Quando la musica è luce: storia di Apogeo Records, etichetta discografica del Rione Sanità

Dalla sala di incisione si sentono le voci dei bambini che giocano. «Nel cortile a fianco fanno il camposcuola. Le stesse voci sono anche entrate in alcune canzoni», dice Andrea De Rosa, 34 anni e occhi azzurri. È lui che apre le porte dei box che ospitano la sala di missaggio e di registrazione di Apogeo Records. Non esiste probabilmente in nessun’altra parte del mondo un’etichetta discografica con la sede in un edificio così antico. La prima pietra della Basilica di San Severo fuori le mura è stata piazzata nel sedicesimo secolo nel cuore del Rione Sanità, a Napoli. Il quartiere è la «Napoli al quadrato» dello scrittore Ermanno Rea, una porzione della città esponenzialmente amplificata nella forma e nello spirito dal suo patrimonio culturale e dalla sua emarginazione sociale. Qui vivono circa 67mila abitanti in cinque chilometri quadrati, dove però manca un asilo nido e i tassi di dispersione scolastica sono allarmanti. La Camorra, che si contende questo territorio, porta le sigle dei clan Vastarella e Sequino, una volta alleati. «Negli ultimi anni – assicura però Andrea – le cose sono cambiate molto. Il Rione si è aperto molto verso l’esterno e l’esterno si è aperto molto verso il Rione». E anche la sua storia racconta questo cambiamento.

Una storia sbagliata

Alla Sanità Andrea ci arriva nel 2010. È appena tornato da Urbino, dove aveva deciso di studiare giurisprudenza e di scappare. Dove aveva provato a mettere migliaia di chilometri tra lui e il suo dolore per la morte di un amico che l’aveva fatta finita buttandosi sotto un treno. Un giorno gli fanno sapere che Un’Altra Napoli Onlus organizza al Rione dei corsi di formazione per tecnici del suono. Lui già gestisce una casa discografica al quartiere Chiaia, che è davvero tutta un’altra Napoli: con il mare di fronte e Piazza del Plebiscito a due passi. E poi suona, scrive e canta le sue canzoni. «Tutta colpa di Fabrizio De André e poi di Paolo Benvegnù», confessa sorridendo. Decide quindi di partecipare al corso.

Dal progetto della Onlus, con il finanziamento di Telecom Italia e Ibm, vengono installati una serie di box sul suolo sacro della Basilica: nasce il Sanità Music Studio. È il 2012 e all’inaugurazione interviene tra gli altri James Senese. Andrea continua però a pensare anche da artista e realizza che è il momento di venire fuori con il suo progetto Adailysong. Ma tra le etichette discografiche a cui bussa non trova condizioni soddisfacenti. «A quel punto mi sono detto: perché non farmelo da solo questo album? Pensai di fondare l’etichetta. Feci la proposta e mi diedero le chiavi della chiesa. Così è nata Apogeo Records». Il nome è sbagliato, o meglio: doveva essere Ipogeo Records, riferendosi alle catacombe della Sanità. Un errore di battitura porta al contrario l’etichetta a tendere verso l’alto. «In astronomia l’apogeo è il punto di massima distanza tra la terra e la luna. All’inizio mi sembrava sbagliato. Oggi, per una serie di motivi, penso che suoni addirittura meglio», spiega divertito Andrea.

Luce

L’etichetta va quindi ad affiancare, potenziare, concretizzare l’attività dello studio. Apogeo Records si occupa di tutte le fasi di produzione: dall’arrangiamento alla registrazione alla direzione artistica alla grafica e ai video. E le cose cominciano a ingranare. Un cantante lirico e chitarrista si trasferisce a Napoli per amore. Ascoltato un po’ per caso, Andrea lo convince a incidere un album: viene fuori Palepolis, la firma è di Ben Slevin. Swunk degli Swunk Infusion invece sperimenta fino a tirare fuori un caleidoscopio jazz.

