I Beach Boys cedono i diritti sul proprio materiale e si preparano a (far) monetizzare il loro marchio

Siete pronti per un'invasione di Beach Boys?

Dopo Bob Dylan e Neil Young, un altro leggendario marchio musicale ha ceduto i diritti per il suo materiale. Parliamo dei Beach Boys, una cui quota del loro catalogo – notizia riportata da Consequence Of Sound – è stata appena acquisita dalla compagnia Iconic Artist Group di proprietà del magnate americano Irving Azoff.

In base a un accordo stipulato con la band di Pet Sounds e i cui dettagli economici non sono stati resi noti, ora la IAG ha in mano i master delle registrazioni, una quota dei diritti di pubblicazione, i cimeli e – cosa più importante – l’intero brand della formazione statunitense.

La decisione è stata presa da tre dei membri superstiti del combo, Brian Wilson, Mike Love e Al Jardine, insieme ai figli del defunto Carl Wilson, Jonah e Justyn, che hanno gestito il patrimonio del padre dal momento della sua morte, nel 1998. Ognuno di loro manterrà una quota del gruppo ma le principali decisioni che riguarderanno il marchio saranno in capo alla società di Azoff, la qual cosa – secondo Jardine – è «ciò di cui la band ha veramente bisogno». Del resto, in passato i singoli membri avevano tentato di diversificare le loro attività con l’apertura di ristoranti e linee di abbigliamento, ma – come ammesso dallo stesso chitarrista – «gli esiti sono stati disastrosi. Siamo stati grandi nella musica ma forse non così grandi nello sviluppare il nostro brand».

Dal canto suo, l’amministratore delegato di Iconic Artist Group, Olivier Chastan, ha affermato: «I Beach Boys, in un certo senso, non sono solo una band. Sono uno stile di vita. Sono un bene di consumo. E non hanno mai sfruttato questa cosa». La compagnia invece ha intenzione di farlo, sviluppando e monetizzando il nome della band ovunque e traendo il massimo dai social media per attirare nuovi fan e far leva sulla profittabilità di documentari, biopic e partecipazioni a colonne sonore; tutte cose che ai singoli componenti sono state prospettate fornendogli un ampio ventaglio di soluzioni.

«Le tenteremo tutte – ha affermato Love -. Potremmo fare un musical a Broadway o altre cose che non abbiamo mai fatto. Non c’è ragione perché il successo riscosso da altri non possa diventare realtà anche per noi». E di nuovo Jardine ha aggiunto: «Arrivi a un punto in cui la faccenda di gestire un’eredità diventa una cosa seria. Magari avremo un parco a tema dedicato a noi oppure, non so, altri ristoranti. Avrei sempre voluto aprire un ristorante a nome Beach Boys da qualche parte».

Per non parlare di soluzioni avveniristiche come quella proposta dallo stesso Chastan, che rivolgendosi all’intervistatore ha detto: «Tra cinque anni potrei mandarti un messaggio con scritto: “Inforchiamo i nostri occhiali per la realtà virtuale e andiamo a vedere i Beach Boys mentre registrano Good Vibrations (il singolo del 1966 poi finito sull’album Smiley Smile, dell’anno successivo, ndSA) ai Western Recorders. Gli studi sono ancora lì, potremmo scannerizzarli in 3D e replicare digitalmente i volti dei Beach Boys in modo abbastanza semplice». E naturalmente, l’ipotesi di un tour con gli ologrammi della band è anch’essa sul tavolo. Chi vivrà vedrà.

La testata americana ricorda anche che fin da quando i Beach Boys cedettero i loro diritti alla A&M Records, nel 1969, questioni relative alle royalties e controversie sui diritti hanno costantemente caratterizzato i loro rapporti interni. Addirittura, di recente, la formazione si è scissa in due versioni, entrambe riconosciute legalmente ed entrambe capitanate da membri fondatori: da una parte quella a guida Love e dall’altra quella appartenente a WilsonJardine.

Ricordiamo infine che Brian Wilson nel 2016 ha pubblicato l’album registrato dal vivo Brian Wilson and Friends, mentre l’ultimo lavoro in studio, No Pier Pressure, risale al 2015. Nel nostro archivio potete leggere la recensione di quest’ultimo curata da Teresa Greco. Su SA trovate anche la recensione classic di Pet Sounds.

Tracklist