David Lynch (Foto di Spencer Weiner / Los Angeles Times, 2009)

David Lynch compie 75 anni, da “Eraserhead”, “Velluto blu” e “Twin Peaks” a una nuova serie su Netflix

Tutto cominciò con "Eraserhead", da molti ritenuto il film più terrificante e angosciante di sempre...

David Lynch compie oggi 75 anni, essendo nato il 20 gennaio 1946 a Missoula nel Montana, e non passa anno senza che ci si ricordi di sottolineare quanto influente sia stato il suo cinema nell’immaginario collettivo; capace di smuovere i lati più nascosti delle percezioni umane restituendo altrettanto sconcerto e fascino nelle immagini da lui prodotte.

Tutto cominciò con Eraserhead, da molti ritenuto il film più terrificante e angosciante di sempre, divenuto un vero e proprio oggetto di cult già all’epoca della sua presentazione nei circuiti underground, fatto che destò l’attenzione anche di Mel Broks che produsse il suo film successivo, The Elephant Man:

Il corpo di Merrick patisce: ci terrorizza perché altro da noi ma non finiamo per temerlo come nel caso degli zombie, delle figurazioni vampiresche: lo compatiamo. Ridendone, molto spesso. In questo senso, Lynch ribalta le regole del genere e la relazione tra spettatore e oggetto, in questo caso la figura del mostro. [Dalla nostra recensione]

Il salto nel mondo dei blockbuster si rivelerà traumatico con l’immenso flop di Dune prodotto da De Laurentiis, anche se in egual misura affascinante e suggestivo. Il ritorno in pompa magna avverrà tre anni più tardi con Velluto blu, film dal quale verrà ricavata la struttura metafisica anche dei film successivi e che fornirà i primi semi di quella che in seguito diverrà Twin Peaks:

Velluto blu, spogliato di tutte le sue simbologie, di tutte le metafore, di tutti cromatismi e di tutti quei significati che ancora fatichiamo a comprendere appieno, ha ancora dalla sua la potenza del neo-noir, o del thriller investigativo, declinato secondo l’immaginario lynchano e memore del post-modernismo. [Dalla nostra recensione]

E siamo a Twin Peaks, capace di ossessionare i nostri peggiori incubi anche a più di 30 anni dalla sua messa in onda e di tornare, semmai fosse possibile, con una potenza ancora più distruttiva in Twin Peaks: The Return, 25 anni dopo l’ultima volta (sì, è vero, sono 26 ma tant’è):

L’impatto di David Lynch con la serialità televisiva è frastornante e innovativo. Il motore narrativo di Twin Peaks è innescato dal ritrovamento del cadavere di Laura Palmer, ma quest’ultima è assente dalla narrazione, ricostruita soltanto attraverso un coro di voci che garantiscono tensione emotiva perpetua nello spettatore, che brama di conoscere la risposta alla domanda. [Dalla nostra recensione]

Dopodiché il trionfo: la Palma d’Oro conquistata a Cannes con Cuore selvaggio, i fischi sempre a Cannes per Fuoco cammina con me (che in seguito sarebbe stato rivalutato e apprezzato come doveva essere), il viaggio frastornante di Strade perdute, il realismo magico e senile di Una storia vera, la scoperta di nuovi mondi con Mulholland Drive (che inizialmente avrebbe dovuto essere una serie sullo stile di Twin Peaks), l’inconsistenza del reale e l’ossessione per il doppio in INLAND EMPIRE:

Quello di INLAND EMPIRE non è l’impero della mente, ma il regno del déjà vu, inteso letteralmente come quella sensazione storta che sembra riprodurre qualcosa di cui si è già fatto esperienza. [Dalla nostra recensione]

Infine, dopo The Returns, la notizia di una nuova serie per Netflix in arrivo e pronta a partire con le sue riprese. Il titolo? Unrecorded Night

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