A sinistra Bono (U2), a destra Ian Curtis (Joy Division) in due still da YouTube

Bono degli U2 racconta la prima volta che incontrò Ian Curtis (Joy Division)

Bono (U2) e la prima volta che parlò con Ian Curtis (Joy Division): "Fu un momento davvero speciale".

La storia la conosciamo e l’abbiamo anche raccontata nel recente monografico sugli U2 : i quattro irlandesi erano presenti alla session in cui i Joy Division registrarono il singolo Love Will Tear Us Apart, nel marzo 1980. E come mai? Il motivo è che Bono e soci condividevano con il quartetto di Manchester il produttore, Martin Hannett, che lavorò al loro primo singolo e avrebbe dovuto fare lo stesso anche per l’album di debutto, Boy, ma il suicidio del frontman dei JD e suo grande amico, Ian Curtis, gli fece cancellare tutti gli impegni a breve termine e costrinse il gruppo di Dublino a cercarsi un altro producer.

Ora, nel podcast a puntate intitolato Transmissions: The Definitive Story e dedicato alla formazione inglese e a quella nata dalle sue ceneri, ovvero i New Order, i protagonisti di quell’incontro sono scesi nel dettaglio, raccontandolo per filo e per segno. Per cominciare, ecco il ricordo di Stephen Morris, batterista dei JD: «E poi arrivò questo gruppetto di irlandesi molto giovani che dissero di chiamarsi U2. Martin (Hannett, ndSA) era stato designato per produrre il loro album. Ricordo che entrarono nello studio mentre stavo provando il passaggio di tom-tom per Love Will Tear Us Apart per la fantastilionesima volta. Il tizio con quello strano nome, “Bono”, stava lì ad ascoltare e sembrava piuttosto interessato. Disse: “Non so cosa stai facendo ma aggiunge molto alla traccia”, che pensai fosse una cosa carina da parte sua. Martin però la prese come un’indicazione che ciò che stavo facendo fosse una cagata e me lo fece cestinare».

Da parte sua, Bono ha ricordato: «Eravamo nella sala d’attesa e ricordo solo che guardavamo tutte le loro cose mentre i Joy Division stavano registrando. Avevano un sacco di vinili sparsi lì: da Frank Sinatra ai Kraftwerk, a Bartók. C’era musica classica, elettronica, Frank-fottuto-Sinatra: chi era questa gente?». Il cantante però, nelle parole riportate da New Musical Express, ha anche detto che i Joy Division «furono molto gentili, uscirono fuori e ci dissero “ciao”, gli stringemmo le mani». Poi il ricordo del cantante degli U2 vira sul compianto leader della formazione inglese: «E poi c’era quest’uomo con il peso dell’intero universo nella sua voce, questo crooner venuto da qualche buco nero, il signore oscuro. Si fece avanti e io ero come: “Mio Dio, sto per conoscere Ian Curtis”. Tirai fuori la mano e lui disse: “Tutto ok?”. Non potevo credere a quel suono che emise. Era dolce, dolcissimo. Aveva quest’anima meravigliosa ma cantava come se venisse da un altro posto. Fu la più gentile delle conversazioni e fu un momento davvero speciale».

Di recente, un profondo apprezzamento per i Joy Division l’ha espresso anche il leader di Blur e Gorillaz, Damon Albarn. Ricordiamo che lo scorso maggio, in occasione del 40mo anniversario della morte di Curtis, si è tenuta la serata tributo intitolata Moving Through the Silence: Celebrating The Life and Legacy of Ian Curtis. Su SA, vi consigliamo il corposo approfondimento di Diego Ballani dedicato alla formazione ma anche numerose notizie riguardanti il mondo dei Joy Division. Di recente, un fan delle Peel Session ha compilato una lista in ordine alfabetico comprendente un migliaio di queste, tra cui quella con protagonista la formazione mancuniana. Di recente Peter Hook è tornato a parlare della band per via della morte di Florian Schneider, mentre James Blake ha eseguito una cover di Atmosphere. Infine, in occasione dell’altro anniversario importante di quest’anno – 18 luglio 1980-2020 – è uscita una nuova ristampa vinilica del secondo album dei Joy Division, Closer, assieme ai singoli rimasterizzati di Love Will Tear Us ApartTransmission e Atmosphere.

Per quanto riguarda gli U2, invece, il loro album del 2000, All That You Can’t Leave Behind, ha appena compiuto 20 anni e il chitarrista The Edge ne ha parlato diffusamente in un’intervista recente. Su SA trovate la recensione Classic di All That You Can’t Leave Behind, quella di Boy (l’LP d’esordio che il 20 ha fatto pure lui conto pari, compiendo 40 anni), quella di Pop, quella di The Joshua Tree, ma anche l’ultimo episodio del nostro Videoclip Story è dedicato alla band irlandese, con un approfondimento sul video di Numb.

Tracklist