Tengo una zucca tanta: i concerti di Halloween di Frank Zappa

31 ottobre 1965, Los Angeles. Sui gradini del club The Action siede un tipo alto e magro con capelli lunghi e baffi, che indossa pantaloni da lavoro kaki e una specie di camiciona da spiaggia di fine ‘800. È scalzo e porta un cappello elegante, ma sfondato. Da una limousine esce un gruppo di persone piuttosto ubriache, e una di loro inizia a molestarlo: «Ti ho visto in Egitto, eri un grande… Poi mi hai deluso!», biascica, prima di entrare nel locale barcollando. Poco dopo il tipo alto, Frank Zappa, è sul palco del club con la sua band, i Mothers of Invention: non hanno ancora un contratto discografico, ma il loro nome sta girando nell’underground californiano. Prende il microfono e dice: «Signore e signori, come sapete è Halloween. Dovevamo avere ospiti importanti, stasera: aspettavamo George Lincoln Rockwell, leader nel Partito Nazista Americano, ma non è potuto venire. Però è qui con noi John Wayne». Chiamato in causa, l’uomo che prima lo aveva interpellato si avvicina al palco: sempre più ubriaco e instabile, l’American Cowboy per antonomasia abbozza quello che sembra un delirante discorso elettorale, che Zappa perfidamente coglie e amplifica con il suo microfono. Subito le guardie del corpo riportano il Duca a sedere, ma dopo il concerto i due si incrociano nuovamente. Wayne si alza in piedi e preme il cappello sulla testa del musicista, come fosse uno sketch da film muto. Zappa lo rimette in forma, e l’attore si lamenta: «Non ti piace come metto a posto i cappelli? Lo faccio da quarant’anni», e lo schiaccia nuovamente. Zappa lo riaggiusta, Wayne lo deforma ancora una volta, finché Zappa si congeda con un lapidario «Non ti concederò neppure la possibilità di scusarti».

Il primo concerto di Halloween di Frank Zappa non poteva che avere una cornice del genere: il vulcanico musicista è sempre stato affascinato dal lato sovversivo e grottesco della ricorrenza, tant’è che nel 1972 vuole sul palco del Capitol Theatre di Passaic, nel New Jersey, John Zacherle, uno degli horror host più noti nella cultura pop statunitense dell’epoca. Due anni dopo si tiene il primo di una lunga serie di concerti newyorkesi di Halloween, al Felt Theatre, una sala nel complesso del Madison Square Garden. Ospiti, gare di ballo, scherzi e travestimenti, nonché un costante e irriverente botta e risposta col pubblico, sono alcuni elementi che rendono unici quegli appuntamenti di fine ottobre. In particolare nel 1974 si festeggiano i dieci anni dei Mothers of Invention, e sebbene al party dopo il live non si presenti nessuno della band, a Zappa non interessa: infatti tra gli invitati, insieme a James Taylor, Bianca Jagger e altri VIP del periodo, c’è Louise Varèse, la vedova del compositore Edgard, uno dei suoi miti assoluti. Il Felt Theatre ospita anche i doppi concerti del 31 ottobre 1975 e 1976, ma poi Zappa decide di spostarsi al Palladium, sempre a New York, ed estende i suoi festeggiamenti su più giorni. Nel 1977 i concerti sono sei, dal 28 al 31 di ottobre: saranno anche filmati dalla stessa crew di Zappa, e ne parleremo tra poco.

