Spartiti, il desiderio di essere come l’Emilia

“Spartiti” è la storia di tanti incontri, “sopra e sotto tanti palchi in giro per l’Italia”. E’ una storia politica, nata “in una sezione del PCI”, coltivata ovunque, sempre, comunque. E’ il racconto di una terra che racchiude tutto, l’Emilia, i suoi cantori, i suoi frammenti e tutto il resto. “Spartiti” è, soprattutto, la storia di Max Collini (Offlaga Disco Pax) e Jukka Reverberi (Giardini di Mirò, Crimea X), è il racconto della loro amicizia e dell’immaginario unico che sanno ricreare, andato perso, poi devastato, di nuovo vivo. L’uno accompagna l’altro. Una cosa naturale, che mobilita l’istinto. Un racconto sulle macerie e le dolcezze passate. Ma non chiamatelo reading. Perché, Max? “Perché alla parola “reading” molti associano istintivamente l’idea di una cosa parecchio noiosa, mentre io e Jukka vogliamo rendere uno spettacolo come questo il più coinvolgente possibile dal punto di vista emotivo e magari pure divertente, nonostante i contenuti non siano sempre leggerissimi”. Quando è arrivata la scintilla, l’idea dello spettacolo? “Io e Jukka abbiamo iniziato a collaborare nel 2007, quasi per caso. Mi invitarono a Verona a un piccolo festival per leggere delle cose e non volevo andare da solo. Chiamai Jukka e gli dissi: “oh, se vuoi darmi una mano facciamo che io leggo quel che mi pare e tu suoni quel che ti pare”. Puro estemporaneismo insomma. A un certo punto fu chiaro ad entrambi che avremmo potuto strutturarci meglio e mettere in piedi qualcosa di più impegnativo, senza per questo perdere di vista la motivazione iniziale: fare qualcosa che piacesse ad entrambi senza troppe pretese intellettuali”. Il tutto partendo da alcuni stralci tratti da autori quali Pier Vittorio Tondelli, Simona Vinci, Paolo Nori e Gianluca Morozzi, oltre naturalmente ad alcuni racconti scritti appositamente, e per varie ragioni non inseribili in una dimensione ODP, da Max Collini. Il tutto inondato dalle intuizioni e dalle divagazioni sonore di Jukka, sospese tra carezze arpeggiate, primitive, e sospiri dal sapore analogico: né accompagnamento, né sostegno insomma, semplicemente parte integrante e indivisibile di un racconto mirato, capace di rimbombare nelle pance e nelle teste.

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Leggo nella cartella stampa che “Spartiti” vuole presentarsi come uno spettacolo che ha “l’intento di portare al centro del dibattito l’insieme e non le singole parti”. L’insieme, dunque, di un’epoca. Molti la chiameranno operazione nostalgica. La nostalgia aiuta? E, se sì, a fare cosa?

Abbiamo escluso dai nostri propositi qualunque pretesa di rappresentazione storica e/o generazionale in senso universale, limitandoci a un punto di vista molto personale e del tutto scevro da tentazioni pedagogiche. Per quanto mi riguarda vale anche per gli Offlaga Disco Pax. Per “Spartiti” ho scelto alcuni passi di autori a cui sono particolarmente legato, tutti contemporanei e quasi tutti emiliani. E’ un omaggio a chi in qualche modo può avere influenzato il mio modo di raccontare, o più banalmente ad alcuni libri che ho amato particolarmente. Il nostro è un atto d’amore per quelle pagine, che ho sempre trovato emozionanti e illuminanti. La sonorizzazione che ne fa Jukka rende quelle parole, secondo me, ancora più forti.

Come inserisci “Spartiti” nella tua carriera artistica? O meglio, nella tua carriera umana…

E’ una cosa che mi piace fare, credo che questo piacere nel farla venga percepito anche da chi viene ad ascoltarci. Alcuni racconti miei inediti che abbiamo scelto per lo spettacolo non sono per vari motivi (vuoi per la lunghezza, vuoi per l’argomento o semplicemente perché non ci andava) stati usati per gli ODP, ma invece li ho trovati molto adatti a un ascolto più intimo come quello che richiede “Spartiti”.

