Ed O'Brien
Ed O'Brien, foto di Sachyn Mital

Ed O’Brien (Radiohead) e Guy Garvey (Elbow) sullo streaming: “Una minaccia per il futuro della musica”

I membri di Radiohead, Gomez e Elbow chiedono una riforma dell'industria musicale che lo renda più equo e sostenibile per gli artisti

Il frontman degli Elbow, Guy Garvey, e il chitarrista dei Radiohead, Ed O’Brien, erano tra il gruppo di quattro artisti e due analisti di settore che lo scorso martedì ha testimoniato all’apertura di un’indagine del Parlamento britannico, condotta dal Digital, Culture, Media and Sport (DCMS) Committee, sulla sostenibilità e l’impatto economico dello streaming musicale. Come riferisce Billboard, Garvey ha dichiarato che le royalties dovrebbero essere più elevate, come maggiore dovrebbe essere la trasparenza nei contratti discografici e nelle pratiche contabili («Il sistema, così com’è, sta minacciando il futuro della musica»), visto che sempre più artisti stanno lottando per guadagnarsi da vivere con le attuali irrisorie tariffe pagate dalle piattaforme. Posizione sostenuta pienamente anche da O’Brien, che ha denunciato gli enormi squilibri nel sistema che devono finalmente essere affrontati.

Con la pandemia che ha bloccato qualsiasi forma di spettacolo dal vivo, il reddito che gli autori ricavano dallo streaming è diventato più importante che mai. «Il COVID-19 ci ha aperto gli occhi sulla situazione… ed è orribile», ha confermato al comitato Tom Gray dei Gomez, citando anche l’episodio di un non precisato amico cantautore di “grande successo” che ha recentemente ricevuto appena 70 dollari da YouTube a fronte di un milione di riproduzioni. Garvey e Gray sostengono entrambi il passaggio a un modello di pagamento incentrato sull’utente, con gli artisti pagati ogni volta che la loro musica viene riprodotta, invece dell’attuale sistema in cui le royalty sono distribuite in base a un contratto misto con le case discografiche, che favorisce di gran lunga queste ultime, ovvero «società multinazionali che registrano record di incassi».

Sulla stessa linea anche la cantautrice britannica Nadine Shah, nominata per il suo album Kitchen Sink del 2017 ai Mercury Prize (uno dei premi musicali più prestigiosi del Regno Unito), che ha fatto presente come nonostante il successo da artista acclamata e con una notevole fanbase, lei, come molti altri, stanno lottando per pagare l’affitto («La realtà è che potremmo perdere molti musicisti»).

Sulle nostre pagine ci siamo più volte occupati delle criticità allo streaming: dalle controverse dichiarazioni del CEO Daniel Ek a proposito delle best practice per l’utilizzo delle piattaforme da parte degli artisti, passando per lo studio di Alpha Data che mostra come l’1% degli artisti abbia in mano il 90% degli stream, fino alla recente strategia di royalty ribassate in cambio di visibilità proposta da Spotify.

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