L’anno successivo il Palladium ospita altri cinque spettacoli, dal 27 al 30 di ottobre del 1978, mentre il 31 si tiene un incredibile show finale di quattro ore, noto come “The Big One”, purtroppo solo parzialmente pubblicato nel 2003 in formato DVD audio. Nel 1980, sempre al Palladium, si tiene un concerto il 30 ottobre, uno il 31 e due il primo novembre, mentre l’anno seguente ci sono addirittura le telecamere di MTV a filmare il doppio live di Halloween, preceduto dai concerti dei due giorni precedenti e da quello successivo del primo novembre. Il 31 ottobre 1982 il musicista invita tutti al Ritz Theatre di New York per la première di The Dub Room Special, che documenta parte della serata al Palladium di un anno prima: in programma c’è anche una gara per il costume più bello con in palio una vacanza a Las Vegas. I concerti di Halloween 1984 si tengono nuovamente al Felt e sono gli ultimi di una serie di live eccezionali, occasioni speciali in cui Zappa dà il meglio di sé: si diverte tantissimo con il pubblico, ma soprattutto sperimenta nuove formazioni, canzoni e arrangiamenti. Non a caso assoli, parti strumentali o frammenti di brani tratti dai vari live di Halloween sono entrati a far parte di raccolte e album (in particolare pullulano nel primo disco di You Can’t Do That On Stage Anymore Vol. 6), nutrendo una prolificità che non ha uguali tra i grandi musicisti del secolo scorso. Eppure nella densa discografia zappiana spicca un anno privo — o quasi — di uscite, il 1977, che segna gli ultimi frangenti di un periodo creativo ricco di tensioni e difficoltà. È proprio l’anno dei primi concerti di Halloween al Palladium di New York: le registrazioni integrali di quelle serate sono state pubblicate l’anno scorso su chiavetta USB a forma di candy bar, in una confezione che comprende anche maschera e costume da Frank Zappa. Sedici ore di musica che marcano un importante passaggio di un’imprevedibile e scintillante biografia artistica.

Per comprendere l’importanza del momento fotografato da Halloween 77 è bene tornare indietro di un paio di anni, fino al giugno del 1975, quando esce One Size Fits All: insieme al successivo Bongo Fury, pubblicato a ottobre, include le ultime incisioni con l’incarnazione dei Mothers (“of Invention” va e viene nella ragione sociale) che comprende, tra gli altri, Tom Fowler al basso, George Duke alle tastiere, Napoleon Murphy Brock al sax, nonché un ritrovato e spumeggiante Captain Beefheart. Proprio allora, infatti, cominciano i problemi che costelleranno il biennio seguente, a cominciare dalla progressiva rottura con il manager Herb Cohen, che porta nel 1976 alla fine della DiscReet Records, con conseguenti cause incrociate e congelamenti di capitali. I live diventano l’unica vera fonte di guadagno, per cui tra il 1975 e il 1977 Zappa e i suoi girano più volte Europa, Canada e Stati Uniti, toccando anche Giappone e Oceania. Inoltre c’è da gestire il master di un nuovo disco, Zoot Allures, che Zappa riduce da doppio a singolo e consegna direttamente alla Warner Brothers, ma non è tutto. Da anni è impegnato nella gestazione di canzoni che dovrebbero uscire sempre per WB proprio nel 1977, e come consuetudine fanno già parte delle scalette dal vivo: l’opera, un ambizioso quadruplo LP, ha già un titolo: Läther.

Warner Brothers, però, giudica troppo rischiosa la pubblicazione del lavoro: quindi chiede a Zappa di suddividerlo e spezzettarlo, ma lui si oppone. Porta i master agli stabilimenti di Phonogram, fa eseguire le prove di stampa nel formato originale quadruplo e sceglie come data di uscita il giorno di Halloween, quando sarebbe tornato al Palladium di New York. Ci era già stato nel dicembre del 1976, e da quei concerti aveva anche tratto un live, Zappa in New York, pubblicato da Discreet Record nei primi mesi del 1977, ma subito ritirato da Warner. L’etichetta si intromette anche nella relazione tra Zappa e Phonogram, e rincara la dose comunicando l’intenzione di pubblicare il materiale del live e del quadruplo, smembrandolo e riadattandolo in cinque uscite, programmate tra il marzo del 1978 e l’inverno del 1979. Zappa è mortificato e furioso al punto da interrompere un rapporto  –  seppur limitato alla sola distribuzione  –  che durava da un decennio: intenta causa alla Warner, dando il via a una battaglia che lo vedrà vittorioso solo nei primi anni ’80. Nel frattempo fa quello che ha sempre saputo fare meglio: suona.

