Party da ritardatari

Sono insospettabilmente dimessi, gli Wombats. Cortesi nei modi, sorridenti, parlano poco al di fuori delle interviste, forse un po’ spaesati, forse un po’ stanchi tra apparizioni promozionali e concerti. Una pacatezza che stride con il loro profilo di indie-band giovanile attesissima in UK per This Modern Glitch, un secondo album particolarmente difficile vista la rapidità con cui il mercato inglese di oggi mastica e rigetta giovani band e hit radiofoniche.

E’ una frenesia in cui il gruppo sembra non sapersi inserire. Se il precedente A Guide To Love, Loss And Desperation si abbeverava dai primi anni ’80 dopo che un intero filone di gruppi li aveva già abbondantemente riesumati, i nuovi brani subiscono le medesime conseguenze rispetto al ritorno del synth pop che ha dominato nella seconda metà degli ’00. Revival per revival, un disco in odore di ’90 come quello che il trio di Liverpool prospettava avrebbe potuto rappresentare a conti fatti una mossa più saggia.

Ecco quindi che i retroscena su questa seconda release, svelati a tu per tu con il bassista, il norvegese Tord Øverland-Knudsen, finiscono con l’essere un trampolino per una serie di divagazioni in cui cerchiamo di capire come certi meccanismi musicali vengono percepiti da qualcuno che li vive sulla propria pelle.

Iniziamo parlando del nuovo album. Quando e dove è stato registrato?

Per lo più lo abbiamo registrato a Los Angeles, per tre mesi durante l’estate, facendo avanti e indietro da Liverpool. La prima session è stata prodotta da Jacknife Lee, con cui abbiamo registrato tre canzoni. Poi qualche settimana dopo con Eric Valentine abbiamo registrato altre due canzoni, e ancora siamo tornati per registrare il grosso dell’album con Rich Costey. E poi, siccome lui era impegnato per finire le ultime canzoni dell’album, siamo andati a Santa Monica per registrare le ultime due canzoni con Butch Walker. Quindi quattro produttori diversi. Avremmo voluto registrate tutto con Eric ma considerando che lui era molto impegnato e che noi avevamo già lavorato con Rich per l’album precedente, sapevamo di essere comunque in ottime mani.

Non sorprende che Jacknife Lee sia tra i produttori. Perfect Disease è prodotto da lui? Perchè mi ha ricordato molto il sound del secondo Bloc Party.

No, quella è prodotta da Rich Costey che comunque aveva mixato quel disco. Quindi diciamo che ci sei andato vicino.

Il disco suona meno post-punk e più vicino al synth pop o alle cose più ballabili degli anni 80. Voi per primi lo dichiarate apertamente in Techno Fan dicendo ‘we are in the 1980s’. E’ una cosa voluta o è il tocco dei produttori che ha portato le cose verso questo risultato?

Il fatto è che dopo aver passato tre anni a suonare le canzoni del nostro primo disco, eravamo talmente stufi che volevamo suonare in maniera ribelle, andando letteralmente contro quanto avevamo prodotto fino a quel momento. Pensa che il primo gruppo di canzoni nuove che avevamo registrato era praticamente roba grunge, molto heavy. Al punto che quando la nostra etichetta le ha sentite la reazione è stata tipo ‘what the fuck?!’. Andava bene cambiare, ma secondo loro quelli non erano gli Wombats, erano proprio un altro progetto. Così abbiamo deciso di riprovare sul versante opposto, mettendoci a sperimentare con l’elettronica. L’utilizzo dei synth non è quindi un’idea della produzione, siamo semplicemente noi che ci siamo messi a giocarci perchè quel piglio post-punk scanzonato sul primo album ci era venuto a noia. Avevamo voglia di spingerci il più lontano possibile da quello che avevamo fatto.

In verità ti ho chiesto questa cosa perchè sto notando che molte band inglesi tra quelle uscite negli ultimi anni stanno prendendo questa direzione, meno basata sui riff di chitarra e più tesa a riscoprire certi suoni di matrice 80’s.

In effetti hai ragione, per quanto percepisca ugualmente molte sfumature tra questi gruppi. Gli anni 80 sono un buon denominatore comune probabilmente, ma sarebbe semplicistico ridurre tutto a questo. Credo che ciò che descrivi tu dipenda da due fattori differenti: da una parte le possibilità che offre la tecnologia oggi rendono molto più facile evolvere e farsi influenzare da altre cose – forse anche troppe, devo dire – modificando il proprio suono nell’arco di poco tempo. Dall’altro lato le tendenze musicali di oggi cambiano in maniera molto più rapida, e così anche le esigenze di consumo e i gusti di chi consuma musica. La gente ascolta molta più musica, escono almeno quattro gruppi nuovi ogni giorno.

Parlando di testi, vecchi e nuovi, penso che la parola ‘ironia’ sia la parola chiave dietro i vostri testi. La cosa era già esemplare ai tempi di Let’s Dance To Joy Division, dove dichiaravate che ballavate i Joy Division per celebrare l’ironia del fatto che tutto andava storto ma voi eravate felici. Una sindrome generazionale, si direbbe.

Indubbiamente, e indubbiamente in questo disco siamo sempre noi da quel punto di vista. Ma come ti dicevo prima non abbiamo molto in simpatia quanto abbiamo prodotto in precedenza, compreso quel singolo. Considera che Tokyo (Vampires And Wolves) parla proprio di Let’s Dance To Joy Division. E ne parla come se fosse un qualcosa da abbattere. E’ una canzone sui meccanismi dell’industria musicale, su come sia facile finirne intrappolati con una sola canzone e sulla necessità di fuggire prima che sia troppo tardi.