Alle prime note, Apogeo deve tuttavia farsi riconoscere dal Rione. «La Sanità – spiega Andrea – è come un paese. All’inizio tutti mi chiedevano chi fossi e cosa stessi facendo lì. Poi con il tempo entri nella comunità, il quartiere ti accoglie, ti fa sentire perfino protetto». È paradossale, ma a rendere questa porzione di centro storico una specie di microcosmo periferico è l’unica architettura che teoricamente non divide mai, ma unisce: un ponte. Nel caso specifico, è quello voluto da Gioacchino Murat e Giuseppe Bonaparte agli inizi dell’800 per collegare il centro città alla reggia di Capodimonte. Il ponte, avendo scavalcato completamente il Rione, è diventato per la Sanità una barriera dall’alto e verso l’alto. Un attraversamento speciale che ha ridotto il Rione in una periferia, escludendo e condannando all’emarginazione i suoi abitanti.

[La Basilica di San Severo dall’esterno con il Murales Perseveranza disegnato da Matti & Sal nel 2017]

La resistenza più brusca ad Apogeo Records la fa quindi un gruppo di ragazzini che giocano a pallone davanti alla Basilica. Non sopportano che non gli venga permesso di entrare nella chiesa, che considerano la loro chiesa. Quindi tirano pietre e infilano carte incendiate sotto le porte. È don Antonio Loffredo – che con padre Alex Zanotelli è il prete di frontiera della Sanità – che fa capire ad Andrea che è proprio a quegli scugnizzi che bisogna aprire le porte. Una volta dentro i bambini cambiano e accettano di buon grado di mettersi a scrivere qualche riga. Vengono fuori le parole dolci e amare, piene di entusiasmo per la vita e d’innocenza vissuta per strada che saranno della canzone Luce. Racconto di un quartiere.

Sanità non vuol dire però soltanto disagio, periferia, emarginazione. Apogeo si inserisce infatti coerentemente in un contesto che con la musica ha una familiarità ispirata. Da queste parti è nato Riccardo Pazzaglia, sodale di Domenico Modugno (sono sue le parole di Io mammeta e tu e di Meraviglioso). In uno scantinato del Rione si è anche formato negli anni ’70 il progetto Batracomiomachia di Pino Daniele con Enzo Avitabile e Rino Zurzolo. Il passato si fa sentire ancora più forte una volta dentro la Basilica di San Severo, dove si trova appunto lo studio. Tra quelle navate un giovanissimo Totò – il principe della risata è nato in una via adiacente alla chiesa – faceva il chierichetto. «Questo è l’organo – racconta Andrea avvicinandosi al Mancini che si trova nella Basilica – con il quale da bambino il compositore Domenico Cimarosa ha suonato le primissime volte. Così si dice perché la madre faceva le pulizie». La navata centrale finisce con un gradevole ingorgo di leggii, sedie e strumenti: sono dell’Orchestra Sanitasamble che raccoglie decine di ragazzi del quartiere. Che, in realtà, sono già delle star: nel giro di pochi anni si sono esibiti due volte per il Papa, una volta per il Presidente della Repubblica, all’evento dedicato a Diego Armando Maradona e ai trent’anni del primo scudetto del Napoli al San Carlo, e in prima serata sulla Rai al programma Stasera Casa Mika. L’Orchestra, come Apogeo Records, fa parte della rete costruita dalla Fondazione San Gennaro, un esperimento che ha attirato anche l’attenzione delle Nazioni Unite. Attraverso presidi culturali e attività lavorative, la Fondazione ha avviato un’opera di rigenerazione del quartiere creando occasioni di formazione, occupazione, riqualificazione. È la stessa Fondazione che gestisce il turismo delle Catacombe di San Gaudioso e San Gennaro e della quale fa parte anche il Teatro Nuovo Sanità, «un’isola di pace, creatività e possibilità» per Roberto Saviano. Quella della Fondazione è «una gentrificazione che coinvolge invece di allontanare gli autoctoni», semplifica Andrea annunciando che sull’esperienza della Fondazione è in preparazione un documentario.

