Niklas Paschburg

Arrivato al suo secondo album, il giovanissimo compositore tedesco Niklas Paschburg si assesta nel suo ruolo di paesaggista sonoro: le sue composizioni classicheggianti riecheggiano infatti i luoghi da cui esse traggono ispirazione, tanto nel debutto Oceanic (2018) quanto in questo nuovo Svalbard, uscito lo scorso 28 febbraio.

Dall’oceano al circolo polare artico, la nostra chiacchierata con Niklas ha avuto come snodo principale appunto questa affinità con la natura, col mondo selvaggio e incontaminato, e ovviamente come la musica può descrivere questi luoghi. «Sono sempre stato ispirato dalla natura – racconta – Vivere il paesaggio artico è stata un’esperienza speciale: sono stato sopraffatto dalla magnificenza delle montagne, costantemente ricoperte di neve e ghiaccio, circondate ventiquattro ore su ventiquattro dal cielo stellato e dall’aurora boreale, per via del buio perenne».

Le isole Svalbard non sono state scelte unicamente per il paesaggio, ci ha spiegato, ma anche per la presenza nel loro territorio della più grande banca di semi al mondo. «Quando l’ho saputo sono stato immediatamente affascinato da quel posto, e dall’impatto che può avere sul nostro futuro. La banca viene già usata per aiutare a far ripartire l’agricoltura in paesi colpiti da calamità o guerre, e per questo è stata per me un punto di riflessione su tutte quelle comodità che tendiamo a dare per scontate, lussi che inevitabilmente ci mancano in tempi di crisi. Tutto ciò mi ha ispirato nella scrittura del disco».

L’album suona a tratti malinconico e sognante, in modo non dissimile dal suo predecessore, ma c’è sempre un bagliore di speranza in queste composizioni, una sorta di luce che in alcuni casi esplode in virate elettroniche o anche pop. È il caso di Little Orc, traccia scritta durante una pausa dal periodo di registrazione: «Avevo intenzione di tornare alle origini con questa traccia, ma in qualche modo tutti i suoni e le idee si sono mossi in una direzione completamente diversa, probabilmente ispirata dalle ultime sessioni di registrazione con Andy Barlow (produttore del disco), in cui abbiamo registrato nuovi suoni, tra cui i mormorii presenti nel brano».

Quando gli abbiamo chiesto che ruolo giocassero i paesaggi nel processo compositivo, così presenti in entrambi i suoi lavori, Paschburg ha espresso curiosità riguardo alle immagini che la sua musica evoca nei suoi ascoltatori, soprattutto coloro che non conoscono la storia dietro ai suoi lavori. «I paesaggi sono piuttosto essenziali – dice – ma sono felice di sapere se un ascoltatore visualizza qualcosa di completamente diverso ascoltando ciò che faccio. I paesaggi naturali sono la cornice dei miei lavori correnti, ma sono certo che potrei cambiare fonte di ispirazione nel futuro».

Ed è proprio di questo futuro che gli abbiamo chiesto, prima di salutarci: «Al momento sto lavorando alla colonna sonora di un film e presto andrò in tour – rimarca, su di giri – Entrambe le cose mi tengono piuttosto occupato, ma ho già idee per ciò che andrò a comporre dopo questo tour».

Non ci resta che aspettare il prossimo disco per scoprire se Niklas Paschburg continuerà a portarci in luoghi inesplorati con la sua musica, o se, come suggerito durante l’intervista, sceglierà di cambiare fonte di ispirazione. Intanto ci lasciamo portare da questo Svalbard in una gita sulle montagne del circolo polare artico, tra i ghiacci e l’aurora boreale.

17 Marzo 2020
17 Marzo 2020
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