Sentirsi come a casa

Se certamente non c’è bisogno di mettere “quote rosa” nella musica rock, dove di muse inquiete e ugole angeliche c’è sempre stata, fortunatamente, abbondanza, va però sottolineata una musicista come Jessica Bailiff. Cresciuta in area Low, sotto i paterni consigli di Alan Sparhawk, la Nostra è stata la prima solista donna del roster della Kranky. Tra le maglie rigorose di una scuola sperimentale che negli anni ’90 dettava il la per la voga post-rock, i dischi della Bailiff hanno testimoniato, passo dopo passo, la grandezza delle piccole cose. Per la prima volta in tour in Italia, scambiamo quattro chiacchiere con una musicista che sembra essere tanto severa e distante su disco, quanto calorosa e affabile nella vita.

Ho notato che il tuo nuovo disco, Feels Like Home, riduce la lunghezza delle tracce e soprattutto disturbi, droni e distorsioni. L’impressione è che tu ti stia avviando verso un suono più classicamente folk, proprio in un momento in cui l’approccio generale porta molti musicisti a muoversi verso un suono più dronato e lisergico,

Feels Like Home è venuto fuori in modo del tutto naturale. Non stavo andando alla ricerca di un particolare suono o piuttosto di specifiche sensazioni o atmosfere. Ho cominciato ad usare in maniera sempre più preponderante la chitarra acustica nel mio sound e ora tutto questo si è evoluto al punto di diventare lo strumento principale per scrivere. Ultimamente preferisco canzoni corte, sia nella fase di scrittura che nell’ascoltare cose altrui. E trovo appropriato che tu abbia usato la parola “disturbi”. E’ un tema specifico che inizia con l’immagine di copertina, scelta molto prima che l’album fosse finito. Trovo veramente interessante i contrasti tra la luce e l’oscurità, il giusto e il non giusto, la bellezza e la non-bellezza e la personale percezione delle singole persone su tutte queste cose.

Pensi che un’altra How Our Perception of Distance Is Changed With Each Passing Hour da Hour of the Trace sia ancora possibile per te?

Tutto è possibile, veramente. Quella pièce fu fatta con Alan Sparhawk, creandola e registrandola in modo del tutto spontaneo, nel suo studio, buttando idee l’una sull’altra e vedendo cosa andava bene e cosa no. Penso che sembri un po’ pretenziosa, con quel titolo e tutto il resto, ma ci stavamo veramente divertendo. Potrebbe essere davvero ottimo fare un giorno qualcosa di più strumentale, ma non sono ancora pronta. Dovrebbe essere una cosa fatta veramente bene. E ora come ora, mi sto concentrando di più a cercare di essere una cantante e una songwriter migliore.

Riascoltando i tuoi quattro album, mi potresti dare le tue impressioni dopo tutti gli anni passati dalla loro realizzazione? Qual è quello a cui sei più legata?

Riascoltare gli album può essere a volte un po’ difficile, perché mi accorgo sempre di cose che avrei voluto fossero fatte diversamente. Non mi piace proprio l’artwork/design del primo. Mi piace l’artwork  e il design del secondo, invece, ma trovo che non sono ancora molto sicura su molta della musica. Il terzo disco aveva molte più potenzialità di quelle che sono riuscita a realizzare. Andai veramente in ansia per finirlo dopo sei mesi circa di registrazione, per poter fare altre cose: tour, lavorare ad altri progetti, etc. Mi piace la cover di quell’album, perché è veramente luminosa, anche se la musica che contiene non lo è altrettanto (ancora contrasti). Il primo disco  Even In Silence sarà sempre speciale per me. E’ stata un’esperienza fantastica con chiunque vi fosse coinvolto. Mi ricorda di un momento della mia vita molto più innocente. Il nuovo  Feels Like Home  è il mio preferito ora come ora. Sono ancora fresca dell’esperienza e non ho avuto ancora il tempo di guardarmi indietro e vedere tutte le cose che avrei voluto fare diversamente.

