Per conto proprio

Conor J. O’Brien, mente pensante dei Villagers, si mostra abbastanza imbarazzato dagli ingombranti paragoni fatti dalla stampa nei suoi confronti con Conor Oberst ed Elliott Smith, di cui peraltro è fan da sempre. Il moniker Villagers circola da almeno un anno e mezzo nell’ambiente per alcuni singoli ed EP, confermandosi ora nome piuttosto interessante con il bell’esordio Becoming A Jackal su Domino, un pop chamber personale ed espressivo che colpisce per intensità emotiva.

I Villagers nascono dopo una delusione, quella per lo scioglimento un paio di anni fa del primo gruppo di Conor, The Immediate, a seguito di sfortunate vicissitudini contrattuali. La band era divisa a metà con l’amico d’infanzia Dave Hedderman, con il quale il Nostro condivideva le esperienze musicali sin dall’età di 12 anni. Sciolto il gruppo, ma non l’amicizia, O’Brien si dedica al suo songwriting, anche se già durante la permanenza negli Immediate aveva provato a comporre per conto proprio.

Il nuovo gruppo, di fatto sua esclusiva creatura, nasce allora con questi presupposti. “Cerco di non aspettarmi niente ora, dopo le esperienze precedenti negative, e di non dar nulla per scontato. Negli Immediate prendevo tutto troppo seriamente e a un certo punto si era creata moltissima pressione. Ho imparato adesso a concentrarmi solo sulla musica e ad essere più attento”. Un contatto con la Domino nato durante un concerto a supporto di Cass McCombs si trasforma positivamente in contratto, e da qui nascono le basi per Becoming A Jackal, che è un disco di formazione come il più classico degli esordi, arrangiato e suonato quasi per intero da Conor. Di songwriting pop si tratta, talvolta sinfonico, intimistico e malinconico quanto basta, con le necessarie inquietudini e variazioni stilistiche. Un percorso di iniziazione (la storia un ragazzo sciacallo che cerca il suo posto in mezzo agli uomini) informa il concept attorno al quale ruota l’album, in cui si raccontano una serie di prove che implicheranno la crescita e la conseguente evoluzione del protagonista.

Si schermisce con imbarazzo Conor, dopo le prime reazioni positive, dei paragoni ingombranti fatti con alcuni suoi miti (Smith e Oberst), dribblando elegantemente e con il corretto approccio per uno agli inizi, rivelando che “scrivere una canzone in realtà non è un processo isolato e non dev’essere preso troppo seriamente, ma con il giusto spirito e humour. Il segreto è sorprendersi, se non lo sono io per primo, non sono soddisfatto del risultato”.

Umiltà e ironia non gli mancano di certo, insieme a una buona dose di personalità. Ne sentiremo senz’altro parlare.

7 Giugno 2010
7 Giugno 2010
Leggi tutto
Precedente
The Cherry Thing: un affare di famiglia Neneh Cherry - The Cherry Thing: un affare di famiglia
Successivo
Il noise del Canalese Il noise del Canalese

artista

Altre notizie suggerite