East India Youth (UK)

Biografia

William Doyle alias East India Youth è una delle schegge impazzite della pop music del nuovo millennio, tanto abile nelle incursioni elettroniche dal gusto sperimentale, quanto nella concretezza melodica di brani diventati in breve tempo piccoli classici indipendenti.

Nato nel 1991 a Bournemouth, UK, William Doyle, neanche ventenne, debutta con i Doyle & The Fourfathers, band indie pop-rock con a referto un album – Man Made, 2012 – e due EP, Doyle & The Fourfathers del 2010 (reperibile su Spotify) e Olympics Critical del 2012, contenente il singolo Welcome to Austerity, all’epoca bannato dalla BBC.

Spinto dalla passione per i lavori di Tim Hecker, Brian Eno e Harold Budd, e influenzato dai mesi trascorsi nella East India Docks area di Londra, Doyle abbandona la sei corde concentrando le proprie fatiche su panorami digitali e dando vita al progetto East India Youth. Se ne accorge subito il magazine The Quietus, che pubblica sulla propria etichetta, nel 2013, l’EP Hostel, contenente due (Looking for Someone e Heaven, How Long) dei cavalli di battaglia dell’esordio lungo Total Strife Forever, uscito prima in digitale e poi – qualche mese dopo – pubblicato dalla Stolen Records (inizio 2014).

Total Strife Forever è un vortice synthcentrico banalmente suddivisibile tra le tracce completamente strumentali e le quattro tracce (Looking for Someone, Dripping Down, Heaven, How Long e Song For a Granular Piano) in cui William Doyle si concede vocalmente un moderno cantautorato elettronico. Il comparto strumentale è invece un bignami dell’elettronica, dalle sperimentazioni pre-kraut di Stockhausen fino alle moderne astrazioni targate Oneohtrix Point Never e Fuck Buttons. Accompagnato da un lungo tour di supporto (memorabile l’esibizione al Green Man 2014), Total Strife Forever è stato nominato ai Mercury Prize nella categoria Album of the Year.

Forte del passaggio a XL Recordings, East India Youth nella primavera del 2015 pubblica il secondo album, Culture of Volume. Anticipato dal singolo Carousel, il disco mostra una maggiore attenzione per l’appeal pop, evidenziando ulteriormente le doti canore di Doyle. Un concentrato di synth-pop che non ha timore di confrontarsi con mostri sacri degli anni ottanta come Pet Shop Boys e Ultravox  (Beaming White), pur continuando parallelamente un discorso di ricerca (The Juddering) che ripercorre la scuola tedesca (kraut ma anche slanci techno) con un tocco romantico-glam.

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