The Drones. Intervista a Gareth Liddiard

Tutti assomigliano a qualcun altro“, secondo Gareth Liddiard. “Nick Cave suona come David Thomas o Johnny Cash o Elvis, Tom Waits sembra Captain Beefheart“. Spetta a lui completare la genealogia. Quella di una genia di autori dal cuore nero per cui la tradizione è una sequenza di tragedie dell’ordinario issate allo status di mito. Gente abituata a raschiare con le unghie nei recessi più oscuri dell’animo umano.

E’ un tipo tosto Liddiard. Schietto e molto pratico. Di certo un poeta vero, costruttore di alchimie sonore che gli sono valse già un Australian Music Prize (nel 2004, con Wait Long By The River…) e l’inserimento dei suoi dischi nella lista dei migliori album mai usciti dal nuovo continente. La vita della sua band (fatta di continui cambi di line up, perenni problemi legali, tour infiniti) ne riflette, in un certo senso, il travagliato universo interiore. Eppure Gareth è un instancabile lavoratore, che pur di riuscire a campare con la propria musica non ha esitato a dar vita a collaborazioni e progetti collaterali che ne hanno consolidato lo status di artista e figura di riferimento del moderno rock australiano. Per questo l’attesa del concerto dei Drones che si terrà il 25 luglio, nell’ambito del Vasto Siren Festival, è quanto mai spasmodica. Nel frattempo abbiamo contattato lo stesso Gareth, per cercare di fare il punto della situazione ad un anno dall’uscita di I See Seaweed.

In prospettiva, cosa pensi oggi di quel disco?  C’è qualche risultato che, guardando indietro agli ultimi mesi, senti di aver raggiunto grazie ad esso?

Penso che sia un disco abbastanza buono. Alcune parti sono davvero grandi, altre riascoltate ora fanno schifo, ma non è che passi tutto il mio tempo a riascoltarlo. Non sono una persona così orgogliosa di quello che fa. Non vedo nessuna ragione particolare di essere fiero di I See Seaweed se non per il fatto che è un buon disco e che è stato divertente realizzarlo.

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Perché ci avevi messo così tanto a realizzare il seguito di Havilah?

So che sembra sia passato un sacco di tempo, ma la verità è che siamo stati solo molto occupati. Dopo Havilah ho fatto un disco insieme ad un ragazzo che si chiama Ben Salter. Poi uno solista, che ho anche promosso con un tour. Poi i Drones hanno realizzato un DVD live e promosso anche quello con un tour. Poi io e Fiona (Kitschin, bassista della band, ndSA) abbiamo fatto un disco con Spencer Jones e James Baker e siamo andati nuovamente in tour. Quindi io, Fiona e Dan (Luscombe, il chitarrista, ndSA) abbiamo costruito uno studio nostro. Nel frattempo ho iniziato a scrivere i pezzi per il nuovo album. Infine lo abbiamo registrato. Forse non sembra, ma sono stati cinque anni piuttosto impegnativi!

Cinque anni sono comunque molti. Come si sono tradotti in termini di differenze fra i due album?

Riascoltandolo ora, Havilah mi sembra più confuso e discontinuo, mentre I See Seaweed è più uniforme.

E in termini di songwriting, soprattutto rispetto ai tuoi primi lavori, che evoluzione pensi di avere avuto?

Diciamo che non sono il tipo di persona che ha ancora il poster dei Ramones appeso sul letto, all’età di 38 anni. Amo la cultura degli adulti come quella dei teenager, perché sono un uomo a cui piace divertirsi. Non sono uno snob. Mi piace Eric Satie e mi piacciono i Black Flag. Sono quello che sono e in questo momento ho 38 anni e scrivo canzoni che parlano di cose che pensa un trentottenne. Questa è la differenza principale fra le mie prime canzoni e quelle successive.

Quali sono questi temi da trentottenne?

Sono interessato a tutto. Davvero. Ci vorrebbero anni per spiegartelo. Molto di quello che scrivo è autobiografico. Altre sono solo stronzate.

Nel corso di tutti questi anni la line up dei Drones è cambiata diverse volte. A questo punto può essere considerato un tuo progetto solista?

Che differenza fa? Bob Dylan scrive canzoni e cazzeggia insieme ad un sacco di musicisti diversi, ma rimane sempre Bob Dylan. Jeff Tweedy scrive canzoni e cazzeggia con un sacco di musicisti, ma per tutti è sempre i Wilco. Quando schiacci play è sempre la solita cosa.

Come cantautore abituato a toccare temi non facili, mi piacerebbe sapere se credi che la musica abbia ancora la forza di comunicare concetti complessi dal punto di vista emotivo e politico, o se è rimasto solo l’intrattenimento…

Penso che la domanda dovrebbe essere: “Credi che l’intrattenimento abbia la forza di comunicare concetti complessi?”. Tutta la musica è intrattenimento, così come lo sono il football o il sadismo. Chiunque dica il contrario soffre di un terribile complesso di superiorità. Sì, penso che la musica possa ancora essere utile a cambiare le cose. A volte accadono cose alla The Times Are A Changin’ di Bob Dylan e qualche altra volta la musica rende gli accenti sud africani accettabili alle orecchie degli occidentali, come nel caso dei Die Antwoord.

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C’è qualche nuovo gruppo o artista che ti piace particolarmente?

Mi piacciono cose tipo My Disco e HTRK. Ascolto un po’ di tutto, ma in generale apprezzo tutto quello che non suona fasullo o non autentico.

Cosa pensi dello stato dell’arte dell’odierna guitar music? E’ stato detto tutto o è ancora possibile stupire con qualcosa di nuovo?

E’ sempre difficile ascoltare qualcosa di nuovo quando hai più di trent’anni, soprattutto in ambito chitarristico. L’intero concetto di “nuovo” è molto “ventesimo secolo”. Cosa dovrebbe significare oggi “nuovo”? Per alcuni la nuova guitar music è l’ultimo disco dei Muse, per altri è un vecchio disco di Bill Orcutt che hanno appena scoperto. Un fan dei Muse potrebbe pensare che la musica di Bill Orcutt sia solo rumore e un fan di Orcutt che quella dei Muse sia derivativa e stupida. Non credo che ci possa essere qualcosa di nuovo e credo che in fondo, nessuno lo voglia veramente. Se gli appassionati di musica volessero qualcosa di nuovo avrebbero tutti familiarità con John Cage come io ce l’ho con Hendrix. Gli appassionati di musica cercano solo nuove interpretazioni di cose che sono loro familiari, sempre che cerchino veramente qualcosa. Internet poi ha cambiato il significato di “attuale”. La roba vecchia è talmente accessibile oggi, che qualsiasi stile degli anni Sessanta può suonare attuale.

In questo momento stai lavorando a qualcosa di nuovo?

Sì, ho iniziato a lavorare al nuovo album dei Drones. Siamo ancora alle fasi iniziali, non ho ancora idea di che direzione prenderà.

Quando sarà pronto pensi che lo pubblicherai autonomamente? So che in passato hai avuto rapporti difficili con le etichette…

Vedi, una volta le etichette erano quelle ti avrebbero dato i 50.000 dollari di cui avevi bisogno per affittare uno studio e realizzare un disco. Ora abbiamo Internet, con il crowdfunding, iTunes, etc…mentre sui laptop abbiamo studi di registrazione che non sono costati 2.000.000 di dollari. Pertanto le etichette, come anche i CD, dovrebbero semplicemente morire. Sono un anacronismo.