Trovo che nella tua musica, fin dalle origini, ci sia sempre stato uno strano ed etereo mood europeo. Anche in Feels Like Home. Cosa significano quelle parole russe che si sentono all’inizio di Spiral Dream? Cosa pensi dell’Europa?

Siccome non conosco il russo, non posso dare un traduzione accurata, ma le giovani ragazze che cantano mi hanno detto che quelle parole significano qualcosa come: “Quando partirò, te lo dirò…” , come se questa persona prendesse finalmente il coraggio di lasciare il proprio amato e dicesse le cose che sono nelle sua mente. Mi piace molto il modo il cui la lingua russa suona, ma mi piace anche il significato dietro le parole. Ho una visione idealizzata dell’Europa. E’ una cosa del genere: “l’erba del vicino è sempre più verde”. Sono stata innamorata dell’Europa già da prima di visitarla per la prima volta. E’ così piena di storia, carattere e bellezza. Va da sé che ci siano anche cose cattive, come in tutto il resto del mondo. Ho conosciuto così tante persone splendide e ho stabilito contatti di amicizia veramente intensi con persone che vivono in Europa. Probabilmente mi sento più in sintonia con gli europei, perché vivono in una società che ha un genuino rispetto e un forte amore per le arti. Anche il fatto che la qualità piuttosto che la quantità sia più prevalente nei paesi europei piuttosto che negli States, in tutto: dal cibo ai vestiti, dalle arti alle relazioni. Mi piace molto questo modo di pensare. Così mi sento veramente male, quando sento parlare di “americanizzazione dell’Europa” da persone che vivono in Italia o altrove.

Quattro anni di distanza separano Feels Like Home dall’album omonimo. Come mai così tanto tempo? Una scelta precisa, una mancanza di ispirazione o i tuoi diversi progetti collaterali ha tolto tempo alla tua attività solista?

Dopo che il terzo album è stato distribuito nell’autunno del 2002, ho fatto un paio di tour. C’è stato un bel po’ di lavoro per finire l’ep degli Eau Claire, ma non stavo scrivendo veramente. Ero davvero poco ispirata e sono passata attraverso un periodo di difficoltà personali. Mi sono trasferita nell’estate del 2003 e questo ha portato via un bel po’ di energia e di tempo. In agosto sono andata in Inghilterra per iniziare il secondo album dei Clear Horizon con Dave. Decisi poi che era tempo per avere un’apparecchiatura di registrazione in modo da poter lavorare anche a casa (prima me la facevo prestare). Mi sono trasferita di nuovo (altro tempo e altre energie andate via) nel tardo luglio 2004. Ci è voluto un anno da quando ho chiesto alla Kranky un piccolo aiuto nell’allestimento dell’equipaggiamento. Non ho avuto un vero e proprio studio funzionante fino al febbraio 2005. Feels Like Home è stato finito nel dicembre del 2005, ma dopo aver finito la mia parte, c’è voluto altro tempo per il mastering, il packaging, ecc. Sono passati quattro anni in un battere di ciglia.

La foto sulla copertina è abbastanza spettrale, come tutte le altre bambole fotografate da Laurent Orseau. Perché hai scelto un’immagine così “dark”? Sembra quasi un commento ironico al titolo “Sentirsi come a casa”.

Le cose erano veramente dark per me. Questa foto di bambola sembrava veramente incarnare il modo il cui mi sentivo in quel periodo. Credo di aver chiesto a Laurent se potessi usare quella foto nel 2004, ma non ne sono sicura (forse era il 2005). È come se le canzoni fossero venute fuori attorno alla scelta dell’immagine di copertina, così come le mie esperienze personali. Il working-title del disco era “demoni sottili”, che dopo tutto sembrava un po’ troppo ovvio e torvo. Warren Defever mi ha aiutata con alcuni ritocchi all’album, incluso suggerirmi il titolo. Feels Like Home viene dal testo di We Were Once e sembra dare il senso di qualcuno che è perso e vuole trovare qualcosa di confortevole e duraturo.

Clear Horizon e Northern Song Dynasty sono progetti isolati o possiamo aspettarci secondi album per entrambi i progetti? E qual è stata la migliore esperienza tra le due?

