Add a drop to my pointless life

English version follows…

Facile incazzarsi in questi casi. Perché l’hanno ribattezzato “the prince of dubstep“, e uno che il dubstep lo ha frequentato dall’inizio giustamente si indigna (come ha fatto esplicitamente James Blake, definendo tempo fa questo tipo di musica “un gioco a chi piscia più lontano, di cui il dubstep non ha assolutamente bisogno”). Per lo stormo di ragazzini che lo venerano da fan, dunque a occhi chiusi, affetti da una visione assolutistica e riduttiva della musica (clamoroso il caso scoppiato su Facebook a dicembre, quando la condivisione da parte di Skrillex di un brano di Aphex Twin ha ricevuto una sfilza di commenti di disappunto dei fan, che chiedevano insistentemente “ok, but where is the drop?”, “dov’è il crollo?”, il riff filth che spacca il brano, senza il quale evidentemente nessun pezzo ha ragion d’essere). Perché a sentire in giro sembra sia arrivato il messia dubstep per le masse, e vien voglia di tirar fuori le sacre bibbie di Distance, Skream, Burial & co., delineare vertici e purezza del genere, mettergli accanto la plastica riciclata di una Scary Monsters And Nice Sprites o una Ruffneck, il massimo di cui Skrillex è stato capace, e fargli il pelo una volta per tutte.

Ma sarebbe un discorso fine a sé stesso, che non toccherebbe minimamente né Skrillex né la sua gente. A maggior ragione che lui non ha mai affermato di essere il principe di alcunché e quello del dubstep è solo un espediente di immagine comodo da cavalcare, perfetto perché tutti possano parlare di lui, ma non un ambito di ricerca sonica intenzionale. E se a provarlo non bastassero i precedenti di Skrillex nel gruppo punk/metal From First To Last, basta scorrere le tracce dagli inizi a oggi: l’eponima My Name Is Skrillex, WEEKENDS!!!, Kill Everybody, trattasi semplicemente di ‘ardkore mainstream per gli anni X dalla bassissima qualità di produzione, dove tutto si muove intorno alla puntuale, ripetuta scarica filth che manda in palla la folla. Che poi, tra un drop e l’altro, ci vada di mezzo l’electro-house di Boys Noize o l’halfstep bristoliano, conta poco.

È un semplice, spietato meccanismo di causa-effetto. Skrillex lancia il drop e il pubblico impazzisce. Io ti do ciò che tu vuoi e tu mi riempi di soldi (o di clic) e mi rendi un idolo. E questa non è una critica, è semplicemente il modo in cui funziona col pubblico mainstream, volenti o nolenti. Basta prenderne atto e poi trarne le dovute conseguenze: stando così le cose, a cosa vuoi che serva la fantasia, l’ispirazione? E allora via con la ripetizione sistematica dello stesso schema, Fucking Die, Rock’n’Roll, Scatta, da due anni praticamente sempre la stessa traccia e sempre le stesse strutture di semplice contorno al filth distorto. L’importante è raggiungere il target. Vogliamo tirare in ballo dubstep, trance, house, metal? Vogliamo curare la produzione di Get Up dei Korn (dove son riusciti nell’impresa impossibile di tirare fuori una canzone esattamente identica a entrambe le discografie)? Vogliamo inscenare un assurdo ponte generazionale e collaborare in Breakn’ A Sweat coi membri residui nientemeno che dei Doors (che ci han fatto la figura dei nonni trascinati dai nipoti a un cinema porno)? Chissenefrega, basta che c’è “il drop”. Il suo è solo un prodotto da vendere, mica una teoria artistica. Una formula da ripetere con lo stampino e far funzionare il più a lungo possibile. Al punto da diventare inevitabilmente una gabbia, e infatti nell’ultimo Bangarang EP si assiste ad una prima, parziale messa in discussione del solito teorema strofa-filth refrain-strofa e vengono fuori brani alternativi come Right On Time (speed house in ricordo rave) e Summit (progressive trance revival in piena regola).

