This dubstep is going to explode…

L’ultima onda hardcore sta per scoppiare sotto i nostri occhi e costituirà a tutti gli effetti la terza ondata dubstep: dopo gli esordi del club Forward>> e il boom del 2005-2007, l’hardstep sarà il trend che terrà banco nei prossimi mesi e rappresenterà il traguardo più eclatante dell’intero filone, a dispetto di chi chiude ancora gli occhi di fronte alle forme recenti. I grammy a Skrillex son stati solo la cartina tornasole, come anche i sempre più frequenti articoli della stampa specializzata che continuano a spezzare lance a favore dei wobblers. In ogni caso, le tappe del prossimo decollo son già segnate e passeranno dagli album prossimi all’uscita di Modestep e Borgore, ai quali seguirà a ruota la generazione dei vari Doctor P, Redneck e Flux Pavillion. Il battesimo ufficiale lo daranno due big come Skream e Benga, le cui prossime release segneranno probabilmente la svolta più plateale (e controversa) del sound dubstep storico, poi sarà solo pura competizione, le etichette a tema spunteranno come funghi, le crew storiche come la H.E.N.C.H. di Jakes faranno la figura che meritano e UKF Channel sarà la nuova Mtv.

Per chi non l’avesse capito, il brostep non sarà semplicemente “la naturale evoluzione di un genere verso le sue prerogative mainstream“, come giustamente osservano gli addetti al settore (né tantomeno “la morte del dubstep“, come sostengono da ogni parte i conservatori). Più precisamente, sarà la conquista definitiva del pubblico più ampio di sempre, secondo una formula fondata sulla dimensione arena, quindi fatta per il facile impatto e lo sballo collettivo. Dopo un intero decennio ad esplorare gli spazi e rivoltare il continuum per reazione rispetto ai ’90 della drum’n’bass, il tempo torna maturo per riprendere le velocità e gli eccessi mancati ai ventenni di oggi che i rave se li son persi. Chi preferisce suoni più nobili, avrà ovviamente di che soddisfarsi con gli altri due vertici del triangolo, l’ingegneria post-dubstep e le digressioni UK bass, ma sempre senza perder di vista la scena più vivace e in fermento della piazza.

Il bello è che non sarà la superficie tutta drop e schizzi noise che abbiamo contestato ai Krewella o bellamente ignorato in Datsik. La fase colta del brostep prevederà distorsioni controllate, astuzia rap grimey, consistenza rabbiosa ma anche le prerogative pop che rispondono alle nuove ambizioni del genere. Tutto quel che Rusko ci ha già offerto in piccole dosi nelle varie Woo Boost e Somebody To Love, facendo scuola tra i nuovi adepti della cultura drop meno aggressiva. In questo fermento arriva oggi a inserirsi Kentaro, dj di classe sopraffina accasato su Ninja Tune, esploso negli ambienti dance grazie alle performance esplosive alle DMC Championships e ai festival presenziati in ogni parte del mondo. Dopo un primo album d’orientamento beats come andava di moda intorno al 2007, quest’anno il talento giapponese viene fuori con Contrast in tenuta dubstep dura ed esplicita, offrendo un modo di fare modern dubstep con stile e furbizia: non si butta negli eccessi che precluderebbero il tutto alla sola portata hardcore, ma tiene comunque il polso fermo su riflessi black rap e drum’n’bass che riportano il tachimetro sulla potenza live dei pezzi.

Contrast è un esempio perfetto di come ci si possa avvicinare alla dimensione hardcore con eleganza ma in maniera comunque convinta ed efficace, ed è su questo fronte che ne abbiamo apprezzato il tempismo in sede di recensione. Come ci ha detto lo stesso Kentaro, questo è “il suo modo di vedere le cose, la rielaborazione personale di ciò che accade“. Da gran conoscitore dei propri tempi e da detentore di un tasso tecnico che lo rende in grado di far praticamente ogni cosa, lui non ha fatto altro che elaborare un set di pezzi ad effetto che funzionassero bene in pista, chiamando in causa i fermenti dubstep europei del momento. Tra un anno o giù di lì, probabilmente di dischi come questo sentiremo già la mancanza. Oggi è opportuno prenderlo come il miglior traghettamento verso l’invasione che verrà, prodotto da un soggetto che vede già chiaramente la strada segnata e ne ha già assorbito spontaneamente lo spirito. E, vista la sua disponibilità, ci siamo fatti raccontare dove stiamo andando e quanto grossa sarà la deflagrazione in arrivo.

Ciao Kentaro, benvenuto su SA Magazine. Contrast è prossimo all’uscita e rappresenterà la tua svolta dubstep definitiva. Cosa ti ha portato a far dubstep proprio adesso?

Ho sempre seguito e approfondito la scena dubstep, per cui mi è venuto naturale iniziare a farlo a modo mio. Anche perché in quest’album ho voluto metterci solo tracce che voglio mandare nei miei dj-set.

La sensazione è che tu sia in grado di interpretare qualsiasi stile e ti dirigi specificamente verso le direzioni che vanno più di moda: gli hip-beats nel 2007, l’hard dubstep nel 2012. Mi sbaglio? Senti forte l’influenza dei trend del momento?