C’è un album dei Clear Horizon completo per circa 3/4, probabilmente un 5/6. Non so se sarà mai completato, ma sia io che Dave speriamo che prima o poi ci sia un secondo album. Nothern Song Dynasty è stato concepito per essere una band a tempo pieno con altri membri, ma è tutto svanito così. Nessuno sembrava interessato veramente. Fare uscire da soli il nostro disco è stato un modo per dire arrivederci al progetto. Ci piacerebbe fare un altro album, specialmente dopo la riedizione con allisnumber records (qualcuno finalmente interessato!), ma non abbiamo cominciato a pensarci. E’ stata veramente un’emozione lavorare con Dave, perché sono stata una fan dei Flying Saucer Attack per così tanto tempo. Ma non posso dire quale delle due esperienze sia migliore. Erano veramente due approcci diversi. Northern Song Dinasty è stato fatto a casa, collaborando di persona. Clear Horizon, invece, è stato un processo via mail. Per entrambi c’è voluto molto tempo.

Quindi eri già fan dei Flying Saucer Attack?

Sono stata una  grande fan dei Flying Saucer Attack. Fin dal 1993-94. Incontrai Dave ad un concerto che lui fece a Chicago nel 1997, come Flying Saucer Attack con David Grubbs e Jim O’ Rourke. Io e un mio amico guidammo per più di quattro ore, per essere li. Dopo lo show, tornammo a casa verso est di Chicago, mentre il sole stava sorgendo. Non ho mai più visto un’alba più bella di quella.

E cosa mi puoi dire della tua collaborazione con Odd Nosdam?

Quando ero in Inghilterra nel 2004, ricevetti una e-mail da lui che mi chiedeva se ero interessata a collaborare. Conoscevo la musica dei cLOUDDEAD ed ero veramente curiosa e lusingata. Anche lui è un grande fan dei Flying Saucer Attack. Tornò in Ohio in primavera per fare visita alla sua famiglia, così ci incontrammo allora. Ci scambiammo un po’ di cd-rs per posta, e durante una visita in California, dove lui vive ora. Ci siamo veramente capiti, anche se veniamo da mondi diversi. Siamo cresciuti in città simili, nell’Ohio repubblicano con molte zone piene di tensioni razziali. Abbiamo anche un sacco di interessi musicali in comune, come Flying Saucer Attack e Stars of the Lid.

Appartieni, in qualche modo, ad un gruppo di musicisti dediti a suoni folk disturbati. Penso a Rivulets, Drekka, Experimental Aircraft, Alan Sparhawk e i Low. Quanta vicinanza pensi che ci sia tra la tua e la loro musica?

Tutti quelli che hai citato sono miei amici, così credo proprio che la loro musica e loro stessi come persone mi hanno influenzato in un modo o in un altro. Ho avuto la fortuna di vedere i Low crescere dall’inizio della loro carriera e ho imparato molto da loro. Ad ogni modo, ognuno di questi progetti e diverso l’uno dall’altro. Nell’ordine hai uno scrittore e un performer veramente profondo ed emozionante; hai un musicista veramente onesto che mette le sue paure da parte e fa quello che vuole fare, non importa cosa; hai un’espressione di solido shoegaze/space rock che è evoluto fino a diventare davvero ottimo per melodie e suoni; hai una band davvero solida e forte che ha lavorato duro per molti anni sempre andando un po’ più in la con la scrittura e le proprie capacità espressive, con voce e strumenti. Non so come spiegarmi oggettivamente, ma vorrei dire che dREKKA è molto più originale di me.

Con la ristampa di classici anni ’60, una nuova generazione ha potuto scoprire musiciste come Anne Briggs, Judee Sill, Linda Perhacs, Vashti Bunyan. Ti piacciono queste artiste? Sembri essere una credibile e carismatica continuazione di questa tradizione.