La sostanza però non cambia, l’obiettivo resta sempre eccitare il grande pubblico, che per sua natura non ha pretese intellettuali ma è guidato da reazioni istintive. E non è nemmeno opportuno tirare in ballo la solita storia della demonizzazione del mainstream, perché è una questione ormai largamente superata: la storia insegna, QUALSIASI artista o genere dovrà prima o poi confrontarsi con la sfida pop, nel senso più ampio del termine. Lo stesso dubstep, si sa, è abbondantemente in questa fase, dal 2010 di Mount Kimbie, Roska, Magnetic Man e Skream al 2011 di Katy B e Joker, e se vogliamo dirla tutta anche lo stesso Blake, che di Skrillex è l’antagonista sotto ogni punto di vista, la sfida pop l’ha bell’e vinta col suo album omonimo (cos’è il cantautorato soul, se non l’apertura delle ricerche post-dubstep al pubblico neofita?).

Storie differenti, ognuna diversa dall’altra e tutte diverse da Skrillex. Ma di fronte a uno come lui, gira e rigira la questione è sempre la stessa: qui non stiam più parlando di musica. Qui stiam parlando di commercio, che è una dimensione completamente diversa, tutto un altro campo di gioco, in cui le chiacchiere sull’arte stanno a zero e a parlare sono le cifre, anzi gli zeri. Tu puoi anche accanirti contro di lui perché (secondo il tuo punto di vista, condivisibile certo ma non assoluto) sta svuotando un genere che ha sempre scommesso tutto su un sentire introspettivo e un senso di appartenenza ad un’élite lontana dalla massa. Puoi vomitargli addosso tutto il tuo disprezzo. Lui ti guarda in faccia, dietro quelle lenti da finto-nerd-sfigato-emo che però, classifiche alla mano, te l’ha già messa in culo cento volte, e ti risponde: “mbé? Vuoi che non sappia che quel che faccio è merda? Ma hai visto lì fuori che coda ai miei concerti?” E tu non puoi che star zitto, perché lui è riuscito in quella che oggi, nel mondo del dio denaro e della guerra di marketing, è la sfida più difficile di tutte, ossia far musica senza troppa fatica e macinare fan a dismisura. E non dite che a farlo così non ci vuole niente, perché non ci sono tanti Skrillex in giro. Non col suo giro di vendite e di fan.

Volendo, lo si può odiare con tutte le forze. Con la consapevolezza, però, che quell’odio fa parte dello stesso suo gioco, che “la cattiveria del mondo malvagio” è manna dal cielo per ogni emo che si rispetti e non fa che rafforzare la loro fede e automaticamente i loro idoli. Oppure, se ne può semplicemente ridimensionare la portata e prenderlo per quel che è: un fenomeno generazionale, che come tale passerà presto e verrà dimenticato rapidamente. Come Jared Leto, Marilyn Manson, i Tokio Hotel. O i piercing, il bunjee jumping, l’iPod. Tutti casi da osservare, al massimo spunti per riflessioni sociologiche, ma niente a cui val la pena di far la guerra. Perché qualsiasi siano le nostre tribolazioni, loro, coi loro numeri, vincono sempre.

E poi, diciamocelo francamente: davvero pensavate che il dodicenne incazzato, in cerca di identità e mezzi per autoaffermarsi… uscisse matto per Burial?

 

Leggi anche: Krewella – Dubstep Pornography

 

English version

It’s easy to get pissed off with Skrillex. Because people call him “the prince of dubstep” and if you are someone who has listened to dubstep since the very beginning, you will rightly get indignant (just as James Blake did, defining this kind of music “like a pissing competition, that’s not really necessary“). Because masses of teenagers venerate him as fans, closing their eyes, with a reductionist vision of the music (think to the sensational episode on Facebook in December, when a post from Skrillex with an Aphex Twin track received a lot of comments like “ok, but where is the drop?“, clearly the only thing that makes a track acceptable). Because looking at the reaction from his fans, it seems the dubstep messiah for the masses has finally come, and you’d like to show these fans the Holy Bible of Skream, Distance, Burial & co., formulating a prism of the genre’s high points, comparing them with the recycled plastic of Scary Monsters And Nice Sprites or Ruffneck, the best things Skrillex has been able to make, and teach him and the fans the Dubstep lesson once and for all.

