Film

Claudio Noce

Padrenostro

24 Settembre 2020 Italia drammatico

Roma, estate, anni Settanta. Il piccolo Valerio Le Rose (Mattia Garaci) assiste con la madre Gina (Barbara Ronchi) all’attentato ai danni di suo padre, Alfonso (Pierfrancesco Favino), da parte di alcuni terroristi dei Nuclei Armati Proletari (NAP). Nonostante Alfonso sopravviva all’imboscata, l’evento sconvolgerà tutta la famiglia Le Rose costretta a vivere sotto-sorveglianza; sarà Valerio a subirne maggiormente gli effetti, turbato dalla possibilità di vedere il padre perire in un nuovo attacco terroristico. Poco dopo il bambino farà la conoscenza di Christian (Francesco Gheghi), un misterioso quattordicenne che pare vivere come un senzatetto e senza la guida genitoriale; la loro forte amicizia, che permette a Valerio di superare pian piano il trauma, verrà messa a dura prova quando si rivelerà il passato di Christian.

Assieme a Notturno (Gianfranco Rosi), Le sorelle Macaluso (Emma Dante) e Miss Marx (Susanna Nicchiarelli), Padrenostro è stato uno dei quattro film italiani presenti in concorso alla 77° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Al termine della visione bisogna ammettere che, nonostante la Coppa Volpi a un non-protagonista Favino (più simile a un riconoscimento alla carriera che ad altro), del gruppo appena citato il film di Claudio Noce è quello più impreciso, debole, fuori-fuoco.

Ricreato sui ricordi del regista (o meglio, sui ricordi del fratello di 11 anni) e in particolare sull’attentato al vicequestore Alfonso Noce, Padrenostro pecca di ridondanza soprattutto quando, allontanandosi subito dal ragionare su cosa possa essere stato il NAP, tende ad amplificare ogni singolo turbamento del suo piccolo protagonista. Per tutto il film Noce ribadisce che la sua scelta registica principale sia stata il mettere la macchina da presa all’altezza di Valerio (un po’ come era stato nell’indie americano Un sogno chiamato Florida di Sean Baker): per esempio, quando l’azione si sposta nel sud Italia, si assiste a un terribile campo-controcampo di soggettive che coinvolgono il piccolo e Alfonso, con il primo in braccio al secondo (ovviamente il padre, nella visione bambinesca, è simile ad un Cristo “morto e risorto”). Inoltre, sempre a tale scopo, il regista romano si lascia andare a uno smodato e, in più punti, immotivato utilizzo dello slow-motion, incapace di sollevare la pellicola da quei toni lacrimevoli che drasticamente allontanano lo spettatore dal commuoversi veramente.

Comunque Padrenostro riesce a incuriosire sul versante del rapporto d’amicizia tra Valerio e Christian, mettendo al punto giusto ombre e poi indizi di quello che sarà il plot-twist principale. Ma a parte questo, un sempre bravo Favino (i suoi sono i momenti emotivamente più complessi) e la presenza nella colonna sonora di una trionfante Impressioni di settembre della PFM, il film di Noce non riesce a raggiungere quei toni universali che vorrebbe avere, confinato e rinchiuso in un racconto al maschile troppo intimo e piccolo nei risultati per essere abbracciato e ricordato da tutti coloro che stanno guardando nel buio della sala cinematografica. Probabilmente, sarebbe stato meglio vederlo fuori-concorso.

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