queste note apprenderà come sviluppare nuove strategie (pop) oblique.
Frattanto, mentre studia col fratello Thomas sul da farsi dei La Düsseldorf, Klaus Dinger  tende una mano al vecchio amico Michael Rother e questi la stringe come se non stesse aspettando altro.

Neu! ’75 è il lascito finale della creatura Neu! (la reunion del 1995 con pezzi risalenti ad almeno dieci anni prima è solo materia per almanacchi) nella forma e nella bellezza di Hero, ovvero i La Düsseldorf con qualche mese di anticipo e canovaccio del futuro punk. Eppure i primi (ma solo i primi) secondi di Isi sembravano presagire ben altre intenzioni, e invece via subito col rigoroso motorik della stessa e gli slow, dalla penna di Rother, Seeland e Leb’ Wohl che pare una versione per piano di Atmosphere dei Joy Division.
Le restanti tracce, stavolta ad appannaggio del solo Ginger, sono E-Musik e una After Eight che, se possibile, suona ancora più terremotate della terremotate Hero. Il gruppo si scioglie e la musica tutta non sarà più la stessa. Già non lo era.

La sinergia con Rother cambierà i connotati ai Cluster che nel nuovo Zuckerzeit, non a caso  da lui prodotto, dimenticano ciò che erano per trasfigurare nella melassa pop avvenente di Hollywood e Rosa e sussurrando, tra i tanti, ai Suicide (Caramel) come trasformare la spazzatura in gioielli.
intanto che Brian Eno prende nota e David Bowie sguinzaglia il suo management per monitorare la questione alloggi in quel di Berlino,  gli Harmonia sfoderano Deluxe e l’ex-Roxy Music scopre Un altro mondo verde.

Il disco si avvale della batteria di Mani Neumeier dei Guru Guru (uno non proprio di fioretto…) e la materia fa quadrato ancora meglio di Musik Von Harmonia, tessendo robotiche nenie vocali su vellutati tappeti cosmici (Deluxe) e deragliando in veemenze post-Neu!/pre-La Düsseldorf (Monza), che convincono Bowie come strutturare la Red Sails di The Lodger.
Eno li vuole. Gli Hamonia sanno che l’inglese ha presenziato alcuni loro concerti. Si annusano e nel 1976 partono delle registrazioni che conosceremo solo nel 1994; ma il problema pare non sussistere visto che tutti gli interessati sono presi da altre incombenze: i Cluster pubblicano Sowiesoso e poco dopo, sempre con Eno, disegneranno la ballata cosmica più bella di tutti i tempi, The Belldog; lo stesso Eno che vola a Berlino da Bowie per strutturare quella famosa trilogia e Michael Rother in studio a registrare il suo primo disco solista.

Flaming heart

Si accompagna al solito Conny Plank e chiama a sé il batterista dei Can Jaki Liebezeit, cioè niente di più opposto al fragore animale di Dinger e musicista dotato di un piglio ritmico universale.
Flammende Herzen esce nell’anno del punk ma Rother, che suonava punk quando nessuno neanche sapesse cosa fosse, se ne sbatte e sciorina i pattern per cui è noto. Flammende Herzen, Zyklodrom, Karussell, Feuerland e Zeni sono, seppur in mise edulcorata, nulla più che variazioni sul tema motorik e chiedere altro ad uno che, scrutandone un attimo il recente passato, ha scritto memorabili pagine di musica sarebbe immorale e insensato anche. Nel disco come nelle altre sue prove soliste, Rother svela una natura mite vagamente accennata prima; diciamo anche che il Nostro rende al meglio quando inserito in un contesto a più teste, e quello che si sta per prefigurare da lì a qualche mese ha le stimmate della bellezza.