Sì, sicuramente. Visto che sono un DJ, cerco sempre di stare al passo coi tempi, sempre provando a esprimere le cose nel mio modo di vederle.

Pensando a tracce come Kikkake, Higher e Step In, è evidente che tu hai sposato il dubstep proprio nel momento in cui è diventato più hardcore. E anche la cover dell’album è nello stesso stile di Skrillex e Nero, vero? Cosa ne pensi delle recenti trasformazioni del dubstep?

Riguardo la cover, in realtà non è un vero e proprio lavoro di grafica, ma una foto. Abbiam fatto un ologramma del mio logo e poi gli abbiamo semplicemente scattato una foto. Non pensavamo alle cover di Skrillex o Nero (a dire il vero non so nemmeno come siano le cover dei Nero), ma come puoi dedurre dal titolo Contrast, ho voluto esprimere quei momenti della vita quotidiana in cui percepisci il contrasto. Lo abbiamo anche in musica ed è molto importante, alti e bassi, basslines e melodie, cassa e piatti, e così via.

Se modifichi il tuo punto di vista, vedi le cose in modo differente. Per cui ho pensato: il modo in cui strutturi il contrasto è il modo in cui esprimi te stesso.

La svolta mainstream del dubstep di oggi è molto divertente, come anche le canzoni pop che usano il beat dubstep. Credo sia un processo naturale, un contrasto molto interessante.

Potremmo dire che il dubstep nasce originariamente come reazione allo spirito drum’n’bass (approfondendo le atmosfere e gli spazi), mentre adesso sta nuovamente tornando alla dimensione ‘ardkore. Potrebbe essere l’inizio di una nuovo, programmatico ritorno della dnb? Come ad esempio nella tua North South East West..

North South East West in realtà è stata semplicemente una collaborazione, sono stato fan di Matrix & Futurebound per anni e abbiam suonato nello stesso festival un paio d’anni fa in Francia. Ma come ben sai, i trend vanno e vengono col passare degli anni, a me la dnb piace molto e qualsiasi cosa accada metterò sempre dnb nei miei set.

La Ninja Tune ti ha per caso spinto in qualche modo a prendere questa direzione. O è tutto frutto della tua ispirazione?

No, Contrast è interamente frutto della mia ispirazione. La Ninja non mi ha mai forzato in nessuna direzione. mi han solo chiesto con una certa insistenza “è quasi pronto” negli ultimi due anni eheh. Ma hanno sempre tenuto in gran considerazione le mie opinioni, e di ciò gli sono grato.

Cosa diresti a chi accusa questo nuovo sound di aver ucciso il “vero” dubstep?

Beh, amo anch’io la vera old school dubstep e continuo ancora oggi ad ascoltarla e suonarla. Ci sono sempre pro e contro, e non credo sinceramente che i nuovi suoni stiano uccidendo alcunché. Oggi c’è molta più scelta e possibilità di selezione, e credo che questo sia positivo. E poi è qualcosa che accade a tutti i generi (ad esempio la hip house, ecc.).

Come dico sempre, esiste la musica buona e quella cattiva. Tutto qui. Posso tranquillamente fare a meno di come la gente chiami i generi. La musica o piace o non piace, non c’è molto altro da dire.

Con i grammy a Skrillex il dubstep è diventato ufficialmente un affare mainstream. Come mai, secondo te, Skrillex ha ottenuto un così grande successo?

Beh, all’incirca in questo stesso periodo dell’anno passato, Skrillex stava ancora in fase di inizio del suo percorso. Ero al Coachella Festival anch’io, ho visto il suo set. Sai com’è il dubstep, la bass music in generale è molto potente con i giusti sistemi audio e lui suonava molto fresco, come un nuovo tipo di “rock star“, coi Korn come ospiti del set. Il tempo passa così veloce, sembra che siano passate ere e invece sono solo 12 mesi fa.

Non so bene come accade, ma oggigiorno la gente aggancia un nuovo stile e si diffonde in tempi record, è pazzesco.

Contrast è anche fatto da pezzi come Big Timer e Fire Is On. Quei rap vocali mischiati ai beat duri mi hanno ricordato Dizzee Rascal, il grime nel suo apice di successo. Il grime rientra tra le tue influenze?

Sì, sicuramente. E anche queste tracce hanno risposto al mio voler far musica da riproporre poi nei mie set live.

Quest’album sembra tagliato ad hoc per i dj set. Contrast ha un’energia maggiore di Enter, non credi?

Sì, esattamente! E sono davvero felice che lo si senta! Mi sono proprio focalizzato sulle musiche che avrei poi mandato in pista. Questo è Contrast.

Quali sono i producers che preferisci ad oggi? Che musica ascolti?

Ci sarebbero troppi nomi. Ho sempre seguito i Pendulum/Knife Party, Sub Focus e quei tipi là. E ovviamente mi tengo sempre aggiornato coi ragazzi della Ninja: Coldcut, Kid Koala, Food, ecc.

C’è qualcuno con cui ti piacerebbe collaborare?

Ce ne sarebbero un sacco. Sarebbe fico lavorare insieme ai Knife Party, e anche con i ragazzi della OWSLA (un sacco di miei amici stanno agganciando la OWSLA proprio in questo periodo!). L’intera scena europea sta per esplodere quest’anno, e allora cambierà tutto!

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