Warpaint. Le nuove ragazze di città

Shannyn Sossamon è la starlette hollywodiana che faceva bella mostra di sé in Le Regole dell’Attrazione di Roger Avary, così come in decine di film dall’appeal commerciale altalenante. Un volto che buca gli schermi e i cuori, al punto che non a caso quel nerd camuffato da pop-rocker di Graham Coxon le dedica il primo singolo tratto da Happiness In Magazines, Spectacular.

Shannyn è anche la sorella di Jenny Lee Lindberg e un bel giorno, insieme, decidono di metter su una band rock con le amiche d’infanzia, Emily Kokal  e Theresa Wayman. L’embrione di quello che sarebbero diventate di lì a poco le Warpaint, l’ennesima e spavalda formazione “all female” che si trova a muovere i primi passi nel caotico e magmatico universo losangelino della West Coast americana. Non proprio le tipe giuste per il posto giusto se è vero che tutto lo scenario tipico fatto di palme altissime in quel di Beverly Hills e di impronte nel cemento nella walk of fame suonava quanto meno ironico già all’epoca delle prime session: “L’atmosfera della nostra musica riflette solo parzialmente Los Angeles – sostiene Emily – qualcosa del clima, delle persone, delle cose che abbiamo intorno c’è, ma siamo piuttosto come il cuore vero di questa città, ovvero lo sgomento e l’oscurità”. Una visione disillusa e disincantata, che le quattro condividono con altre formazioni del nuovo rock losangelino, quelle del giro Not Not Fun in primis, anche se in un settore del tutto diverso.

La band diventa rapidamente trio, perdendo per strada proprio Shannyn che deve star dietro alle cose della settima arte. Di lì in poi il percorso delle tre prende il verso giusto grazie ad una miscela ben calibrata di psichedelica, postpunk e ballad eteree trovando un padre putativo di quelli giusti, nella persona di John Frusciante, che si trova a missare presso i suoi studi i cinque brani dell’ep di debutto, Exquisite Corpse, lavoro spartano ma pieno di una energia grezza e sincera che va di pari passo con la scelta di autoprodursi.

La “nuova sensazione” è presto fatta e nei circuiti il nome prende a circolare con sempre più insistenza fino all’hype vero e proprio che esplode in questi giorni, in occasione della pubblicazione del disco di debutto, The Fool, distribuito da una griffe influente come Rough Trade che si invaghisce della band dopo averla sentita su Myspace. E’ la stessa Emily che ricorda come è andata, non senza una punta di sorpresa: “Quelli della Rough Trade ci hanno visto su Myspace e ci hanno chiesto di spedirli il nostro disco, quando ancora non avevamo un batterista. Poi siamo andati in tour negli USA e un giorno mentre stavamo suonando a Portland ed eravamo in procinto di firmare con un’altra label, piomba Scott McQueen dicendoci di non firmare con nessuno. Abbiamo accettato eppure a guardare indietro com’è andata c’è da dire che siamo state scritturate senza che nessuno di loro ci avesse visto suonare una volta e senza avere nemmeno un batterista fisso!”.

Con un suono come quello delle quattro (al trio storico si aggiunge ufficialmente, poco prima delle registrazioni di The Fool, Stella Mozgawa) è facile andare incontro ai gusti più eterogenei. Ma innanzitutto l’immagine, che è austera ma retrò. Le Warpaint fanno le cose come si facevano un tempo: singoli, video, session fotografiche, tutto come se si fosse tornati agli anni novanta, così come una neppure tanto velata fierezza femminile che se proprio non le porta dalle parti del “foxycore” anni’90 (quello di Bikini Kill e derivati per intenderci…) le allinea a formazioni come Sleater Kinney ed Electrelane, che non hanno mai messo l’accento su un femminismo di battaglia, ma neppure ci hanno glissato sopra. “Alla fine è stato un elemento positivo. Non abbiamo mai avuto l’impressione che fossimo etichettate come una band di donne – precisa Emily – e in fin dei conti le persone hanno capito che non era una faccenda determinante per poter venire ai nostri show o ascoltare le nostre canzoni. Certo a volte ti capita lo scemo che si mette a parlare delle nostre caratteristiche fisiche…

Del resto equilibrio e misura sono i tratti distintivi della band. Musicalmente parlando evocano evidenti assonanze con il pop rock scuro di marca Tanya Donnelly. In particolare, le doppie voci di Emily e Theresa risentono del fascino di gruppi come Throwing Muses e Raincoats. In mancanza di un aggettivo che calzasse per tutti i brani, sono state spesso descritte con un termine omnicomprensivo quale “psichedelia”, che è un po’ come dire che c’è la crisi economica e la disoccupazione non accenna a diminuire… per descrivere Exquisite Corpe i termini più usati nelle webzine di mezzo mondo sono stati: “dreamy”, “psychedelic”, “hypnotic”, “soundscapes”, “intimacy” a cui si aggiunge con The Fool l’accento su una produzione più professionale e meno grezza e rabbiosa.

Andando più a fondo nel suono delle quattro, impossibile innanzitutto non scomodare i padri del post-punk inglese, Joy Division o Fall o tutta la new wave anni Ottanta, al primo sussulto ritmico tra basso e batteria (Bees pare in questo senso un omaggio ironico e devoto). Il taglio delle chitarre non a caso ricorda quello ascoltato qualche anno fa nel debutto dei The Organ, ma è una similitudine che può andar bene solo per i brani più tirati, perché per il resto del programma Warpaint diventa sinonimo di meditazione malinconica, di gorgheggi eterei e di chitarre trattate in direzione del sogno. Sarà pur sempre il vecchio retaggio della prima 4AD, ma quando prendono il pendio delle melodie più scure (Shadows, Majesty, Warpaint) le Warpaint riescono a somigliare alle Spires That in The Sunset Rise, in una maniera però molto più diretta e pop. Le stregonerie rock e sperimentali sono costantemente tenute a bada e questo da un lato fa perdere punti sul piano della ricerca, dall’altro le rende immediatamente riconoscibili. Un “easy listening” che è tutto fuorché un difetto in questo caso.

Alla fin fine importa davvero poco se le Warpaint siano l’ennesimo gruppo destinato a sfornare si e no un paio di dischi, impegnate con la grammatica di sempre, quella di un rock che si riproduce costantemente dalle proprie ceneri. Il progetto è serio, i riconoscimenti arrivano puntualmente e The Fool è lavoro capace di conquistarsi il proprio spazio nel caotico maelstrom della comunicazione globale. In tutto e per tutto la storia di un successo, ma l’aria di Emily e delle altre è quella di quattro ragazze che non potrebbero fare nient’altro che suonare la propria musica e le proprie canzoni. Ovvero, nessun tentativo di sovvertire il mondo e portare la rivoluzione delle idee. Solo il vecchio e sano rock’n’roll. That’s all, folks… e se avete la curiosità di sapere da dove venga il nome Warpaint e cosa significhi davvero, andate pure su Urban Dictionary, scoprirete che può indicare tanto un make-up esagerato e di cattivo gusto quanto una serie di pratiche sessuali a base di tamponi vaginali e altro… del resto l’ironia è donna.