Il tour autunnale del 1977 comincia l’8 settembre a Tempe, Arizona, e si conclude alla fine dell’anno a Los Angeles. Zappa lascia a casa gli ottoni e si porta dietro una band che è un concentrato di tensione elettrica, espressione di un rock duro e progressivo, ma elastico al punto da allungarsi verso il jazz, l’avanguardia e il cabaret. Il veterano, per modo di dire, è Terry Bozzio, con lui da un paio d’anni: il batterista non è solo un valido partner dietro le pelli, ma anche un’ottima spalla per sketch e siparietti. Patrick O’Hearn accompagna Zappa al basso da un annetto, il percussionista Ed Mann neanche da sei mesi. I due tastieristi Peter Wolf e Tommy Mars hanno superato le audizioni poco prima dell’inizio dei live, insieme a un bravo chitarrista, dotato anche come cantante, che però (orrore!) non sa leggere la musica: Adrian Belew. Zappa gli insegnerà le canzoni nei fine settimana antecedenti l’inizio del tour, e (come scotto?) gli farà subire ogni tipo di angheria sul palco. «C’è bisogno di uno che si metta in testa un casco lampeggiante e si muova come un robot! Che ne dite di Adrian?», ricorda il chitarrista nelle note di Halloween 77. All’epoca, con i suoi ventott’anni da compiere, è il membro più vecchio della band, Zappa escluso.

Come abbiamo già avuto modo di ricordare, il musicista celebra da qualche anno la sua festa preferita al Felt Forum, ma nel 1977 l’appuntamento si sposta negli spazi eleganti e storici del Palladium per sei concerti, due il 28 e 29 ottobre, uno il 30 e gran finale il 31. Zappa decide non solo di fare registrare tutto dal fido Kerry McNabb, ma anche di riprendere le serate, producendo il materiale che poi finirà in Baby Snakes, uscito nei cinema nel 1979. La scaletta dei primi quattro concerti è identica, ma ogni pezzo splende dell’urgenza e del giovanile nervosismo dei musicisti, a partire dall’apertura, una Peaches En Regalia più veloce e rutilante del solito: i cambi di ritmo, le modulazioni e le riprese dei temi sono impeccabili e, grazie al bel lavoro di rimasterizzazione, si apprezzano ancora meglio le finezze timbriche e di arrangiamento apportate da ognuno. Il blues sinistro e orrorifico di The Torture Never Stops, da Zoot Allures, sembra perfetto per la ricorrenza della vigilia di Ognissanti, ma si adatta bene anche al momento tormentato che sta attraversando Zappa, assillato da ex-manager, avvocati, «giornalisti che si portano dietro le tipe alle interviste per potersele poi scopare più facilmente» e, ovviamente, da Warner Bros.

L’etichetta è il suo bersaglio principale: in Titties ‘N Beer afferma che averci a che fare è come stare all’inferno, un paragone che lascia costernato il diavolo interpretato da Terry Bozzio. Il batterista è al centro di un altro noto duetto, Punky’s Whips, in cui racconta come sia stato sedotto e ingannato dall’immagine effeminata di Punky Meadows, frontman della glam band Angel. E se O’Hearn accenna a In-A-Gadda-Da-Vida degli Iron Butterly quando parte una tirata anti-hippy, Adrian Belew è il protagonista assoluto di Flakes, che Zappa introduce così: «Questa canzone parla di gente che non fa quello che dovrebbe. C’è una grande concentrazione di questi non-cittadini [in originale denizens, ndSA] in California. Detto in parole povere, il problema è che tutti quelli che si trasferiscono in California lo fanno per ottenere l’assegno di disoccupazione, dell’assistenza sociale o entrambi». Sempre nelle note di Halloween 77 è lo stesso chitarrista a ricordare come è nata la canzone: «Una notte ero nel seminterrato di Frank, mi stava facendo sentire un pezzo che aveva in mente di insegnare alla band. Aveva una specie di cattivo retrogusto folk e, tanto per ridere, ho cominciato a cantarla alla Bob Dylan. Frank ha sogghignato: “Questo nel concerto lo mettiamo”». L’imitazione di Belew è veramente spassosa, come lo sono i divertissement del periodo tra fine ’60 e inizio ’70 (con il raro ripescaggio di un singolo delle Mothers, Big Leg Emma) che si alternano alle ricercatezze di Envelopes, alla versione strumentale di Coneheads e alle lunghissime improvvisazioni di Wild Love. Di fronte a questo disciplinatissimo circo musicale il pubblico sghignazza e si diverte sempre di più, viene invitato sul palco per essere irriso in gare di ballo sui ritmi di leggendaria difficoltà di The Black Page #2, gode di battute e sketch ora e allora politicamente scorretti e viene investito dalla potenza della doppietta finale, composta da Camarillo Brillo e da una trionfale Muffin’ Man.

