Film

Haifaa Al-Mansour

The Perfect Candidate

28 Agosto 2019 Arabia Saudita Germania drammatico

La candidatura inaspettata di una giovane e determinata dottoressa saudita alle elezioni comunali sconvolge la sua famiglia e la comunità locale, che si misura con la difficoltà di accettare la prima candidata donna della città.

A sette anni dal furbetto La bicicletta verde e a due dal disastroso e imbarazzante esordio europeo con Mary Shelley, Haifaa al-Mansour torna alla regia e al suo paese d’origine per raccontare una storia di lotta a quel patriarcato obsoleto che da secoli pervade cultura e usi dell’Arabia Saudita. Lo fa con una storia dai lineamenti fin troppo semplici e una costruzione narrativa piuttosto edulcorata. La mano della regista è chiara, così come la decisione di far trasparire un messaggio netto e preciso alle giovani generazioni e alle donne del proprio paese (senza dimenticare l’aspetto didascalico di un progetto simile e l’impatto sul mondo occidentale), ma è proprio dal punto di vista squisitamente cinematografico che il film zoppica, e in più punti. Se la trama principale, ovvero quella riguardante l’impegno e la casuale militanza della dottoressa protagonista soffre di un andamento abbastanza schematico e prevedibile, il rammarico è maggiore per l’altra linea narrativa, riguardante il padre musicista e il suo tour musicale attraverso il Regno saudita, dove l’aspetto rivoluzionario di tale atto meritava probabilmente maggior spazio, se non anche la giusta dose di enfasi. Il tutto si risolve senza grossi colpi di scena né sterzate forti contro un sistema che continuerà a essere patriarcale per parecchi anni a venire, relegando questo The Perfect Candidate alla classica sfilza di film “da compitino”, tipico prodotto da far vedere nelle scuole colme di studenti fin troppo distratti. Certamente non una pellicola meritevole di stare in concorso a un festival come quello di Venezia.

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