Il Krautrock, si sa, proprio in quegli anni – la fine dei ’70 – con l’avvento del punk e della new wave cominciava la nota ascesa, e il Bowie di Low fu solo la prima, glaciale avvisaglia. Ora il Duca, per il suo Heroes, vuole la chitarra dell’ex Neu! (Hero è uno dei suoi pezzi preferiti) e questi, accettando, si appresta a prendere parte ad uno dei snodi fondamentali di tutti i Seventies. Con lui c’è Eno e il tutto profuma di bei tempi, ma le parti non si incontrano (si dice che il management di Bowie volesse un Rother tipo il secondo lato di Low mentre il chitarrista era di tutt’altro avviso) e il progetto salta. La storia è a tutti nota: viene chiamato l’amico di vecchia data di Eno, Robert Fripp, e Heroes, per quanto bella, trapassa il muro e si colloca nel mito.
Sappiamo com’è andata e sappiamo che Fripp è “Fripp” anche perché quel giorno lui c’era. È  materia utopica invece la storia con Rother coinvolto, e alla pari del Witek di Kieślowski il destino (cieco) a venire poteva cambiare, chissà, e forse la chitarra in  I Zimbra dei Talking Heads sarebbe stata la sua e altro ancora. Rimarrà cosi, materia irrealizzata e infamia per i sentimenti, come gli Stars di Syd Barrett, Twink e Jack Monck o la mai consumata collaborazione tra Miles Davis e Jimi Hendrix.

Rimane però una carriera da portare avanti, e poco prima di essere eletto musicista tedesco dell’anno dalla rivista Sounds, nel 1978 è la volta di  Sterntaler. Ai comandi il solito Plank e la batteria sempre presieduta da Liebezeit.
Il canovaccio è simile alla precedente prova – che nella sola Germania vendette più di 100.000 copie –   ma il disco si fa apprezzare per la ballad à la Durutti Column (solo che Vini Reilly debutterà l’anno dopo) Blauer Regen e il motorik liquido, con tanto di vibrafono, di  Fontana Di Luna (che il titolo l’abbia suggerito Liebezeit?!).
Quello di Rother è Krautrock da salotto, l’antitesi del vecchio amico Klaus Dinger che intanto coi suoi La Düsseldorf pubblica il nuovo Viva e si gode il successo del singolo Rheinita;  tuttavia è la terza prova solista, Katzenmusik del 1979, a segnare il miglior lavoro del Nostro dai tempi degli Harmonia.
Essenzialmente una suite in due parti, il pattern vede un Rother epigone di Fripp (Km1, Km6) e manipolatore di nastri (Km8) con piglio audace alla tempi che furono, e anche quando il corpo si fa classicamente motorik (Km10) non ci si tedia come nelle precedenti uscite.
Se c’è un suo disco da avere dopo le esperienze di Neu! e Harmonia questo è Katzenmusik.
È anche l’ultima volta che Conny Plank siederà alla regia dacché per il successivo full lenght sarà lo stesso uomo di Amburgo ad incaricarsi della produzione.
Sempre con Liebezeit alle pelli, Fernwärme del 1982 è un deciso cambio di rotta che conferma il  ritrovato stato di grazia.

La chitarra non è più l’indiscussa protagonista e per la prima volta le tastiere assumono toni quasi kraftwerkiani (la cosmica Elfenbein e Klangkorper) con un quid di epico molto Eno (Fernwärme). Se c’è un suo disco da avere dopo Katzenmusik questo è Fernwärme.
Seguiranno altri album – Lust, Suessherz und Tiefenschaerfe, Traumreisen, Esperanza – e seguiranno i dissidi con Dinger che nel 1995 la farà grossa rilasciando delle registrazioni live, allegate alle session del 1986 per il quarto album dei Neu! e pubblicate per il solo mercato giapponese, che a Rother non andranno giù. Sarà una storia che andrà avanti per molto quella legata al catalogo dei Neu! e solo nel 2001 le parti si accordano per rimasterizzare i primi tre dischi del gruppo, dando alla Grönland l’onere di distribuirli per tutta Europa. Nel frattempo il post-rock era diventato l’alternativa all’alternativo ed agonizzante giunge, coi Nostri ripescati dagli Stereolab e col krautrock setacciato da più parti. Le ristampe teutoniche fioccheranno e qualche negozio si inventerà addirittura il reparto kraut.
Nel 1988, dopo quasi due decenni di assenza Michael Rother tornerà a calcare un palco e lo farà in compagnia di Moebius per un’ouverture che ci porta ai giorni nostri: il 27 novembre 2007 gli Harmonia nella formazione classica inaugurano il Worldtronics Festival di Berlino. Se ci sarà dell’altro non ci è dato sapere, ma la pubblicazione di Live 1974 da parte della Grönland è un bel sentire.

Alla pari di Michael Karoli dei Can e Manuel Göttsching degli Ash Ra Tempel, Rother è e rimane chitarrista geniale di un movimento dove la chitarra non era certo la protagonista. Imporsi significava sudare e lui, che certo non aveva la tecnica né dell’uno né dell’altro, ci riuscì. Il nostro rispetto. Sempre.