Watch The Drone

I Bear In Heaven negli Stati Uniti spopolano: oltre 200 date a seguire il disco della ribalta Beast Rest Forth Mouth, tutte sold out. Il successo italiano invece è tutto da costruire. La band resta un hype indie e nulla più, nonostante che Beast Rest Forth Mouth e il recentissimo I Love You, It’s Cool siano dischi più che solidi e con tanto di blogosfera al seguito. Abbiamo raggiunto telefonicamente il bassista e chitarrista della band Adam Wills, per approfondire il quadro attuale di una formazione che proprio in questi giorni è in Italia per la promozione di un ultimo album caratterizzato da valanghe di turbinanti synth, psichedelia e stravaganze, cultura dello spazio e del dancefloor. Siamo sempre in zona 80s ma con un colto taglio revisionista.

Potresti dirci della storia che sta dietro al titolo del vostro ultimo album, I Love You, It’s Cool? Ne ho trovate differenti versioni online. Sono piuttosto sicuro che sia coinvolto il vostro ex compagno di band Sadek Bazarra…

Adam Wills: Quando devi dare un nome a un disco, il suo titolo o ti viene immediatamente o hai da lottarci un po’. Sadek, che era con noi da tanti anni, ha lasciato la band subito dopo il disco precedente (Beast Rest Forth Mouth, ndr). È finito per ritrovarsi troppo impegnato e ha altri suoi progetti in corso, ma resta parte dei Bear In Heaven in molti sensi. Ha realizzato la cover, il design del nuovo album ed il merchandise. È passato in studio una notte e ha lasciato a John (Philpot) e Joe (Stickney) un paio di note nascondendole sotto i loro strumenti: una di queste recitava “I love you, it’s cool”. All’epoca stavamo lavorando davvero troppo, scrivendo troppo ed eravamo tutti ultra-stressati, persino vicini al sentirci addirittura stanchi di stare in una band. Quella nota risuonò per noi anche a livello emozionale. Ci siamo messi quindi a dircelo a vicenda di continuo, fino a chiamare così anche il disco.

Sempre a proposito della fuoriuscita di Sadek: come ha influenzato le dinamiche della band?

AW: Ha cambiato le nostre dinamiche in positivo. Come abbiamo detto, Sadek è balzato fuori dalla band giusto prima che partissimo per il tour dello scorso disco. Ci ha costretti a trovare il modo di suonare dal vivo come trio un disco che testimoniava quattro persone. Non avevamo soldi per assumere un turnista e abbiamo quindi dovuto imparare un mucchio di nuovi trick durante il tour. Questi hanno finito per influenzare ciò che facciamo ora in più d’una maniera.

Avete rallentato lo streaming ufficiale di I Love You, It’s Cool del 400,000%, dandogli un ciclo vitale di 2700 ore. Quale è stata la motivazione dietro a questa strategia? Volevate semplicemente provocare, è stata una mossa in risposta al leak precoce subìto dal disco o intendevate indicare o criticare altro?

AW: Provocare era decisamente secondario. Puoi vederla in altro modo e a me starebbe bene, ma amiamo la musica ambient e quel che mi stavo chiedendo era come fare a realizzare una versione ambient del disco. Mi sarei effettivamente fermato a scriverne una, ma stavamo finendo sia il tempo che il denaro. Il slowed-down streaming era un’idea ludica completamente realizzabile, per cui siamo andati avanti con quella. Alcune persone hanno pensato fosse arte, come pensiamo anche noi, altri ci hanno visto una critica all’industria musicale e altre cose ancora. Resta musica prima di tutto.

Mettete anche in vendita un “super-deluxe bundle”da 350$ che include un disco rigido contenente tutte le 2,700 ore del drone…

AW: Sì, e abbiamo pure piccole chiavette USB contenenti ognuna cinque ore di una sezione casuale del drone. (ride)

La mia ipotesi riguardo al messaggio dietro allo streaming rallentato prendeva in considerazione una metafora della natura grower dell’album. Vedo infatti I Love You, It’s Cool come un disco più ambizioso del precedente Beast Rest Forth Mouth, un disco che funziona al meglio come entità intera piuttosto che colpire immediatamente con forze singole. Da qui la mia domanda: era questo ciò a cui volevate puntare? Avete deliberatamente evitato singoli istantanei quali erano Wholehearted Mess o Lovesick Teenager per raggiungere questo obbiettivo?

AW: Per quanto ci riguarda siamo soliti ascoltare i dischi dall’inizio alla fine. Siamo però pure DJ e quindi comprendiamo perfettamente l’importanza di un hit single. Quando sei intento a fare un disco vorresti realizzare entrambi ed effettivamente avevamo entrambe le cose in mente. Certo è però che fare un disco da mettere su e da ascoltare per intero prima di passare all’artista successivo, era comunque il nostro obbiettivo principale.

Sono interessato al vostro processo compositivo: ho letto che è perlopiù sottrattivo. Potresti spiegare?

AW: Sì, la sua parte maggiore è sottrattiva e abbiamo usato tantissimo questo metodo di lavoro per I Love You, It’s Cool. Nello spazio dove lavoriamo abbiamo la possibilità di scrivere e registrare musica contemporaneamente. Funziona così per ogni pezzo: John porta 50/60 parti di synth, io altre 40 bassline diverse e poi lavoriamo all’indietro: muta questa layer, filtra quest’altro, riascolta e eventualmente riparti, togli altro, filtra ancora e così via.

So che tu e John avete fatto anche qualche lavoro di video-editing in passato. Continuate a lavorare ancora su questo genere di cose?

AW: L’editing è una grossa parte di me e John. Io l’ho studiato a scuola e John ha lavorato come film-maker per più di una decade. L’essere musicisti a tempo pieno è arrivato come una enorme sorpresa per tutti noi, non è qualcosa a cui abbiamo sempre aspirato. La musica era più che altro un hobby, una passione che portavamo avanti. Per cui sono certo  che torneremo all’editing, a un certo punto.

Dimmi anche degli aspetti visivi di uno show dei Bear In Heaven. Usate multimedia anche durante i vostri concerti?

AW: Sì. Ci preoccupiamo degli aspetti visivi di ogni cosa. Forse non quanto ci preoccupiamo della musica, ma vengono comunque immediatamente dopo. Lavoriamo davvero duro per rendere i nostri concerti anche una personale esperienza visiva. Abbiamo quindi assunto un paio di amici a lavorare sulla programmazione e la sincronizzazione dei light-shows. Al momento stanno combattendo con qualche power issue tutto europeo: nel giro di due show abbiamo già fatto saltare le centraline di due location. Spero ci sia qualcuno pronto a tutto questo in Italia… (ride)

Avete appena terminato il vostro tour negli Stati Uniti con Blouse e Doldrums. Conosciamo tutti i Blouse ma… potresti introdurci a Doldrums?

AW: Doldrums è sbalorditivo. Non c’è nemmeno bisogno che sia io a presentarvelo: ne sentirete parlare senz’altro nei prossimi sei mesi. Ad ogni modo, Doldrums suona dal vivo con suo fratello e un altro ragazzo e fa musica come nessun altro in questo momento. Sai, noi scegliamo davvero minuziosamente le band che ci accompagnano in tour e questo non solo perchè ci interessa che abbiano musicalmente senso accanto a noi, ma anche perchè vogliamo assistere alle loro performance ogni singola notte. Ebbene, Doldrums lungo sei settimane di tour, non ha mai replicato lo stesso set. È genuino e originale, mi aspetto davvero grandi cose per lui.