Wish you… what?

Si legge “wish you” il nuovo Liars, registrato sui monti, in una casetta nel bosco. Dentro c’è la scoperta dell’elettronica, artigianato evoluto di chi non vuole e non ha bisogno di consultare alcun manuale d’istruzione, ma si muove con rinnovata curiosità, istinto primevo e sinistra ambiguità. Molti i temi da chiarire nel corso dell’intervista, da un capo all’altro del palindromo, dove l’andata e il ritorno si confondono tra pulsazioni dance (His And Mine Sensations), new-wave (No.1 Against The Rush), atmosfere perturbanti (Octagon) e manipolazioni sonore (III Valley Prodigies).

Partiamo dal videotrailer dell’album: c’è qualcosa di disturbante nella sovrapposizione di immagini, sotto-testo (il titolo dell’album, la difficoltà di scindere segno e parola) e musica (Octagon, probabilmente il pezzo più oscuro del disco). Una sensazione di inquietante normalità, come in un film di David Lynch. Perché?

AA: Angus Andrew: Inizialmente il nostro interesse era quello di giocare con l’ambiguità della pronuncia di WIXIW. Abbiamo immaginato le difficoltà che si sarebbero incontrate con la parola e abbiamo pensato di andare in quella direzione fin dal principio. Inoltre ci è sembrato interessante accoppiare il filmato a riprese dove la scritta WIXIW è presente in scenari quotidiani – come se fosse sempre stata nel mondo, ma il suo significato non fosse stato ancora compreso. Gran parte del merito per l’esecuzione del lavoro va al regista Keith Musil che sembrava cogliere immediatamente quello che avevamo in mente. Il brano Octagon, poi, è apparso come la scelta naturale per l’ambiente disturbato e surreale che volevamo rappresentare.

Le atmosfere e i suoni in WIXIW rappresentano un altro scarto stilistico nel vostro percorso musicale. L’elettronica è un argomento o soltanto un mezzo?

AA: Penso che sia stato soprattutto un mezzo pratico per il raggiungimento di un fine. Eravamo interessati a esplorare nuovi modi di scrivere e registrare musica, specialmente in un modo che fosse più autonomo. Il computer ci ha offerto la possibilità di catturare idee e di usarle nella loro forma pura, al contrario di come solitamente ricreiamo quelle idee in studio. Siamo anche stati entusiasti di sperimentare con una tavolozza sonora completamente nuova, e il mondo dell’elettronica era un luogo che non avevamo ancora esplorato.

Nella vostra musica, e attraverso la vostra discografia, possiamo trovare influenze anche molto diverse tra loro. La non-appartenenza è essa stessa un genere?

AA: Hmm… Mi chiedo se sia necessario cercare di connettersi a un genere, reale o immaginario che sia. Mi sembra che l’idea di genere abbia molto più a che fare con il modo in cui le persone parlano di musica e la descrivono, piuttosto che con il modo in cui realmente la ascoltano. Per me non è mai stato qualcosa cui ho prestato attenzione, soprattutto nello scrivere canzoni o album. Inoltre essere “membro” di qualcosa mi fa venire i brividi.

Su WIXIW si può ballare. Quali sono, se ce ne sono, i vostri riferimenti alla “club-culture”?

AA: Mi è sempre piaciuto ballare, così come la musica dance. Sono cresciuto con la house e la techno anni 90. Ho sicuramente trascorso più tempo nei club allora di quanto non faccia adesso, ma la club culture a cui ti riferisci non è ciò che mi interessa della musica dance. La considero come una qualunque musica che abbia del groove, sia essa hip-hop, rock o dance. È come connettersi con ciò che è primitivo e istintuale. È come perdere sé stesso nell’immediatezza del ritmo, e penso che sia ciò che rende fantastica e importante la musica dance.

Cambierà qualcosa nel vostro approccio live?

AA: Si e no. Abbiamo sempre cambiato il nostro approccio live, ci aiuta a mantenere le cose fresche e interessanti nel tempo. Ma allo stesso tempo ci sono elementi in quello che facciamo che probabilmente non cambieranno mai. Caos, disordine, fisicità, sono tutte cose che si sviluppano quando suoniamo, quindi anche se abbiamo canzoni su base elettronica e strumenti elettronici, siamo ancora interessati a sabotarci e a fare andare in pezzi la trama.

Perché avete deciso di ritirarvi sulle montagne per scrivere il disco? Pensate che alcuni luoghi siano in grado di indurre cambiamenti o, in alcuni posti, sia possibile trovare un’atmosfera da tradurre in determinate scelte artistiche?

AA: Sì, penso che l’ambiente possa avere un effetto profondo sulle opere che creiamo, se lo si desidera. In questo caso siamo andati a vivere in una “capanna” nei boschi principalmente per uscire dal nostro quotidiano e lasciare fuori ciò che ci circondava. Ci ha aiutato a concentraci e a lasciare il mondo fuori mentre stavamo scrivendo. Quindi le montagne e i boschi non hanno avuto un effetto diretto sulla musica, ma certamente hanno contribuito alla sua creazione.

Lo scarto tra un suono e la sua sorgente è portatore di senso? Perché sembra vi stiate muovendo in questa “zona”…

AA: Un suono può raccontare una storia da solo, può creare un’immagine, ma è il musicista o l’artista che può prendere quel suono e usarlo in modo da sviluppare un punto di vista o una prospettiva completamente differente. In questo modo la fonte di un suono può perdere di importanza e diventare invece qualcosa di unico e completamente tuo. È un’idea che mi piace.

Che tipo di strumenti avete usato in WIXIW e in che modo li avete manipolati? C’è una sorta di improvvisazione nel ricercare i suoni o siete sempre consapevoli dei risultati?

AA. Uno dei nostri obiettivi principali, con questo disco, era sperimentare con i suoni più di quanto avessimo fatto fino a oggi. Abbiamo speso un sacco di tempo andando in giro a cercare modi diversi per creare suoni. Ancora prima di avere una qualche remota idea di canzone, ci siamo ritrovati con un sacco di materiale sonoro interessante. Abbiamo usato strumenti software, sintetizzatori analogici e molti suoni trovati in giro che sono stati manipolati più volte attraverso il computer. Non credo che abbiamo mai preteso di sapere cosa stava accadendo – eravamo anzi come bambini che giocano con giocattoli senza istruzioni.

Wish you… chi o cosa è il soggetto di questa frase enigmatica (e forse incompleta)? C’è forse qualcosa di sentimentale?

AA: WIXIW ha per noi molti significati e può essere qualcosa di sentimentale o qualcosa di puramente visuale, a seconda dei giorni. È una frase aperta, o se preferisci “incompleta”, perché consente varie interpretazioni. Come “ti auguro il meglio” oppure “vorrei che fossi morto”. Entrambe le idee sono applicabili a questo disco. È immerso nella contraddizione. Alla fine abbiamo speso un sacco di tempo cercando di evitare il titolo, ma in qualche modo è diventato qualcosa di superstizioso per noi, quasi come se emanasse il proprio senso di potere, e per quanto sperimentassimo altri modi per dare voce alla nostra idea, tornavamo sempre al punto di partenza, proprio come in un palindromo.