Capovilla dice che “per cambiare questo Paese, bisogna fare cultura”. I reading sono il suo modo di fare cultura. Vuoi anche tu cambiare questo Paese?

Io sarei già contento che questo Paese non cambi troppo me.

Clementi legge Emanuel Carnevali, Capovilla affronta Majakovskij e Pier Paolo Pasolini. Entrambi lo fanno a modo loro. In che modo bisogna rapportarsi agli scritti altrui?

Suppongo che ognuno si rapporti all’opera altrui a modo suo. Per quelli che ho scelto per “Spartiti” la questione è molto semplice: sono brani, racconti o storie che avrei voluto scrivere io, da quanto mi sono sentito coinvolto da essi. Credo che ci sia una qualche forma di invidia di fondo, oltre che di stima per chi li ha scritti.

Cito ancora Capovilla, ma questo parallelismo mi sembra interessante: “io sto cercando un po’ di approfittare di queste ali che mi sono spuntate sulle spalle e non me le aspettavo: il successo. Vorrei approfittare del successo per fare qualcosa di più”. Perché non approfittarne, Max?

Il nostro “successo” è talmente infinitesimale rispetto alla dimensione reale delle cose che sarebbe ridicolo anche solo pensare di poterne approfittare per qualcosa, per quanto positivo voglia essere quell’approfittarsi. Capovilla, nei concerti de Il teatro degli orrori, si trova davanti migliaia di ragazzi molto giovani e si sarà posto un problema di ruolo e di responsabilità rispetto a questo.

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L’impostazione dei reading è ormai standard, una cosa consolidata. Parole + accompagnamento musicale. Il gioco è fatto. Dietro non sembra esserci particolare originalità. Come potrebbe evolversi questo tipo di spettacolo?

Suppongo che la ricerca dell’originalità non sia esattamente la cosa che spinge chicchessia a fare uno spettacolo di questo tipo. Io credo che la differenza la facciano i contenuti che si scelgono, punto. Non basta mettere qualcuno che legge e qualcuno che suona a rendere interessante la faccenda. Conta cosa si legge, cosa si suona, come si legge, come si suona. Ho visto con questo schema spettacoli noiosissimi, verbosissimi, lentissimi e altri invece freschi, divertenti, ironici. Per “Spartiti”, potendo scegliere, preferirei la seconda che ho detto.

L’impressione che una parte di pubblico potrebbe avere guardando questo tipo di spettacoli, è che siano “un modo di arrotondare lo stipendio”, detto proprio grezzamente. Una particolare evoluzione (tutta italiana, direi) che porta gli artisti a mettersi in gioco in diversi campi, la letteratura (e penso ai romanzi di Bianconi, Sangiorgi, Simone Lenzi, etc.), i reading (voi, Clementi, Capovilla, Wu Ming con Pillia e Sommacal nel bellissimo e commovente Razza Partigiana) e chissà cos’altro in futuro. Nel tuo caso, l’attività di “Spartiti” non si discosta molto dalla attività di cantastorie di Max negli Offlaga Disco Pax. Come giudichi “questi movimenti”?