Dopo questo “riscaldamento” lungo due giorni (e dodici ore di live, più altrettante di soundcheck), Zappa e i suoi possono osare di più: il pubblico è dalla loro parte, molti hanno comprato i biglietti per tutti i concerti, tanto che vengono riconosciuti e salutati dal palco. Stink-Foot e The Poodle Lecture aprono le danze del 30 ottobre 1977, in cui trovano posto la seconda esecuzione in assoluto della celebre parodia di Peter Frampton I Have Been in You, le première di Dancin’ Fool e Jewish Princess, un’insolita King Kong e il finale scatenato con San Ber’dino. L’ultima serata –  proposta da sola nell’edizione di Halloween 77 in triplo CD –  riprende le scalette precedenti, ma aumenta il livello dello spettacolo sul palco, come provano le sequenze live di Baby Snakes. Tra spettatori presi a frustate e altri invitati a gareggiare nell’imitazione di Zappa stesso, torna sul palco il bassista delle Mothers of Invention Roy Estrada, per interpretare un personaggio che si eccita alla vista di una maschera di gomma nell’operistica The Demise of the Imported Rubber Goods Mask. Il finale con la strumentale Black Napkins è un’ulteriore celebrazione dell’arte chitarristica di Zappa e le tinte ancora più scure di The Torture Never Stops paiono risentire dell’approccio grandguignolesco e teatrale di Alice Cooper, fino a qualche anno prima sotto l’ala protettiva della Straight Records – fondata proprio da Zappa e Cohen –  prima di finire sotto…Warner.

A proposito di etichette: è proprio durante la serata di Halloween che il musicista di origini italiane, oltre a consigliare sempre di fare lo scaramantico gesto delle corna quando si firma un contratto discografico, annuncia la nascita della Zappa Records, la più longeva delle creature partorite dalla sua irrefrenabile mente. Ci vorrà quasi un anno e mezzo per vedere nei negozi il primogenito dell’etichetta, Sheik Yerbouti: tra i maggiori successi critici e commerciali di Zappa, il doppio è inciso insieme a questa nuova e giovane formazione e, pur includendo integralmente le registrazioni di Jones Crusher del 31 (un’altra splendida performance vocale di Adrian Belew) e la già citata Jewish Princess, contiene solo una parte delle novità suonate al Palladium in quei giorni del 1977. Le altre protagoniste delle scalette newyorkesi sono proprio i brani di Läther, che  –  lo ricordiamo –  doveva uscire proprio quel 31 di ottobre. Un paio di mesi dopo Zappa porta le prove di stampa Phonogram del quadruplo LP alla KROQ di Pasadena e, affinché gli ascoltatori della radio californiana non aspettino «da 3 a 5 anni per ascoltare la mia splendida musica», li invita a registrare il suo nuovo disco, che trasmette per intero: dà così vita a una serie infinita di bootleg che alimenteranno il mito dell’album “perduto” e si affiancheranno alle tante registrazioni pirata, spesso incomplete e qualitativamente insoddisfacenti, che costeggiano la discografia ufficiale del musicista. Läther uscirà così come era stato pensato solo nel settembre del 1996, tre anni dopo la scomparsa di Frank Zappa.

«There used to be a time when you could count on three things for sure: death, taxes and Frank Zappa playing New York City on Oct. 31st» (Charles Frick).

31 ottobre 2018
31 ottobre 2018
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