Bè, effettivamente Let’s Dance To Joy Division è stato un vero e proprio club anthem qualche anno fa. Ti confesso tuttavia che personalmente preferisco questa nuova Jump In The Fog: molto più matura in termini di composizione, magari meno melodica ma per molti versi sintomatica di una certa evoluzione.

Penso in effetti che sia il brano che anche a livello di liriche suona come il più distante dal disco precedente. Poi certo ci sono cose che suonano più vicine ai Wombats che la gente conosce. Ma pure aperture folk ed esplosioni grunge.

In passato avete già presentato alcuni brani di questo nuovo disco dal vivo. Come ha reagito la gente?

Dipende. Nel caso di Tokyo hanno per lo più continuato a ballare, nonostante serpeggiasse una certa curiosità. Ma mentre eseguivamo Jump In The Fog, prima dello scorso Natale, ho visto la gente fermarsi e mettersi ad ascoltare con attenzione. Non è che non apprezzassero, anzi: sembravano sinceramente curiosi di capire cosa stessimo facendo, piuttosto che intenti a ballare come scalmanati. Smettono di saltare e ballare e si mettono ad ascoltare: sarà banale dirlo, ma è un modo di reagire che mi piace davvero molto.

Cosa succede nell’underground di Liverpool in questo momento? Tu vieni dalla Norvegia ma vivete tutti e tre lì, giusto?

Il paradosso è che pur essendo io l’unico membro della band non originario di Liverpool, sono anche l’unico a vivere a Liverpool al momento. Matt vive a Londra e Dan si è trasferito a Parigi. Quanto alla scena di Liverpool, per essere onesti non la sto frequentando molto perchè tra il tour, le registrazioni del disco che come ti dicevo sono state piuttosto impegnative e la promozione, ho passato davvero poco tempo a casa. Quando ci sono, tendo ad andare a vedere i miei amici che suonano. Posso dirti che in questo momento c’è una discreta attività in ambito hardcore, soprattutto di stampo At The Drive In e Blood Brothers. Quel genere di cose.

Non proprio la prima cosa che ci si aspetta quando si pensa a Liverpool. Già voi siete molto lontani da quell’immaginario, ma l’hardcore è praticamente opposto.

Bè, se ti riferisci ai Beatles che io sappia gli unici nomi in città con un’attitudine simile sono i Coral e Miles Kane (ex The Rascals, metà dei Last Shadow Puppets e di prossima uscita con un album solista tra i cui ospiti figura Noel Gallagher, NdR). Ma sono cose abbastanza sorpassate, almeno per ora.

Siamo a cavallo tra un decennio e l’altro. Qual è la tua band preferita degli anni 00?

Bè, una sola è davvero difficile. Posso scegliere un disco in particolare?

Certo, come meglio credi

Allora ti dico Kid A dei Radiohead. Mi ha cambiato un sacco. Mi piacevano anche prima di allora ma quel disco è stato così di ispirazione: è musica elettronica ma è pieno di chitarre al tempo stesso. E’ stupefacente come sia riuscito ad aprirmi la mente. Dopo di loro ho iniziato ad ascoltare gli Air, per esempio, e altri gruppi simili che non avevo mai considerato.

Guardando ai vostri esordi pensavo aveste un’estrazione post-punk

Personalmente più che dal post-punk provengo dall’indie-rock degli anni 90. Conosci un gruppo norvegese chiamato Motorpsycho?

Certo…

Ecco, quello è il gruppo che mi ha fatto desiderare di avere un gruppo. Avevo 13 o 14 anni.

E gli altri due? Hanno gusti più giovanili?

Non direi, anzi, anche loro vengono da ascolti come Smashing Pumpkins, Weezer, tutto il periodo post-grunge americano. E più recentemente si sono messi ad ascoltare folk.

C’è qualcuno tra voi che ascolta davvero i Joy Division?

Certo che sì, semplicemente non sono stati un ascolto così formativo come la gente immagina.

Cosa ti aspetti invece degli anni ’10, a livello di suoni e di musiche? Dieci anni fa la ruota è girata sensibilmente con gruppi come gli Strokes che hanno un po’ cambiato attitudini e profili visti fino a quel momento, una sensibilità che ha dominato poi su tutto il decennio.

In realtà credo che queste siano percezioni amplificate da media tipo NME, che appunto portano alla ribalta un certo stile creando un mercato intorno. Per certo, però, qualcosa avverrà. Gli Strokes rappresentavano una sorta di ritorno agli anni 70, ora come abbiamo detto siamo dentro agli anni 80. E’ lecito quindi pensare a un ritorno degli anni 90. Non solo in ambito rock, ma anche in ambito di dance music. E poi, certo, una rinascita del grunge!

Tornando agli Wombats cosa c’è invece nel vostro, di futuro?

Abbiamo iniziato il tour lo scorso mese e lo porteremo avanti per tutto il prossimo anno, forse anche un anno e mezzo. Dipende da come saremo accolti in America. Non abbiamo speso molto tempo lì in occasione del primo album ma al contrario questo, come ti dicevo, ha comportato un sacco di lavoro da quelle parti. Siamo interessati a tornarci per registrare nuove cose con i produttori americani e chissà quindi che non ci scappi anche un tour di supporto per altre band.

16 Maggio 2011
16 Maggio 2011
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