Stelle rare

Proprio al Nuovo Teatro si terrà il 12 luglio la serata conclusiva dell’Apogeo Spring Contest che premierà con un EP e un videoclip a carico della label la migliore tra le quattro proposte musicali che si sono guadagnate la finale dopo mesi di serate a scadenza settimanale. A contendersi la vittoria saranno i progetti di Giovanni Amirante, Alessandra Nazzaro, Dafne e Work in Progress.

Di scoperta, intanto, Andrea pensa di averne fatta già una: Le Vacanze, due indie-pop sannita arrivato finalista all’Arezzo Wave Love Festival. «Nel giro di pochi anni Apogeo Records ha prodotto tutti i generi tranne il metal», aggiunge. Degni di nota sono Mamma Quartieri di Raffele Giglio, un bozzetto poetico della Napoli popolare ispirato da Nino Rota e Marc Ribot («In quel caso ci siamo accorti di aver alzato l’asticella» confessa Andrea); l’album Chi fatica se more ‘e famme degli Ars Nova (quello che ha venduto di più finora); l’eleganza etnica e poliglotta di Le stelle sono rare delle Mujeres Creando.

[Un angolo dello studio della Apogeo Records]

E chi vorrebbe vedere, Andrea, dall’altra parte del vetro della sala missaggio? «Uno che mi piace molto oggi è Motta», risponde senza pensarci su troppo. «Fa paura – continua – per qualità di composizioni, qualità espressiva, arrangiamento, testi. Sì, se devo esprimerne uno, è lui il desiderio». Nel ricordare alcuni momenti memorabili della giovane vita della label Andrea cita poi la rassegna Take Me To Church, con i live di artisti napoletani e non come The Niro, Cabeki, An Harbour. E poi il Festival di Sky Arte a Napoli del 2016, finora prima e unica edizione. Quando convinsero gli organizzatori a portare alla Sanità parte degli eventi e un live di Vinicio Capossela. Quando l’istrionico cantautore ha detto ad Andrea con la sua voce rauca: «Bella questa cosa che avete fatto».

La risposta

La soddisfazione più grande resta però quella di aver assunto delle persone a tempo indeterminato anche grazie alla creazione della SRL Upside e alle collaborazioni con l’Università Federico II di Napoli. Senza mai tralasciare la consapevolezza di partecipare a un processo storico di rigenerazione di un quartiere: alla Sanità Andrea ha anche visto le pistole delle stese e la paura e disperazione per i morti ammazzati negli ultimi anni. Il caso più eclatante è stato quello del 17enne Genny Cesarano, ucciso per sbaglio nel settembre del 2016 davanti alla Basilica di Santa Maria della Sanità. In momenti del genere, Apogeo Records ha vissuto quei lutti come membro della comunità. «Il nostro modello vincerà – dice comunque convinto Andrea – ne sono convinto. Anzi, sta già vincendo. È come far parte di qualcosa di invincibile». Se la vive così, forse, è anche grazie alla musica. Che è la forza, la sua risposta alla vita, ai suoi risvolti, alle cose che succedono. «Quando mi chiedo – spiega – perché faccio qualcosa, la risposta la trovo nella musica. Come se fosse l’origine, l’energia, la motivazione delle cose. Una luce, che guida sempre e nonostante tutto. Anni fa ho fatto una scelta e guardando indietro mi dico che sarei potuto essere un triste avvocato, magari anche bravo, ma triste. Invece oggi vivo della mia passione».

Uscendo dalla chiesa arrivano dei bambini. Sono della Madonna dell’Arco, l’associazione religiosa che riempie le strade dei quartieri popolari di Napoli con processioni improvvisate per quasi tutto l’anno. Vogliono entrare nella Basilica, cercano qualcosa. Andrea apre, li fa entrare. Dopo un po’ vanno via e quindi chiude il portone della chiesa. Che in realtà non è mai stato così aperto.

12 luglio 2018
12 luglio 2018
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