Grazie, del complimento. Il mio amico Iker Spozio mi ha introdotto alla musica di Briggs e Bunyan (tra gli altri) con una cassetta compilation nel 2001. Un altro amico, Larry, mi ha introdotto a Perhacs e Sill. Ho impiegato molto ad entrare nei dischi di Judee Sill, ma adoro tutti gli altri menzionati. Mi piace specialmente Lookaftering di Vashti Bunyan che è uscito lo scorso ottobre. C’è una lunga lista di favoriti nella musica più vecchia, molti dei quali sono stati ristampanti negli scorsi anni.

Nella tua vita c’è qualcosa o qualcuno che ad un certo punto ti ha indirizzata a fare musica?

Per quanto lontano possa andare con la memoria, ho sempre avuto interesse nel fare musica. E’ incominciata molto presto con il piano di mia nonna, suonandolo a orecchio.  Sono stata ispirata da tutto, dai Beatles e i Top 40 Americani (quando ero bambina) ai Bauhaus e Siouxsie fino a  Sonic Youth e  Flying Saucer Attack. Queste ultime due band hanno veramente cambiato il mio modo di approcciarmi alla musica, spingendomi a scrivere qualcosa di mio (così come Codeine e Low).

Mi piacerebbe curiosare nella tua collezione di dischi. Quali sono gli album che hanno significato qualcosa di importante per te?

Ce ne sono così tanti! Sono album chiave per me: Bryter Layter (Nick Drake), Further (Flying Saucer Attack), Evol (Sonic Youth), Spirit of Love (C.O.B.), Just Another Diamond Day (Vashti Bunyan), Ask Me No Questions (Bridget St. John), Song To a Seagull (Joni Mitchell), Odessey & Oracle (Zombies), Scott 4 (Scott Walker), Loveless (My Bloody Valentine), I Could Live In Hope (Low), Souvlaki (Slowdive), Soul Kiss Glide Divine (Spectrum), Laser Guided Melodies (Spiritualized), Stars on E.S.P. (His Name Is Alive), I Am a Bird Now (Antony & the Johnsons), Stone Angel (s/t), Hosianna Mantra (Popol Vuh), Another Green World (Eno), Berlin (Lou Reed), The Velvet Underground and Nico (s/t), Kaleidoscope (Siouxsie and the Banshees)… questa lista non comprende tutto e non necessariamente sono i miei dischi preferiti di quelle band… sono solo dischi veramente importanti nella mia vita.

E il cinema? Che genere di film ti appassiona?

Adoro i film, specialmente i più vecchi. Per la maggior parte francesi e italiani. Adoro la trilogia di Kiesloswski Trois Couleurs  e molti film di Fellini, in special modo Giulietta degli spiriti, La dolce vita e Le notti di Cabiria. Di recente ho visto Paris Blues con Paul Newman e Sidney Poitier e mi è piaciuto tantissimo. Harold e Maude è un grande film. Più recentemente mi sono piaciuti i film di Wes Anderson, specialmente Rushmore e Royal Tenenbaums. Penso che Buffalo ’66 di Vincent Gallo sia ottimo. Closer è stato un po’ rivoltante ma mi è piaciuto egualmente, grandi attori e ottimi dialoghi. Devo ammettere di aver adorato Amelie, anche se noto che molte persone non la pensano esattamente così, ma credo che sia fatto ottimamente e stimola la sognatrice che c’è in me. Lost in Translation era eccellente. High Fidelity è uno dei miei preferiti (il libro, anche). I film sono simili ai dischi per me, ce ne sono molti che hanno avuto un grande impatto, ma non riesco a nominarli tutti.

Progetti futuri?

Ci sarà probabilmente un altro album solista, ed arriverà prima di quanto non sia arrivato l’ultimo. Ho già iniziato a scrivere del materiale. Eau Claire sperano di registrare un disco nel 2007, il secondo Clear Horizon sarà completato un giorno… c’è sempre qualcosa in lavorazione, con qualcuno, anche se se ne parla soltanto per il momento.

Grazie.

E’ stato un piacere 🙂

Perdonami per il mio pessimo inglese.

Non è così male, davvero!

27 Novembre 2006
27 Novembre 2006
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