Christiane F. – Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino, still dal film originale

Amazon Prime. Il nuovo adattamento di “Christiane F.” è già oggetto di alcune critiche

Dalla Germania arrivano le prime critiche sul nuovo adattamento di “Christiane F.”

Dopo un tam tam mediatico durato buona parte dello scorso anno, su Amazon Prime Germania (ma non ancora dalle nostre parti) ha esordito, venerdì 19 febbraio, il remake in formato serie tv di Christiana F. – Noi Ragazzi dello zoo di Berlino, film di culto del 1981 che racconta lo sbando e infine il riscatto dell’omonima protagonista, una ragazza abbandonata dalla madre che finisce in una spirale di droga e prostituzione ed infine ritrova la via del riscatto.

La pellicola originale, basata su un memoir dallo stesso titolo del 1978 – Wir Kinder vom Bahnhof Zoo, nato da lunghe interviste alla vera Christiane (Felscherinow) – è un low budget uscito nelle sale nel 1981 per la regia di Uli Edel con protagonisti giovani attori esordienti e pasoliniani ragazzi di strada. Un cult con la colonna sonora di David Bowie – anch’esso disponibile per la visione su Amazon Prime (anche in Italia) – che all’epoca gettò un potente quanto inedito sguardo su una generazione perduta, sommersa nel degrado di una Berlino Ovest buia come la notte fatta di cemento e acciaio, treni della metro e condomini, sopraelevate e asfalto. Una storia, quella originale, oggetto di plausi (l’aver catturato la solitudine di una Berlino circondata dal muro, tagliata fuori dall’Ovest e dall’Est, una terra di nessuno abitata da derelitti, disertori, artisti e spintati) ma anche di critiche da parte delle comunità terapeutiche e di chi l’ha accusata di esaltare uno stile di vita in una città/mecca del sesso e della droga nel pieno del suo fermento artistico musicale.

Il remake in otto parti, una produzione targata Constantin Television e Amazon Prime Video, ambienta la storia originale nello stesso periodo (con alcune importanti differenze) conferendole un nuovo ed eterodiretto sguardo. Annette Hess – autrice e produttrice – aveva già espresso il concetto lo scorso anno: Christiane è una prima tra pari all’interno di un gruppo formato da sei ragazzi, con ogni puntata a rivelare gli alti e bassi del loro stile di vita accelerato dagli stupefacenti. «Lentamente si vedranno i segni indelebili che tutto ciò avrà sui loro corpi, sulle loro menti e sulla loro amicizia – spiega Hess – La droga inizierà a farsi più forte dei loro legami».

Inevitabili le critiche che sono piovute sul prodotto dalla stampa tedesca che si domanda se vi fosse un reale motivo per raccontare la storia con un nuovo linguaggio assicurando – anche un po’ paternalisticamente – che non via sarà modo per lo show televisivo d’ottenere il medesimo impatto culturale e sociale del film originale (Die Tageszeitung, citato dal Guardian). Inoltre anche la scelta di slegare la narrazione dagli anni ’70 quel tanto che basta per ambire al racconto generazional-universale («La storia di un gruppo di ragazzi nella loro lotta per trovare un posto nel mondo») mostra i suoi svantaggi in termini di pathos, come criticabile è l’aver trasformato la colonna sonora originale in un mix di punk e hip hop degli ultimi 20 anni.

Non una critica, ma una nota a margine: Jana McKinnon, la 22enne australiano-austriaca che recita nei panni della protagonista, non mai incontrato Christiane Felscherinow, che tuttora vive a Berlino, una delle due città in cui la serie è stata girata assieme a Praga, capitale quest’ultima in cui è stato ricreato il club del film originale, il Sound.

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