Indie-rock in bianco e nero

La storia dei Dodos, già Dodo Bird ai tempi in cui Meric Long e Logan Kroeber si conobbero tramite un amico comune divenendo duo da progetto solista del primo, arriva in questi giorni al suo quarto capitolo. Il nuovo disco si chiama No Color e ci riconsegna il gruppo in ottima forma, ancora padrone del proprio caratteristico sound che al finger-picking del bravo Meric incrocia un suono indie-rock figlio dei migliori anni '90 e una sempre alta qualità del songwriting.

Ma il buon risultato di questi nove brani pare anche merito di una serie di riflessioni: come se il duo di San Francisco, nel tirare avanti e sperimentare qualche inedita soluzione, si fosse anche guardato indietro e avesse recuperato solo quegli elementi che sembrava avessero funzionato meglio nei precedenti lavori. Scelte oculate che crediamo verranno ripagate, se non dalle classifiche di vendita, quantomeno da quelle di fine anno; e che ci è sembrato doveroso approfondire, in una veloce chiacchierata con un evidentemente impegnato Logan Kroeber.

Iniziamo dal titolo dell'album, qual è la filosofia dietro a No Color?

Il titolo proviene da un discorso affrontato da me e Meric durante il mixaggio del disco. Personalmente vedo sempre determinati colori e immagini quando suoniamo certe canzoni, e mentre lavoravamo a queste nuove le immagini che ho visto erano tutte grigie e polverose. Questa percezione è cambiata un po' adesso, un minimo di colore si sta intrufolando, ma in quel momento sembrava un buon modo per incapsulare i contenuti del disco. Nessuna filosofia, quindi, più che altro il frutto di un mio punto di vista.

Dopo Time To Die avete voluto nuovamente John Askew come produttore del nuovo album. Come mai? Siete insoddisfatti di quel disco?

In realtà lo stile di scrittura di Time To Die è il medesimo di questo nuovo disco, anzi penso e spero che in questo senso No Color aiuterà la gente a capire meglio Time To Die. Per cui non vogliamo prendere affatto le distanze da quel lavoro. Però è vero che c'erano certi esperimenti in quel disco che non volevamo ripetere nel nuovo lavoro, come ad esempio suonare su una click track.

Dove avete incontrato Neko Case, e quando avete deciso di collaborare per questo nuovo disco?

Abbiamo conosciuto Neko Case andando in tour con i New Pornographers l'estate scorsa. Ci siamo trovati molto bene sia con lei che con il resto del gruppo e durante le ultime date lei ha cantato sul palco con noi qualche volta. Così Meric ha pensato di chiederle se voleva cantare anche nel nostro disco, e per nostra fortuna è stata ben felice di accettare. E' già il secondo colpo fortunato di Meric con le voci femminili, dopo Laura Gibson che cantava insieme a lui in alcune tracce di Visiter.

Un altro importante elemento nel disco è la chitarra elettrica. Avete dichiarato di essere stati influenzati dai riff di certi dischi degli anni 90, come quelli degli Smashing Pumpkins.

Sì, lo confermo. In realtà credo che queste influenze siano da sempre nella testa di Meric, perchè ha sempre ascoltato gli Smashing Pumpkins e ha sempre amato il tipo di crescita che ha avuto quel gruppo; però questa volta, a differenza del passato, abbiamo avuto il tempo e la pazienza di ritagliare qualcosa in più da quell'approccio e inserirlo nel nostro lavoro.

Il vostro stile è sempre riconoscibile, ma il suono è più 'epico' stavolta. Siete in cerca di un profilo più alto?

Ti dirò, abbiamo sempre mirato a un suono epico, fin dal primo giorno, ma a giudicare dai nostri live attuali direi che non siamo pronti per grossi palchi rock come quelli degli Arcade Fire. In parole semplici: non abbiamo abbastanza pubblico! Detto questo non siamo assolutamente refrattari a 'un profilo più alto': se arriva, sarà il benvenuto.

Ciò che ho apprezzato di più nel disco è il contrasto apparente tra la musica, profondamente energica, e i testi, profondamente malinconici, Sembra che vogliate divertirvi e reagire ai momenti tristi che descrivete, come una sorta di esorcismo.

Non scrivendo i testi in prima persona non posso risponderti con estrema certezza; posso dirti però che concordo in pieno sulla tua sensazione. Mentre scriviamo la musica io per primo sono eccitato perchè le energie e le melodie mi sembrano così esaltanti, poi invece sento i testi e sono così tristi! Ma se ci pensi in fondo la vita stessa è così, di tanto in tanto siamo costretti a metterne a confronto i lati negativi e quelli positivi.