Bloc 2012: gli organizzatori spezzano il silenzio

Per la prima volta da Luglio l'organizzazione del Bloc si sbottona, svelando i retroscena del disastro organizzativo di quest'anno e spiegando i motivi della ridottissima comunicazione percepita finora: era stata l'amministrazione legale a pretendere il silenzio stampa per "non compromettere le attività di accertamento e di gestione dei rimborsi". Oggi il veto è stato sciolto e gli organizzatori storici Alex Benson e George Hull sono usciti con un comunicato ufficiale inviato alle riviste specializzate (presente anche nel sito ufficiale dell'evento) e in contemporanea con un'intervista a cuore aperto in esclusiva a ResidentAdvisor.

Le modalità di rimborso dei biglietti sembrano ormai consolidate: è possibile scaricare direttamente dal sito una lettera di richiesta rimborso da presentare direttamente agli istituti di credito e ai distributori dei biglietti, che si avvale di una legge britannica (il Consumer Credit Act) valida per rimborsi sotto le 100 sterline nei casi in cui la società debitrice non abbia fondi a sufficienza. Secondo gli amministratori legali, in molti hanno già ricevuto il rimborso grazie a tale richiesta.

È stata anche fatta luce sulle cause della cancellazione del festival. I due organizzatori rivelano il fallimento organizzativo dei gestori della location, i London Pleasure Gardens, che erano stati scelti proprio quest'anno come nuova, più ampia sede del festival. I Gardens avevano garantito una capienza tra le 12.000 e le 25.000 unità, ben al di là dei circa 15.000 biglietti venduti dal Bloc. Tuttavia tale capacità era solo sulla carta, e perché fosse raggiunta era necessario terminare il progetto di costruzione in corso, che nel frattempo ha riscontrato corposi ritardi. Come han potuto constatare i presenti, il giorno dell'apertura del festival gran parte della location era ancora incompleta, diverse zone erano interdette all'accesso (compreso uno dei main stage, "The Hub") e il pubblico non ha potuto far altro che accalcarsi interamente nell'area nord-est, divenuta subito impraticabile.

Si fa anche accenno ai problemi di accesso e a un rilevante numero di ingressi abusivi che può aver contribuito all'allarme di sicurezza lanciato all'inizio della serata. Ma il grosso della responsabilità viene apertamente fatta cadere sui possessori della location, che non hanno mantenuto le garanzie logistiche promesse e che hanno dato comunicazione tardiva dei problemi ai lavori. Tale dichiarazione è stata possibile ora senza grossi scrupoli, visto che anche la società che gestiva la location è in amministrazione controllata e che la location ora è inattiva.

Due le domande che sorgono dunque spontanee, entrambe prontamente poste nell'intervista di RA. Come si è arrivati a correre un tale rischio in fase di pianificazione dell'evento, prenotando una location ancora in fase di costruzione? E perché non si è deciso di posticipare il festival per tempo, visto che l'inagibilità della location nella sua intera capienza era già nota da diverse settimane? Alla prima domanda, Benson e Hull rispondono dicendo che il contratto con la London Pleasure Garden era stato stipulato in Ottobre 2011, 8 mesi prima della data del festival, e che era stata garantita la fattibilità dei lavori senza problemi. A rinforzare la credibilità del garante erano state l'imponente mole di denaro investito – 3.3 milioni di sterline – e il numero di altri clienti già coinvolti (oltre ad altri eventi londinesi, c'era anche un importante contratto in essere per i recenti giochi olimpici).

Sul motivo per cui non è stato rimandato in anticipo l'evento, la risposta è stata di una semplicità insieme disarmante e imbarazzante: la società organizzatrice del Bloc non aveva sufficienti fondi per rispondere alle penali conseguenti al ritardo o alla cancellazione dell'evento. E sebbene gli organizzatori dichiarano ancora che "all'apertura dei cancelli eravamo ancora confidenti che l'evento potesse riuscire", l'impressione è che si sia scelto coscientemente di andare incontro a un fallimento preannunciato. Di qui l'immediata scelta, pochi giorni dopo l'annullamento del festival, di mettersi spontaneamente in amministrazione controllata, come unica alternativa percorribile per affrontare le insolvenze.

Termina dunque con un "non si poteva fare diversamente" la storia del Bloc festival, iniziata nel 2006. Da parte degli organizzatori c'è comunque la voglia di continuare a lavorare prossimamente a serate techno, ma evidentemente il nome "Bloc" non verrà rispolverato facilmente.

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