Primavera Sound Festival, foto di Francesca Sara Cauli (2015)

DPCM. Settore spettacolo e cultura sacrificabile (con ristoro)

Il decreto ristori non risana il nocciolo della questione: anche a fronte del più lauto rimborso, spettacolo e cultura rimangono superflui

L’adozione del nuovo DPCM del 24 ottobre, che ha imposto la chiusura per un mese di cinema, teatri e sale da concerto al fine di contenere la sostenuta crescita della curva epidemiologica, ha scatenato un boato di critiche e richieste di aiuti immediati da parte di un settore già messo a durissima prova dal lockdown e dai successivi protocolli restrittivi per la ripresa delle attività nel rispetto di sicurezza e distanziamento sociale.

Nella giornata di ieri, il Maestro Muti sulle colonne del Corriere ha lanciato un duro monito al Governo riassumendo il pensiero di molti: la scelta di chiudere i luoghi che, nel rispetto delle norme per il contenimento del Coronavirus, «arricchiscono la mente e lo spirito» equivale a declassarne l’attività, a definirla implicitamente «superflua», mostrando «ignoranza, incultura e mancanza di sensibilità». Parole severe ma giuste a cui fa eco il direttore dell’Associazione Generale Italiana dello Spettacolo (AGIS) Carlo Fontana che, sempre via Corriere, ritorna su concetti già espressi sul sito ufficiale ritenendo inaccettabile che i luoghi della cultura «vengano equiparati a giochi, palestre e piscine» e facendo gli esempi di Francia, Gran Bretagna e Germania per indicare Paesi in cui è stato imposto un coprifuoco e non una chiusura totale.

In Francia, con un ben maggior numero di contagi, tutte le sale restano aperte fino alle 21. In Gran Bretagna fino alle 22. In Germania non c’è limite di orario. Con i debiti controlli e distanziamenti, il mondo dello spettacolo va avanti in mezza Europa
Carlo Fontana

Alle critiche ha provato a rispondere il Presidente del Consiglio che, ieri sera, nel corso di una conferenza stampa non è ritornato sulla decisione presa dal Governo. Conte ha diplomaticamente specificato che non esistono attività superflue e nemmeno «lavoratori di serie A e di serie B», che quella dell’esecutivo è stata una «scelta difficile e sofferta», che «nel giro di due settimane le cose potrebbero cambiare». Eppure cinema, teatri e sale da concerto, ovvero luoghi in cui da giugno a ottobre si è registrato un solo caso di Covid su circa trecentocinquantamila spettatori, rimangono chiusi (fonte: Agis). E questo perché in ballo c’è la «tenuta dell’intero sistema sociale ed economico».

Le ragioni della conferenza stampa erano altre. La scelta di chiudere è stata pensata assieme ad un piano di cosiddetti “ristori”, finanziamenti a fondo perduto sotto forma di reddito di emergenza (e parliamo di 1000 euro per due mensilità che l’Agenzia delle entrate verserà direttamente sui conti correnti degli operatori colpiti dal DPCM) e di un’estensione del fondo di emergenza per lo spettacolo.

Questo è quanto è stato varato in un apposito decreto che conta su 5 miliardi di euro complessivi da destinare alle categorie economiche interessate dal sopracitato DPCM, dunque anche a ristoratori e gestori di palestre, ristoranti, tutti coloro che sono stati interessati dalle misure introdotte dal decreto.

I contributi a fondo perduto arriveranno direttamente sul conto corrente delle categorie interessate con bonifico dell’agenzia delle entrate. Arriveranno in automatico nei prossimi giorni e confidiamo che già a metà novembre chi aveva già aderito alla prima edizione dei contributi a fondo perduto previsti dal decreto rilancio potrà riceverlo
Giuseppe Conte

Accanto ai cosiddetti ristori è previsto anche un piano di crediti d’imposta per gli affitti commerciali e l’esenzione della seconda rata dell’IMU in scadenza il 16 dicembre «relativa ad alcuni mesi e indennità specifiche per i lavoratori dello spettacolo e del turismo pari a mille euro ciascuno».

Nel frattempo su Twitter è partito l’hashtag #Ancorasenzamusica. A lanciarlo è La Musica che Gira, coordinamento di lavoratori, artisti, imprenditori e professionisti della musica e dello spettacolo, che ribadisce quanto gli operatori dello spettacolo abbiano prestato massima attenzione alla sicurezza e alla salute degli spettatori dalla riapertura ad oggi garantendo per tutto questo tempo tracciamento, distanziamento e misurazione della temperatura. È il momento di mettere in campo «vere risorse per salvare il settore», giustamente affermano, ma anche a fronte del più congruo degli indennizzi, il messaggio che lo spettacolo e la cultura siano passati come «superflui» rimane e rimarrà in tutta la sua gravità.

I ristori devono essere adeguati e questa volta erogati in tempi brevi, perché questo settore non è mai davvero ripartito e la situazione dei lavoratori e delle imprese dello spettacolo è sempre più insostenibile. In conferenza stampa Conte ha parlato di un’indennità “una tantum” per i lavoratori, questo non sarà sufficiente, che si facciano davvero i conti di quanto sia i lavoratori che le imprese dello spettacolo hanno perso e si giunga a indennizzi equi. È il momento di mettere in campo vere risorse per salvare il settore e nel frattempo cominciare a studiare una ripartenza attraverso il confronto e la collaborazione tra gli operatori e le Istituzioni. Chiediamo ascolto, che si rispetti e tuteli il diritto alla salute, ma allo stesso tempo non si dimentichi il diritto al lavoro e alla Cultura
La Musica che Gira

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