Rispetto agli ODP “Spartiti” è un altro modo di raccontare, le parole non sono solo mie, i suoni di Jukka non sono certo quelli di Enrico e Daniele. Per inciso con questo progetto nessuno di noi due arrotonda granché, io al massimo tengo in allenamento l’ego, che non si sa mai. Cambiano di molto l’approccio, lo stile, il senso delle cose. E’ un altro campo di gioco, del resto anche la mountain bike e il ciclismo su strada non sono lo stesso sport, anche se si pedala in entrambi i casi. Faccio presente, visto che li hai citati, che Simone Lenzi  dei Virginiana Miller ha scritto due libri davvero bellissimi e non è detto che uno debba per forza essere buono a bere solo la sua tazza di tè. Simone sa scrivere, non è solo uno bravo con le canzoni. Un docente universitario ha pubblicato qualche anno fa un saggio (!) sui testi che scrive da sempre per il suo gruppo e un editore importante ha commissionato a Simone una traduzione di Marziale (!!!). Metterlo nel calderone assieme a Sangiorgi mi pare una semplificazione eccessiva. La cosa tutta italiana è la sufficienza, a volte, con cui si giudica il lavoro altrui. Nel caso di Simone Lenzi non parliamo di un artista sovraesposto che gode di spazi di manovra infiniti (vedi Sangiorgi appunto), ma al contrario di uno che nonostante un innegabile peso specifico si è fatto anni e anni di gavetta e solo oggi raccoglie soddisfazioni che avrebbe meritato assai prima. Ah, volevo dire che io scriverò un romanzo prima o poi, con molta calma però…

Anticipaci qualcosa su questo romanzo, Max…

E’ una idea che ho in testa da almeno sette o otto anni, ma non ho mai iniziato a scriverlo se non qualche appunto disarticolato. La storia dovrebbe essere ambientata nel 1981, quando avevo quattordici anni. Una specie di romanzo di formazione insomma. Di più non saprei dire, se non che magari prima o poi lo faccio sul serio, invece che immaginarmelo e basta. Certamente nel romanzo ci sarà Guido, un ragazzo un poco più grande di me di Villastrada (un paesino sulla riva del Po nel mantovano) che all’epoca allevava suini nell’azienda agricola di suo padre. Un personaggio strepitoso che purtroppo ho perso di vista da almeno una trentina d’anni e che non ho mai più incontrato da allora. Ho controllato: su facebook non c’è.

Chiudete lo spettacolo con “Qualcosa sulla vita” dei Massimo Volume. Da brividi…

E’ un piccolo omaggio ad un gruppo importante che amiamo entrambi moltissimo, da sempre. Il brano non lo conoscevo e fu Enrico Fontanelli degli Offlaga Disco Pax a suggerirmi di ascoltarlo ormai dieci anni fa. L’ho sempre trovato un pezzo molto potente, pur essendo una canzone dalle strutture delicate, all’apparenza fragili. Ora dal vivo la dedichiamo a lui ed è inevitabile che sia così. Anche Jukka era un grande amico di Enrico. E’ un momento molto difficile. Domenica 6 Luglio a Mantova ci sarà un piccolo festival per Enrico, organizzato dalla famiglia, da qualche amico e da noialtri ODP. Si chiama “Ancora festival” e sarà bello ritrovarci per lui. Suoneremo anche io e Jukka, Enrico non ci aveva ancora visti e rimediamo in questo modo.

Jukka e Max bozza quadro

E’ previsto un album per “Spartiti”? Sarà registrato dal vivo? I brani inseriti saranno quelli già rodati sul palco? Raggiungerà i negozi o lo venderete solo durante i live?

Abbiamo da tempo deciso di dare una testimonianza dal vivo del nostro spettacolo, ed esce proprio in questi giorni un CD con alcuni dei brani registrati qualche mese fa a Pesaro, alla Casa del Popolo di Villa Fastiggi, in occasione di un concerto davvero ben riuscito. E’ una edizione limitata curata dall’etichetta Secret Furry Hole, specializzata in questo tipo di uscite molto particolari e curatissime. Al CD è allegato un piccolo libro con i testi originali dei miei racconti per “Spartiti”. Sarà disponibile ai concerti e per corrispondenza. Per un vero e proprio album di “Spartiti” c’è tempo, vedremo se e quando sarà possibile.

Max legge gli ultimi versi di Qualcosa sulla Vita. Si siede fra il pubblico. Tutti insieme guardano Jukka piegato sulla chitarra. Una coda che sembra infinita, densa. Uno schiaffo alla vita dato ad occhi chiusi.