Ariel Pink, still dalla video intervista concessa a Fox News (2021)

Ariel Pink a Fox News dà la sua versione della storia: «It’s basically cancel culture». Pitchfork rivela lo stato dei suoi processi

Il cantante in lacrime da Fox News denuncia il comportamento di chi l'ha messo al rogo (e ha rescisso il contratto) dopo i fatti di Capitol Hill. Nel frattempo emerge il carteggio legale che lo vede coinvolto

Il caso di Ariel Pink, scaricato dalla label dopo aver partecipato alla protesta pro-Trump nel cortile della Casa Bianca la scorsa settimana, è salito alle cronache nazionali. Intervistato da Tucker Carlson su Fox News, l’autore di Pom Pom ha denunciato l’accaduto spiegando con toni dimessi (e lacrime) la sua versione dei fatti: «si tratta di cancel culture – dice – Non ho idea di cosa fare, la mia carriera è distrutta. [Venire a Fox News] era l’unica scelta che mi rimaneva da fare, non posso nemmeno permettermi un avvocato in questo momento… …pure la mia famiglia è stata minacciata di morte. Gli haters mi stanno letteralmente schiacciando».

«Quale pensi sia lo scopo di tutto questo», gli fa ad un certo punto Carlson, «paura e disperazione», gli risponde secco Ariel, «sembra che la gente voglia tirarmi giù proprio come ha fatto con Trump». È lapalissiano che il servizio del canale di notizie statunitense ha il chiaro scopo di riabilitarlo nei confronti dell’opinione pubblica e fargli riottenere credibilità (e magari anche un nuovo contratto). «Biden va benissimo come presidente», rimarca pacato ad un certo punto, «nel profondo del mio cuore so che non ho fatto nulla di male», replica più avanti, ripetendo che la scelta di andare in TV era l’unica speranza e che affermare gli stessi concetti ad un magazine non avrebbe prodotto lo stesso effetto. Una domanda sorge spontanea: il rally a Capitol Hill non era stato organizzato come ultima linea per sostenere che i democratici avessero “rubato le elezioni”?

Più o meno in contemporanea con l’intervista su Fox, Pitchfork pubblica un dossier che racconta lo stato del processo, anzi dei processi, che lo vedono coinvolto, entrambi contro l’ex fidanzata e ex componente della sua band Charlotte Ercoli Coe. A quanto pare un avvocato Pink lo ha e si chiama Thomas Mortimer, e le informazioni ottenute dal popolare portale indicano che al cantante è stato negato l’ordine restrittivo per vessazioni che avrebbe voluto emanare per suo tramite nei confronti della Coe. Nella sentenza la corte suprema di Los Angeles ha menzionato l’anti-slapp, ovvero lo statuto che scoraggia le cause futili quando queste assecondano un comportamento intimidatorio da parte di chi le intenta.

In pratica Pink, accusato di abusi psicologici e fisici da parte della ex, le ha a sua volta fatto causa e, sempre da quanto leggiamo, l’avvocato vuole proseguire in appello riguardo a quest’ultima, che ha come oggetto «le false accuse rivoltegli di essere un predatore sessuale, la minaccia di denunciare il cantante alle autorità per reati sessuali compiuti nel 2017… …e la minaccia di riportare tutto alla sua label, ai media, allo stesso Pitchfork, a Variey». Sempre all’interno di questo carteggio, il cantante chiedeva alla corte di impedire alla Coe di contattare o accedere ai media per raccontare la sua storia, compresa la spedizione di una lettera alla Mexican Summer in cui denunciava il suo comportamento nel chiaro tentativo di farlo scaricare da quest’ultima.

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