But it would have fallen on deaf ears, a discussion that wouldn’t reach neither Skrillex nor his people. Even more so since he never declared himself the prince of anything and dubstep is only a useful trick to make everyone talk about him, not an intentional field of music research. And if his precedent punk/metal band From Fist To Last is not enough evidence, look at his tracks starting from: My Name Is Skrillex, WEEKENDS!!!, Kill Everybody. It’s only mainstream ‘ardkore for the 2010s with a very low production quality, where it’s all about the usual, repeated drop that excites the crowd. What is between one drop and another, Boys Noize‘s electro-house or Bristol halfstep, is not the point.

It’s a simple, merciless mechanism of cause and effect. Skrillex throws the drop and the crowd goes crazy. ‘I give you what you want and you fill me with money (or clicks) and make me an idol’. And this is not a critique, it’s only the way mainstream audience works, whether we like it or not. The only thing we can do is be aware of this: if this is the situation, what would fantasy or inspiration add? Then, let’s go with the repetition of the same schema, Fucking Die, Rock’n’Roll, Scatta, for two years always the same track and the same structures of simple support to the distorted filth. The important thing is to reach the target. Do we want to trot out dubstep, trance, house, metal? Do we want to work on Get Up with Korn (where they accomplished the impossible mission of making a track exactly identical to both discographies)? Do we want to set up an absurd generation bridge and collaborate on Breakn’ A Sweat with the last members of the Doors (and make them look like grandfathers brought into a porn cinema by their grandsons)? Ok, but don’t touch the drop. It’s only stuff to sell, not an artistic theory. A recipe to replicate for as long as possible. And now, in fact, it’s turning into a cage, and on his last Bangarang EP we see a first, partial alteration of the usual frame of stanza-filth refrain-stanza that led to alternative songs like Right On Time (speed house with raves in mind) and Summit (just progressive trance revival).

But the essence is the same, the goal is still just to excite the wide audience, that by its nature doesn’t have intellectual needs but is simply led by instinct. And we mustn’t complain about the old story of mainstream demonization because it’s an extremely oldfashioned topic: history teaches us that EVERY artist and genre always has to face the pop challenge, in its wider sense. Also dubstep is pretty much in this phase, from 2010 with Mount Kimbie, Roska, Magnetic Man and Skream to 2011 with Katy B and Joker. AndBlake himself, Skrillex‘s rival in every sense, has just won that pop challenge with his full-length album (what is soul songwriting, if not just the opening of post-dubstep for a neophyte audience?).

Histories differents from each other, and different from Skrillex. But talking about someone like him, the conclusion is always the same: we are not talking about music anymore. We are talking about business, that is a completely different dimension, where debates about art don’t mean anything and the main point is about sales. You can even attack him because (from your personal point of view) he’s degrading a genre founded on introspection and sense of belonging to an elite far from the masses. You can disgorge your contempt on him. He will look at you, this guy with fake-nerdy-loser-emo glasses that however, as charts prove, has screwed you ten times over, and will answer: “…and so? Do you really think I don’t know that I’m making some shitty music? But have you seen the queue at my gigs?“. And you can only but shut up, because he’s had success in the main challenge of these times ruled by marketing and money, which is selling music without much effort and massing fans without limits. And please don’t say that it’s simple, because there aren’t many Skrillexes around. Not with his sales and fan numbers.

If you want, you can even hate him. But you must be aware that your hate is part of his game, that “the evil of this world” is just to fuel the emo philosophy and strenghten their faith and their idols. On the other hand, you can simply debunk him and take him for what he is: a generation phenomenon, that will quickly pass and be forgotten. Like Jared Leto, Marilyn Manson, Tokio Hotel. Or piercings, bunjee jumping and iPods. All cases to observe, reasons for sociological examinations, but not for starting a war on them. Whatever you do, they and their numbers will always win.

And finally, let’s be honest: do you really think that an angry teenager searching for his identity… would go crazy for Burial?

11 Febbraio 2012
11 Febbraio 2012
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